{"id":650669,"date":"2026-08-26T16:24:12","date_gmt":"2026-08-26T16:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/650669\/"},"modified":"2026-08-26T16:24:12","modified_gmt":"2026-08-26T16:24:12","slug":"oriente-occidente-di-rampini-usa-iran-cina-ora-la-guerra-entra-nella-fase-triangolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/650669\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Usa-Iran-Cina, ora la guerra entra nella fase triangolare"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La guerra fra Stati Uniti e Iran \u00e8 entrata in una fase diversa<\/b>. Washington ha ridotto il ricorso alla forza militare e tenta di trasferire lo scontro sul terreno dove ritiene di possedere la superiorit\u00e0 pi\u00f9 schiacciante: finanza, commercio, trasporti, energia, controllo delle transazioni internazionali. <b>Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dato un nome solenne a questa offensiva<\/b>: Operation Economic Outcast, operazione \u00abparia economico\u00bb. Donald Trump usa una formula ancora pi\u00f9 bellicosa: Economic D-Day.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019obiettivo americano non \u00e8 semplicemente imporre qualche sanzione aggiuntiva a un Paese che ne subisce da decenni<\/b>. \u00c8 tentare di avvicinarsi a un embargo globale, costringendo banche, compagnie di navigazione, societ\u00e0 tecnologiche, commercianti di oro, intermediari delle criptovalute e soprattutto acquirenti di petrolio a scegliere: o l\u2019Iran o l\u2019accesso al sistema economico americano<b>. Il paradosso \u00e8 che Washington promette di recidere \u00abogni ultima linea di vita\u00bb dell\u2019economia iraniana<\/b>, ma per ora evita di colpire con la massima forza quella pi\u00f9 importante: la Cina.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 una nuova fase della guerra perch\u00e9 arriva dopo sei mesi nei quali la potenza militare non \u00e8 riuscita a produrre una conclusione politica. <b>Stati Uniti e Iran non hanno raggiunto un accordo stabile sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, n\u00e9 sul nucleare<\/b>. I colloqui fra Iran e Oman su un corridoio di navigazione e sulla rimozione delle mine hanno alimentato speranze di una riapertura parziale dello Stretto. Ma siamo ancora molto lontani da una normalizzazione. Bessent sostiene che il Tesoro ha ormai ricostruito \u00abogni nodo\u00bb, ogni intermediario e ogni rete utilizzati dall\u2019Iran per esportare clandestinamente petrolio ed eludere le sanzioni. <b>Washington ha annunciato misure contro oltre sessanta individui, societ\u00e0 e navi accusati di aiutare Teheran a procurarsi tecnologie nucleari e missilistiche<\/b>, vendere energia, finanziare il regime o condurre operazioni informatiche.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le sanzioni secondarie possono colpire chi intrattiene rapporti con l\u2019Iran in cinque settori: criptovalute e altre attivit\u00e0 digitali, tecnologia, oro, aviazione e navigazione. <b>Washington vuole inoltre convincere altri governi a chiudere le filiali estere di Bank Melli, la principale banca pubblica iraniana<\/b>. Altre restrizioni dovrebbero colpire istituzioni finanziarie e collegamenti aerei e marittimi.<br \/>Dietro questa escalation c\u2019\u00e8 una valutazione politica. L\u2019economia iraniana era fragile prima della guerra ed \u00e8 molto pi\u00f9 vulnerabile oggi. Il rial \u00e8 precipitato a circa due milioni per un dollaro. L\u2019inflazione si avvicina al 90 per cento e quella alimentare al 130 per cento. <b>La guerra, le sanzioni e il blocco navale rendono pi\u00f9 difficile finanziare le importazioni e soddisfare i bisogni quotidiani della popolazione<\/b>. Trump sostiene che l\u2019Iran \u00e8 ormai prossimo al collasso. Secondo il Financial Times, l\u2019Iran soffre una carenza quotidiana di circa 15 milioni di litri di carburante rispetto a una domanda di circa 135 milioni. Le infrastrutture di raffinazione sono state danneggiate dai bombardamenti; le importazioni sono pi\u00f9 difficili; il governo attinge alle riserve strategiche. A Teheran sono comparse lunghe file alle stazioni di servizio.