{"id":648166,"date":"2026-08-25T03:43:28","date_gmt":"2026-08-25T03:43:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/648166\/"},"modified":"2026-08-25T03:43:28","modified_gmt":"2026-08-25T03:43:28","slug":"storia-dellascolto-portatile-dal-walkman-allo-smartphone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/648166\/","title":{"rendered":"Storia dell&#8217;ascolto portatile, dal Walkman allo smartphone"},"content":{"rendered":"<p>Dal boombox al Walkman, dal Discman all&#8217;iPod fino allo smartphone: come l&#8217;ascolto della musica in mobilit\u00e0 \u00e8 cambiato in mezzo secolo.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 luglio 1979 Sony mette in vendita in Giappone il primo <strong>Walkman<\/strong>, il modello TPS-L2: un lettore a cassetta grande poco pi\u00f9 di una musicassetta, senza altoparlante, con due prese per le cuffie e un curioso tasto arancione che permetteva di parlare con chi si aveva accanto senza togliersi le cuffie. Non introduceva un nuovo supporto e, sul piano della semplice riproduzione, non faceva nulla che un registratore a cassette non sapesse gi\u00e0 fare. Cambiava per\u00f2 una cosa decisiva: permetteva di scegliere la propria musica e ascoltarla in stereo, camminando, in cuffia e senza coinvolgere chi stava intorno.<\/p>\n<p>Quel cambiamento apparentemente semplice ha spostato un intero pezzo di cultura. La storia dell\u2019ascolto in mobilit\u00e0 non \u00e8 la cronaca di apparecchi sempre pi\u00f9 piccoli, ma il racconto di come il rapporto quotidiano con la musica sia passato dallo spazio condiviso alla bolla personale, dal supporto che si possiede al file digitale e infine al catalogo cui si accede, dai pochi brani scelti alla disponibilit\u00e0 quasi istantanea di una quantit\u00e0 di musica un tempo impensabile. Il <strong>Walkman<\/strong> \u00e8 il punto in cui questa parabola diventa evidente, ma la storia comincia prima e, naturalmente, non \u00e8 ancora finita.<\/p>\n<p>Prima del Walkman: radio portatile e ascolto condiviso<\/p>\n<p>Portare la musica fuori casa non era una novit\u00e0 del 1979. La <strong>radio a transistor<\/strong>, arrivata sul mercato a met\u00e0 degli anni Cinquanta, aveva gi\u00e0 liberato l\u2019ascolto dalla presa di corrente e dal mobile in salotto. Era davvero portatile e, grazie all\u2019auricolare, poteva diventare anche un\u2019esperienza individuale. Restava per\u00f2 un limite sostanziale: la radio trasmetteva quello che passava l\u2019etere, non l\u2019album o la sequenza di brani scelti dall\u2019ascoltatore.<\/p>\n<p>Uno dei grandi simboli dell\u2019ascolto mobile collettivo \u00e8 invece il <strong>boombox<\/strong>, lo stereo portatile a cassette e radio che tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta diventa un oggetto di strada. Grosso, pesante, alimentato da una fila di batterie, si portava a spalla e suonava per tutti quelli intorno. Era un ascolto dichiaratamente pubblico, strettamente legato anche alla nascente cultura hip hop e alla vita urbana: <a href=\"https:\/\/www.musicoff.com\/musica-e-cultura\/ascoltare-musica-approfondimenti\/jazz-kissa-i-cafe-giapponesi-dove-lascolto-musicale-e-una-cosa-seria\/\" title=\"Jazz Kissa: i caf\u00e9 giapponesi dove l\u2019ascolto musicale \u00e8 una cosa seria\" style=\"font-weight:700\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>la musica come territorio condiviso<\/strong><\/a>, non come rifugio individuale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AIWA_CA-W30_Dual_Cassette_With_Equalizer_Boombox.jpg\" alt=\"Boombox Aiwa CA-W30 con doppia piastra a cassette ed equalizzatore\"\/><\/p>\n<p>\t\tUn boombox Aiwa CA-W30 con doppia piastra a cassette ed equalizzatore. Foto: , licenza <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/2.0\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CC BY 2.0<\/a>.