{"id":639127,"date":"2026-08-19T05:58:14","date_gmt":"2026-08-19T05:58:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/639127\/"},"modified":"2026-08-19T05:58:14","modified_gmt":"2026-08-19T05:58:14","slug":"usa-iran-la-guerra-che-non-doveva-cominciare-e-una-exit-strategy-sempre-piu-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/639127\/","title":{"rendered":"Usa-Iran, la guerra che non doveva cominciare e una exit strategy sempre pi\u00f9 difficile"},"content":{"rendered":"<p>In molti casi le <strong>guerre pi\u00f9 difficili da chiudere sono quelle che non avrebbero dovuto neanche iniziare<\/strong>. Gi\u00e0 nel <strong>1967<\/strong>, lo scienziato politico <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/hans-morgenthau\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Hans Morgenthau<\/a>, dopo una serie di interventi armati fallimentari compiuti dagli <strong>Usa a Cuba, nella Repubblica Domenicana e in Vietnam<\/strong> sosteneva che la scelta di entrare in guerra non doveva basarsi su ragioni essenzialmente ideologiche o sulla fiducia nella superpotenza militare, ma valutando attentamente cosa si vuole ottenere e le capacit\u00e0 necessarie a tal fine. <strong>Obiettivo: intervenire meno e con maggior successo<\/strong>. Il disastroso intervento americano in Libano, nei primi anni &#8217;80 del secolo scorso, spinse il Segretario alla Difesa di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/ronald-reagan\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ronald Reagan<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/caspar-weinberger\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Caspar Weinberger<\/a>, a precisare nel <strong>1984<\/strong> le condizioni che dovevano essere soddisfatte prima di impegnarsi in una guerra. Esse vennero poi riviste e completate da <strong><a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/colin-powell\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Colin Powell<\/a><\/strong>, comandante in capo delle Forze Armate americane e poi Segretario di Stato.<\/p>\n<p>La &#8220;dottrina&#8221; Weinberger\/Powell\u00a0afferma che l&#8217;<strong>uso della forza militare richiede che interessi vitali del paese siano minacciati<\/strong>. Washington <strong>deve essere disponibile ad impegnare tutte le risorse necessarie per avere successo<\/strong>. Il governo deve sapere quali obiettivi politici e militari vuole raggiungere. Si deve essere disponibili a riconsiderare in ogni momento l&#8217;impegno militare col mutare della situazione sul campo. \u00c8 <strong>essenziale mantenere alto il consenso politico interno<\/strong>. E comunque l&#8217;ingresso in guerra dovrebbe essere compiuto <strong>solo se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 altra scelta<\/strong>. Infine, ha aggiunto Powell, <strong>bisogna sempre avere una chiara &#8220;exit strategy&#8221; e un forte appoggio internazionale<\/strong>. Purtroppo questi principi, appresi sul campo, <strong>hanno continuato spesso ad essere ignorati (anche dallo stesso Powell), sempre con pessimi risultati<\/strong>. Donald Trump sostiene che agli <strong>Usa conviene continuare ad ignorare quei principi prudenziali<\/strong>, per sorprendere e spaventare gli avversari. Sinora per\u00f2 <strong>non sembra aver grande successo<\/strong>. Voleva porre fine alla guerra in Ucraina, a quelle a Gaza e nel Libano, e alla minaccia iraniana nel Golfo, e nulla di tutto ci\u00f2 sta avvenendo. Il problema \u00e8 che tutti questi conflitti <strong>stanno assomigliando sempre pi\u00f9 a guerre di religione che, per definizione, non possono essere concluse che dall&#8217;annientamento di uno dei contendenti<\/strong>. Gli israeliani vorrebbero cancellare i palestinesi. Gli iraniani vorrebbero la distruzione di Israele e la scomparsa degli Usa dal Medio Oriente. I russi negano l&#8217;esistenza di una nazione ucraina indipendente. <strong>Nessuno di essi ha la capacit\u00e0 di raggiungere l&#8217;obiettivo, per cui le guerre continuano<\/strong>.<\/p>\n<p>A questo punto si pu\u00f2 tentare solo la strada del <strong>cessate il fuoco<\/strong>: la guerra continua, ma le armi tacciono. Col tempo, se la tregua sar\u00e0 rispettata, potrebbe essere possibile arrivare ad un <strong>compromesso accettabile<\/strong>, anche se con grande difficolt\u00e0. Per arrivarci per\u00f2 bisogna <strong>avere chiarissimo cosa si vuole<\/strong>. Ad esempio: la minaccia terroristica contro Israele deve essere ridimensionata e controllata, i palestinesi debbono avere il diritto di esistere, l&#8217;Iran non pu\u00f2 avere l&#8217;arma atomica e la libert\u00e0 di navigazione, stretti inclusi, non deve essere messa in discussione, l&#8217;Ucraina \u00e8 uno stato pienamente sovrano, non si punta ad un mutamento di regime a Mosca o a Teheran. Tutto il resto \u00e8 discutibile.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In molti casi le guerre pi\u00f9 difficili da chiudere sono quelle che non avrebbero dovuto neanche iniziare. 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