{"id":640902,"date":"2026-08-20T09:26:11","date_gmt":"2026-08-20T09:26:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640902\/"},"modified":"2026-08-20T09:26:11","modified_gmt":"2026-08-20T09:26:11","slug":"oriente-occidente-di-rampini-il-debito-usa-da-40mila-miliardi-il-dollaro-i-tassi-la-tempesta-sui-mercati-e-i-soliti-sospetti-piu-uno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/640902\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Il debito Usa da 40mila miliardi, il dollaro, i tassi: la tempesta sui mercati e \u00abi soliti sospetti\u00bb&#8230; pi\u00f9 uno"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Debiti record, tassi alti, tensioni monetarie: una tempesta perfetta agita i mercati finanziari globali<\/b>, nessuno \u00e8 immune. Dietro ci sono \u00abi soliti sospetti\u00bb: lo stato delle finanze pubbliche, in America e non solo. I timori d\u2019inflazione, legati a Hormuz e dintorni. Ma<b> spunta anche un nuovo colpevole, l\u2019intelligenza artificiale, che <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/26_agosto_18\/ai-perche-lo-scoppio-della-bolla-puo-travolgere-anche-il-risparmio-ue-la-scommessa-inconsapevole-da-440-miliardi-delle-famiglie-86cb8706-8229-4f41-82af-12651ab85xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sta cambiando le mappe della finanza mondiale<\/a><\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quarantamila miliardi di dollari. Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha superato per la prima volta la soglia dei 40 trilioni<\/b>. \u00c8 un numero che impressiona, ma preso da solo dice poco. La misura pi\u00f9 significativa \u00e8 il debito federale detenuto dal pubblico: circa 32.300 miliardi, ormai attorno al 100% del Pil. Il Congressional Budget Office prevede che salir\u00e0 al 120% nel 2036 e al 175% nel 2056. Ancora pi\u00f9 eloquente \u00e8 il deficit: 1.900 miliardi quest\u2019anno, il 5,8% del Pil secondo il CBO. Il Fondo monetario, che usa una definizione pi\u00f9 ampia comprendendo tutte le amministrazioni pubbliche, arriva al 7,5%. Sono disavanzi che un tempo si associavano alle guerre o alle recessioni profonde. Oggi convivono con un\u2019economia che continua a crescere.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il traguardo dei 40 trilioni coincide con un segnale pi\u00f9 concreto e preoccupante. <b>Il mercato obbligazionario si \u00e8 ribellato<\/b>. Il rendimento del Treasury (buono del Tesoro Usa) trentennale \u00e8 salito oltre il 5,3%, ai massimi dal 2007. L\u2019aumento dei rendimenti americani ha contagiato l\u2019Europa e il Giappone. Poi, mercoled\u00ec 19 agosto, il Tesoro guidato da Scott Bessent ha reagito: ha annunciato che raddoppier\u00e0 da due ad almeno quattro miliardi di dollari l\u2019ammontare dei titoli riacquistati in operazioni di buyback.\u00a0<b>La risposta \u00e8 stata immediata: i rendimenti a lunga scadenza sono scesi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Formalmente non \u00e8 un salvataggio del mercato. Il programma di riacquisto esiste dal 2024 e serve soprattutto a garantire liquidit\u00e0 ai vecchi Treasury, meno scambiati delle nuove emissioni. Inoltre le dimensioni restano modeste rispetto ai 32 trilioni di debito federale in mano agli investitori. Ma il momento scelto da Bessent ha mandato un messaggio: Washington non \u00e8 indifferente al livello dei tassi a lunga scadenza.