{"id":640572,"date":"2026-08-20T04:02:17","date_gmt":"2026-08-20T04:02:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640572\/"},"modified":"2026-08-20T04:02:17","modified_gmt":"2026-08-20T04:02:17","slug":"i-russi-ritirano-miliardi-dalle-banche-per-timore-di-una-confisca-per-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640572\/","title":{"rendered":"I russi ritirano miliardi dalle banche per timore di una confisca per la guerra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/business\/2026\/08\/07\/sotto-al-materasso-i-russi-stanno-accumulando-contanti-come-le-banche-si-preparano-a-una-c\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Cresce la fuga dei risparmiatori russi dalle banche<\/strong><\/a><strong>.<\/strong> Nei primi sette mesi del 2026 sarebbero stati <strong>ritirati dal sistema bancario circa<\/strong> <strong>24,4 miliardi di euro<\/strong>, mentre la domanda di contante continua ad aumentare. A spingere i cittadini a trasformare i depositi in banconote sono i timori legati all&#8217;impatto della guerra sull&#8217;economia, agli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture e, soprattutto, alla possibilit\u00e0 che lo Stato possa intervenire sui risparmi privati.<\/p>\n<p>          <img decoding=\"async\" class=\"c-ad__placeholder__logo\" src=\"https:\/\/static.euronews.com\/website\/images\/logos\/logo-euronews-stacked-outlined-72x72-grey-9.svg\" width=\"72\" height=\"72\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n          PUBBLICIT\u00c0<\/p>\n<p>          <img decoding=\"async\" class=\"c-ad__placeholder__logo\" src=\"https:\/\/static.euronews.com\/website\/images\/logos\/logo-euronews-stacked-outlined-72x72-grey-9.svg\" width=\"72\" height=\"72\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n          PUBBLICIT\u00c0<\/p>\n<p>Secondo i dati raccolti dal marketplace finanziario russo Banks.ru, la domanda di contante ha iniziato ad accelerare a marzo, con circa 300 miliardi di rubli, poco pi\u00f9 di 3 miliardi di euro, che escono dai conti ogni mese.<\/p>\n<p>Il fenomeno riguarda anche i principali istituti di credito del Paese. Cinque delle sette maggiori banche russe hanno registrato deflussi netti dai depositi dei clienti.<\/p>\n<p>La situazione pi\u00f9 pesante \u00e8 quella di <strong>Gazprombank<\/strong>, che in quattro mesi ha perso 299,5 miliardi di rubli, circa 3 miliardi di euro, pari al 10,8 per cento dei suoi depositi. <strong>Rosselkhozbank<\/strong> ha registrato un deflusso di 270,5 miliardi di rubli, oltre 2,7 miliardi di euro, con una diminuzione superiore al 15 per cento.<\/p>\n<p>Anche <strong>Alfa-Bank<\/strong>, il principale istituto privato russo, ha visto uscire 179,4 miliardi di rubli, circa 1,8 miliardi di euro, pari al 5,6 per cento dei depositi. Per <strong>Sovcombank<\/strong> e <strong>VTB<\/strong> i deflussi sono stati rispettivamente di 81,7 e 20,4 miliardi di rubli.<\/p>\n<p>Inizialmente aveva resistito <strong>Sberbank<\/strong>, il colosso bancario controllato dallo Stato. Ma anche i suoi clienti hanno iniziato a preferire il contante: a giugno sono usciti 211,6 miliardi di rubli e a luglio altri 31,8 miliardi. L&#8217;eccezione \u00e8 stata <strong>T-Bank<\/strong>, che nello stesso periodo ha registrato un aumento dei depositi di 193 miliardi di rubli.<\/p>\n<p>Il boom del contante<\/p>\n<p>A confermare la tendenza sono i dati della <strong>Banca centrale russa<\/strong>. A luglio la quantit\u00e0 di contante in circolazione \u00e8 aumentata di <strong>643,4 miliardi di rubli<\/strong>, circa 6,5 miliardi di euro: un incremento del 43,1 per cento rispetto a giugno e il pi\u00f9 elevato dall&#8217;inizio dell&#8217;anno.<\/p>\n<p>L&#8217;aumento della liquidit\u00e0 fisica era gi\u00e0 iniziato nei mesi precedenti. Dopo la riduzione stagionale di gennaio, il contante in circolazione \u00e8 cresciuto di 180,2 miliardi di rubli a febbraio, 285,1 miliardi a marzo, 607,3 miliardi ad aprile, 381,2 miliardi a maggio e 449,7 miliardi a giugno.<\/p>\n<p>Il dato non significa necessariamente che tutti questi soldi siano stati ritirati dai conti correnti dai cittadini: l&#8217;aumento del contante in circolazione comprende infatti anche altre componenti del sistema monetario. Ma il trend indica chiaramente una maggiore preferenza per la liquidit\u00e0 fisica.<\/p>\n<p>La paura di perdere i risparmi<\/p>\n<p>Dietro la corsa al contante ci sono diversi fattori. Uno \u00e8 il timore che l&#8217;intensificazione degli attacchi ucraini possa provocare nuove difficolt\u00e0 economiche e logistiche. L&#8217;altro, pi\u00f9 delicato, riguarda il rapporto tra Stato, banche e risparmi privati.<\/p>\n<p>Il <strong>timore di un possibile intervento sui patrimoni<\/strong> non nasce dal nulla. Negli ultimi anni il Cremlino ha aumentato il controllo pubblico su una parte crescente degli asset privati e strategici. Secondo quanto riportato dal Washington Post, nel 2025 procuratori russi avrebbero trasferito sotto controllo statale asset privati per circa 51,5 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>A giugno le autorit\u00e0 hanno inoltre confiscato beni per circa 7,6 miliardi di dollari riconducibili al <strong>miliardario Vadim Moshkovich<\/strong>, fondatore della holding agricola Rusagro.