{"id":644340,"date":"2026-08-22T13:35:30","date_gmt":"2026-08-22T13:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/644340\/"},"modified":"2026-08-22T13:35:30","modified_gmt":"2026-08-22T13:35:30","slug":"il-vino-nel-bacco-di-caravaggio-significato-e-simboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/644340\/","title":{"rendered":"Il vino nel Bacco di Caravaggio: significato e simboli"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/54p_finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini,  Ilaria Baratta<\/a>, pubblicato il 21\/08\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Opere e artisti        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/caravaggio.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Caravaggio<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/gallerie-degli-uffizi.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gallerie degli Uffizi<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/toscana.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Toscana<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/uffizi.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Uffizi<\/a> <\/p>\n<p>Nel Bacco di Caravaggio, il capolavoro conservato agli Uffizi, il vino non \u00e8 soltanto l\u2019attributo del dio: il calice offerto allo spettatore potrebbe racchiudere significati legati alla convivialit\u00e0, alla fugacit\u00e0 della vita, alla sensualit\u00e0 e persino alla simbologia cristiana. E quel vino sembra appena versato.<\/p>\n<p>Si potrebbe quasi dire che il <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opere-e-artisti\/bacco-di-caravaggio-enigmatico-capolavoro-uffizi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Bacco di <strong>Caravaggio<\/strong><\/a><strong> <\/strong>(Michelangelo Merisi; Milano, 1571 \u2013 Porto Ercole, 1610) oggi conservato alla <strong>Galleria degli Uffizi<\/strong> sia un <strong>dipinto novecentesco<\/strong>: per pi\u00f9 di tre secoli, infatti, il dipinto che raffigura il <strong>dio del vino e della vendemmia <\/strong>della <strong>mitologia romana <\/strong>non fu registrato in alcun inventario (o almeno, non sono mai stati ritrovati inventari antichi in cui sia citato), non venne mai citato dalle fonti antiche legate a Caravaggio, e visse relegato tra le tele di scarto della collezione fiorentina. La sua riscoperta, avvenuta nel secondo decennio del Novecento, ha restituito alla storia dell\u2019arte una delle immagini pi\u00f9 complesse e discusse del pittore lombardo, un\u2019opera che continua a essere oggetto di indagini tecniche e interpretazioni critiche a pi\u00f9 di un secolo di distanza dal suo rinvenimento.<\/p>\n<p>Il dipinto, un olio su tela di formato verticale che misura 95 per 85 centimetri, raffigura un <strong>giovane coronato di pampini, di foglie di vite<\/strong>, disteso su un triclinio improvvisato e coperto da lenzuola bianche, mentre porge all\u2019osservatore una <strong>coppa colma di vino rosso<\/strong>. Davanti a lui, un cesto di frutta in parte ammaccata (ci sono i frutti tipici della fine dell\u2019estate e dell\u2019inizio dell\u2019autunno: fichi, uva, una mela rossa bacata, una verde appena toccata, un\u2019altra gialla che \u00e8 invece in uno stato pi\u00f9 avanzato di marcescenza, una pera, un melograno aperto, da cui fuoriescono i chicchi) occupa il primo piano insieme a una caraffa di vetro, anch\u2019essa piena di vino. \u00c8 un\u2019immagine che oscilla continuamente tra la <strong>citazione dotta dell\u2019antichit\u00e0 classica<\/strong> e un <strong>realismo quasi popolaresco<\/strong>, tra l\u2019<strong>allegoria<\/strong> e il <strong>ritratto<\/strong>. E anche in questa ambiguit\u00e0 risiede il fascino del dipinto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio, Bacco (1598 circa; olio su tela, 95 x 85 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv.   1890 n. 5312)\" title=\"Caravaggio, Bacco (1598 circa; olio su