<\/p>\n<p>La cassetta aveva gi\u00e0 inventato la playlist<\/p>\n<p>Prima ancora del Walkman, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un altro passaggio fondamentale. La <strong>Compact Cassette<\/strong>, presentata da Philips nel 1963 e progressivamente affermatasi come standard internazionale, non era soltanto piccola e relativamente robusta: poteva essere registrata dall\u2019utente. \u00c8 una differenza enorme rispetto al disco. Si potevano copiare album, registrare canzoni dalla radio, scegliere brani provenienti da dischi diversi e decidere personalmente in quale ordine ascoltarli.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec la cultura del <strong>mixtape<\/strong>, la compilation registrata in casa che per decenni diventa anche una forma di comunicazione personale: cassette preparate per un viaggio, una festa, un amico o una persona a cui si voleva dire qualcosa senza doverlo necessariamente dire. Molto prima delle playlist digitali, l\u2019ascoltatore aveva gi\u00e0 cominciato a smontare la sequenza stabilita dall\u2019album e a costruirsi il proprio percorso musicale. Il Walkman render\u00e0 quella selezione personale anche completamente portatile.<\/p>\n<p>1979, quando l\u2019ascolto personale diventa un fenomeno di massa<\/p>\n<p>Il Walkman nasce anche da un\u2019esigenza molto concreta. Il cofondatore di Sony <strong>Masaru Ibuka<\/strong>, grande appassionato di musica, voleva poter ascoltare registrazioni stereo durante i lunghi viaggi senza trascinarsi dietro uno dei registratori portatili dell\u2019epoca. Sony part\u00ec quindi da una piattaforma gi\u00e0 esistente, quella del registratore compatto <strong>Pressman<\/strong>, eliminando ci\u00f2 che non serviva: funzione di registrazione e altoparlante. Rimaneva un apparecchio progettato esclusivamente per riprodurre cassette in stereo attraverso le cuffie.<\/p>\n<p>Il progetto incontr\u00f2 quasi per caso un\u2019altra ricerca che Sony stava portando avanti nello stesso periodo: quella sulle cuffie ultraleggere. I modelli tradizionali potevano pesare 300 o 400 grammi; le <strong>MDR-3L2<\/strong> abbinate al primo Walkman ne pesavano appena 45. \u00c8 un dettaglio tecnico che in realt\u00e0 spiega buona parte del successo del concetto: un lettore piccolo sarebbe servito a poco se avesse richiesto di camminare con mezzo chilo di cuffie sulla testa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Walkman_TPS-L2.jpg\" alt=\"Sony Walkman TPS-L2, primo modello commercializzato nel 1979\"\/><\/p>\n<p>\t\tIl Sony Walkman TPS-L2, modello con cui nel 1979 inizi\u00f2 la storia commerciale del Walkman. Foto: , licenza <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/3.0\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CC BY-SA 3.0<\/a>.<\/p>\n<p>Con il TPS-L2 cambia quindi il segno dell\u2019ascolto portatile. L\u2019apparecchio \u00e8 piccolo, si porta alla cintura o in una borsa e soprattutto consente di ascoltare la musica scelta da chi lo usa. L\u2019ascolto personale di una registrazione diventa un gesto quotidiano, portatile e continuo. Chi cammina per strada con le cuffie porta con s\u00e9 una colonna sonora privata che gli altri non sentono.<\/p>\n<p>Eppure Sony, almeno inizialmente, sembra quasi preoccuparsi dell\u2019isolamento prodotto dalla propria invenzione. Il TPS-L2 dispone di <strong>due uscite per le cuffie<\/strong>, cos\u00ec da poter ascoltare in coppia, e di un pulsante arancione denominato <strong>Hot Line<\/strong>: premendolo, il livello della cassetta si abbassa e il microfono incorporato permette di sentire nelle cuffie la voce di chi sta parlando. Una funzione pensata per consentire un minimo di comunicazione senza interrompere l\u2019ascolto. Nei modelli successivi quelle caratteristiche perderanno rapidamente importanza: il pubblico aveva capito benissimo quale fosse il vero fascino dell\u2019oggetto, e non consisteva necessariamente nel condividere ci\u00f2 che stava ascoltando.