{"id":641576,"date":"2026-08-20T18:52:17","date_gmt":"2026-08-20T18:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/641576\/"},"modified":"2026-08-20T18:52:17","modified_gmt":"2026-08-20T18:52:17","slug":"perche-alcune-persone-ingrassano-meno-la-risposta-e-anche-nei-geni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/641576\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 alcune persone ingrassano meno? La risposta \u00e8 anche nei geni"},"content":{"rendered":"<p>Conosciamo tutti qualcuno che sembra ingrassare meno degli altri. Stessa et\u00e0, abitudini non necessariamente perfette, eppure il suo corpo sembra rispondere in maniera diversa. C\u2019\u00e8 chi accumula facilmente grasso sulla pancia e chi rimane magro quasi senza pensarci. Per anni abbiamo attribuito queste differenze al metabolismo, all\u2019attivit\u00e0 fisica, all\u2019alimentazione o semplicemente alla fortuna. Ma una parte di quella \u201cfortuna\u201d potrebbe essere davvero scritta nel <strong>DNA<\/strong>. Un nuovo studio pubblicato su <strong>Nature<\/strong>, condotto su <strong>oltre un milione di persone<\/strong>, ha identificato <strong>rare varianti<\/strong> del gene <strong>FNIP1<\/strong> associate a un profilo metabolico sorprendentemente favorevole: <strong>meno grasso corporeo<\/strong>, una distribuzione migliore del tessuto adiposo, <strong>meno grasso nel fegato<\/strong> e una probabilit\u00e0 nettamente inferiore di sviluppare <strong>malattie cardiometaboliche<\/strong>. Sono varianti rarissime. Ma proprio per questo possono diventare preziose. Perch\u00e9 <strong>FNIP1<\/strong> sembra partecipare alla regolazione di alcuni dei meccanismi attraverso cui le cellule utilizzano e immagazzinano energia. E quando la sua funzione viene ridotta, qualcosa nel metabolismo cambia. \u00c8 come se alcune persone nascessero con un <strong>\u201cfreno metabolico\u201d<\/strong> meno tirato. E allora la domanda non \u00e8 pi\u00f9 soltanto perch\u00e9 loro siano state geneticamente fortunate. \u00c8 se un giorno la medicina potr\u00e0 imparare a <strong>imitarle<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>CHE COSA HANNO DI DIVERSO LE PERSONE CON QUESTA VARIANTE?<\/strong><\/p>\n<p>Per trovarle \u00e8 stato necessario cercare praticamente un ago in un pagliaio genetico. I ricercatori hanno analizzato i dati di <strong>1.032.116 persone<\/strong>, appartenenti a 11 coorti di popolazione di differenti origini ancestrali, alla ricerca di varianti genetiche rare associate a un particolare indicatore del metabolismo: il <strong>rapporto tra trigliceridi e colesterolo HDL<\/strong>. Tra i geni emersi dall\u2019analisi, <strong>FNIP1<\/strong> ha attirato particolarmente l\u2019attenzione. Alcune persone presentavano rare varianti cosiddette <strong>loss-of-function<\/strong>, capaci cio\u00e8 di ridurre o interrompere la funzione di una delle due copie del gene. Ed \u00e8 stato osservando queste persone che \u00e8 comparso un profilo molto particolare. I portatori tendevano ad avere un <strong>BMI inferiore<\/strong>, una <strong>minore percentuale di grasso corporeo<\/strong> e una <strong>maggiore percentuale di massa magra<\/strong>. Presentavano inoltre una distribuzione del grasso pi\u00f9 favorevole e <strong>meno accumulo di grasso ectopico<\/strong>, compreso quello nel fegato. Ma il dato forse pi\u00f9 impressionante \u00e8 arrivato osservando le malattie. In un\u2019analisi comprendente <strong>oltre 227 mila casi e 265 mila controlli<\/strong>, le varianti <strong>FNIP1<\/strong> erano associate a <strong>circa il 60% in meno<\/strong> di probabilit\u00e0 di un insieme di patologie cardiometaboliche comprendente coronaropatia, diabete di tipo 2, malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica e cirrosi. Attenzione, per\u00f2. Lo studio non dimostra che queste persone possano mangiare tutto ci\u00f2 che vogliono senza ingrassare. Non ha confrontato quanto mangiavano i portatori della variante con gli altri. Dimostra qualcosa di diverso e forse ancora pi\u00f9 interessante: alcuni esseri umani sembrano nascere geneticamente <strong>pi\u00f9 protetti dall\u2019accumulo di grasso<\/strong> e dalle sue conseguenze metaboliche. Ma perch\u00e9? La risposta sembra nascondersi in una specie di <strong>interruttore<\/strong> che regola quanto intensamente le nostre cellule consumano energia.