{"id":651528,"date":"2026-08-27T05:26:13","date_gmt":"2026-08-27T05:26:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/651528\/"},"modified":"2026-08-27T05:26:13","modified_gmt":"2026-08-27T05:26:13","slug":"fegato-grasso-il-danno-non-si-ferma-al-fegato-cosi-puo-coinvolgere-cuore-muscoli-e-reni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/651528\/","title":{"rendered":"Fegato grasso, il danno non si ferma al fegato: cos\u00ec pu\u00f2 coinvolgere cuore, muscoli e reni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il fegato grasso<\/strong> non \u00e8 sempre una semplice e innocua riserva di lipidi. In una parte dei pazienti pu\u00f2 diventare il punto di partenza di una catena di alterazioni metaboliche e infiammatorie capace di raggiungere il <strong>cuore<\/strong>, indebolire i <strong>muscoli<\/strong> e compromettere progressivamente la funzione dei <strong>reni<\/strong>.<\/p>\n<p>A richiamare l\u2019attenzione sulla natura sistemica della malattia \u00e8 una revisione pubblicata su <strong>Frontiers in Cell and Developmental Biology<\/strong> dai ricercatori della <strong>Duke-NUS Medical School di Singapore<\/strong>. Il lavoro analizza le <strong>conseguenze extraepatiche<\/strong> della <strong>MASLD<\/strong>, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, e della sua forma infiammatoria e potenzialmente pi\u00f9 grave, la <strong>MASH<\/strong>.<\/p>\n<p>La prima era conosciuta fino a pochi anni fa come \u201cfegato grasso non alcolico\u201d o <strong>NAFLD<\/strong>; la seconda come steatoepatite non alcolica o <strong>NASH<\/strong>. Il cambiamento dei nomi non \u00e8 soltanto formale: mette al centro la relazione con <strong>obesit\u00e0 addominale, diabete, insulino-resistenza, alterazioni dei grassi nel sangue e ipertensione<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Una malattia che riguarda pi\u00f9 di tre adulti su dieci<\/strong><\/p>\n<p>Secondo le stime richiamate dalla revisione, la <strong>MASLD interessa oltre il 30 per cento della popolazione adulta mondiale<\/strong>. Non tutti i pazienti sviluppano una malattia epatica avanzata: <strong>in molti casi il grasso rimane nel fegato senza provocare un\u2019infiammazione rilevante<\/strong>.<\/p>\n<p>In altri, invece, alla steatosi si aggiungono sofferenza delle cellule epatiche, infiammazione e fibrosi. Si entra cos\u00ec nel territorio della <strong>MASH<\/strong>, che pu\u00f2 <strong>progredire verso cirrosi, insufficienza epatica e tumore del fegato<\/strong>.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 pi\u00f9 importante \u00e8 che la <strong>prognosi non dipende esclusivamente da ci\u00f2 che accade all\u2019interno dell\u2019organo<\/strong>. Nelle persone con MASLD le <strong>malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di malattia e morte<\/strong>, spesso prima ancora delle complicanze epatiche.<\/p>\n<p>Il fegato grasso deve quindi essere considerato un <strong>possibile indicatore di rischio metabolico complessivo<\/strong>, non soltanto un reperto occasionale osservato durante un\u2019ecografia.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>\u201conda infiammatoria\u201d<\/strong> che parte dal fegato<\/p>\n<p>Il meccanismo descritto dagli studiosi \u00e8 quello di una sorta di <strong>traboccamento, uno spillover metabolico e infiammatorio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Quando al fegato arriva una quantit\u00e0 di acidi grassi superiore a quella che pu\u00f2 utilizzare o immagazzinare in modo sicuro<\/strong>, le cellule epatiche entrano in sofferenza.<\/p>\n<p>I <strong>mitocondri<\/strong>, le strutture che producono energia, vengono sottoposti a un lavoro eccessivo; aumentano lo <strong>stress ossidativo<\/strong> e la produzione di <strong>molecole reattive<\/strong>.<\/p>\n<p>Contemporaneamente possono alterarsi il <strong>reticolo endoplasmatico<\/strong>, il <strong>metabolismo del colesterolo<\/strong>, la <strong>risposta all\u2019insulina<\/strong> e l\u2019equilibrio del <strong>microbiota intestinale<\/strong>. Il <strong>tessuto adiposo viscerale<\/strong> contribuisce a sua volta liberando acidi grassi e <strong>sostanze pro-infiammatorie<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel sangue finiscono cos\u00ec <strong>citochine, lipoproteine aterogene<\/strong> e altri mediatori capaci di agire anche a distanza. Non \u00e8 dunque il <strong>grasso epatico, da solo<\/strong>, a \u201cviaggiare\u201d verso gli altri organi: \u00e8 l\u2019<strong>intero ambiente metabolico e infiammatorio<\/strong> nel quale si sviluppa la malattia a danneggiare pi\u00f9 apparati contemporaneamente.