tela, 95 x 85 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv.   1890 n. 5312)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/caravaggio-bacco.jpg\" width=\"750\" height=\"855\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio, Bacco (1598 circa; olio su tela, 95 x 85 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890 n. 5312)&#13;<\/p>\n<p>La vicenda del ritrovamento \u00e8 nota e pi\u00f9 volte raccontata dallo stesso protagonista della scoperta, lo storico dell\u2019arte <strong>Matteo Marangoni<\/strong>. Nel 1913, Marangoni, allora ispettore e poi direttore della Soprintendenza fiorentina, si imbatt\u00e9 nella tela in uno dei depositi degli Uffizi collocati in via Lambertesca. Il dipinto giaceva in condizioni pietose, come emerge dal suo racconto: \u201cTrovai in uno stato lacrimevole la tela del \u00abBacco\u00bb, mancante di due delle quattro stecche del telaio, scrostata nel petto della figura e nella parte pi\u00f9 bassa tutta impiastricciata e gialla per le tante verniciature subite e con un maestoso \u00ab4\u00bb in gesso sul dipinto, significante \u00abquarta categoria\u00bb, cio\u00e8 la pi\u00f9 bassa (gli scarti) delle quattro classi in cui, in tempi passati, erano state discriminate queste migliaia di tele dichiarate indegne di essere esposte in Galleria\u201d. Marangoni proseguiva raccontando di essere rimasto disorientato di fronte a quell\u2019opera cos\u00ec insolita e \u201cmoderna\u201d, senza riuscire in un primo momento a comprendere di che tipo di dipinto si trattasse. Fu solo nel 1916, quando Roberto Longhi chiese di visitare i depositi degli Uffizi, che la <strong>questione dell\u2019attribuzione<\/strong> trov\u00f2 una soluzione. Accompagnato proprio da Marangoni, Longhi osserv\u00f2 il Bacco e ipotizz\u00f2 inizialmente che potesse trattarsi di una <strong>copia antica <\/strong>derivata da un originale caravaggesco perduto. I dubbi sull\u2019autografia vennero per\u00f2 progressivamente fugati, fino a dissolversi del tutto nel 1922, quando una mostra fiorentina su Palazzo Pitti dedicata alla pittura del Sei e Settecento permise finalmente di <strong>confrontare numerose opere attribuite al Merisi<\/strong>, delineando un catalogo pi\u00f9 solido della sua produzione. L\u2019identificazione trov\u00f2 conferma anche in un passaggio delle Vite di Giovanni Baglione, pubblicate nel 1642, in cui si racconta che tra i primi lavori di Caravaggio vi fu proprio \u201cun Bacco con alcuni grappoli d\u2019uve diverse, con gran diligenza fatte; ma di maniera poco secca\u201d, e bench\u00e9 la corrispondenza tra questa testimonianza e la tela fiorentina non sia unanimemente accettata da tutti gli studiosi, si tratta d\u2019un elemento ch\u2019\u00e8 stato a lungo considerato un riferimento plausibile.<\/p>\n<p>Sulla <strong>datazione <\/strong>del Bacco, la discussione rimane ancora aperta. Alcuni studiosi hanno proposto gli anni 1593-1594, altri hanno preferito collocarla nel biennio 1596-1597, mentre qualcuno ha ipotizzato persino una realizzazione pi\u00f9 tarda, intorno al 1602. La Galleria degli Uffizi indica come pi\u00f9 probabile una datazione al 1598 circa. Ad ogni modo, ci\u00f2 che accomuna la maggior parte delle ricostruzioni \u00e8 comunque la collocazione dell\u2019opera <strong>prima del 1600<\/strong>, nel periodo in cui Caravaggio si trovava sotto la protezione del cardinale <strong>Francesco Maria del Monte<\/strong> (Venezia, 1549 \u2013 Roma, 1626), suo mecenate durante il <strong>soggiorno romano<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio il legame con Del Monte ha alimentato l\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata sulla <strong>committenza<\/strong>. Il cardinale, oltre a essere un collezionista appassionato, coltivava un interesse particolare per l\u2019iconografia del dio del vino: secondo una ricostruzione condivisa anche dagli Uffizi, sarebbe stato lui a commissionare la tela con l\u2019intenzione di