<\/p>\n<p><strong>FNIP1: IL \u201cFRENO\u201d CHE DECIDE QUANTA ENERGIA CONSUMIAMO<\/strong><\/p>\n<p>Per capire che cosa hanno scoperto i ricercatori possiamo dimenticare per un momento geni, proteine e formule biochimiche. Immaginiamo che nelle nostre cellule esista un sistema che funziona come un <strong>freno<\/strong>. Quando \u00e8 pi\u00f9 attivo, limita alcuni dei meccanismi attraverso i quali le cellule utilizzano energia. Quando viene allentato, le cellule possono aumentare il loro consumo energetico e attivare maggiormente i processi che utilizzano i grassi. <strong>FNIP1<\/strong> fa parte proprio di questo sistema. Lavora insieme a un\u2019altra proteina, chiamata <strong>FLCN<\/strong>, all\u2019interno di una complessa rete che permette alle cellule di capire quanta energia hanno a disposizione e come utilizzarla. Possiamo quindi immaginare <strong>FNIP1<\/strong> e <strong>FLCN<\/strong> come due componenti dello stesso <strong>interruttore metabolico<\/strong>. Ed \u00e8 qui che le rare varianti genetiche scoperte nello studio diventano interessanti. In alcune persone una copia di <strong>FNIP1<\/strong> funziona meno del normale. \u00c8 come se il freno fosse geneticamente un po\u2019 meno tirato. E proprio queste persone tendevano ad avere meno grasso corporeo, pi\u00f9 massa magra e un profilo metabolico pi\u00f9 favorevole. Ma un\u2019associazione genetica non bastava. I ricercatori hanno allora provato a intervenire direttamente sul meccanismo. Nelle <strong>cellule epatiche umane<\/strong>, riducendo l\u2019attivit\u00e0 di <strong>FNIP1<\/strong>, hanno visto attivarsi programmi coinvolti nell\u2019utilizzazione e nella degradazione dei grassi. Poi hanno provato a modificare la stessa via nei <strong>topi<\/strong>. Ed \u00e8 a questo punto che hanno ottenuto la prova sperimentale pi\u00f9 interessante. Spegnendo determinati \u201cinterruttori\u201d di questa via metabolica, gli animali cominciavano a <strong>consumare pi\u00f9 energia<\/strong> e diventavano pi\u00f9 resistenti all\u2019accumulo di grasso. Non significa che abbiano scoperto un semplice pulsante \u201cbrucia calorie\u201d presente nel nostro DNA. Ma l\u2019immagine aiuta a comprendere ci\u00f2 che la ricerca suggerisce: <strong>FNIP1<\/strong> appartiene a un sistema che contribuisce a decidere se l\u2019energia disponibile debba essere maggiormente conservata oppure utilizzata. E allora i ricercatori hanno fatto l\u2019esperimento pi\u00f9 difficile. Hanno dato agli animali proprio ci\u00f2 che normalmente dovrebbe farli ingrassare: una <strong>dieta ricca di grassi e zuccheri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>CHE COSA \u00c8 SUCCESSO AI TOPI CON UNA DIETA RICCA DI GRASSI E ZUCCHERI<\/strong><\/p>\n<p>I ricercatori hanno sottoposto i topi a una dieta ricca di grassi e fruttosio, proprio per mettere sotto pressione il loro metabolismo. Poi hanno interferito geneticamente con diversi componenti della via <strong>FNIP-FLCN<\/strong> nel fegato. La soppressione di <strong>FLCN<\/strong> ha protetto in maniera significativa gli animali dall\u2019aumento di peso e di massa grassa, aumentando contemporaneamente la proporzione di massa magra. Qui per\u00f2 emerge un dettaglio scientificamente molto importante. Spegnere <strong>FNIP1<\/strong> da solo nei topi non \u00e8 bastato a modificare l\u2019aumento di peso. L\u2019effetto protettivo \u00e8 comparso quando i ricercatori hanno inibito contemporaneamente <strong>FNIP1<\/strong> e il gene strettamente correlato <strong>FNIP2<\/strong>, ottenendo una protezione dall\u2019<strong>obesit\u00e0 indotta dalla dieta<\/strong> simile a quella osservata bloccando <strong>FLCN<\/strong>. \u00c8 una precisazione fondamentale perch\u00e9 ci impedisce di trasformare <strong>FNIP1<\/strong> nel fantomatico \u201cgene della magrezza\u201d. La biologia \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. Ma l\u2019insieme degli esperimenti indica che intervenire su questa via pu\u00f2 modificare il modo in cui l\u2019organismo gestisce l\u2019energia, favorire programmi metabolici legati all\u2019utilizzazione dei grassi e proteggere, almeno negli animali, dall\u2019accumulo di tessuto adiposo provocato da una dieta fortemente obesogena. A questo punto nasce inevitabilmente la domanda pi\u00f9 importante dell\u2019intero studio. Se la natura ha gi\u00e0 creato persone geneticamente protette, possiamo costruire un farmaco che imiti quella protezione?