{"id":647302,"date":"2026-08-24T14:51:30","date_gmt":"2026-08-24T14:51:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/647302\/"},"modified":"2026-08-24T14:51:30","modified_gmt":"2026-08-24T14:51:30","slug":"respiri-fotografici-da-un-rio-allaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/647302\/","title":{"rendered":"Respiri fotografici da un rio all\u2019altro"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso del suo soggiorno veneziano Goethe resta colpito dal fatto che di notte i gondolieri, rispondendosi da una barca all&#8217;altra, intonano le strofe della\u00a0Gerusalemme Liberata\u00a0di Torquato Tasso e dell&#8217;\u00a0Orlando Furioso\u00a0di Ludovico Ariosto (Viaggio in Italia, 6 ottobre 1786). Se il canto dei gondolieri vanta una fama internazionale, che risale ai Grand Tourists del Settecento, il linguaggio fischiato in uso nell\u2019isola La Gomera dell\u2019arcipelago delle Isole Canarie pu\u00f2 vantare di essere Patrimonio Immateriale UNESCO dal 2009. Il Silbo Gomero, capace di coprire distanze fino a 5 km, \u00e8 una lingua che traspone lo spagnolo in fischi modulati (2 vocali, 4 consonanti) ed \u00e8 insegnato nelle scuole locali dal 1999. A questa lingua fischiata Giovanni Ozzola ha dedicato l\u2019installazione video <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=KL-4OrNF3wM\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sin tiempo<\/a> (vedi a 2\u20193\u2019\u2019) realizzata nel 2017. La figura di spalle che fischia il Silbo Gomero si volge verso la distesa del mare.<\/p>\n<p>L\u2019artista \u00e8 attratto da qualcosa di lontano e irraggiungibile, rappresentato da un orizzonte di acqua e di luce la cui linea si sposta ad ogni miglio nautico sempre pi\u00f9 in l\u00e0. Egli viaggia verso l\u2019ignoto che \u00e8 fuori e dentro di noi, guidato da richiami a distanza che ha inserito nel progetto espositivo <a href=\"https:\/\/www.beatriceburatianderson.com\/mostre\/albedo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Albedo. You see me in the twilight<\/a>, realizzato per i suggestivi magazzini trecenteschi che ospitano la galleria Beatrice Burati Anderson a Venezia. Ubicata nel sestiere di San Polo, la galleria ha una singolare particolarit\u00e0: \u00e8 tagliata in due dal Rio de la Madoneta che bisogna attraversare in barca. Beatrice Burati Anderson, direttrice artistica e fondatrice dell\u2019omonima galleria, racconta che dalle due porte d\u2019acqua affacciate sul Rio si possono udire i richiami dei gondolieri e talvolta anche il loro canto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"h\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"194578ff-ce5c-4dbf-b4d5-f733d5be9378\" height=\"969\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/01_50.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n\u00a0Giovanni Ozzola, Albedo. You see me in the twilight, 2026. Veduta dell\u2019installazione site-specific da una delle due porte d\u2019acqua. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>Ideato in occasione della 61\u00aa Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia, con la collaborazione di Galleria Continua (a cura di Giorgio Galotti\u00a0e\u00a0Shen Qilan, fino all\u201911 novembre 2026), il progetto include anche l\u2019esperienza di sostare sulla soglia delle due porte d\u2019acqua per udire i richiami dei gondolieri, che si aggiungono a quelli delle campane nautiche utilizzate dai naviganti in caso di scarsa visibilit\u00e0, e a quelli visivi del faro di Punta Sabbioni eretto sulla diga che delimita a nord-est la bocca di porto di Venezia-Lido.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"u\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"5d737a30-419e-422a-9d63-72a6badd9a60\" height=\"523\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/02_45.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzola, Faro 7, una notte di marzo \u2013 Venezia, 2026. