{"id":64242,"date":"2025-08-23T12:38:20","date_gmt":"2025-08-23T12:38:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/64242\/"},"modified":"2025-08-23T12:38:20","modified_gmt":"2025-08-23T12:38:20","slug":"le-luci-di-notte-i-baci-e-il-festival-di-sanremo-cosi-ho-scoperto-il-suono-della-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/64242\/","title":{"rendered":"Le luci di notte, i baci e il Festival di Sanremo. Cos\u00ec ho scoperto il suono della libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Le camelie invernali (La nave di Teseo) \u00e8 il secondo romanzo di Ermal Meta, cantante di origine albanese (nato a Fier nel 1981) noto a tutti, tra l\u2019altro, per aver vinto un Festival di Sanremo insieme con Fabrizio Moro. Era il 2018, il brano si intitolava Non mi avete fatto niente. Nelle Camelie invernali, due famiglie albanesi sono legate dalla misteriosa scomparsa di una bambina e dalla antica legge del taglione nota come kanun. Due ragazzi, Samir e Uksan, amici fraterni, devono imparare ad aver paura uno dell\u2019altro. Siamo nel 1995. Dieci anni pi\u00f9 tardi, nel 2025, una giornalista italiana di origini albanesi torna in Albania per intervistare un uomo che vive isolato da trent\u2019anni. A causa del kanun o del rimorso? E qual \u00e8 il legame con i due ragazzi? Ve lo lasciamo scoprire. Ne parliamo con l\u2019autore in due occasioni, in luglio, a Ravenna e a Bormio, in occasione della Milanesiana, rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intelligenza artificiale, in campo musicale, viene gi\u00e0 comunemente utilizzata, \u00e8 una cosa che la spaventa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi spaventa, io non l\u2019ho mai usata. Molti musicisti utilizzano l\u2019Ia per gli scopi pi\u00f9 diversi a partire dal suono. La Ia si basa su calcoli, su algoritmi ma c\u2019\u00e8 una cosa che non pu\u00f2 prevedere: l\u2019errore. A causa di alcuni errori, soprattutto in studio, nascono cose bellissime. Questo ce lo insegna la parte analogica della musica, tastiera analogica, registratore a nastro, mixer. Nell\u2019analogico uno pi\u00f9 uno non fa necessariamente due, ci sono tante variabili. Invece nel mondo digitale uno pi\u00f9 uno fa sempre due. Questo porta a un appiattimento generale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La storia dell\u2019Albania fa da cornice al nuovo romanzo, Le camelie invernali. Lei ha vissuto fino ai tredici anni in Albania. C\u2019era ancora il comunismo. Cosa ricorda?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi ricordo il giorno in cui mor\u00ec il dittatore, Enver Hoxa, avevo 4 anni, era il 1985. Piangevano tutti. Era un paese in lacrime, eppure tragicomico. I fedeli al regime venivano a controllare, a casa tua, se avevi la foto scattata vicino alla tomba di Hoxa. Anche i pi\u00f9 poveracci \u2013 lo eravamo tutti all\u2019epoca ma c\u2019erano quelli che lo erano pi\u00f9 degli altri \u2013 dovevano recarsi alla tomba e farsi una foto col pugno chiuso alzato. Il dittatore, che possa riposare all\u2019inferno, ha lasciato ferite ancora visibili. Tutti in Albania avevano paura di tutto. Accadevano cose incredibili. Il dittatore parlava dell\u2019Albania roccaforte del leninismo sulle sponde dell\u2019Adriatico. Tutti ci volevano invadere e, per convincerci, ha disseminato l\u2019Albania di bunker. E le strade? Non c\u2019erano strade dritte, neppure quelle in pianura. Dopo due o trecento metri arrivava una curva. La propaganda diceva che non dovevamo permettere agli aerei nemici di atterrare. Non si poteva ascoltare la musica straniera. Era facile prendere Raiuno dalle citt\u00e0 di mare ma tutti quelli che venivano beccati a guardare la tv straniera e ad ascoltare alla radio canzoni italiane venivano arrestati. Le canzoni di Sanremo le conoscevano tutti: quella era l\u2019unica settimana dell\u2019anno in cui persino le spie del quartiere, perch\u00e9 ogni quartiere aveva le sue spie, guardavano Raiuno. Tutti conoscevano i brani ma nessuno poteva cantarli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Albania \u00e8 stato l\u2019ultimo paese europeo a liberarsi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, nel 1991. Ricordo le ambasciate straniere a Tirana. Erano state occupate da giovani desiderosi di partire e andare in Germania, Francia, Italia&#8230; Le madri da una parte dell\u2019inferriata piangevano disperate nel vedere i figli dall\u2019altra&#8230; Prendevano loro le mani e li pregavano di tornare in Albania, come se al di l\u00e0 di quel cancello persino