<\/p>\n<p>L\u2019effetto culturale \u00e8 pi\u00f9 profondo di quanto le dimensioni dell\u2019apparecchio lascino immaginare. Il Walkman trasforma il tempo morto degli spostamenti, il tragitto in autobus, la corsa, l\u2019attesa alla fermata, in un tempo sonoro personale. Prende forma l\u2019idea, oggi ovvia, che la propria giornata possa avere una colonna sonora scelta da chi la vive. All\u2019interno della stessa Sony c\u2019era chi temeva che un lettore senza registrazione e senza altoparlante non avrebbe venduto; accadde esattamente il contrario. In dieci anni le vendite del Walkman a cassette superarono i 50 milioni di esemplari e il nome fin\u00ec per identificare, ben oltre il singolo prodotto Sony, un\u2019intera categoria di apparecchi.<\/p>\n<p>Sony ripercorre quarant\u2019anni di evoluzione del Walkman, dal TPS-L2 ai modelli digitali.<\/p>\n<p>Ma l\u2019idea dello stereo personale esisteva gi\u00e0<\/p>\n<p>Attribuire a Sony l\u2019invenzione assoluta dell\u2019idea di uno stereo personale portatile sarebbe per\u00f2 troppo semplice. Il tedesco-brasiliano <strong>Andreas Pavel<\/strong> aveva sviluppato negli anni Settanta un concetto chiamato <strong>Stereobelt<\/strong>, un sistema di riproduzione stereofonica indossabile, e nel marzo 1977 deposit\u00f2 in Italia una domanda di brevetto, seguita da altre registrazioni internazionali.<\/p>\n<p>La somiglianza concettuale con il Walkman diede origine a una controversia con Sony durata molti anni e conclusasi infine con un accordo extragiudiziale. Questo non toglie al TPS-L2 il suo peso storico: il punto non \u00e8 tanto stabilire chi abbia avuto per primo l\u2019idea astratta di ascoltare musica stereo camminando, quanto riconoscere che fu <strong>Sony a trasformare quell\u2019idea in un prodotto industriale capace di creare un mercato mondiale e modificare le abitudini di milioni di persone<\/strong>.<\/p>\n<p>Il decennio scomodo: Discman, anti-shock e MiniDisc<\/p>\n<p>Il passaggio al digitale portatile \u00e8 meno lineare di quanto sembri. Nel 1984 Sony presenta il <strong>D-50<\/strong>, primo lettore CD portatile e capostipite della famiglia che sarebbe diventata celebre con il nome Discman. Niente fruscio di fondo tipico del nastro, accesso diretto alle tracce e tutti i vantaggi del Compact Disc in un apparecchio molto pi\u00f9 piccolo dei lettori da tavolo dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 fisico. Il CD \u00e8 un disco che gira e un movimento brusco pu\u00f2 compromettere momentaneamente la lettura. Per anni ascoltare un lettore CD portatile mentre si cammina significa quindi convivere con il rischio dei salti, finch\u00e9 i sistemi <strong>anti-shock<\/strong> basati su memoria elettronica non riducono drasticamente il problema leggendo in anticipo una porzione del disco e conservando alcuni secondi di audio in memoria.<\/p>\n<p>Nel 1992 Sony prova a coniugare portabilit\u00e0, registrazione e accesso digitale con il <strong>MiniDisc<\/strong>, un piccolo disco magneto-ottico racchiuso in una cartuccia. \u00c8 registrabile e riscrivibile, consente di spostare, dividere e rinominare le tracce, offre accesso rapido ai brani e utilizza una memoria anti-shock per limitare le interruzioni durante l\u2019ascolto. Per comprimere l\u2019audio Sony sviluppa inoltre il sistema <strong>ATRAC<\/strong>, necessario per far entrare una quantit\u00e0 utile di musica su un supporto cos\u00ec piccolo.