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>Faro 7, una notte di marzo \u2013 Venezia (2026) accoglie il visitatore all\u2019ingresso dell\u2019installazione site-specific distendendo due ali di luce leggermente mosse, come se fossero quelle di una gigantesca falena posata sul faro. Nella poesia persiana di R\u016bm\u012b e di \u1e24\u0101\u00b4fi\u1e93 questa farfalla crepuscolare e notturna \u00e8 il simbolo dell\u2019anima che brucia a contatto della fiamma di una candela, dalla quale \u00e8 attratta. L\u2019opera Candele (2026), che costituisce il cuore palpitante della mostra, fornisce al visitatore un indizio dell\u2019interesse di Ozzola per questo mito. Lo sfarfallio della luce a Punta Sabbioni ha un rapporto anche con la storia personale di Beatrice Burati Anderson, con una sua privata esperienza della distanza, che non \u00e8 solo quella segnalata dallo struggente canto dei gondolieri, dai segnali ai naviganti lanciati dal faro e dal rintocco delle campane nautiche, che attendono il visitatore dall\u2019altro lato del canale che divide lo spazio espositivo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"u\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"062de238-1485-48dd-b064-119160f9d01e\" height=\"780\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/03_42.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzola, Dust on my memories, 2024. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>L\u2019opera Dust on my memories (2024) \u00e8 composta da campane nautiche utilizzate dai naviganti per segnalare la loro posizione in mare. Le funi che le sospendono al soffitto rappresentano le corde vocali dell\u2019intera installazione site-specific, concepita come un organismo vivente che canta, anzi in-canta. Ci\u00f2 che ammalia il visitatore \u00e8 soprattutto la luce che sfarfalla in Faro 7, una notte di marzo \u2013 Venezia, tremola in Candele, o vibra sulla soglia di un suo mutamento variando intensit\u00e0, direzione e composizione spettrale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"u\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"e79a201a-03e2-46fe-9429-b4c9d9b66014\" height=\"1162\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/04_44.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzola, Candele, 2026. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>Secondo lo psicologo James Gibson la struttura della luce ambiente specifica il contesto percettivo in cui ci muoviamo. Ogni organismo trae direttamente dall\u2019ambiente le informazioni che gli servono, senza necessit\u00e0 di elaborarle: niente calcoli, niente inferenze (Un approccio ecologico alla percezione visiva, Il Mulino, Bologna 1999). La teoria ecologica di Gibson presuppone che tutte le informazioni necessarie siano presenti nell\u2019assetto ottico ambiente, che circonda il punto di osservazione occupato da un corpo in movimento, e che si offre (da qui il suo neologismo affordances, dal verbo inglese to afford) agli occhi \u00abposti in una testa che sta su un corpo che poggia sul suolo\u00bb (p.33). Ogni ambiente ha le proprie affordances per l\u2019individuo che lo abita, o lo attraversa. La percezione \u00e8 cio\u00e8 in presa diretta sul mondo esterno, che si offre a noi attraverso l\u2019illuminazione (lo stato costante dell\u2019energia radiante riverberante). Forzando il pensiero di Gibson potremmo dire che una coscienza visiva ecologica, indipendente da calcoli e inferenze (\u00abNo elaborations!\u00bb era il motto di Gibson), sia depositata nell\u2019assetto ottico ambiente determinato dall\u2019illuminazione che pu\u00f2 variare in quantit\u00e0, direzione e composizione spettrale.<\/p>\n<p>Nella videoinstallazione Garage (2011) di Ozzola questa variazione \u00e8 determinata da una saracinesca che si alza e si abbassa come una palpebra. Nelle stampe ad inchiostro su carta cotone \u00e8 invece rappresentata dalla soglia aurorale o crepuscolare, che segna il passaggio dalla visione fotopica (diurna) a quella scotopica (notturna) e viceversa. Talvolta \u00e8 il fotismo notturno ad attrarlo e qui il tema della coscienza visiva depositata nella luce ambiente assume una sfumatura filosofica, che sposta l\u2019interpretazione della sua opera su un binario diverso.<\/p>\n<p>Il suo interesse per i fenomeni luminosi non \u00e8 immune dall\u2019influenza della filosofia neoplatonica e dalle contaminate esperienze teosofico-teurgiche di luce e di luminosit\u00e0 che fioriscono intorno al XII e al XIII secolo entrando in rapporto con l\u2019alchimia intesa come metafora chimica di una trasmutazione spirituale. Il titolo della mostra (Albedo) richiama infatti una delle fasi della Grande Opera alchemica.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 nel fondatore del Neoplatonismo che troviamo dei concetti puntualmente riferibili alla ricerca di Ozzola. La raccolta degli scritti di Plotino (Enneadi), curata e pubblicata da Porfirio, costituisce una fonte imprescindibile per comprendere la nascita e lo sviluppo dell\u2019estetica della luce nell\u2019arte tardo-antica e medioevale, che balena a tratti nella nostra cultura visuale. A uno di questi isolati bagliori possiamo riferire l\u2019attenzione che Ozzola dedica alla luce.