donarla al granduca di Toscana, <strong>Ferdinando I de\u2019 Medici<\/strong>, per rinsaldare un\u2019amicizia che era stata determinante per la sua carriera ecclesiastica. Del Monte aveva gi\u00e0 in precedenza fatto recapitare al granduca lo <strong>scudo con la testa di Medusa<\/strong>, oggi anch\u2019esso agli Uffizi, e secondo l\u2019ipotesi accolta dal museo fiorentino e sostenuta dalla storica dell\u2019arte Mina Gregori, l\u2019invio del Bacco sarebbe avvenuto in occasione delle nozze tra il figlio di Ferdinando, <strong>Cosimo II<\/strong>, e l\u2019arciduchessa <strong>Maria Maddalena d\u2019Austria<\/strong>, celebrate nel 1608. A sostegno di questa lettura si \u00e8 fatto notare che la prima traccia documentaria certa della presenza del dipinto risale al 1618, quando la tela viene registrata nella<strong> villa medicea di Artimino<\/strong>, appena otto anni dopo la morte di Caravaggio. Da allora l\u2019opera \u00e8 sempre rimasta in possesso della famiglia Medici, circostanza che spiega la sua attuale collocazione nelle collezioni fiorentine. Non tutti gli studiosi concordano per\u00f2 con questa ricostruzione, anche perch\u00e9 tra la data dell\u2019effettiva realizzazione (l\u2019ultimo decennio del Cinquecento) e l\u2019invio a Ferdinando de\u2019 Medici in occasione delle nozze del figlio (1608) trascorre un intervallo di tempo troppo lungo: c\u2019\u00e8 dunque chi ritiene che la tela sia stata eseguita prima del soggiorno di Caravaggio presso il cardinale, e chi ha ipotizzato che il dipinto sia stato acquistato solo verso il 1618-1619 a Roma per conto di Cosimo II da un suo intermediario nell\u2019allora capitale dello Stato Pontificio. Contro questa ipotesi esiste per\u00f2 un possibile argomento, ovvero il fatto che un dipinto di Caravaggio acquistato a Roma in quel periodo non sarebbe certo passato inosservato, anzi avrebbe avuto un\u2019eco molto significativa. Al momento, tuttavia, non abbiamo elementi per stabilire con certezza come il dipinto sia arrivato a Firenze.<\/p>\n<p>Osservando la tela, si pu\u00f2 notare come il Bacco raffigurato da Caravaggio si allontani volutamente dall\u2019iconografia solenne della divinit\u00e0 classica. Il pittore lombardo non intende infatti presentare il personaggio come un vero, quanto semmai come un ragazzo, un giovane che, lungi dall\u2019essere disteso su un autentico triclinio antico, giace su un semplice <strong>materasso da osteria<\/strong>, i cui cuscini rivestiti da un tessuto moderno a righe blu sono appena nascosti da un drappo bianco gettato sopra in modo quasi frettoloso: il viso e le mani del modello appaiono arrossati dall\u2019ebbrezza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Il volto di Bacco\" title=\"Il volto di Bacco\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/caravaggio-bacco-dettaglio-1.jpg\" width=\"750\" height=\"543\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nIl volto di Bacco&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"La coppa di vino e la mano\" title=\"La coppa di vino e la mano\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1787405725_371_caravaggio-bacco-dettaglio-1.jpg\" width=\"750\" height=\"745\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLa coppa di vino e la mano&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"La cesta di frutta\" title=\"La cesta di frutta\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/caravaggio-bacco-dettaglio-2.jpg\" width=\"750\" height=\"388\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLa cesta di frutta&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"La brocca di vino\" title=\"La brocca di vino\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/caravaggio-bacco-dettaglio-3.jpg\" width=\"750\" height=\"753\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLa brocca di vino&#13;<\/p>\n<p>L\u2019ebrezza, appunto: il <strong>vino<\/strong> occupa un ruolo centrale nell\u2019iconografia del dipinto, non