<b> \u00c8 uno dei segnali pi\u00f9 concreti che la guerra economica entra nella vita quotidiana<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La benzina \u00e8 anche una mina politica. In Iran \u00e8 da sempre sovvenzionata. <b>Aumentarne il prezzo significa toccare uno dei pochi benefici materiali che lo Stato offre a una popolazione impoverita<\/b>. Il governo sta valutando una riduzione delle quote agevolate, ma ricorda cosa accadde nel 2019, quando un rialzo dei prezzi dei carburanti contribu\u00ec a scatenare proteste di massa. Un recente tentativo di aumentare i prezzi nella provincia di Kerman \u00e8 stato rapidamente ritirato di fronte alle reazioni. Il presidente della Repubblica islamica Pezeshkian e il presidente del Parlamento Ghalibaf hanno pronunciato dichiarazioni insolite per la loro franchezza. <b>Pezeshkian ha detto che ogni guerra deve finire e che sarebbe meglio proclamare vittoria, salvando la dignit\u00e0 nazionale, per poi chiudere il conflitto<\/b>. Ghalibaf \u00e8 stato ancora pi\u00f9 esplicito sul rapporto fra economia e potenza militare: non esiste sicurezza, ha detto in sostanza, se la popolazione soffre, il denaro non circola e l\u2019economia non cresce.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 un riconoscimento importante. L\u2019Iran pu\u00f2 continuare a possedere missili, droni e capacit\u00e0 di interdizione nello Stretto di Hormuz; ma la resilienza militare non elimina il deterioramento economico. Queste dichiarazioni rivelano una divisione dentro il regime. Pezeshkian e Ghalibaf sembrano voler utilizzare la forza militare ancora disponibile come capitale negoziale: <b>trattare adesso, prima che il deterioramento economico riduca il potere contrattuale dell\u2019Iran. I settori pi\u00f9 radicali ragionano in modo opposto<\/b>. Diffidano di qualsiasi intesa con Trump e utilizzano la pausa nei combattimenti per prepararsi a una nuova escalation.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi il problema Cina. Pechino acquista oltre l\u201980 per cento del petrolio esportato dall\u2019Iran. Anche dopo il blocco americano, la Cina avrebbe importato in agosto pi\u00f9 di 500.000 barili al giorno di greggio iraniano. Senza colpire seriamente questo circuito, l\u2019isolamento economico iraniano non pu\u00f2 essere completo.<b> L\u2019embargo ha ridotto quasi a zero le esportazioni dirette dai porti iraniani, ma Teheran dispone ancora di una gigantesca riserva galleggiante<\/b>. 80 milioni di barili di greggio iraniano sono stoccati su petroliere nelle acque asiatiche, soprattutto al largo della Malaysia. Sono miliardi di dollari di entrate potenziali. Il petrolio viene trasferito da una nave all\u2019altra in alto mare: una petroliera sanzionata scarica su un\u2019altra che non lo \u00e8, l\u2019origine della merce si perde nei documenti, e il carico arriva in Cina registrato come proveniente da altrove. \u00c8 un commercio clandestino, ma su scala industriale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il rapporto con la Cina non \u00e8 solo petrolio. \u00c8 un sistema finanziario parallelo. Sempre pi\u00f9 transazioni vengono regolate in yuan anzich\u00e9 in dollari. <b>L\u2019Iran vende il greggio, accumula valuta cinese, poi la utilizza per comprare beni e servizi cinesi. In altri casi pratica una sorta di baratto moderno<\/b>: petrolio in cambio di infrastrutture costruite da aziende cinesi. Pi\u00f9 questo circuito si allontana dal dollaro, pi\u00f9 diminuisce il potere del Tesoro americano di controllarlo. Bessent ha evitato inizialmente di nominare la Cina, salvo poi assicurare che nessuno \u00e8 immune dalle sanzioni americane. Ma fra il principio e la sua applicazione c\u2019\u00e8 un abisso geopolitico. <b>L\u2019ultima ondata di misure ha colpito petroliere cinesi, societ\u00e0 di Hong Kong, piccole aziende accusate di acquistare tecnologia sensibile per l\u2019Iran<\/b>. Non ha colpito le grandi banche cinesi n\u00e9 i gruppi pi\u00f9 importanti integrati nel sistema finanziario mondiale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sanzionare una piccola banca asiatica o un armatore compiacente \u00e8 una cosa. Colpire grandi istituzioni finanziarie cinesi significa aprire un nuovo fronte con Pechino. <b>Trump ha appena attraversato diciotto mesi segnati dalla guerra dei dazi e dal braccio di ferro sulle terre rare<\/b>; ha visitato Xi Jinping a Pechino in maggio e attende il leader cinese a Washington il mese prossimo. Dovrebbe decidere se subordinare questa delicata stabilizzazione dei rapporti sino-americani all\u2019obiettivo di strangolare l\u2019economia iraniana.