<\/p>\n<p>La revisione parla di <strong>associazioni solide<\/strong>, ma non permette di attribuire ogni complicanza direttamente ed esclusivamente al fegato. <strong>Obesit\u00e0, diabete e ipertensione<\/strong> sono infatti fattori comuni che possono colpire nello stesso momento fegato, cuore e reni.<\/p>\n<p><strong>Cuore e arterie sono in prima linea<\/strong><\/p>\n<p>La relazione pi\u00f9 preoccupante riguarda l\u2019<strong>apparato cardiovascolare<\/strong>. La <strong>MASLD<\/strong> si associa a un <strong>profilo lipidico pi\u00f9 aterogeno<\/strong>, con aumento dei <strong>trigliceridi<\/strong> e delle <strong>lipoproteine<\/strong> che favoriscono la <strong>formazione delle placche<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>infiammazione cronica<\/strong> pu\u00f2 compromettere l\u2019<strong>endotelio<\/strong>, il rivestimento interno dei vasi, aumentarne la <strong>rigidit\u00e0<\/strong> e alterare la capacit\u00e0 delle <strong>coronarie pi\u00f9 piccole<\/strong> di regolare il flusso di sangue al muscolo cardiaco.<\/p>\n<p><strong>Negli studi analizzati emergono associazioni con:\u00a0<\/strong><strong>aterosclerosi delle carotidi e delle coronarie; i<\/strong><strong>nfarto e ictus<\/strong>; <strong>disfunzione del microcircolo coronarico<\/strong>; <strong>fibrillazione atriale<\/strong>; <strong>aumento della massa e della fibrosi cardiaca<\/strong>; <strong>insufficienza cardiaca<\/strong>, in particolare quella con frazione di eiezione preservata. Il rischio cresce generalmente con la gravit\u00e0 della <strong>fibrosi epatica<\/strong> e con il numero delle <strong>alterazioni metaboliche<\/strong> presenti. Non significa, per\u00f2, che ogni persona con <strong>steatosi<\/strong> sia destinata ad avere un infarto. Significa che la scoperta del fegato grasso dovrebbe far scattare anche una valutazione di <strong>pressione<\/strong>, <strong>glicemia<\/strong>, <strong>colesterolo<\/strong>, <strong>trigliceridi<\/strong>, <strong>peso<\/strong>, <strong>circonferenza addominale<\/strong>, <strong>abitudine al fumo<\/strong> e <strong>rischio cardiovascolare globale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il legame nascosto con la perdita di muscoli<\/strong><br \/>Meno conosciuto \u00e8 il rapporto tra fegato grasso e <strong>sarcopenia<\/strong>, cio\u00e8 la riduzione della massa, della forza e della funzione muscolare.<\/p>\n<p>Il <strong>muscolo<\/strong> \u00e8 uno dei principali organi coinvolti nello smaltimento del glucosio. Quando diminuisce, l\u2019organismo risponde peggio all\u2019<strong>insulina<\/strong> e tende ad accumulare pi\u00f9 facilmente grasso nel fegato. A sua volta, l\u2019<strong>infiammazione metabolica<\/strong> pu\u00f2 ostacolare la sintesi delle proteine muscolari e favorirne la degradazione.<\/p>\n<p>Si crea pertanto un circuito bidirezionale: la <strong>MASLD<\/strong> pu\u00f2 accompagnarsi al deterioramento muscolare e la perdita di muscoli pu\u00f2 rendere pi\u00f9 difficile il controllo del metabolismo.<\/p>\n<p>La situazione pi\u00f9 insidiosa \u00e8 l\u2019<strong>obesit\u00e0 sarcopenica<\/strong>. Una persona pu\u00f2 avere un peso elevato e apparire ben nutrita, ma possedere poca massa muscolare e una quota consistente di <strong>grasso viscerale<\/strong>. La bilancia, da sola, non permette di riconoscere questo squilibrio.<\/p>\n<p>Campanelli d\u2019allarme possono essere la difficolt\u00e0 ad alzarsi da una sedia senza usare le braccia, una camminata pi\u00f9 lenta, la riduzione della forza nella presa delle mani, cadute frequenti o un progressivo abbandono delle normali attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo l\u2019<strong>esercizio di resistenza<\/strong> \u2013 con pesi adeguati, elastici o esercizi a corpo libero \u2013 non serve soltanto a dimagrire. Pu\u00f2 aiutare a preservare il muscolo e a migliorare la risposta all\u2019insulina, soprattutto se associato ad attivit\u00e0 <strong>aerobica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Anche i reni possono pagare il conto<\/strong><br \/>La <strong>malattia renale cronica<\/strong> rappresenta un\u2019altra possibile conseguenza della disfunzione metabolica. Insulino-resistenza, pressione elevata, alterazioni vascolari, stress ossidativo e infiammazione possono danneggiare progressivamente i piccoli vasi e le unit\u00e0 filtranti del rene.