{"id":653869,"date":"2026-08-28T15:43:15","date_gmt":"2026-08-28T15:43:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/653869\/"},"modified":"2026-08-28T15:43:15","modified_gmt":"2026-08-28T15:43:15","slug":"il-tumore-entra-in-laboratorio-senza-perdere-la-sua-identita-cosi-gli-organoidi-possono-cambiare-la-ricerca-oncologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/653869\/","title":{"rendered":"Il tumore entra in laboratorio senza perdere la sua identit\u00e0: cos\u00ec gli organoidi possono cambiare la ricerca oncologica"},"content":{"rendered":"<p>Per decenni una parte rilevante della ricerca oncologica si \u00e8 basata su <strong>cellule neoplastiche coltivate in laboratorio<\/strong> in condizioni estremamente semplificate. Utilissime, senza dubbio, ma lontane dalla complessit\u00e0 di un tumore in vivo. Oggi, per\u00f2, lo scenario sta cambiando. La nuova frontiera sono gli <strong>organoidi tumorali<\/strong>: strutture tridimensionali ricavate direttamente dai tessuti di un paziente, mantenute in coltura e capaci di conservare molte delle caratteristiche genetiche, molecolari e funzionali della neoplasia originaria.<\/p>\n<p>In altri termini, non si osservano pi\u00f9 soltanto cellule isolate: si studia un <strong>\u201cmini-modello\u201d del tumore reale<\/strong>. Su questa tecnologia si \u00e8 concentrata la <strong>Human Cancer Models Initiative (HCMI)<\/strong>, un ampio progetto internazionale che, nell\u2019arco di un decennio, ha costruito una delle pi\u00f9 vaste <strong>collezioni di modelli tumorali derivati da pazienti<\/strong>. I risultati sono stati pubblicati su <strong>Nature<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 gli organoidi possono cambiare lo studio del cancro<\/strong><\/p>\n<p>La differenza rispetto alle classiche colture bidimensionali \u00e8 notevole: le <strong>linee cellulari tradizionali<\/strong> crescono su superfici piatte, mentre gli organoidi si sviluppano in <strong>tre dimensioni<\/strong>, preservando una quota maggiore della complessit\u00e0 biologica del tumore di origine. Possono mantenere alterazioni genetiche, profili molecolari e propriet\u00e0 funzionali della malattia, diventando strumenti preziosi per osservare crescita, adattamento e risposta all\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Per i ricercatori questo significa porre quesiti pi\u00f9 aderenti alla clinica: che cosa consente la sopravvivenza di certe cellule? Quali meccanismi determinano la resistenza? Come reagiscono a un trattamento specifico? Che cosa accade in presenza di una data mutazione? Non si tratta di sostituire il paziente con un modello, ma di disporre di un sistema pi\u00f9 fedele per indagare la biologia del tumore prima di trasferire le conoscenze nella pratica medica.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/studi-e-ricerca\/108579\/un-mini-robot-dentro-i-vasi-per-portare-farmaci-sciogliere-coaguli-e-catturare-il-cancro-la-ricerca-che-sembra-fantascienza.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/mondosanita.cdn.m33cloud.com\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_08_26\/cilia-1787771744622.jpg--un_mini_robot_dentro_i_vasi_per_portare_farmaci__sciogliere_coaguli_e__catturare__il_cancro__la_ricerca_che_sembra_fantascienza.webp?1787771745221\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Una \u201cbiblioteca\u201d internazionale dei tumori<\/strong><\/p>\n<p>Il valore dell\u2019HCMI non risiede solo nella quantit\u00e0 di modelli, ma nella ricchezza dei dati associati. Il compendio include neoplasie del pancreas, della mammella, dell\u2019endometrio, del colon-retto, della vescica, dell\u2019ovaio, del polmone e del distretto testa-collo. Per <strong>522 modelli<\/strong> sono disponibili informazioni cliniche complete. Ben <strong>153 riguardano tumori rari<\/strong>, aspetto cruciale perch\u00e9 in queste patologie la scarsit\u00e0 di materiale \u00e8 uno dei principali ostacoli alla ricerca. Altri <strong>71 modelli<\/strong> provengono da partecipanti con <strong>ascendenza non europea<\/strong>, ampliando la diversit\u00e0 biologica rappresentata.