soltanto come attributo tradizionale della divinit\u00e0 raffigurata, ma anche come elemento capace di veicolare <strong>significati simbolici stratificati<\/strong>, ampiamente indagati dalla critica nel corso del tempo. Il vino, intanto, ci d\u00e0 l\u2019idea d\u2019assistere a una scena in movimento, col braccio del giovane dio del vino che s\u2019\u00e8 appena mosso in avanti, e ce ne accorgiamo dalle increspature concentriche del vino nel calice, segno che la mano \u00e8 tutt\u2019altro che ferma, forse gi\u00e0 ebbra, forse sul punto di rovesciare la coppa. Ad ogni modo andr\u00e0 ricordato che non tutti gli studiosi concordano su questa lettura: la storica dell\u2019arte <strong>Sybille Ebert-Schifferer<\/strong> ha proposto un\u2019interpretazione diversa, sostenendo che le piccole onde visibili nel calice siano in realt\u00e0 scanalature concentriche incise nel vetro stesso del bicchiere, un oggetto che diversi esperti hanno identificato come un <strong>raffinato calice veneziano <\/strong>che ci rimanderebbe, peraltro, a una <strong>cultura del vino <\/strong>come bevanda nobile, pregiata, che abbondava anche sulle tavole delle classi pi\u00f9 agiate, bench\u00e9 l\u2019apparenza di questo Bacco ci rinvii a tutt\u2019altro contesto. Anche la caraffa da cui il vino \u00e8 stato versato, posizionata sulla sinistra della composizione, mostra dettagli di notevole finezza esecutiva: sulla superficie del liquido sono visibili piccole bollicine, e il vino appare quasi instabile, come se fosse stato <strong>versato pochi istanti prima<\/strong>. Questo effetto di <strong>istantaneit\u00e0<\/strong>, ottenuto attraverso un\u2019osservazione ravvicinata della realt\u00e0, \u00e8 stato pi\u00f9 volte indicato dalla critica come uno degli elementi pi\u00f9 innovativi della tecnica caravaggesca, capace di restituire con naturalezza quasi fotografica un momento fugace.<\/p>\n<p>Diversi studiosi hanno letto nel calice offerto dal giovane dio <strong>un invito di ispirazione oraziana alla vita frugale<\/strong>, alla <strong>convivialit\u00e0<\/strong> e all\u2019<strong>amicizia<\/strong>, un tema che ben si concilierebbe con l\u2019ipotesi di una committenza legata al rapporto tra il cardinal Del Monte e il granduca di Toscana. Lo storico dell\u2019arte <strong>Alfred Moir<\/strong> ha colto nel dipinto anche una sfumatura moraleggiante, individuando nel motivo delle bollicine destinate a dissolversi in fretta un parallelo con la giovinezza stessa del protagonista, destinata a svanire con altrettanta rapidit\u00e0. Un\u2019interpretazione simile \u00e8 stata proposta da <strong>Helen Langdon<\/strong>, che ha richiamato le elegie dei poeti latini Tibullo e Properzio per spiegare la sottile malinconia che pervade l\u2019immagine, nonostante l\u2019opulenza dei frutti autunnali che la divinit\u00e0 offre allo spettatore. Il dio, ha scritto la studiosa, \u201coffre le ricchezze dell\u2019autunno, della coltivazione, del vino, ma le foglie sono gi\u00e0 arricciate e la natura morta, cos\u00ec voluttuosa, cos\u00ec opulenta, \u00e8 gi\u00e0 imperfetta: l\u2019autunno cede il passo all\u2019inverno e il desiderio di bere con Bacco cela la paura della vecchiaia e della morte, trasmettendo un desiderio appassionato di cogliere l\u2019attimo\u201d. Il dipinto appartiene sottende dunque \u201cun ideale lirico e cortese della bellezza di giovani uomini e donne\u201d ma \u00e8 messo in tensione \u201cdal sottile senso di una realt\u00e0 pi\u00f9 violenta\u201d. In direzione della poesia di Orazio si muove invece la lettura di <strong>Carlo Del Bravo<\/strong>, che ha inteso il vino (e i \u201cmodesti cibi della campagna\u201d come \u201cinvito alla vita frugale e all\u2019amicizia\u201d.