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 un passo verso una gestione pi\u00f9 interventista dei mercati da parte dell\u2019amministrazione Trump<\/b>. Bessent si \u00e8 definito il \u00abprincipale venditore di obbligazioni della nazione\u00bb e considera la discesa dei rendimenti un obiettivo importante anche perch\u00e9 i Treasury sono il pavimento sul quale si costruisce il costo del credito americano: mutui immobiliari, prestiti alle imprese, obbligazioni societarie. Con i mutui-casa trentennali di nuovo vicini al 7%, il costo politico dei tassi elevati diventa evidente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019intervento sui Treasury segue quelli sul mercato dei cambi. Nelle settimane precedenti <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/26_agosto_14\/asia-guerra-monete-riguarda-europa-5a318c80-a742-468e-85cc-dd57238f2xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Washington e Tokyo<\/a> erano intervenute a sostegno dello yen, arrivato a livelli estremamente depressi contro il dollaro. Bessent ha assicurato che gli Stati Uniti faranno \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario\u00bb per aiutare il Giappone a stabilizzare la valuta; ha inoltre incoraggiato Tokyo a utilizzare la linea di credito della Federal Reserve, che consente di ottenere dollari senza essere costretti a liquidare massicciamente Treasury posseduti dal Giappone.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I due episodi \u2013 yen e Treasury \u2013 appartengono allo stesso paesaggio<\/b>. Sono sintomi delle tensioni che attraversano un sistema finanziario mondiale dove la quantit\u00e0 di capitale richiesta sta crescendo molto pi\u00f9 velocemente di quanto eravamo abituati a vedere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La spiegazione tradizionale dell\u2019aumento dei rendimenti parte dai \u00absoliti sospetti\u00bb. Il primo \u00e8 il debito pubblico<\/b>. Gli Stati Uniti continuano a spendere molto pi\u00f9 di quanto incassano. La popolazione invecchia, quindi aumentano Social Security e Medicare; crescono le spese militari; gli interessi sul debito diventano essi stessi una delle principali voci di spesa. Secondo il CBO, il costo netto degli interessi salir\u00e0 dal 3,3% del Pil quest\u2019anno al 4,6% nel 2036. In prospettiva il debito genera altro debito.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il secondo sospetto \u00e8 l\u2019inflazione<\/b>. La crisi dello <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_agosto_20\/iran-usa-news-diretta-1.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Stretto di Hormuz<\/a> e il rincaro dell\u2019energia hanno risvegliato il ricordo degli shock petroliferi. Il greggio sopra i 90 dollari alimenta il timore che il processo di disinflazione possa interrompersi. Se l\u2019inflazione resta elevata, la Federal Reserve deve mantenere tassi pi\u00f9 alti; chi compra un Treasury trentennale pretende quindi un rendimento maggiore.<br \/>Questa spiegazione, per\u00f2, non basta. Le aspettative d\u2019inflazione a lungo termine incorporate nei mercati non sono esplose. Succede qualcosa di pi\u00f9 strutturale:<b> il prezzo del capitale sta aumentando perch\u00e9 \u00e8 aumentata enormemente la domanda di capitale. Qui entra in scena un protagonista nuovo: l\u2019intelligenza artificiale<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per molti anni i giganti tecnologici americani hanno incarnato il capitalismo meno affamato di capitale della storia moderna. <b>Microsoft, Google, Meta potevano crescere grazie soprattutto a software, algoritmi, propriet\u00e0 intellettuale e reti digitali. Generavano montagne di liquidit\u00e0. Non avevano bisogno di comportarsi come le vecchie compagnie ferroviarie, elettriche o petrolifere<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019AI ha cambiato la natura fisica di Big Tech. L\u2019intelligenza artificiale richiede data center, semiconduttori, reti elettriche, centrali, sistemi di raffreddamento, terreni, cavi e infrastrutture<\/b>. Dietro l\u2019apparente immaterialit\u00e0 di ChatGPT, Claude o Gemini c\u2019\u00e8 un gigantesco apparato industriale. E quindi c\u2019\u00e8 bisogno di indebitarsi.