<\/p>\n<p>La raccolta \u00e8 accompagnata da materiali del tumore originario e da profilazioni approfondite, inclusi <strong>sequenziamenti di DNA e RNA<\/strong>, dati trascrittomici ed epigenetici. Non \u00e8 dunque una semplice collezione di cellule, ma una vera <strong>infrastruttura scientifica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dai prelievi locali a una risorsa globale<\/strong><\/p>\n<p>Un aspetto particolarmente significativo \u00e8 la possibilit\u00e0 di espandere gli organoidi nel tempo, caratterizzarli in profondit\u00e0, conservarli e distribuirli ad altri laboratori. Un singolo campione pu\u00f2 cos\u00ec diventare una risorsa che continua a generare conoscenza ben oltre il momento del prelievo: un gruppo pu\u00f2 studiarne la risposta terapeutica, un altro indagarne il metabolismo, un terzo confrontarlo con tumori che presentano diverse alterazioni molecolari. Lo stesso modello pu\u00f2 contribuire a rispondere a domande che non erano nemmeno immaginabili al momento della sua creazione. \u00c8 l\u2019essenza di un\u2019<strong>infrastruttura condivisa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dal tumore reale al \u201cgemello\u201d sperimentale<\/strong><\/p>\n<p>Un organoide non \u00e8 la copia perfetta di un tumore umano: nell\u2019organismo il cancro interagisce con vasi, sistema immunitario, microambiente e molti altri elementi difficili da riprodurre completamente in vitro. Tuttavia, rispetto ai modelli pi\u00f9 semplici, gli organoidi conservano molte caratteristiche chiave della neoplasia e stanno assumendo un ruolo crescente nella <strong>ricerca traslazionale<\/strong>. Pi\u00f9 il modello rispecchia la malattia reale, pi\u00f9 le domande diventano incisive. Qui il potenziale tocca direttamente la <strong>medicina di precisione<\/strong>.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/italia---mondo\/108530\/sordita-a-modena-il-robot-entra-nellorecchio-la-nuova-frontiera-degli-impianti-cocleari.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/mondosanita.cdn.m33cloud.com\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_08_26\/ChatGPT_Image_26_ago_2026%2C_10_43_05-1787734214448.jpg--sordita__a_modena_il_robot_entra_nell_orecchio__la_nuova_frontiera_degli_impianti_cocleari.webp?1787734214825\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 due tumori \u201cuguali\u201d si comportano diversamente<\/strong><\/p>\n<p>Due pazienti possono avere lo stesso tipo anatomico di tumore, ma risposte cliniche opposte. Una possibile spiegazione \u00e8 la presenza di <strong>profili genetici e molecolari differenti<\/strong> sotto la stessa etichetta diagnostica. Gli organoidi permettono di esplorare questa eterogeneit\u00e0: collezionando molti modelli, corredati da dati clinici e omici, \u00e8 possibile confrontare comportamenti diversi e cercare correlazioni tra caratteristiche biologiche e sensibilit\u00e0 alle terapie. Non significa che la scelta del trattamento passi gi\u00e0 dalla crescita di un organoide del singolo paziente, ma indica la rotta: capire sempre meglio perch\u00e9 una cura funziona in alcuni casi e non in altri.<\/p>\n<p><strong>Tumori rari, dove condividere vale di pi\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>Nelle patologie frequenti \u00e8 pi\u00f9 facile reperire pazienti e campioni; nelle neoplasie rare ogni centro vede pochi casi, i materiali sono scarsi e le sperimentazioni pi\u00f9 difficili. Per questo la presenza di <strong>153 modelli di tumori rari<\/strong> nella raccolta internazionale ha un valore particolare: mettere a disposizione questi campioni di una comunit\u00e0 globale aumenta le possibilit\u00e0 di studio. Quando una malattia \u00e8 rara, la condivisione diventa parte integrante della ricerca.<\/p>\n<p><strong>La medicina di domani dipende dai modelli di oggi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019oncologia sta attraversando una fase in cui enormi quantit\u00e0 di dati molecolari possono essere analizzate con tecnologie avanzate. Ma i dati, da soli, non bastano: serve un sistema biologico su cui verificare le ipotesi. Gli organoidi svolgono proprio questa funzione, collegando profili genetici e molecolari al comportamento reale delle cellule tumorali. In prospettiva possono diventare piattaforme per individuare vulnerabilit\u00e0, studiare le resistenze ai farmaci e testare nuove strategie terapeutiche. Il salto di qualit\u00e0 arriver\u00e0 dall\u2019integrazione: <strong>dati clinici, sequenziamento, organoidi, tecnologie computazionali, ricerca di base e medicina traslazionale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Una rete internazionale e il ruolo dell\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>La Human Cancer Models Initiative ha unito ricercatori, clinici e istituzioni di pi\u00f9 Paesi con l\u2019obiettivo di creare una risorsa fruibile dall\u2019intera comunit\u00e0 scientifica. Il progetto ha messo in relazione universit\u00e0, medicina traslazionale e assistenza, trasformando campioni dei pazienti in modelli condivisibili. Tra le realt\u00e0 coinvolte figurano il <strong>Cold Spring Harbor Laboratory, Northwell Health e l\u2019Hubrecht Institute<\/strong>, insieme ad altri partner del consorzio. In questa rete l\u2019Italia ha avuto un ruolo ben definito.