<\/p>\n<p>Il precedente pi\u00f9 evidente riguarda per\u00f2 gli asset degli stranieri. Nel 2022 la Russia introdusse i cosiddetti conti di tipo C, utilizzati per limitare l&#8217;accesso ai capitali di investitori provenienti dai Paesi considerati &#8220;ostili&#8221;. Le restrizioni sono state modificate anche nel 2026: il 4 agosto Vladimir Putin ha firmato un decreto che ha restituito maggiore libert\u00e0 di utilizzo dei fondi ad alcune categorie di depositanti stranieri.<\/p>\n<p>Per i risparmiatori russi, la questione \u00e8 quindi anche psicologica: quanto \u00e8 davvero sicuro lasciare tutto il proprio patrimonio dentro il sistema bancario in un&#8217;economia sempre pi\u00f9 orientata alle esigenze della guerra?<\/p>\n<p>Le banche sempre pi\u00f9 legate alla macchina bellica<\/p>\n<p>Il sistema bancario russo \u00e8 diventato uno dei principali strumenti attraverso cui lo Stato sostiene l&#8217;economia di guerra. Le banche finanziano, anche attraverso programmi e indicazioni governative, imprese considerate strategiche e comparti legati alla difesa.<\/p>\n<p>Parallelamente, anche le grandi aziende stanno cercando di proteggere parte della propria liquidit\u00e0. Secondo i dati della Banca centrale, nel secondo trimestre del 2026 <strong>sarebbero usciti dal sistema bancario russo oltre<\/strong> <strong>9,4 miliardi di dollari<\/strong>.<\/p>\n<p>Il fenomeno ricorda per certi versi quello del 2022, quando l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e la prima ondata di sanzioni occidentali provocarono una vera corsa agli sportelli. Allora la Banca centrale russa reag\u00ec portando temporaneamente i tassi di interesse fino al 20 per cento e introducendo controlli sui capitali.<\/p>\n<p>Quella crisi venne successivamente contenuta. La differenza, oggi, \u00e8 che la <strong>pressione sui risparmi<\/strong> non appare legata a un singolo shock finanziario, ma si inserisce in un deterioramento economico pi\u00f9 prolungato.<\/p>\n<p>Un&#8217;economia che rallenta<\/p>\n<p>I numeri sulla crescita raccontano infatti una Russia molto diversa da quella che, nei primi anni della guerra, era riuscita a mantenere un&#8217;economia relativamente resiliente grazie alla spesa pubblica, agli introiti energetici e alla riconversione dell&#8217;industria verso la produzione militare.<\/p>\n<p>Nel <strong>primo semestre del 2026 il Pil russo \u00e8 cresciuto appena dello<\/strong> <strong>0,3 per cento<\/strong> rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente, secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico. Nel primo trimestre l&#8217;economia aveva addirittura registrato una contrazione dello 0,2 per cento, compensata da una crescita dello 0,9 per cento nel secondo trimestre.<\/p>\n<p>\u00c8 un rallentamento significativo rispetto alla fase precedente e arriva mentre il bilancio pubblico deve sostenere costi sempre pi\u00f9 elevati per la guerra.<\/p>\n<p>A rendere ancora pi\u00f9 evidente la tensione \u00e8 stata la sorte di <strong>Andrei Klepach<\/strong>, <strong>capo economista della banca statale VEB<\/strong>. Klepach \u00e8 stato rimosso dall&#8217;incarico nei giorni scorsi dopo avere criticato pubblicamente la capacit\u00e0 della Russia di sostenere una lunga guerra di logoramento. In un intervento a maggio aveva avvertito che il Paese non avrebbe vinto la competizione economica e tecnologica e che i costi della guerra erano in aumento.<\/p>\n<p>La sua destituzione non dimostra, da sola, l&#8217;esistenza di una crisi sistemica. Ma \u00e8 un altro segnale delle tensioni che attraversano l&#8217;economia russa.<\/p>\n<p>Una nuova corsa agli sportelli?<\/p>\n<p>Per ora non ci sono elementi sufficienti per parlare di un collasso del sistema bancario russo. Le banche continuano a funzionare e il Cremlino dispone di strumenti importanti per sostenere la liquidit\u00e0 e intervenire sul mercato.<\/p>\n<p><strong>Ma la corsa al contante \u00e8 un campanello d&#8217;allarme.<\/strong> Quando famiglie e imprese preferiscono avere denaro fisicamente disponibile anzich\u00e9 lasciarlo nei conti bancari, significa che la fiducia nel sistema finanziario sta diventando una variabile economica sempre pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>E mentre la guerra continua a consumare risorse, gli attacchi alle infrastrutture russe aumentano e la crescita rallenta, il problema per Mosca non \u00e8 soltanto quanto denaro abbia a disposizione. \u00c8 anche <strong>quanto i cittadini siano ancora disposti a lasciarlo nelle mani del sistema finanziario controllato dallo Stato<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cresce la fuga dei risparmiatori russi dalle banche. 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