<br \/>Reuters calcola che Amazon, Alphabet, Meta e Oracle abbiano gi\u00e0 collocato quasi 194 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026, il 79% in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli investimenti complessivi dei grandi gruppi tecnologici legati all\u2019AI potrebbero superare i 730 miliardi quest\u2019anno. Il mercato americano delle obbligazioni societarie investment grade (di qualit\u00e0) ha gi\u00e0 superato 1.500 miliardi di nuove emissioni a met\u00e0 anno e potrebbe oltrepassare 2.100 miliardi entro dicembre. I colossi americani stanno emettendo debito non solo in dollari, ma anche in euro, sterline, franchi svizzeri, dollari canadesi e australiani.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La nuova corsa all\u2019AI ha creato dunque un fenomeno che merita attenzione: <b>Stati sovrani e multinazionali tecnologiche stanno andando contemporaneamente dagli stessi investitori a chiedere quantit\u00e0 gigantesche di denaro<\/b>. <b>\u00c8 una forma nuova di concorrenza<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un fondo pensione, una compagnia assicurativa, un fondo sovrano dispongono di risorse finite. Devono scegliere come distribuirle. Se Alphabet offre un\u2019obbligazione con un rendimento interessante, per comprarla qualcuno pu\u00f2 ridurre gli acquisti di Treasury, Bund tedeschi o titoli di altre societ\u00e0. Se il governo americano aumenta l\u2019offerta di Treasury, deve renderli abbastanza remunerativi da attirare investitori che hanno alternative sempre pi\u00f9 numerose.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non significa che Google possa mettere in crisi il Tesoro americano. Le dimensioni sono incomparabili e il Treasury conserva un vantaggio unico: \u00e8 il principale bene rifugio del sistema mondiale, il mercato pi\u00f9 profondo e liquido del pianeta. Ma la competizione conta. Per assorbire contemporaneamente montagne di debito pubblico e privato, gli investitori chiedono un prezzo. Quel prezzo \u00e8 un rendimento pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vecchia nozione economica dello \u00abspiazzamento\u00bb, assume quindi una forma curiosa. <b>Tradizionalmente \u00e8 lo Stato che, indebitandosi troppo, assorbe il risparmio disponibile e rende il capitale pi\u00f9 costoso per le imprese<\/b>. Oggi il traffico va nelle due direzioni: anche un investimento privato gigantesco, come quello nell\u2019AI, contribuisce a rendere pi\u00f9 scarso e costoso il capitale disponibile per finanziare gli Stati.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>A questo si aggiunge una terza corsa agli investimenti. Il riarmo occidentale, la sicurezza energetica, la riorganizzazione delle catene produttive<\/b> per ridurre la dipendenza dalla Cina, il ritorno di fabbriche strategiche sul territorio nazionale richiedono altro capitale. Data center, eserciti e reshoring arrivano contemporaneamente. \u00c8 un passaggio storico rispetto all\u2019epoca successiva alla crisi finanziaria del 2008, quando il mondo sembrava caratterizzato da un eccesso di risparmio e da una penuria di investimenti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il capitale torna scarso. E se il capitale \u00e8 scarso, costa di pi\u00f9.<\/b> Sarebbe per\u00f2 sbagliato trasformare tutto questo in un racconto esclusivamente americano. Gli Stati Uniti sono il caso pi\u00f9 vistoso, non sono soli. Il Fondo monetario prevede per il 2026 un deficit pubblico americano del 7,5% del Pil, il pi\u00f9 alto tra le grandi economie avanzate. Ma la Francia \u00e8 al 4,9%, la Germania al 3,8%, il Regno Unito al 3,9%. La Germania rappresenta il cambiamento pi\u00f9 spettacolare perch\u00e9 fino a poco tempo fa era il campione mondiale dell\u2019austerit\u00e0 fiscale. Berlino ha allentato il freno costituzionale al debito e programmato enormi investimenti nelle infrastrutture e nella difesa. Tra il 2027 e il 2030 il governo tedesco prevede emissioni per 838 miliardi di euro. Il rendimento del Bund decennale ha raggiunto il massimo da quindici anni.