{"id":640022,"date":"2026-08-19T18:58:22","date_gmt":"2026-08-19T18:58:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640022\/"},"modified":"2026-08-19T18:58:22","modified_gmt":"2026-08-19T18:58:22","slug":"il-gene-della-magrezza-che-cambia-il-metabolismo-una-rara-mutazione-protegge-da-obesita-e-diabete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640022\/","title":{"rendered":"Il \u00abgene della magrezza\u00bb che cambia il metabolismo: una rara mutazione protegge da obesit\u00e0 e diabete"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-dropcap body dropcap\">Non tutti gli organismi gestiscono nello stesso modo l&#8217;energia ricavata dal cibo. Una parte di queste differenze dipende dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/ambiente\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ambiente<\/a>, dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/alimentazione\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">alimentazione<\/a> e dall&#8217;attivit\u00e0 fisica, lo sappiamo bene, ma <strong>una quota parrebbe scritta nel patrimonio genetico<\/strong>. \u00c8 proprio da qui che \u00e8 partita una vasta ricerca pubblicata all&#8217;inizio di agosto su Nature: gli scienziati hanno analizzato i dati di sequenziamento dell&#8217;esoma di <strong>1.032.116 persone di ascendenza europea, africana, asiatica e americana<\/strong>, appartenenti a 11 diverse coorti, per individuare varianti genetiche rare associate a un <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/metabolismo\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">metabolismo<\/a> pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n<p>Il risultato pi\u00f9 interessante riguarda <strong>FNIP1<\/strong>, gene che codifica per la proteina folliculin-interacting protein 1 e partecipa alla regolazione dei meccanismi attraverso i quali le cellule utilizzano e conservano energia. Il punto \u00e8 che <strong>alcune rarissime varianti che ne compromettono il funzionamento sembrano infatti produrre un effetto protettivo<\/strong>: chi ne possiede una presenta mediamente un profilo metabolico migliore e una probabilit\u00e0 inferiore di sviluppare diverse patologie associate all&#8217;eccesso di grasso e alle alterazioni del metabolismo.<\/p>\n<p>Oltre un milione di persone e 59 geni<\/p>\n<p>Lo studio non era nato per cercare semplicemente un \u00abgene della magrezza\u00bb. I ricercatori hanno scelto come indicatore il <strong>rapporto fra trigliceridi e colesterolo Hdl (TG)<\/strong>, considerato una misura indiretta dello stato metabolico dell&#8217;organismo. Nelle analisi epidemiologiche un valore pi\u00f9 elevato risultava associato a maggiore adiposit\u00e0 totale e viscerale, pi\u00f9 grasso depositato nel fegato e nei muscoli, maggiore insulino-resistenza, valori pi\u00f9 alti di emoglobina glicata, pressione arteriosa e proteina C reattiva. Era inoltre collegato a un rischio futuro superiore di diabete di tipo 2, infarto, <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/malattia\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">malattia<\/a> epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (Masld) e cirrosi. Queste associazioni sono state osservate nelle diverse popolazioni considerate.<\/p>\n<p>Incrociando questo indicatore con le varianti genetiche rare che modificano le <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/topic\/proteine\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">proteine<\/a>, gli autori hanno identificato <strong>59 geni indipendentemente associati al rapporto TG<\/strong>. Non si tratta soltanto di un risultato di genetica descrittiva: 23 di questi 59 geni, pari al 39%, codificano bersagli di farmaci gi\u00e0 approvati o attualmente in sviluppo clinico. Tradotto: \u00e8 un elemento che rafforza l&#8217;idea di utilizzare grandi database genetici anche per individuare nuovi punti d&#8217;attacco farmacologici.<\/p>\n<p>Il caso FNIP1<\/p>\n<p>Fra i risultati \u00e8 emerso in particolare <strong>FNIP1<\/strong>. Le varianti analizzate sono definite <strong>protein-truncating loss-of-function<\/strong>, mutazioni cio\u00e8 capaci di interrompere o compromettere la produzione della proteina funzionante. Sono estremamente rare: nello studio hanno una frequenza allelica di circa <strong>0,01%<\/strong> e gli autori hanno identificato 155 portatori delle varianti considerate.<\/p>\n<p>La caratteristica interessante \u00e8 che i portatori eterozigoti, cio\u00e8 con una sola delle due copie del gene interessata dalla variante, <strong>mostravano complessivamente un metabolismo pi\u00f9 favorevole<\/strong>. Le mutazioni erano associate a <strong>un rapporto TG inferiore, meno grasso epatico, glicemia pi\u00f9 bassa e una distribuzione del tessuto adiposo considerata metabolicamente pi\u00f9 favorevole<\/strong>. FNIP1, spiegano gli autori, codifica infatti una proteina che interagisce con la follicolina, FLCN, contribuendo a frenare la biogenesi mitocondriale, la fosforilazione ossidativa e il dispendio energetico a valle della via AMPK. In prospettiva, ridurne l&#8217;attivit\u00e0 potrebbe quindi spostare l&#8217;equilibrio cellulare verso un maggiore utilizzo dell&#8217;energia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non tutti gli organismi gestiscono nello stesso modo l&#8217;energia ricavata dal cibo. 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