l\u2019aria fosse straniera. Nel frattempo, la folla aveva preso la statua simbolo del dittatore, a Tirana, e l\u2019ha buttata gi\u00f9; e lo stesso \u00e8 stato fatto con le statue del dittatore di tutte le altre citt\u00e0. Nella mia, la statua \u00e8 stata buttata nel fiume e tutti dovevano passare a lanciargli una pietra: la lanciai anch\u2019io ma lo mancai\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanti anni aveva quando \u00e8 arrivato in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTredici, era il 1994\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la cosa che l\u2019ha colpita subito dell\u2019Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abC\u2019erano tante luci di notte, non ero abituato. Mi hanno colpito le persone che si baciavano per strada, non avevo mai visto due persone baciarsi perch\u00e9 in Albania l\u2019amore e i sentimenti erano tab\u00f9. Poi i ragazzini sovrappeso, li notai appena sceso dalla nave: noi, in Albania, facevamo la spesa con la tessera annonaria e mangiavamo quello c\u2019era, che non era molto. Quindi eravamo tutti magri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Veniamo al libro. Lei racconta una storia dove, una volta finito il regime, riemergono leggi ancestrali. Vuole spiegare cos\u2019\u00e8 il kanun, la antica legge al centro della trama?<\/strong><br \/>\u00abIl kanun nasce alla fine del quindicesimo secolo. Prima comprendeva vari aspetti della vita. Col tempo \u00e8 diventato solo la legge che regolamenta la vendetta. La legge dice che se una persona ne ammazza un\u2019altra, la famiglia del morto ha diritto a lavare il sangue del proprio defunto col sangue di un maschio della famiglia dell\u2019assassino. La vittima designata deve avere pi\u00f9 di 12 anni e l\u2019omicidio non pu\u00f2 avvenire dentro casa. Tutti i possibili bersagli si chiudevano in casa per evitare la vendetta. Questo comportava disagi pazzeschi soprattutto all\u2019interno di una societ\u00e0 cos\u00ec patriarcale dove l\u2019uomo contava tutto e la donna niente. Purtroppo dopo cinque secoli questa legge \u00e8 ancora presente in Albania, ci sono ancora 1200 famiglie colpite dal fenomeno. Ci sono faide che vanno avanti da cos\u00ec tanto tempo&#8230; Coloro che devono vendicarsi, non sanno pi\u00f9 perch\u00e9 devono ammazzare quell\u2019altro. A volte sono passati 70, 80, 90 anni e le ragioni si sono perse nel tempo. La vendetta pu\u00f2 essere fermata solo in due modi: o la famiglia a cui tocca uccidere perdona e dice mi fermo qui oppure il perdono viene comprato. \u00c8 molto raro il secondo caso, e il primo anche di pi\u00f9. Durante gli anni della dittatura comunista il kanun sembrava svanito del tutto. Col crollo del regime ha ripreso vigore\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E qui veniamo alle Camelie invernali&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl libro parla appunto di due ragazzi di 18 anni, Oxan e Samir, che hanno sogni e anche domande sulla loro vita, hanno desideri e immaginano cose. Hanno anche paura, ma sono di pi\u00f9 i sogni. Quando il padre di uno uccide quello dell\u2019altro i due finiscono per dividersi: Oxan guarda il mondo dalla sua finestra e Samir si trova dall\u2019altra parte col fucile in mano pronto a ucciderlo anche se non vuole farlo, cos\u00ec come l\u2019altro non vuole morire. La regola \u00e8 ferrea, non si pu\u00f2 disonorare la famiglia, per\u00f2 loro non vogliono diventare uno vittima e l\u2019altro un assassino. Nessuno dei due vuole accettare il destino. Se avrete voglia di leggere il romanzo, scoprirete come va a finire\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 Le camelie invernali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl fiore \u00e8 un simbolo di resistenza e di speranza. La camelia \u00e8 un piccolo fiore in grado di sfidare l\u2019inverno, sboccia quando tutto il resto si \u201cnasconde\u201d perch\u00e9 la natura vuole cos\u00ec. Non tutto pu\u00f2 finire durante l\u2019inverno, anche quando la vita sembra pi\u00f9 difficile, il piccolo fiore continua a esistere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Conosceva gi\u00e0 la lingua italiana quando \u00e8 arrivato in Puglia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCapivo l\u2019italiano della televisione. Appena messo piede in Italia ho capito che non lo padroneggiavo come avrei voluto. Una lingua non la impari dalla televisione.<br \/>Ho imparato bene l\u2019italiano con Antonello Venditti e Maurizio Costanzo. Quando ho conosciuto Antonello Venditti gli ho detto: maestro!