<\/p>\n<p>L\u2019artista materializza la luce del filosofo che lass\u00f9 \u00ablampeggia sin dal principio a se stessa\u00bb. Questa stessa luce illumina anche quaggi\u00f9 e per chi guarda con gli occhi dell\u2019Intelligenza non c\u2019\u00e8 \u00abda un lato il veggente e dall\u2019altro la cosa vista, l\u2019uno fuori dell\u2019altra\u00bb, ma un tutt\u2019Uno. Chi guarda si unisce a chi e a ci\u00f2 che \u00e8 guardato, dissolvendosi nella luce.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"g\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ce7a0b74-c03a-4a93-abeb-be785e5f53a1\" height=\"624\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/05_37.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzola, La vida y la muerte me estan desgastando, 2023. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>Ozzola smarrisce se stesso nella luce che si spande lungo l\u2019orizzonte \u00absimbolo dell\u2019infinito, una meta irraggiungibile dove \u00e8 possibile essere indistinti\u00bb. In questo \u00abessere indistinti\u00bb l\u2019artista avverte un pericolo: \u00abnon si \u00e8 pi\u00f9 soli, ma non si \u00e8 nemmeno pi\u00f9 se stessi\u00bb. L\u2019oscillare dell\u2019Io tra il confondersi nel Tutto e il suo distinguersi come cosa separata trova puntualmente un riscontro nelle riflessioni filosofiche di Plotino, per il quale la consapevolezza dello stato di assorbimento nel Tutto scaturisce da questo alterno moto di separazione e unione (Enneadi, V 8, 11). Le opere di Ozzola sono dei luoghi dove fare esperienza di questa oscillazione. La spinta a fondersi con l\u2019illimitato orizzonte luminoso, visto attraverso le aperture dei bunker, \u00e8 bilanciata dalla protezione offerta dagli stessi bunker, le cui pareti interne sono coperte dai segni lasciati da chi li ha abitati, o visitati. Avanti e indietro, come su un\u2019altalena. La vida y la muerte me estan desgastando (2023) e Sunset with faith (2023) sono un esempio di questo oscillare dell\u2019Io che d\u00e0 luogo alla consapevolezza di essere (non di perdersi) nel Tutto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a202b5f7-a39b-4e43-862a-e8ef0c362515\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/06_31.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzoal, Sunset with faith, 2023. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson.\u00a0 Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>Se da una parte l\u2019opera dell\u2019artista stimola l\u2019esperienza di una coscienza visiva depositata nel flusso della luce che illumina l\u2019ambiente, dall\u2019altra delinea con i mezzi delle arti visive un orizzonte filosofico che mostra delle affinit\u00e0 con l\u2019ecologia integrale enunciata nella seconda enciclica Laudato si\u2019 promulgata sotto il pontificato di Francesco nel 2015. Anche se nell\u2019enciclica non si cita Plotino \u00e8 evidente quale sia la radice filosofica che lo ispira: l\u2019idea plotiniana che tutto nell&#8217;universo sia interconnesso e che \u2013 questo \u00e8 un passaggio significativo \u2013 la consapevolezza di essere nel Tutto necessiti di un alterno movimento di unione e separazione.<\/p>\n<p>Nell\u2019opera di Ozzola l\u2019ecologia integrale dell\u2019enciclica e la percezione ecologica di Gibson si ritrovano a correre in parallelo verso la luce, la prima rincorrendo l\u2019orizzonte filosofico delineato da Plotino, la seconda verso una nuova concezione della percezione visiva. Gibson rifiuta la vecchia idea che gli input sensoriali siano convertiti in percezioni attraverso operazioni della mente e propone \u00abun modo radicalmente nuovo di concepire la percezione\u00bb (p. 35).<\/p>\n<p>Questo vale anche per le percezioni transmodali?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"u\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"fdc9335c-f454-4428-aee6-3694c403ae17\" height=\"624\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/07_20.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiovanni Ozzola, Matteo, 2026. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson. Foto Flavio Pescatori.