{"id":63924,"date":"2025-08-23T08:44:09","date_gmt":"2025-08-23T08:44:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/63924\/"},"modified":"2025-08-23T08:44:09","modified_gmt":"2025-08-23T08:44:09","slug":"gruppo-facebook-mia-moglie-la-risposta-degli-uomini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/63924\/","title":{"rendered":"Gruppo Facebook Mia Moglie: la risposta degli uomini"},"content":{"rendered":"<p>La chiusura del <strong>gruppo Facebook \u201cMia Moglie\u201d<\/strong> non riguarda soltanto le donne. A dirlo sono gli uomini stessi. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/08\/20\/gruppo-mia-moglie-facebook-meta-chiuso-notizie\/8099757\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dopo la denuncia pubblica della scrittrice Carolina Capria e di \u201cNo justice no peace\u201d<\/a>, che ha portato allo <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2025\/08\/22\/mia-moglie-chiuso-da-fb-riapre-subito-su-telegram\/8101286\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">smantellamento della community su Facebook<\/a>, alcune voci maschili hanno iniziato a prendere parola. Non per difendersi, ma per rivendicare la necessit\u00e0 di \u201criflettere su un problema che riguarda tutti gli uomini\u201d.<\/p>\n<p><strong>Giacomo Zani<\/strong> \u2013 presidente di <strong>Mica Macho<\/strong>, collettivo composto da uomini e che si pone come obiettivo quello di ripensare il maschile \u2013 si rivolge proprio a chi in queste ore non ha ancora preso parola: \u201cAbbiamo fatto una lunga conversazione interna. La prima sensazione che mi resta \u00e8 di <strong>tristezza<\/strong>: pensare che ci siano uomini che hanno bisogno di fare questa roba per sentirsi meglio, per sentirsi accettati. E credo che qualsiasi uomo dovrebbe provare la stessa cosa. \u00c8 da l\u00ec che bisogna partire: <strong>riconoscere che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va dentro il maschile di oggi<\/strong>\u201d. Secondo Zani, quei gruppi non sono solo archivi di immagini rubate: \u201cSono luoghi di socializzazione maschile tossica: non \u00e8 solo condivisione di materiale, \u00e8 creazione di un senso di appartenenza basato sul dominio sulle donne\u201d.<\/p>\n<p>Zani respinge l\u2019alibi, pi\u00f9 volte ribadita e rivendicata, secondo cui sarebbe sbagliato parlarne perch\u00e9 <strong>\u201cnon tutti gli uomini\u201d<\/strong> sono coinvolti: \u201cNon serve a niente dirlo. Il punto \u00e8 che <strong>molti comportamenti si ripetono e diventano sistemici<\/strong>. Gli uomini non sono abituati a pensarsi come collettivit\u00e0, come genere, come fratellanza. La prima reazione di fronte a questi episodi \u00e8 dire: io non sono cos\u00ec. Invece la domanda giusta sarebbe: perch\u00e9 molti lo sono?\u201d. Per il presidente di Mica Macho, parlare di \u201cgoliardia\u201d \u00e8 un errore: \u201cQuando parliamo di gruppi del genere, non parliamo di scherzi. Parliamo di comunit\u00e0 che <strong>producono violenza culturale<\/strong>, che normalizzano l\u2019idea che il corpo femminile sia disponibile a prescindere\u201d.<\/p>\n<p>Dietro a \u201cMia Moglie\u201d, spiega Zani, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/08\/20\/mia-moglie-gruppo-pagina-facebook-stupro-violenza\/8088844\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">non c\u2019\u00e8 solo violazione del consenso e di una cultura dello stupro dilagante<\/a>: c\u2019\u00e8 un meccanismo di riconoscimento maschile. \u201cChi pubblica le foto lo fa prima di tutto per ricevere approvazione da altri uomini. Alcune immagini erano persino fake, generate con l\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 lo stesso schema che c\u2019\u00e8 dietro il revenge porn: <strong>mostrare la donna come trofeo<\/strong>, simbolo del proprio successo sessuale. \u00c8 un modello che abbiamo introiettato fin da adolescenti: il valore dell\u2019uomo cresce se la sua compagna \u00e8 \u2018bella\u2019, nota, desiderata. Questo ci accompagna tutti, anche quelli che pensano di esserne immuni\u201d. E i numeri raccontano molto: \u201cIl dato allarmante non \u00e8 soltanto il numero degli iscritti, ma il loro profilo: uomini adulti, inseriti in contesti istituzionali e professionali. Questo ci dice che non \u00e8 un fenomeno trasversale\u201d.