\u00bb<\/p>\n<p><strong>E lui?<\/strong><br \/>\u00abMi ha detto: non mi chiamare maestro. E io gli ho spiegato: maestro di lingua italiana, perch\u00e9 io ascoltavo le tue canzoni e scrivevo i testi, avevo quaderni dove mi segnavo tutto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Invece Maurizio Costanzo?<\/strong><br \/>\u00abOgni sera c\u2019era il Maurizio Costanzo Show con ospiti diversi che parlavano in maniera diversa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E la scuola?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn giorno feci un errore parlando con una mia compagna di classe. In Albania, ogni mio tema veniva esposto nella bacheca della scuola perch\u00e9 era il pi\u00f9 bello e quindi un po\u2019 stavo antipatico ai miei compagni, sicuramente. Poi ho attraversato il mare e imi sono reso conto di non essere capace di tradurre correttamente i miei pensieri. Un giorno a scuola parlando coi miei compagni dissi una parola per un\u2019altra, feci un errore madornale e venni corretto subito, no non si dice cos\u00ec e mi bruci\u00f2 tantissimo. Invece di dire \u201cabitudine\u201d dissi \u201cabituazione\u201d, dopo 31 anni riesco ancora a sentire il senso di vergogna. La mia compagna, mia amica, Gloria, disse: no, si dice abitudine. Da quel momento cominci\u00f2 uno studio matto e disperatissimo soprattutto della grammatica e del vocabolario\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il libro tocca temi universali. Ad esempio, le radici. Sono una risorsa o un freno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono un posto sicuro, io penso che le radici contribuiscano per una grande parte a quello che noi siamo, a quello che diventiamo. Poi io penso di avere delle doppie radici perch\u00e9 alcune radici sono in Albania, da qualche parte io l\u00ec ci sono rimasto, avevo 13 anni quando sono andato via ma una parte di me \u00e8 rimasta l\u00ec indubbiamente. Forse i libri che scrivo trattano dell\u2019Albania per andare a ricercarmi in qualche modo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E la famiglia? Nel libro ci sono delle famiglie con un genitore violento&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerto, s\u00ec, i primi dieci anni della mia vita sono stati cos\u00ec, ho avuto la fortuna di avere una madre estremamente protettiva perch\u00e9 dall\u2019altra parte invece non era proprio del tutto cos\u00ec, il contrario. Sono cresciuto senza un genitore, ma dal momento in cui sono diventato genitore io mi sembra strano anche doverne parlare perch\u00e9 \u00e8 come guardarsi troppo indietro, a un certo punto non serve pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei ha una figlia naturale e due adottate.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel giro di poco siamo diventati cinque, ho una figlia biologica e altre due ragazze che sono arrivate da poco anche se le conosciamo da qualche anno. Tempo fa ho fatto un concerto in Albania, e poi sono andato a visitare una casa famiglia per la quale avevo raccolto un po\u2019 di fondi. \u00c8 molto difficile dimenticare quello che provi una volta che entri in contatto con queste realt\u00e0.\n<\/p>\n<p> In realt\u00e0 non ho ancora capito cosa significa fare il padre e forse non l\u2019avr\u00f2 capito neanche fra vent\u2019anni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non si capisce mai.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuesto mi rincuora (ride, ndr). Non riuscivo a ignorare il fatto che, dopo averle conosciute, io mi sentissi diverso. Non potevo mettere a tacere questa voce\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le camelie invernali (La nave di Teseo) \u00e8 il secondo romanzo di Ermal Meta, cantante di origine albanese&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":64243,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,15588,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-64242","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-ermal-meta","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-music","15":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64242","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64242"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64242\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/64243"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64242"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64242"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64242"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}