<br \/>Il ricordo della controffensiva cinese sulle terre rare pesa molto. Quando Washington ha alzato i dazi, Pechino ha dimostrato di avere strumenti di ritorsione capaci di colpire direttamente l\u2019industria americana. La Cina ha gi\u00e0 respinto l\u2019Operation Economic Outcast come un\u2019applicazione illegittima di sanzioni unilaterali e ha promesso di difendere i propri interessi. <b>Washington starebbe lasciando a Pechino una via d\u2019uscita: ridurre discretamente i rapporti con Teheran<\/b> senza subire l\u2019umiliazione pubblica di sanzioni contro le sue grandi banche. La prova vera potrebbe arrivare dopo il vertice Trump-Xi previsto a Washington.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 il limite strutturale delle sanzioni secondarie. Sono potentissime perch\u00e9 il mercato americano e il dollaro rimangono indispensabili. Ma la loro efficacia dipende dalla disponibilit\u00e0 degli Stati Uniti a punire davvero chi le viola, anche quando il trasgressore appartiene a una grande potenza.<b> L\u2019Iran ha avuto anni per perfezionare le sue contromisure<\/b>. Una rete di societ\u00e0-schermo e cambiavalute sposta i proventi del petrolio fra Hong Kong, Dubai e il Medio Oriente, convertendo yuan, dollari, euro e dirham. Le criptovalute offrono un altro canale. Il regime e i Guardiani della Rivoluzione hanno utilizzato miliardi in valute digitali per commercio, acquisti di armi e incassi petroliferi. <b>Washington ha sequestrato pi\u00f9 di un miliardo di dollari in criptovalute iraniane e colpito diversi exchange, rendendo queste operazioni pi\u00f9 costose, ma non impossibili<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La stessa rete clandestina non serve soltanto a vendere petrolio. Serve anche a continuare a produrre armi. Il caso dei droni Shahed \u00e8 istruttivo. <b>La Cina \u00e8 diventata il principale snodo per componenti, motori, servomeccanismi e giroscopi usati nei droni iraniani<\/b>. In passato molti pezzi erano occidentali e venivano dirottati verso l\u2019Iran attraverso societ\u00e0 di comodo cinesi o di Hong Kong; oggi una quota crescente \u00e8 direttamente prodotta in Cina. L\u2019isolamento economico dell\u2019Iran ha quindi generato un risultato imprevisto: invece di distruggerne l\u2019industria militare, l\u2019ha costretta a integrarsi pi\u00f9 profondamente nelle catene di fornitura cinesi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019altra arena decisiva \u00e8 Hormuz. Qui la guerra economica si confonde con quella militare. <b>Washington sostiene di essere riuscita a erodere il controllo iraniano sullo Stretto grazie alla Marina americana<\/b>, che accompagna alcune petroliere lungo una rotta protetta sul lato omanita. Arabia Saudita ed Emirati hanno inoltre aumentato l&#8217;uso degli oleodotti che consentono di aggirare Hormuz, portando il greggio verso il Mar Rosso o il Golfo di Oman. L\u2019obiettivo americano \u00e8 evidente: sottrarre all\u2019Iran la capacit\u00e0 di trasformare lo Stretto in una leva sull\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma i numeri sono controversi. Il segretario all\u2019Energia Chris Wright ha sostenuto che, in una singola giornata, oltre quindici milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi sono usciti attraverso lo Stretto grazie anche all\u2019azione americana. Ha indicato medie settimanali superiori agli otto milioni di barili al giorno.