{"id":649652,"date":"2026-08-26T01:23:19","date_gmt":"2026-08-26T01:23:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/649652\/"},"modified":"2026-08-26T01:23:19","modified_gmt":"2026-08-26T01:23:19","slug":"non-solo-antibiotici-i-farmaci-comuni-possono-lasciare-unimpronta-nellintestino-per-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/649652\/","title":{"rendered":"Non solo antibiotici: i farmaci comuni possono lasciare un\u2019impronta nell\u2019intestino per anni"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di medicinali capaci di <strong>modificare il microbiota intestinale<\/strong>, il pensiero corre subito agli <strong>antibiotici<\/strong>. Una nuova ricerca mostra per\u00f2 che l\u2019elenco potrebbe essere molto pi\u00f9 lungo: <strong>antidepressivi, benzodiazepine, beta-bloccanti e farmaci contro l\u2019acidit\u00e0 gastrica<\/strong> sembrano lasciare nei batteri intestinali un\u2019<strong>impronta riconoscibile anche a distanza di anni<\/strong> dall\u2019ultima assunzione.<\/p>\n<p><strong>Non significa<\/strong> che questi medicinali \u201c<strong>distruggano<\/strong>\u201d l\u2019intestino n\u00e9 che debbano essere sospesi. Il risultato, piuttosto, <strong>cambia il modo in cui si studiano il microbiota<\/strong> e le sue relazioni con diabete, obesit\u00e0, disturbi immunitari e malattie neurologiche.<\/p>\n<p>La ricerca \u00e8 stata condotta utilizzando i dati dell\u2019<strong>Estonian Microbiome Cohort<\/strong>, collegati alle prescrizioni registrate nell\u2019arco di circa <strong>dieci anni<\/strong>. Gli scienziati hanno analizzato <strong>campioni fecali di oltre 2.500 persone<\/strong> attraverso il <strong>sequenziamento metagenomico<\/strong>, ricostruendo contemporaneamente la storia farmacologica dei partecipanti.<\/p>\n<p>\u00c8 emerso che <strong>l\u2019uso dei medicinali<\/strong> rappresenta una delle variabili capaci di spiegare le differenze tra il <strong>microbiota<\/strong> di una persona e quello di un\u2019altra. L\u2019associazione non riguardava solamente le terapie in corso: per alcuni farmaci, il <strong>segnale rimaneva visibile<\/strong> anche considerando prescrizioni molto precedenti alla raccolta del campione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019impronta non \u00e8 necessariamente un danno<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>microbiota<\/strong> \u00e8 formato da migliaia di miliardi di microrganismi che partecipano alla <strong>digestione<\/strong>, alla <strong>produzione di metaboliti<\/strong>, alla <strong>regolazione dell\u2019immunit\u00e0<\/strong> e alla <strong>trasformazione di numerose sostanze estranee<\/strong>. I farmaci possono <strong>modificarlo<\/strong> direttamente, rallentando o favorendo la crescita di alcune specie, oppure <strong>indirettamente<\/strong>, cambiando acidit\u00e0, motilit\u00e0 intestinale, secrezioni biliari e disponibilit\u00e0 dei nutrienti.<\/p>\n<p>Il fenomeno pu\u00f2 inoltre essere <strong>bidirezionale<\/strong>. I batteri intestinali sono capaci di <strong>trasformare alcuni principi attivi<\/strong>, modificandone assorbimento, efficacia o tossicit\u00e0. Un medicinale pu\u00f2 quindi cambiare il microbiota, ma <strong>il microbiota pu\u00f2 a sua volta influenzare la risposta al medicinale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non tutte le modificazioni, per\u00f2, sono negative<\/strong>. Alcune potrebbero contribuire all\u2019effetto terapeutico, altre rappresentare semplicemente una traccia biologica dell\u2019esposizione. Il termine <strong>\u201cdisbiosi\u201d<\/strong>, spesso utilizzato con troppa facilit\u00e0, <strong>non indica automaticamente una malattia<\/strong> e <strong>non esiste un unico microbiota ideale valido per tutti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dagli antidepressivi ai gastroprotettori<\/strong><\/p>\n<p>Fra le classi associate a variazioni della comunit\u00e0 microbica figurano gli <strong>inibitori di pompa protonica<\/strong>, impiegati per ridurre l\u2019acidit\u00e0 gastrica. Modificando la <strong>barriera acida<\/strong> dello stomaco, questi farmaci possono permettere a <strong>microrganismi normalmente presenti nella bocca<\/strong> di raggiungere pi\u00f9 facilmente l\u2019intestino.<\/p>\n<p>Anche <strong>antidepressivi, benzodiazepine, beta-bloccanti<\/strong> e diversi medicinali metabolici sono risultati collegati a particolari firme microbiche. La <strong>metformina<\/strong> rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 studiati: parte dei suoi effetti gastrointestinali e metabolici potrebbe passare proprio attraverso l\u2019<strong>ecosistema intestinale<\/strong>.<\/p>\n<p>Una ricerca del <strong>2026<\/strong>, condotta su un piccolo gruppo di pazienti con diabete, ha inoltre esplorato l\u2019interazione tra <strong>microbiota, semaglutide ed empagliflozin<\/strong>. Il <strong>profilo batterico iniziale<\/strong> mostrava associazioni con la successiva <strong>risposta glicemica<\/strong>, ma i numeri sono ancora troppo ridotti per utilizzare il microbiota nella scelta della terapia.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il risultato \u00e8 importante<\/strong><\/p>\n<p>Gran parte degli studi collega <strong>determinate configurazioni del microbiota a una malattia<\/strong> senza riuscire a stabilire se siano <strong>causa, conseguenza o effetto delle cure<\/strong>. Una firma attribuita alla <strong>depressione<\/strong>, per esempio, potrebbe dipendere almeno in parte dagli antidepressivi; quella osservata nel <strong>diabete<\/strong> potrebbe essere influenzata dalla <strong>metformina<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>storia farmacologica<\/strong> dovrebbe dunque essere <strong>considerata sistematicamente<\/strong> negli studi sul microbiota. <strong>Trascurarla rischia<\/strong> di far attribuire alla malattia ci\u00f2 che, almeno in parte, appartiene al trattamento.<\/p>\n<p>Per i pazienti il messaggio <strong>non \u00e8 sospendere i farmaci n\u00e9 assumere automaticamente probiotici<\/strong>. \u00c8 <strong>utilizzare ogni medicinale quando realmente indicato<\/strong>, <strong>evitando terapie inutilmente prolungate<\/strong> e <strong>discutendo con il medico<\/strong> eventuali disturbi intestinali. <strong>Non disponiamo ancora di un test capace di stabilire quale probiotico \u201cripari\u201d l\u2019impronta di uno specifico farmaco<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><\/p>\n<p>Aasmets O et al. A hidden confounder for microbiome studies: medications. 2025. PubMed<\/p>\n<p>Aasmets O et al. Gut metagenome associations with extensive digital health data. Nature Communications, 2022.<\/p>\n<p>Maier L et al. Extensive impact of non-antibiotic drugs on human gut bacteria. Nature, 2018.<\/p>\n<p>Klemets A et al. Fecal microbiome predicts treatment response after the initiation of semaglutide or empagliflozin uptake. Scientific Reports, 2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando si parla di medicinali capaci di modificare il microbiota intestinale, il pensiero corre subito agli antibiotici. 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