<\/p>\n<p><strong>POSSIAMO IMITARE CON UN FARMACO CHI NASCE PI\u00d9 FORTUNATO?<\/strong> \u00c8 probabilmente questa la prospettiva pi\u00f9 affascinante aperta dalla ricerca. La genetica umana viene sempre pi\u00f9 utilizzata per individuare quelli che potremmo definire \u201cesperimenti della natura\u201d. Si cercano persone che possiedono spontaneamente una variante capace di spegnere o ridurre l\u2019attivit\u00e0 di una determinata proteina. Se quelle persone risultano protette da una malattia senza subire conseguenze incompatibili con una vita normale, quella proteina pu\u00f2 diventare un candidato interessante per lo sviluppo di nuovi farmaci. Il ragionamento \u00e8 semplice: se la natura ha gi\u00e0 dimostrato che ridurre quella funzione pu\u00f2 essere vantaggioso, possiamo provare a riprodurre farmacologicamente lo stesso effetto. Ed \u00e8 proprio ci\u00f2 che rende <strong>FNIP1<\/strong> interessante. Gli autori dello studio indicano l\u2019<strong>inibizione della via FNIP1-FLCN<\/strong> come una possibile futura strategia contro le malattie cardiometaboliche. <strong>Nature<\/strong> stessa sintetizza il risultato sottolineando che l\u2019inibizione di questa pathway rappresenta un potenziale approccio terapeutico. Non significa che esista gi\u00e0 una pillola capace di \u201cspegnere il gene che fa ingrassare\u201d. Siamo molto lontani da questo. Prima bisogner\u00e0 capire quale componente della via colpire, in quali tessuti, con quale intensit\u00e0 e soprattutto con quale sicurezza. <strong>FNIP1<\/strong> svolge infatti funzioni biologiche che vanno oltre il metabolismo, e una perdita completa della sua funzione pu\u00f2 avere conseguenze patologiche: le varianti studiate negli adulti sono <strong>eterozigoti<\/strong>, cio\u00e8 interessano una sola delle due copie del gene. Ma ora abbiamo qualcosa che prima non avevamo. Un <strong>bersaglio suggerito direttamente dalla genetica di oltre un milione di esseri umani<\/strong>.<\/p>\n<p>Allora perch\u00e9 alcune persone ingrassano meno di altre? La risposta continua a essere complessa. Contano <strong>ci\u00f2 che mangiamo<\/strong>, quanto ci muoviamo, il sonno, l\u2019et\u00e0, gli ormoni, l\u2019ambiente e molti altri fattori. Ma conta anche la <strong>genetica<\/strong>. Lo studio su <strong>FNIP1<\/strong> mostra che esistono persone portatrici di rare varianti genetiche associate a <strong>meno grasso<\/strong>, una <strong>distribuzione adiposa pi\u00f9 favorevole<\/strong> e una probabilit\u00e0 sostanzialmente inferiore di <strong>malattie cardiometaboliche<\/strong>. Non significa che siano immuni dall\u2019obesit\u00e0. E soprattutto non significa che chi aumenta di peso possa attribuirlo semplicemente ai propri geni. La scoperta ci racconta qualcosa di pi\u00f9 utile. Per trovare nuove terapie contro obesit\u00e0 e malattie metaboliche, la medicina non deve necessariamente inventare ogni soluzione da zero. Pu\u00f2 cercare le persone che la natura ha gi\u00e0 protetto e scoprire come ha fatto. <strong>FNIP1<\/strong> potrebbe essere uno di questi casi. E se riusciremo un giorno a riprodurre farmacologicamente quella protezione, una <strong>rara fortuna genetica<\/strong> presente oggi in pochissime persone potrebbe diventare una strategia terapeutica disponibile per molte altre.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT_Image_20_ago_2026,_15_28_04-1787232502061.webp\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1536\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p><strong>FONTI SCIENTIFICHE<\/strong><\/p>\n<p>Hindy G, Adam RC, Sosina O, et al. <strong>FNIP1 variants are associated with favourable metabolism in 1 million humans<\/strong>. <strong>Nature<\/strong>. Pubblicato il 5 agosto 2026.<\/p>\n<p>Research Briefing di <strong>Nature<\/strong>, pubblicato insieme allo studio, che inquadra l\u2019inibizione della pathway <strong>FNIP1<\/strong> come potenziale strategia terapeutica nelle malattie metaboliche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Conosciamo tutti qualcuno che sembra ingrassare meno degli altri. 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