<\/p>\n<p>La sesta opera che compone l\u2019installazione site-specific \u00e8 Matteo (2026), un video su ledwall che si affaccia da una delle porte d\u2019acqua, dedicata a Matteo Panariello, campione di tiro con l\u2019arco nella categoria non vedenti. L\u2019installazione video aggiunge un altro livello di complessit\u00e0. Attraverso la percezione propriocettiva a carico di recettori che registrano la tensione muscolare, l&#8217;angolo delle articolazioni e il movimento, Matteo vede il bersaglio. Nelle persone affette da cecit\u00e0 l\u2019area corticale deputata alla visione viene convertita in funzione tattile. Secondo recenti studi neuroscientifici i sensi partecipano alla costruzione delle immagini mentali solo al 10%. Il restante 90% \u00e8 a carico delle connessioni che si vengono a creare tra diverse aree cerebrali, tanto che anche i ciechi possono avere immagini mentali: un input\u00a0tattile\u00a0pu\u00f2 attivare aree corticali deputate\u00a0alla percezione visiva e lo stesso avviene per gli input propriocettivi.<\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019esperienza percettiva cosiddetta transmodale, analoga a quella che Ozzola sperimenta appoggiando la fotocamera sul diaframma al momento dello scatto. Le sue opere sono paesaggi aurorali e crepuscolari che si espandono lungo un orizzonte visto dall&#8217;altezza del muscolo diaframma, che si alza e si abbassa nel respiro unendo corpo e paesaggio: \u00abQuando scatto un\u2019immagine appoggio la macchina fotografica sul diaframma\u2026 c\u2019\u00e8 un respiro [\u2026] Il punto di vista scivola sull&#8217;asse verticale e arriva pi\u00f9 in basso, sul diaframma\u00bb. Il corpo diventa il luogo in cui l&#8217;immagine si forma controllando il respiro, proprio come si controlla l&#8217;apertura di un diaframma fotografico (Ozzola utilizza la fotocamera digitale ruotando il display come se fosse un mirino reflex a pozzetto). Se Panariello vede attraverso la tensione muscolare, Ozzola vede anche (non solo) attraverso un respiro.<\/p>\n<p>Sono esperienze che chiamano in causa il corpo che vive, sente e percepisce, nel contesto di una mutazione sensoriale e cognitiva in atto, dove la percezione ottenuta per mezzo della conversione degli input sensoriali, oppure in presa diretta con l\u2019ambiente (come sostiene Gibson), svolge un ruolo importante. Si dispiega cos\u00ec un nuovo interesse per l\u2019estetico, che era stato\u00a0separato dall\u2019artistico al tempo in cui filosofi come Ermanno Migliorini constatavano l&#8217;avvenuta rimozione dell\u2019\u00e1isthesis\u00a0dalla pratica artistica (Conceptual Art, Il Fiorino, Firenze 1972). Negli ultimi decenni questo interesse \u00e8 riemerso nella ricerca artistica, attraverso un coinvolgimento del corpo che sente e percepisce, anche in modo transmodale.<\/p>\n<p>Attraverso i respiri fotografici di Ozzola, che riannodano il rapporto tra respiro e visione di cui si rinviene traccia gi\u00e0 nella poesia omerica (Charles Mugler, La lumi\u00e8re et la vision dans la po\u00e9sie grecque, \u201cRevue des \u00c9tudes Grecques\u201d, LXXIII, 1960, p. 65), la luce di Plotino assume un carattere ecologico inaspettato. Con i mezzi delle arti visive l\u2019artista delinea un orizzonte filosofico in cui \u00e8 possibile acquistare la consapevolezza di essere<strong> <\/strong>in un Tutto che \u00e8 \u03c3\u03cd\u03bc\u03c0\u03bd\u03bf\u03b9\u03b1 \u2013 cospirante, ovvero animato da uno stesso soffio (Enneadi, II 3, 7).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.beatriceburatianderson.com\/en\/exhibitions\/albedo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Albedo. You see me in the twilight<\/a>, galleria Beatrice Burati Anderson, Venezia. Con la collaborazione di Galleria Continua (a cura di Giorgio Galotti\u00a0e\u00a0Shen Qilan, fino all\u201911 novembre 2026.<\/p>\n<p>In copertina, Giovanni Ozzola, Matteo, 2026. Video Still. Courtesy: the artist, GALLERIA CONTINUA and Beatrice Burati Anderson.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel corso del suo soggiorno veneziano Goethe resta colpito dal fatto che di notte i gondolieri, rispondendosi da&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":647303,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,357274,204,1537,90,89,1617],"class_list":["post-647302","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-fotografia","tag-giovanni-ozzola","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-mostre"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117151052251548182","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/647302","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=647302"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/647302\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/647303"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=647302"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=647302"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=647302"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}