<\/p>\n<p>Il MiniDisc non riesce mai a sostituire universalmente cassetta e CD e negli Stati Uniti rimane relativamente marginale, ma definirlo semplicemente un fallimento sarebbe storicamente sbagliato. In Giappone diventa un formato molto diffuso e trova un seguito consistente anche in diversi mercati europei. Secondo i dati diffusi da Sony per il decimo anniversario del formato, alla fine dell\u2019anno fiscale 2001 erano stati distribuiti nel mondo, considerando tutti i produttori, <strong>circa 56 milioni di apparecchi compatibili MiniDisc e circa un miliardo di supporti MD<\/strong>. Numeri decisamente poco compatibili con l\u2019idea di una breve parentesi commerciale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Sony_Walkman_MZ-R35.jpg\" alt=\"Sony MZ-R35, registratore e lettore portatile MiniDisc\"\/><\/p>\n<p>\t\tIl Sony MZ-R35, registratore e lettore MiniDisc portatile della seconda met\u00e0 degli anni Novanta. Foto: , licenza <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CC BY-SA 4.0<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019MP3 separa la musica dal supporto<\/p>\n<p>La svolta successiva non \u00e8 un apparecchio, ma un formato di compressione. L\u2019<strong>MP3<\/strong> riduce drasticamente lo spazio necessario per memorizzare un brano e rende praticabile la circolazione della musica attraverso computer e rete. Per la prima volta il contenuto pu\u00f2 staccarsi completamente dal proprio supporto fisico: niente nastro, niente disco, nessuna cartuccia. Rimane un file.<\/p>\n<p>I primi lettori portatili dedicati arrivano sul mercato nel 1998. Tra i pionieri ci sono il sudcoreano <strong>MPMan F10<\/strong> e il <strong>Diamond Rio PMP300<\/strong>. I 32 MB di memoria dei modelli base oggi fanno sorridere: a seconda della durata dei brani e del livello di compressione permettevano di trasportare soltanto una manciata di canzoni, spesso meno di un album intero. Ma non c\u2019erano pi\u00f9 parti meccaniche in movimento e i brani potevano essere trasferiti direttamente dal computer.<\/p>\n<p>Il Rio finisce inoltre al centro di una vicenda che anticipa molte delle battaglie dell\u2019industria discografica negli anni successivi. Nel 1998 la <strong>Recording Industry Association of America<\/strong> tenta per vie legali di bloccarne la commercializzazione negli Stati Uniti, sostenendo che il dispositivo dovesse sottostare agli obblighi previsti dalla normativa americana sulla registrazione audio digitale. La richiesta di ingiunzione viene respinta. Non era ancora la guerra intorno alla musica online, ma il problema era gi\u00e0 evidente: il file digitale stava cominciando a muoversi con regole diverse da quelle dei supporti tradizionali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Diamond_Rio_PMP300_1.jpg\" alt=\"Diamond Rio PMP300, uno dei primi lettori MP3 portatili commerciali\"\/><\/p>\n<p>\t\tIl Diamond Rio PMP300, protagonista nel 1998 anche della battaglia legale con la RIAA sul futuro della musica digitale. Foto: , licenza <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/2.0\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CC BY 2.0<\/a>.<\/p>\n<p>Napster cambia il modo in cui la musica circola<\/p>\n<p>A quel punto la trasformazione non riguarda pi\u00f9 soltanto il modo di ascoltare, ma anche quello di procurarsi la musica. Nel 1999 arriva <strong>Napster<\/strong> e il file MP3 diventa il centro di una gigantesca rete di scambio tra utenti. Le controversie sul diritto d\u2019autore porteranno alla chiusura del servizio originale nel 2001, ma culturalmente il passaggio \u00e8 ormai avvenuto: milioni di persone hanno sperimentato l\u2019idea che una canzone possa essere cercata, scaricata e trasferita senza acquistare n\u00e9 toccare alcun supporto.<\/p>\n<p>\u00c8 una frattura fondamentale nella storia dell\u2019ascolto in mobilit\u00e0. Fino alla cassetta e al CD, portare la musica con s\u00e9 significava prima di tutto <strong>portare un oggetto<\/strong>. Con l\u2019MP3 significa trasferire dati da un computer a un lettore. L\u2019hardware continua a esistere, naturalmente, ma il supporto musicale in quanto oggetto comincia a scomparire.<\/p>\n<p>Mille canzoni in tasca: l\u2019iPod cambia scala<\/p>\n<p>Il salto di scala arriva nel 2001, quando Apple presenta l\u2019<strong>iPod<\/strong>. Il disco rigido miniaturizzato da 5 GB del primo modello pu\u00f2 contenere fino a mille brani, mentre la ghiera circolare permette di scorrere rapidamente una libreria che, per l\u2019epoca, sembra enorme. Apple riassume tutto in una promessa destinata a diventare celebre: mille canzoni in tasca.