{"id":639978,"date":"2026-08-19T18:25:13","date_gmt":"2026-08-19T18:25:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/639978\/"},"modified":"2026-08-19T18:25:13","modified_gmt":"2026-08-19T18:25:13","slug":"castelfranco-veneto-una-mostra-celebra-i-maestri-che-resero-la-citta-un-centro-della-fotografia-grazie-a-gino-oliva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/639978\/","title":{"rendered":"Castelfranco Veneto, una mostra celebra i maestri che resero la citt\u00e0 un centro della fotografia grazie a Gino Oliva"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Veronica Tuzii<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">\u00abFotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco\u00bb: il premio istituito negli anni Cinquanta port\u00f2 in citt\u00e0 scatti da tutta Italia segnando un&#8217;epoca<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abAd un tratto, fra le migliaia di copie che ci franavano addosso, apparvero le fotografie di Giacomelli\u00bb. Il fotografo e critico <b>Paolo Monti<\/b> ricord\u00f2 cos\u00ec l\u2019incontro con un autore allora sconosciuto. Quell\u2019\u00aballora\u00bb era il 1955 e, poco dopo, avrebbe definito <b>Mario Giacomelli<\/b> \u00abl\u2019uomo nuovo della <b>fotografia<\/b>\u00bb. Dal 12 settembre al 15 novembre il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto ospita \u00ab<b>Fotografia italiana 1955<\/b>. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco\u00bb, curata da Simona Guerra. Circa <b>cento opere<\/b>, in gran parte stampe vintage originali dell\u2019epoca e molte inedite, ricostruiscono le vicende delle Mostre Nazionali e del Premio di Fotografia Citt\u00e0 di Castelfranco Veneto del 1954 e 1955, uno dei capitoli pi\u00f9 singolari della fotografia italiana.<\/p>\n<p>    L&#8217;intuizione della rassegna<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019idea della rassegna venne da un\u2019intuizione di <b>Gino Oliva<\/b>, figura centrale della cultura veneta degli anni Cinquanta. La citt\u00e0 del Giorgione, lontana dai grandi centri della fotografia italiana, divenne per due edizioni il punto d\u2019incontro di una generazione destinata a lasciare un segno. Nel Teatro Accademico arrivarono immagini da tutta Italia. Oltre a Oliva e Monti, la giuria del \u201855 riuniva <b>Fulvio Roiter, Antonio Mattion e Giovanni Comisso<\/b>. La presenza dello scrittore trevigiano rivela la natura ibrida del Premio: Comisso, vincitore proprio quell\u2019anno del Premio Strega con \u00abUn gatto attraversa la strada\u00bb, rafforzava l\u2019apertura verso il pi\u00f9 ampio panorama culturale al quale Oliva guardava. Tra quegli scatti c\u2019erano quelli di Giacomelli. Aveva iniziato a fotografare soltanto alla vigilia di Natale del 1953 e lavorava ancora come tipografo a Senigallia. In quell\u2019occasione present\u00f2 fotografie come <b>Apprendista, Prima amarezza, Fiamme sul campo e Sono cristiani <\/b>anche loro che ritroviamo in mostra: <b>istantanee <\/b>dure e al tempo stesso poetiche, costruite su contrasti estremi, nelle quali il quotidiano si spingeva oltre il racconto realistico e diventava quasi una scena fuori dal tempo. La definizione di \u00abuomo nuovo della fotografia\u00bb indicava quel passaggio verso un linguaggio pi\u00f9 personale, meno legato ai modelli precedenti.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    I nomi esposti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La storia del Premio passa anche attraverso un altro episodio.<b> Alfredo Camisa<\/b>, giovane chimico e fotografo per passione, aveva inviato le sue immagini senza aspettarsi grandi risultati. Poi arriv\u00f2 un telegramma firmato da Gino Oliva: \u00abAssegnatole premio Ferrania Mostra Fotografica Castelfranco Veneto. Congratulazioni\u00bb. Era uno dei tre principali riconoscimenti dell\u2019edizione 1955. L\u2019esposizione castellana ripercorre quell\u2019esaltante stagione. Con Monti e Roiter ci sono <b>Nino Migliori, Piergiorgio Branzi, Ferruccio Ferroni, Mario de Biasi e Gianni Berengo Gardin<\/b>. Quest\u2019ultimo partecip\u00f2 alle rassegne del 1954 e 1955 senza ricevere premi, un particolare curioso visto il ruolo che avrebbe poi avuto nella storia della fotografia. Tra le opere, I cani ci guardano, uno degli scatti che meglio esprimono il suo sguardo attento e ironico sulla realt\u00e0. Di <b>Pio Baldo Camici<\/b> \u00e8 Trina fusa, che evidenzia una ricerca pi\u00f9 formale e compositiva, mentre Quattro soldi di felicit\u00e0 di <b>Toni del Tin<\/b> racconta, con tono poetico, la dimensione popolare di quegli anni.<\/p>\n<p>    Il ruolo delle fotografe<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un\u2019attenzione particolare \u00e8 dedicata alle fotografe, in un ambiente ancora fortemente maschile: <b>Ada Gazzaniga, Laura Martinelli Stroili, Lavinia Ruggieri e Maria Sartori<\/b>. Di Martinelli Stroili sar\u00e0 esposto I Gemelli, ritratto che unisce precisione formale e sensibilit\u00e0 narrativa. Accanto alle fotografie, il percorso presenter\u00e0 cataloghi originali, corrispondenze, registri della giuria e documenti dell\u2019epoca. La rassegna riserva una sezione a Gino Oliva fotografo, con immagini come Lourdes del 1958, per tratteggiare una figura che non fu soltanto l\u2019organizzatore del Premio, ma parte attiva di quel <b>clima di ricerca<\/b>. Lo stesso Oliva cur\u00f2 il volume \u00abFotografia italiana 1955\u00bb, raccogliendo quei nomi di autori per molti ancora poco noti. A Castelfranco bastarono alcune fotografie arrivate per posta e una giuria capace di riconoscerle.<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/treviso\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_treviso\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Treviso<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-19T19:01:31+02:00\">19 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Veronica Tuzii \u00abFotografia italiana 1955. 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