<\/p>\n<p>Il dialogo tra fegato, intestino e reni comprende anche metaboliti prodotti dal microbiota, come <strong>indossilsolfato<\/strong>, <strong>p-cresilsolfato<\/strong> e <strong>trimetilammina-N-ossido<\/strong>. La ricerca sta studiando il loro possibile contributo all\u2019infiammazione, alla fibrosi renale e al rischio cardiovascolare, ma non sono ancora esami da impiegare abitualmente nella pratica clinica.<\/p>\n<p>Nei pazienti con <strong>MASLD<\/strong>, in particolare se diabetici o ipertesi, \u00e8 invece utile controllare periodicamente <strong>creatinina<\/strong>, <strong>filtrato glomerulare stimato<\/strong> e <strong>albumina nelle urine<\/strong>. La creatinina normale non esclude sempre una fase iniziale di danno renale, soprattutto nelle persone anziane o con poca massa muscolare.<\/p>\n<p><strong>Transaminasi normali non escludono la malattia<\/strong><br \/>Uno degli equivoci pi\u00f9 comuni consiste nel ritenere che valori normali di <strong>ALT<\/strong> e <strong>AST<\/strong> garantiscano un fegato sano. Le transaminasi possono rimanere nei limiti anche in presenza di <strong>steatosi<\/strong> o di <strong>fibrosi clinicamente significativa<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>ecografia<\/strong> permette di riconoscere molte forme di steatosi, ma \u00e8 meno sensibile quando l\u2019accumulo di grasso \u00e8 lieve e non misura con precisione la fibrosi.<\/p>\n<p>Le <strong>linee guida europee<\/strong> raccomandano una ricerca mirata della fibrosi soprattutto nelle persone con <strong>diabete di tipo 2<\/strong>, <strong>obesit\u00e0<\/strong> accompagnata da altri fattori metabolici, alterazioni persistenti degli enzimi epatici o steatosi gi\u00e0 osservata agli esami strumentali.<\/p>\n<p>Un primo strumento \u00e8 il <strong>FIB-4<\/strong>, un indice calcolato utilizzando et\u00e0, AST, ALT e numero delle piastrine. Un risultato basso pu\u00f2 aiutare a escludere una fibrosi avanzata; un valore intermedio o elevato richiede una valutazione successiva, spesso mediante <strong>elastografia epatica<\/strong>. Il dato deve essere interpretato dal medico perch\u00e9 et\u00e0 e altre condizioni cliniche possono modificarne l\u2019attendibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il primo trattamento protegge tutto l\u2019organismo<\/strong><br \/>La strategia di base resta la <strong>correzione dei fattori metabolici<\/strong>. <strong>Dieta di tipo mediterraneo<\/strong>, riduzione delle bevande zuccherate e degli alimenti ultraprocessati, <strong>attivit\u00e0 fisica regolare<\/strong>, controllo del <strong>diabete<\/strong>, della <strong>pressione<\/strong> e dei <strong>grassi nel sangue<\/strong> possono produrre benefici che vanno oltre il fegato.<\/p>\n<p>Una <strong>riduzione ponderale<\/strong> di almeno il <strong>5 per cento<\/strong> pu\u00f2 diminuire il grasso epatico; cali pi\u00f9 consistenti, spesso intorno al <strong>7-10 per cento<\/strong>, possono favorire il miglioramento dell\u2019infiammazione e, in alcuni pazienti, della fibrosi. Gli obiettivi devono comunque essere personalizzati, evitando di perdere rapidamente anche massa muscolare.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>attivit\u00e0 fisica<\/strong> pu\u00f2 ridurre il grasso epatico persino quando la bilancia cambia poco. Le indicazioni generali comprendono almeno <strong>150 minuti alla settimana<\/strong> di esercizio aerobico moderato, ai quali affiancare due o pi\u00f9 sedute dedicate alla <strong>forza<\/strong>, compatibilmente con et\u00e0 e condizioni cliniche.<\/p>\n<p>Non bisogna inoltre trascurare le terapie per <strong>diabete<\/strong>, <strong>ipertensione<\/strong> e <strong>dislipidemia<\/strong>. Le <strong>statine<\/strong> non sono automaticamente controindicate nel fegato grasso: nei pazienti nei quali sono indicate possono essere decisive per abbassare il rischio cardiovascolare, sotto controllo medico.