<\/p>\n<p>Non manca inoltre chi ha voluto leggere nel calice di vino un rimando alla <strong>dimensione eucaristica<\/strong>: da questo elemento, dunque, le possibili <strong>implicazioni cristologiche <\/strong>di questo dipinto che, ha scritto <strong>Maurizio Calvesi<\/strong>, \u201cnon \u00e8 certamente privo di colte e intellettualistiche allusioni al Cristo stesso o, ancora, allo Sposo del Cantico\u201d dal momento che \u201cil mito di Bacco, il greco Dioniso (morto e risorto), poteva esser valutato nei suoi significati pi\u00f9 profondi come una prefigurazione o un annuncio misterico del Redentore\u201d. La figura di Dioniso pu\u00f2 esser messa in relazione con quella di Cristo attraverso il tema della <strong>trasformazione del vino in sangue<\/strong>, secondo una tradizione neoplatonica diffusa nella cultura rinascimentale che considerava i miti classici come prefigurazioni del messaggio cristiano (Pico della Mirandola, ha ricordato lo stesso Calvesi, scriveva che Bacco rivela i segni invisibili di Dio nei suoi misteri, vale a dire nei segni della natura. L\u2019<strong>ermetismo neoplatonico <\/strong>di derivazione ficiniana era del resto un pensiero diffuso nella comunit\u00e0 francese che abitava a Roma ai tempi di Caravaggio, e Francesco Maria del Monte era vicino alla nazione francese (lui stesso era un cultore della filosofia neoplatonica). Non \u00e8 tutto: questo pensiero, nei suoi riferimenti ai misteri di Dioniso, \u201cnon faceva che riprendere\u201d, scrive Calvesi, \u201cquel tema della \u2018ubriachezza spirituale\u2019 che \u00e8 un motivo gi\u00e0 elaborato dai Padri della Chiesa nei loro commenti al Cantico dei Cantici, laddove la Sposa e lo Sposo profferiscono frasi come queste: \u2018Il tuo ombelico \u00e8 una coppa tornita, ove non manca mai vino\u2019, \u2018Ho bevuto il mio vino e il mio latte; mangiate anche voi, amici, bevete e ubriacatevi\u2019. Espressioni che concordemente i teologi ricollegavano al passo del Vangelo: \u2018Poi, preso il calice, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, poich\u00e9 questo \u00e8 il mio sangue dell\u2019alleanza\u2019\u201d. Il rimando al passo del Cantico dei Cantici potrebbe peraltro spiegare anche il gesto del dio che, con la mano ornata da un fiocco, stringe la tunica proprio sull\u2019ombelico. In tutt\u2019altra direzione si muove invece <strong>Charles Dempsey<\/strong>, che nella sensualit\u00e0 di questo Bacco, ravvisata da molti commentatori, a partire da Mina Gregori, ha voluto vedere un giovane che offre i propri servigi carnali all\u2019osservatore, leggendo nel gesto di porgere il vino un\u2019allusione alla sua profferta sessuale. Il vino, dunque, potrebbe esser legato anche alla dimensione omoerotica del dipinto.<\/p>\n<p>Accanto a queste letture simboliche, resta comunque fondamentale la <strong>componente naturalistica<\/strong>: il vino, insieme alla frutta parzialmente ammaccata del cesto in primo piano, contribuisce a costruire quell\u2019atmosfera di transitoriet\u00e0 e di riflessione sul trascorrere del tempo che molti commentatori, a partire dalla stessa Langdon, hanno individuato come elemento distintivo dell\u2019intera composizione.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, infine, un ultimo elemento verso cui occorre rivolgere l\u2019attenzione, un piccolo dettaglio quasi invisibile a occhio nudo: il <strong>riflesso di una figura umana<\/strong> sulla <strong>superficie della brocca di vetro <\/strong>posta accanto al cesto di frutta. Fu lo stesso Marangoni, nel 1922, a notare per primo, riflessa nel vetro, una testina che ricollegava alla fisionomia del Caravaggio: grandi orbite oculari, naso largo e leggermente camuso, labbra carnose e semiaperte. Un\u2019osservazione diretta del dettaglio \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile, poich\u00e9 \u00e8 possibile scorgere solo un accenno di capelli scuri, un profilo del volto appena percettibile e un tocco di bianco che potrebbe corrispondere a un colletto. Mina Gregori vi ha riconosciuto un personaggio ritratto di profilo, come se fosse posizionato accanto a un cavalletto. Diverse interpretazioni novecentesche ritenevano addirittura