<\/p>\n<p>Da qui la domanda: quale modello di maschilit\u00e0 vogliamo? \u201cIl punto di partenza dovrebbe essere: ci piace un maschile cos\u00ec? A me no. Io non voglio che un mio amico, un conoscente o magari un futuro figlio maschio si ritrovi a condividere foto di una compagna per sentirsi accettato. <strong>E non basta limitarsi a insegnare il consenso.<\/strong> Perch\u00e9 se il tuo valore dipende dall\u2019approvazione maschile attraverso il sesso, non ne usciamo. <strong>Serve una rivoluzione dall\u2019interno, uomini che parlano ad altri uomini<\/strong>\u201d. Il digitale, aggiunge, non inventa la misoginia ma la amplifica: \u201cQuello che vediamo online \u00e8 il riflesso di rapporti di potere gi\u00e0 esistenti offline\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Zani, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/04\/21\/manosfera-adolescence-netflix-spiegazione-emotivita-disagio-violenza-genere\/7955811\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il fronte maschile critico resta ancora troppo debole rispetto all\u2019onda montante della manosfera e della destra<\/a>. \u201cIl mondo progressista ha ignorato il disagio maschile, altri lo hanno raccolto: i Redpill, Andrew Tate, l\u2019idea reazionaria del maschio che deve tornare a dominare. Non sono quattro ragazzi su internet, \u00e8 un movimento globale che oggi ha anche rappresentanza politica. Lo vediamo nel voto: per la prima volta esiste un gap enorme tra giovani uomini, che vanno a destra, e giovani donne, che vanno a sinistra. \u00c8 il segno che la destra una risposta l\u2019ha data, la sinistra no\u201d.<\/p>\n<p>Per questo, conclude, serve uno sguardo politico: \u201c<strong>Bisogna smettere di pensare a questi casi come a singole \u2018mele marce\u2019<\/strong> e riconoscerli come parte di un sistema di violenza di genere. Non basta dire che gli uomini devono essere \u2018alleati\u2019: l\u2019alleato \u00e8 passivo. Ci vuole un protagonismo maschile, attivo, scomodo, capace di parlare a chi non leggerebbe mai un libro femminista. Altrimenti continueremo a lasciare spazio agli altri, a chi cavalca rabbia e frustrazione. E intanto i gruppi come \u2018Mia Moglie\u2019 continueranno a nascere, proliferare, fare danni\u201d.<\/p>\n<p>A fargli eco \u00e8 l\u2019attivista femminista <strong>Irene Facheris<\/strong>, che lancia un appello diretto: \u201cCosa succede se gli uomini parlano di questo gruppo nei loro spazi? Uno: altri uomini scoprono che sta succedendo. Due: magari vanno a controllare se tra i membri ci sono amici loro. Tre: se scoprono che ci sono, possono prenderli di petto, chiedere spiegazioni, responsabilizzarli. E cosa succede se invece non diffondono la notizia? Che non arriva agli uomini, perch\u00e9 la maggior parte non segue i profili delle donne che ne parlano.<strong> \u00c8 qui che la macchina si inceppa. Quando gli uomini tacciono.<\/strong> Tutti gli uomini possono fare la differenza. Quindi sei un uomo? Fai girare questa notizia. Usa quel potere che hai\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La chiusura del gruppo Facebook \u201cMia Moglie\u201d non riguarda soltanto le donne. 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