<\/p>\n<p>\u00abIl valore pi\u00f9 grande non \u00e8 produrre un modello, ma farlo viaggiare\u00bb<\/p>\n<p>Come sottolinea <strong>Vincenzo Corbo<\/strong>, la differenza tra realizzare un organoide e trasformarlo in una risorsa collettiva \u00e8 decisiva: \u00abIl risultato pi\u00f9 importante di questo progetto non \u00e8 soltanto aver prodotto oltre <strong>70 modelli a Verona<\/strong>, ma averli trasformati in una risorsa condivisa\u00bb. Il passaggio chiave \u00e8 avvenuto quando i primi modelli sono stati inviati ai repository internazionali: da quel momento non appartenevano pi\u00f9 soltanto al laboratorio che li aveva creati e potevano essere studiati altrove. Oggi quegli stessi organoidi vengono impiegati da gruppi di ricerca in varie parti del mondo per affrontare quesiti imprevedibili all\u2019avvio del progetto: una delle forme pi\u00f9 concrete di collaborazione scientifica.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/politica\/108304\/era-in-sanita-fermarsi-capire-cambiare-il-metodo-che-trasforma-i-problemi-in-miglioramento.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/mondosanita.cdn.m33cloud.com\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_08_22\/ChatGPT_Image_22_ago_2026%2C_18_27_48-1787416090413.jpg--era_in_sanita__fermarsi__capire__cambiare__il_metodo_che_trasforma_i_problemi_in_miglioramento.webp?1787416090784\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Alla fine della rete mondiale c\u2019\u00e8 Verona<\/strong><\/p>\n<p>Dietro oltre <strong>70 modelli di tumore pancreatico e colorettale<\/strong> derivati direttamente dai pazienti c\u2019\u00e8 l\u2019<strong>Arc-net Centre for Applied Research on Cancer dell\u2019Universit\u00e0 di Verona<\/strong>. Arc-net ha rappresentato l\u2019Italia nell\u2019iniziativa come subsite del Cancer Model Development Center coordinato dal Cold Spring Harbor Laboratory negli Stati Uniti. La sede veronese \u00e8 stata co-guidata da <strong>Aldo Scarpa<\/strong>, docente di Anatomia patologica e fondatore di Arc-net, e da <strong>Vincenzo Corbo<\/strong>, professore del Dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione e direttore della Scuola di dottorato dell\u2019Ateneo.<\/p>\n<p>Una parte rilevante di questa competenza nasce dall\u2019esperienza internazionale di Corbo nel laboratorio di <strong>David Tuveson<\/strong> al Cold Spring Harbor Laboratory di New York, dove ha contribuito allo sviluppo delle tecniche di coltura degli organoidi pancreatici. Rientrato in Italia, quel patrimonio \u00e8 stato trasferito e ulteriormente potenziato a Verona, incontrando le competenze di <strong>Arc-net<\/strong> nella patologia e nella caratterizzazione molecolare dei tumori.<\/p>\n<p>Verona non si \u00e8 limitata a partecipare a un grande progetto internazionale: ha generato oltre <strong>70 modelli<\/strong> che oggi continuano a produrre conoscenza in laboratori sparsi nel mondo. Un frammento prelevato da un paziente veronese pu\u00f2 trasformarsi in una domanda scientifica studiata negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi o in altri centri di riferimento. \u00c8 il passaggio dalla ricerca locale alla conoscenza globale e dimostra come una citt\u00e0 italiana possa contribuire in modo concreto a una delle sfide pi\u00f9 ambiziose della medicina contemporanea: costruire <strong>modelli sempre pi\u00f9 vicini ai tumori reali<\/strong> per capire prima come sconfiggerli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per decenni una parte rilevante della ricerca oncologica si \u00e8 basata su cellule neoplastiche coltivate in laboratorio in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":653870,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[305440,360070,360721,360720,239,360071,1537,90,89,360722,360072,240,296316,6302,360719],"class_list":["post-653869","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-aldo-scarpa","tag-arc-net-centre-for-applied-research-on-cancer","tag-cold-spring-harbor-laboratory","tag-david-tuveson","tag-health","tag-human-cancer-models-initiative","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-northwell-health","tag-organoidi-tumorali","tag-salute","tag-universita-di-verona","tag-verona","tag-vincenzo-corbo"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117173906132620715","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/653869","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=653869"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/653869\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/653870"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=653869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=653869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=653869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}