che il volto del Bacco stesso fosse un autoritratto del pittore, mentre altri studiosi hanno sostenuto che l\u2019autoritratto vada cercato proprio in quella minuscola figura riflessa nella caraffa, secondo una lettura del passo di Baglione che ricorda come Caravaggio avesse dipinto alcuni quadretti ritraendosi allo specchio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Il ritratto nella brocca\" title=\"Il ritratto nella brocca\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/caravaggio-bacco-dettaglio-4.jpg\" width=\"750\" height=\"538\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nIl ritratto nella brocca&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ritratto nella brocca, riflettografia multispettrale, combinazione delle bande 950-1050 mm (Art-Test)\" title=\"Ritratto nella brocca, riflettografia multispettrale, combinazione delle bande 950-1050 mm (Art-Test)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/riflettografia-brocca.jpg\" width=\"750\" height=\"919\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nRitratto nella brocca, riflettografia multispettrale, combinazione delle bande 950-1050 mm (Art-Test)&#13;<\/p>\n<p>Le indagini diagnostiche condotte negli anni pi\u00f9 recenti hanno aggiunto elementi a queste interpretazioni. Un\u2019analisi agli infrarossi realizzata nel 2009 da <strong>Roberta Lapucci<\/strong> e <strong>Anna Mazzinghi<\/strong> ha infatti confermato quanto Marangoni e altri studiosi avevano solo intuito: osservando le immagini acquisite nella banda spettrale compresa tra 700 e 1050 nanometri, \u00e8 emersa con chiarezza la sagoma di un personaggio in posizione eretta, di cui sono distinguibili i lineamenti del volto, in particolare il naso, gli occhi e il colletto. La figura sembra tenere in mano un oggetto che potrebbe essere un pennello, mentre davanti a s\u00e9 si scorge quello che potrebbe essere un lembo di tela o una tavola su cui \u00e8 fissata la superficie pittorica, come se il personaggio stesso stesse eseguendo la composizione che stiamo osservando.<\/p>\n<p>A occhio nudo questa figura non \u00e8 praticamente distinguibile, e le due studiose hanno spiegato il motivo di questa illeggibilit\u00e0: la zona \u00e8 interessata da <strong>estesi ritocchi<\/strong> risalenti a un intervento di restauro che ha parzialmente sovrapposto una vernice di intonazione scura, applicata forse per coprire gli effetti del tempo e dei danni pregressi. \u00c8 un\u2019ipotesi plausibile che chi si occup\u00f2 del restauro <strong>non avesse compreso il valore di quel dettaglio<\/strong>, finendo per attenuarne involontariamente la leggibilit\u00e0. Sul piano interpretativo, le due ricercatrici hanno anche avanzato la possibilit\u00e0 che la sagoma a forma di spicchio individuata sotto la figura possa corrispondere a uno specchio concavo, uno strumento che secondo alcune teorie sull\u2019uso di sistemi ottici da parte di Caravaggio sarebbe stato impiegato dal pittore per la propria composizione.<\/p>\n<p>Nel corso dei decenni, diverse ipotesi si sono alternate riguardo all\u2019identit\u00e0 del giovane raffigurato nei panni di Bacco. Alcuni studiosi hanno insistito sulla tesi dell\u2019autoritratto giovanile, altri hanno proposto il nome dell\u2019amico pittore Lionello Spada, che secondo il racconto di Cesare Malvasia avrebbe posato per Caravaggio anche in pose scoperte. Un\u2019altra ipotesi, oggi la pi\u00f9 diffusa tra gli studiosi, identifica il modello con Mario Minniti, il pittore siciliano che da giovane visse a Roma accanto al Merisi sul finire del Cinquecento, e che compare con tratti fisionomici molto simili anche in altre opere come il Ragazzo morso da un ramarro e il Suonatore di liuto, e che potrebbe aver posato anche per il Bacco.