<\/p>\n<p>Con l\u2019iPod la collezione digitale diventa un fenomeno di massa e, per un numero crescente di ascoltatori, scaffali di vinili e torri di CD vengono affiancati da una biblioteca invisibile racchiusa in un piccolo apparecchio. Non si porta pi\u00f9 con s\u00e9 un album o una compilation: si pu\u00f2 portare una parte consistente, se non tutta, della propria raccolta.<\/p>\n<p>La presentazione del primo iPod del 23 ottobre 2001, con Steve Jobs che introduce il concetto delle \u201cmille canzoni in tasca\u201d.<\/p>\n<p>Manca per\u00f2 ancora un tassello. All\u2019inizio l\u2019iPod contiene soprattutto file provenienti dai propri CD o ottenuti altrove. Nel 2003 Apple apre l\u2019<strong>iTunes Music Store<\/strong> e mette in vendita negli Stati Uniti oltre 200.000 brani acquistabili singolarmente e scaricabili direttamente sul computer. Il modello \u00e8 diverso da Napster ma il principio tecnologico ormai \u00e8 lo stesso: la musica pu\u00f2 essere distribuita senza supporto fisico. Per qualche anno sembra questo il punto d\u2019arrivo: non si compra pi\u00f9 necessariamente il disco, ma si continua almeno a <strong>possedere il file<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo smartphone assorbe il lettore musicale<\/p>\n<p>Il passaggio successivo \u00e8 la progressiva scomparsa dell\u2019oggetto dedicato dal mercato di massa. Telefoni capaci di riprodurre file musicali esistevano gi\u00e0 nei primi anni Duemila e produttori come Nokia e Sony Ericsson avevano investito molto nell\u2019integrazione tra telefonia e musica. Nel 2007, per\u00f2, l\u2019<strong>iPhone<\/strong> rende particolarmente evidente la convergenza: Apple lo presenta esplicitamente anche come un iPod widescreen integrato nello stesso apparecchio utilizzato per telefonare e accedere a Internet.<\/p>\n<p>Quando lo <strong>smartphone<\/strong> diventa abbastanza potente e capiente da svolgere anche il ruolo di lettore musicale, portarsi dietro un dispositivo separato perde gran parte della sua utilit\u00e0 per il pubblico generalista. I lettori dedicati non scompaiono del tutto, soprattutto nelle fasce specialistiche e audiofile, ma smettono di essere il centro dell\u2019ascolto musicale in mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo streaming: dalla propriet\u00e0 all\u2019accesso<\/p>\n<p>L\u2019ultimo passaggio cambia ancora una volta le regole. Con lo <strong>streaming<\/strong>, l\u2019ascolto non passa pi\u00f9 necessariamente dal possesso di un supporto o nemmeno di un file, ma dalla possibilit\u00e0 di accedere attraverso la rete a cataloghi enormi e, quando previsto dal servizio, scaricare temporaneamente la musica per l\u2019ascolto offline.<\/p>\n<p>La biblioteca invisibile dell\u2019iPod diventa cos\u00ec una biblioteca che non appartiene pi\u00f9 realmente a chi ascolta. La disponibilit\u00e0 \u00e8 immensamente pi\u00f9 grande, ma il possesso quasi scompare. Il passaggio storico pu\u00f2 essere riassunto in tre verbi: prima <strong>comprare<\/strong> un supporto, poi <strong>scaricare<\/strong> un file, infine <strong>accedere<\/strong> a un catalogo.<\/p>\n<p>Conviene fermarsi un momento proprio qui. Ogni tappa di questa storia ha guadagnato qualcosa e perso qualcos\u2019altro. Il boombox condivideva la musica ma poteva imporla a chi stava intorno; il Walkman ha reso normale l\u2019ascolto privato ma ha creato una bolla personale; il mixtape permetteva di costruire un percorso musicale ma richiedeva tempo e cura; l\u2019iPod ha messo una collezione intera in tasca ma ha ridotto la presenza materiale dell\u2019album; lo streaming ha moltiplicato enormemente le possibilit\u00e0 di scelta ma ha reso meno centrale tanto il possesso quanto il disco come unit\u00e0 dell\u2019esperienza musicale. Portare la musica con s\u00e9 \u00e8 sempre stato uno scambio.