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Giappone offre un altro segnale. Ha un debito pubblico superiore al 200% del Pil e sta uscendo da trent\u2019anni di tassi quasi nulli. Il rendimento del titolo decennale giapponese si \u00e8 avvicinato al 3%, massimo dal 1996; quello trentennale ha superato il 4%. Per decenni il Giappone, grazie ai suoi tassi bassissimi, \u00e8 stato uno dei grandi esportatori mondiali di risparmio. Assicurazioni, banche e investitori giapponesi compravano obbligazioni americane ed europee alla ricerca di rendimenti superiori. Se i titoli giapponesi rendono quasi il 3%, una parte di quel capitale pu\u00f2 tornare a casa. Anche questo riduce la domanda marginale di Treasury e titoli europei.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ecco perch\u00e9 ci\u00f2 che sta accadendo non \u00e8 una semplice crisi del debito americano. \u00c8 una trasformazione del mercato mondiale del capitale<\/b>. I governi vogliono finanziare welfare, difesa, transizione industriale. Le aziende vogliono costruire la nuova infrastruttura dell\u2019intelligenza artificiale. Le economie occidentali vogliono duplicare filiere produttive considerate troppo dipendenti dalla Cina. Il Giappone esce dai tassi zero. L\u2019invecchiamento demografico aumenta la spesa pubblica. Le tensioni geopolitiche fanno salire i bilanci militari. Hormuz aggiunge il rischio energetico. Tutti arrivano allo stesso sportello.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Tesoro americano pu\u00f2 attenuare le tensioni riacquistando titoli lunghi. Pu\u00f2 finanziarsi maggiormente a breve termine. Pu\u00f2 modificare la regolamentazione bancaria per favorire la domanda di Treasury. Washington pu\u00f2 intervenire sullo yen per evitare che Tokyo debba vendere titoli americani. La Federal Reserve pu\u00f2 influenzare il costo del denaro. Ma nessuna di queste operazioni crea nuovo risparmio mondiale. Questo \u00e8 il limite dell\u2019attivismo di Bessent. Non pu\u00f2 cancellare la causa fondamentale: nel mondo del 2026 troppi soggetti molto potenti vogliono prendere a prestito nello stesso momento.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per quarant\u2019anni l\u2019Occidente si era abituato a un movimento opposto. Dall\u2019inizio degli anni Ottanta fino alla pandemia, con qualche interruzione, inflazione e tassi d\u2019interesse sono scesi<\/b>. Dopo il 2008 le banche centrali hanno perfino dovuto inventare il quantitative easing \u2013 massicci acquisti di titoli pubblici \u2013 perch\u00e9 il problema sembrava essere l\u2019insufficienza della domanda e degli investimenti. Ora potremmo essere entrati nell\u2019epoca inversa. La difesa costa. La deglobalizzazione costa. L\u2019energia costa. L\u2019intelligenza artificiale costa somme colossali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il superamento dei 40 trilioni di debito americano \u00e8 solo un simbolo<\/b>. Il fatto nuovo \u00e8 un altro. <b>Per la prima volta da molto tempo il risparmio mondiale pu\u00f2 tornare a essere una risorsa contesa<\/b>. <b>Il governo degli Stati Uniti deve competere non solo con Berlino, Tokyo, Parigi o Londra, ma anche con Alphabet, Amazon, Meta e Oracle<\/b>. La battaglia decisiva non \u00e8 stabilire chi riuscir\u00e0 a indebitarsi. Quasi tutti ci riusciranno. La domanda \u00e8 a quale prezzo. E quel prezzo lo decide il mercato obbligazionario.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-20T10:22:40+02:00\" content=\"2026-08-20\">20 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Debiti record, tassi alti, tensioni monetarie: una tempesta perfetta agita i mercati finanziari globali, nessuno \u00e8 immune. 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