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, a pi\u00f9 di cento anni dalla sua riscoperta nei depositi degli Uffizi, il Bacco di Caravaggio continua a rappresentare un caso di studio privilegiato per comprendere il metodo di lavoro del giovane pittore, sospeso tra l\u2019osservazione minuziosa della realt\u00e0 e la citazione erudita dell\u2019antichit\u00e0 classica e della filosofia. Resta aperta, e probabilmente destinata a rimanere tale, la questione dell\u2019identit\u00e0 precisa del modello che pos\u00f2 per il pittore, cos\u00ec come quella relativa alla data esatta di esecuzione e alle circostanze della prima committenza. E nondimeno si pu\u00f2 ritenere aperta la discussione sul significato del vino offerto dal dio al riguardante. Ci\u00f2 che appare invece fuori discussione \u00e8 la straordinaria complessit\u00e0 tecnica ed espressiva di un\u2019opera che, pur collocandosi agli esordi della carriera romana di Caravaggio, anticipa gi\u00e0 molte delle soluzioni formali che caratterizzeranno la sua produzione matura, dal trattamento della luce alla resa quasi tattile dei materiali, fino a quella capacit\u00e0 di fondere il registro alto della tradizione classica con un realismo capace di scardinare ogni convenzione figurativa del tempo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mostralesignoredellarte.it\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1787405730_434_banner finestre sull arte2.jpg\" alt=\"Le Signore dell'Arte - Palazzo Cucchiari, Carrara - dal 27 giugno al 25 ottobre 2026\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore', 1);\" title=\"Le Signore dell'Arte - Palazzo Cucchiari, Carrara - dal 27 giugno al 25 ottobre 2026\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">Gli autori di questo articolo: <strong>Federico Giannini e Ilaria Baratta<\/strong><\/p>\n<p><strong>Federico Giannini<\/strong>. Giornalista, co-fondatore di Finestre sull&#8217;Arte, direttore responsabile della testata. Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsit\u00e0 nel mondo dell&#8217;arte (Giunti editore). Per la tv \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5).<\/p>\n<p><strong>Ilaria Baratta<\/strong>. Giornalista, co-fondatrice di <strong>Finestre sull&#8217;Arte<\/strong>, caporedattrice della testata. \u00c8 nata a Carrara nel 1987 e si \u00e8 laureata a Pisa in Lingue e Letterature Straniere.<\/p>\n<p>                La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. Se ti \u00e8 piaciuto o lo hai ritenuto interessante,<br \/>\n                iscriviti alla nostra newsletter gratuita!<br \/>\n            <br \/> Niente spam, una sola uscita la domenica, pi\u00f9 eventuali extra, per aggiornarti su tutte le nostre novit\u00e0!<\/p>\n<p class=\"claim\">La tua lettura settimanale su tutto il mondo dell&#8217;arte<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/newsletter.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER<\/a><\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini, Ilaria Baratta, pubblicato il 21\/08\/2026 Categorie: Opere e artisti \/ Argomenti: Arte antica &#8211; Caravaggio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":644341,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,1613,1614,1611,1610,1659,1612,203,118857,204,1537,90,89,6052,11922,105734],"class_list":["post-644340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-antica","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-caravaggio","tag-design","tag-entertainment","tag-gallerie-degli-uffizi","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-seicento","tag-toscana","tag-uffizi"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117139429663615861","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/644340","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=644340"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/644340\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/644341"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=644340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=644340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=644340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}