<b> I grandi servizi privati che seguono le petroliere vedono molto meno: generalmente fra due e sei milioni di barili al giorno<\/b>. Kpler stima circa 2,3 milioni di barili quotidiani in agosto, contro 4,9 milioni in luglio; altre rilevazioni arrivano pi\u00f9 in alto, ma rimane una notevole distanza fra i dati commerciali e quelli dell\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una parte della discrepanza ha spiegazioni tecniche. <b>Molte petroliere attraversano Hormuz di notte spegnendo i transponder<\/b>. Una superpetroliera pu\u00f2 trasportare due milioni di barili: basta non individuarne due o tre perch\u00e9 le statistiche cambino radicalmente. Il dato pi\u00f9 interessante, per\u00f2, viene dal mercato. Se davvero il petrolio fosse diventato drammaticamente scarso, i prezzi dovrebbero segnalarlo. Invece il Brent, pur elevato attorno ai 90 dollari, \u00e8 molto lontano dai massimi raggiunti durante la guerra. <b>Anche il premio pagato per avere consegne immediate rispetto ai futures si \u00e8 ridotto drasticamente<\/b>: da un massimo di 36 dollari a meno di sei. Questo suggerisce che, almeno per ora, l\u2019Iran non \u00e8 riuscito a trasformare Hormuz nell\u2019arma economica devastante che molti temevano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo equilibrio precario spiega perch\u00e9 la guerra economica abbia assunto tanta importanza. Sul piano militare nessuno dei due contendenti \u00e8 riuscito a imporre la soluzione finale. <b>Sul piano energetico nessuno controlla completamente Hormuz<\/b>. Sul piano diplomatico mancano ancora le condizioni minime per un accordo.<br \/>Resta quindi il logoramento. L\u2019America scommette sulla propria capacit\u00e0 di sopportarlo meglio. Possiede la moneta dominante, il sistema finanziario pi\u00f9 importante del mondo, alleati nel Golfo, una Marina capace di proteggere almeno una parte dei traffici. <b>L\u2019Iran risponde con gli strumenti tipici di una potenza pi\u00f9 debole<\/b>: opacit\u00e0 commerciale, petroliere fantasma, intermediari, triangolazioni finanziarie, rapporti con la Cina, minacce contro le rotte energetiche alternative.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Teheran sta tentando di trasformarsi in un\u2019economia della sopravvivenza: pi\u00f9 povera, meno efficiente, ma costruita per resistere alle sanzioni. Ma la sopravvivenza del regime non coincide con il benessere della popolazione. <b>\u00c8 qui che la nuova fase pu\u00f2 diventare politicamente esplosiva<\/b>. Un sistema clandestino pu\u00f2 garantire al governo abbastanza valuta per finanziare apparati militari e di sicurezza, senza essere capace di assicurare alla societ\u00e0 normale disponibilit\u00e0 di carburante, stabilit\u00e0 dei prezzi o potere d\u2019acquisto. La domanda decisiva \u00e8 quanto possa durare. Reuters, facendo il bilancio dei primi sei mesi di guerra, stima che le esportazioni petrolifere iraniane siano crollate dell\u201985 per cento. E tuttavia il regime non \u00e8 crollato. <b>\u00c8 questa la parte del quadro che Trump e Bessent devono tenere presente<\/b>: il danno economico pu\u00f2 essere enorme senza produrre automaticamente il risultato politico desiderato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche per questo la Cina diventa l\u2019arbitro esterno pi\u00f9 importante. Se Pechino continua a garantire ossigeno commerciale, finanziario e tecnologico a Teheran, l\u2019Operation Economic Outcast rester\u00e0 incompleta. Se invece le imprese e le banche cinesi temeranno le sanzioni secondarie americane abbastanza da ritirarsi, la pressione sull\u2019Iran potrebbe cambiare scala. <b>\u00c8 dunque una guerra economica che contiene un&#8217;altra guerra economica<\/b>: quella fra Washington e Pechino. Per strangolare davvero l\u2019Iran, Trump potrebbe essere costretto a mettere a rischio la tregua commerciale con Xi Jinping. Il vero test non \u00e8 soltanto quanto pu\u00f2 soffrire l\u2019economia iraniana. <b>\u00c8 se Washington sar\u00e0 disposta a pagare il prezzo geopolitico necessario per chiudere davvero la principale via di fuga di Teheran<\/b>. E quella via, ormai, passa soprattutto per la Cina.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-26T16:37:23+02:00\" content=\"2026-08-26\">26 agosto 2026, 15:34  &#8211; modifica il 26 agosto 2026 | 16:37<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra fra Stati Uniti e Iran \u00e8 entrata in una fase diversa. 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