<\/p>\n<p>Per chi ha fretta: 5 risposte sull\u2019ascolto in mobilit\u00e0<\/p>\n<p><strong>1. Il Walkman \u00e8 stato davvero il primo lettore musicale personale?<\/strong><br \/>Il Sony TPS-L2 del 1979 \u00e8 il prodotto che ha trasformato l\u2019ascolto personale portatile in un fenomeno di massa. Idee simili esistevano gi\u00e0: Andreas Pavel aveva brevettato in Italia nel 1977 il concetto dello Stereobelt.<\/p>\n<p><strong>2. Che cosa ha cambiato davvero il Walkman?<\/strong><br \/>Ha unito la possibilit\u00e0 di scegliere la propria musica alla portabilit\u00e0 e all\u2019ascolto privato in stereo. La radio a transistor aveva gi\u00e0 reso l\u2019audio portatile, ma non permetteva all\u2019ascoltatore di decidere quali brani ascoltare.<\/p>\n<p><strong>3. Quando \u00e8 arrivato il primo lettore CD portatile?<\/strong><br \/>Nel 1984, con il Sony D-50, capostipite della famiglia Discman. Portava il Compact Disc fuori dall\u2019impianto domestico, anche se gli urti potevano interrompere la lettura; i successivi sistemi anti-shock con memoria elettronica ridussero progressivamente il problema.<\/p>\n<p><strong>4. Perch\u00e9 l\u2019iPod \u00e8 considerato una svolta?<\/strong><br \/>Perch\u00e9 nel 2001 il primo modello da 5 GB poteva contenere fino a mille brani. L\u2019iPod ha trasformato la raccolta di file musicali in una vera collezione portatile e nel 2003 l\u2019iTunes Music Store ha contribuito a rendere normale anche l\u2019acquisto della musica senza supporto fisico.<\/p>\n<p><strong>5. Che cosa ha sostituito i lettori musicali dedicati?<\/strong><br \/>Per il grande pubblico soprattutto lo smartphone, che ne ha assorbito le funzioni, e lo streaming, che ha completato il passaggio dal possesso di supporti e file all\u2019accesso a un catalogo online.<\/p>\n<p>Oltre quarant\u2019anni separano il boombox a spalla dallo smartphone in tasca, eppure il desiderio di fondo non \u00e8 cambiato: avere la propria musica con s\u00e9, dovunque si vada. Sono cambiati gli oggetti, il peso, il gesto, la quantit\u00e0 di musica disponibile e soprattutto il senso del possesso, non l\u2019impulso. Dalla radio al mixtape, dal Walkman all\u2019iPod, dal file allo streaming, ogni tecnologia ha allargato ci\u00f2 che potevamo portare con noi mentre rendeva progressivamente meno visibile ci\u00f2 che stavamo portando. La prossima forma dell\u2019ascolto portatile, qualunque sar\u00e0, dovr\u00e0 probabilmente fare i conti con lo stesso scambio di sempre: quanto siamo disposti a cedere, in termini di oggetto, controllo o propriet\u00e0, pur di continuare a camminare con una colonna sonora addosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dal boombox al Walkman, dal Discman all&#8217;iPod fino allo smartphone: come l&#8217;ascolto della musica in mobilit\u00e0 \u00e8 cambiato&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":648167,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":["post-648166","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-scienza-e-tecnologia","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-science","tag-science-and-technology","tag-scienceandtechnology","tag-scienza","tag-scienza-e-tecnologia","tag-scienzaetecnologia","tag-technology","tag-tecnologia"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117154089641631337","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/648166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=648166"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/648166\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/648167"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=648166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=648166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=648166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}