<\/p>\n<p><strong>Ora esistono anche farmaci specifici, ma non per tutti<\/strong><br \/>La situazione terapeutica \u00e8 cambiata rispetto a pochi anni fa. Nell\u2019agosto <strong>2025<\/strong> l\u2019Unione europea ha concesso un\u2019autorizzazione condizionata al <strong>resmetirom<\/strong> per determinati adulti con <strong>MASH non cirrotica<\/strong> e fibrosi moderata o avanzata. Il farmaco agisce selettivamente su un recettore dell\u2019ormone tiroideo presente soprattutto nel fegato e deve essere utilizzato insieme a dieta e attivit\u00e0 fisica. Non \u00e8 una terapia destinata alla semplice steatosi n\u00e9 pu\u00f2 essere assunta senza una precisa selezione specialistica. <strong>EMA<\/strong><\/p>\n<p>Nel <strong>2026<\/strong> l\u2019<strong>EMA<\/strong> ha inoltre autorizzato, con il nome <strong>Kayshild<\/strong>, una formulazione di <strong>semaglutide<\/strong> per adulti selezionati con <strong>MASH non cirrotica<\/strong> e fibrosi <strong>F2 o F3<\/strong>. Anche in questo caso l\u2019indicazione riguarda una popolazione ben definita e non trasforma i farmaci per il dimagrimento in una cura generalizzata del fegato grasso. <strong>EMA<\/strong><\/p>\n<p>Dieta, movimento e controllo dei fattori metabolici rimangono quindi la base della terapia anche quando viene prescritto un farmaco specifico.<\/p>\n<p><strong>Il vero cambio di prospettiva<\/strong><br \/>Il messaggio della ricerca non \u00e8 che chiunque abbia il fegato grasso debba sottoporsi a una lunga serie di esami specialistici. \u00c8 invece necessario individuare precocemente la minoranza di pazienti con <strong>fibrosi significativa<\/strong> e, nello stesso tempo, non dimenticare il rischio che riguarda <strong>gli altri organi<\/strong>.<\/p>\n<p>La presenza di steatosi dovrebbe aprire una valutazione pi\u00f9 ampia: non soltanto <strong>transaminasi ed ecografia<\/strong>, ma anche <strong>rischio cardiovascolare<\/strong>, <strong>funzione renale<\/strong>, <strong>diabete<\/strong>, <strong>qualit\u00e0 dell\u2019alimentazione<\/strong>, <strong>livello di attivit\u00e0 fisica<\/strong> e <strong>forza muscolare<\/strong>.<\/p>\n<p>Il fegato, in altre parole, pu\u00f2 diventare lo specchio di uno squilibrio che interessa tutto il corpo. Curarlo significa spesso proteggere, nello stesso momento, <strong>arterie<\/strong>, <strong>cuore<\/strong>, <strong>reni<\/strong> e <strong>muscoli<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Cosa dimostra e cosa non dimostra lo studio<\/strong><br \/>La pubblicazione \u00e8 una <strong>revisione della letteratura<\/strong>, non una nuova sperimentazione clinica. Riunisce evidenze che collegano <strong>MASLD<\/strong> e <strong>MASH<\/strong> a <strong>patologie cardiovascolari<\/strong>, <strong>sarcopenia<\/strong> e <strong>malattia renale cronica<\/strong> e descrive i possibili meccanismi comuni.<\/p>\n<p>Non dimostra, per\u00f2, che il fegato grasso provochi direttamente ogni singolo infarto, caso di insufficienza renale o perdita muscolare. Molte associazioni possono essere influenzate da <strong>obesit\u00e0<\/strong>, <strong>diabete<\/strong>, <strong>et\u00e0<\/strong>, <strong>ipertensione<\/strong> e <strong>sedentariet\u00e0<\/strong>. Il valore del lavoro sta soprattutto nel mostrare perch\u00e9 la <strong>MASLD<\/strong> debba essere affrontata come <strong>malattia multisistemica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><br \/>Sandireddy R. et al., Systemic impacts of metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD) and metabolic dysfunction-associated steatohepatitis (MASH) on heart, muscle, and kidney related diseases, Frontiers in Cell and Developmental Biology, 2024, DOI: 10.3389\/fcell.2024.1433857.<br \/>Linee guida <strong>EASL-EASD-EASO<\/strong> sulla <strong>MASLD<\/strong>, Journal of Hepatology, 2024.<br \/>FDA, prima approvazione del <strong>resmetirom<\/strong>, 14 marzo 2024.<br \/>EMA, autorizzazione europea di <strong>Rezdiffra<\/strong>, 2025.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il fegato grasso non \u00e8 sempre una semplice e innocua riserva di lipidi. 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