{"id":652617,"date":"2026-08-27T20:47:17","date_gmt":"2026-08-27T20:47:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/652617\/"},"modified":"2026-08-27T20:47:17","modified_gmt":"2026-08-27T20:47:17","slug":"sentire-voci-o-presenze-piu-comune-di-quanto-si-creda-linterpretazione-fa-la-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/652617\/","title":{"rendered":"Sentire voci o presenze: pi\u00f9 comune di quanto si creda, l&#8217;interpretazione fa la differenza"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p><strong>Dalle esperienze extracorporee ai d\u00e9j\u00e0 vu<\/strong>, una ricerca indica che questi fenomeni sono diffusi e che il loro <strong>significato soggettivo<\/strong>, pi\u00f9 dell\u2019evento in s\u00e9, pu\u00f2 incidere sul <strong>benessere psicologico<\/strong><\/p>\n<p><strong>Percepire una presenza, vivere un d\u00e9j\u00e0 vu particolarmente intenso o scorgere coincidenze dal valore personale:<\/strong> esperienze che non hanno ancora una spiegazione univoca, ma che non rimandano automaticamente a una patologia. A sostenerlo \u00e8 uno studio pubblicato su <strong>PLOS One<\/strong>, <strong>&#8220;Making sense of the extraordinary&#8221;<\/strong>, che esplora come tali vissuti vengano interpretati e quale impatto producano sul piano emotivo e psicologico. Secondo gli autori, si tratta spesso di episodi ricordati come <strong>significativi o addirittura positivi<\/strong>, pi\u00f9 che spaventosi.<\/p>\n<p>Gli studiosi hanno somministrato l\u2019<strong>Inventory of Nonordinary Experiences (INOE)<\/strong> a <strong>5.117 adulti in Brasile<\/strong>. A ciascun partecipante \u00e8 stato chiesto di selezionare una delle <strong>38 esperienze &#8220;non ordinarie&#8221;<\/strong> elencate e di descriverne il contesto, il significato attribuito, la tonalit\u00e0 emotiva e gli effetti nel tempo. Dall\u2019analisi emerge che questi eventi, perlopi\u00f9, vengono letti all\u2019interno di cornici di senso condivise. Oltre la met\u00e0 del campione (<strong>51%<\/strong>) ha riferito esiti positivi a lungo termine; un quarto (<strong>25%<\/strong>) ha menzionato sofferenza o disagio, mentre il <strong>20%<\/strong> ha indicato un impatto negativo. Circa il <strong>39%<\/strong> si trovava da solo al momento dell\u2019esperienza e il <strong>57%<\/strong> era sveglio e vigile. Nella maggior parte dei casi, l\u2019episodio \u00e8 stato attribuito al <strong>caso<\/strong> e i partecipanti hanno riferito di aver mantenuto almeno un certo grado di <strong>controllo<\/strong> su quanto stava accadendo.<\/p>\n<p>Le conclusioni richiamano un punto noto alla clinica: alcune manifestazioni insolite, pur somigliando a sintomi di <strong>psicosi<\/strong> o <strong>disturbi dissociativi<\/strong>, sono abbastanza frequenti nella popolazione generale. &#8220;Da tempo sappiamo che alcune esperienze insolite non sono necessariamente indice di una malattia psichiatrica. \u00c8 il caso, ad esempio, delle <strong>allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche<\/strong>, le percezioni uditive o visive che possono comparire nel passaggio dalla veglia al sonno o dal sonno alla veglia, dei <strong>d\u00e9j\u00e0 v\u00e9cu<\/strong> o della <strong>sensazione di percepire la presenza di una persona cara appena scomparsa<\/strong>. Chi le sperimenta, nella maggior parte dei casi, mantiene la consapevolezza che non appartengono alla realt\u00e0. Diventano invece un segnale di possibile patologia quando la persona perde la capacit\u00e0 di metterle in discussione, le considera reali e persistono nel tempo. La diagnosi di una psicosi, ad esempio, tiene conto dei sintomi, della loro frequenza, durata e persistenza nel tempo e dell\u2019impatto sul \u2018funzionamento\u2019 della persona&#8221;, osserva lo psichiatra <strong>Pietro Pietrini<\/strong>, professore ordinario e direttore del Laboratorio di Neuroscienze della Scuola IMT Alti Studi Lucca.<\/p>\n<p>N\u00e9 prove del soprannaturale n\u00e9 segnali automatici di malattia, dunque, ma fenomeni relativamente diffusi. &#8220;<strong>I nostri risultati suggeriscono che il modo in cui una persona interpreta un\u2019esperienza insolita conta pi\u00f9 dell\u2019esperienza stessa nel determinare se diventer\u00e0 una fonte di sofferenza oppure di significato<\/strong>. Questo ha conseguenze dirette sul modo in cui clinici e familiari dovrebbero rispondere quando qualcuno racconta un\u2019esperienza straordinaria&#8221;, afferma <strong>Jorge Moll<\/strong>, tra gli autori della ricerca. &#8220;Dallo studio emerge che queste esperienze si verificano in assenza di condizioni esterne, come l\u2019<strong>assunzione di sostanze psicoattive<\/strong>; sono pi\u00f9 frequenti tra gli <strong>adulti<\/strong> che tra i <strong>bambini<\/strong>; chi le vive riferisce di aver mantenuto un certo grado di <strong>controllo<\/strong> sull\u2019esperienza, un aspetto che ricorda, per certi versi, il fenomeno del <strong>sogno lucido<\/strong>&#8221; aggiunge <strong>Pietrini<\/strong>.<\/p>\n<p>Restano ampie zone d\u2019ombra sui meccanismi alla base di tali vissuti. &#8220;Oggi sappiamo che anche le esperienze mentali pi\u00f9 complesse, comprese le emozioni e le percezioni insolite, hanno un <strong>correlato neurobiologico<\/strong>. La sfida della scienza \u00e8 capire quali <strong>circuiti cerebrali<\/strong> e quali <strong>meccanismi molecolari<\/strong> siano coinvolti quando una persona percepisce, ad esempio, una voce o un\u2019immagine in assenza di uno stimolo esterno&#8221;, conclude <strong>Pietrini<\/strong>. Un ambito, quello delle esperienze non ordinarie, che appare ancora in larga parte da esplorare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT_Image_27_ago_2026,_17_50_16-1787845859031.webp\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1536\" caption=\"false\"\/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#13; &#13; Dalle esperienze extracorporee ai d\u00e9j\u00e0 vu, una ricerca indica che questi fenomeni sono diffusi e che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":652618,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[3734,359945,114517,239,359946,359944,1537,90,89,359943,5287,359942,332612,150029,240],"class_list":["post-652617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-brasile","tag-deja-vecu","tag-deja-vu","tag-health","tag-imt-alti-studi-lucca","tag-inoe","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-jorge-moll","tag-lucca","tag-pietro-pietrini","tag-plos-one","tag-psicosi","tag-salute"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117169439429464902","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/652617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=652617"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/652617\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/652618"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=652617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=652617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=652617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}