{"id":65439,"date":"2025-08-24T04:04:16","date_gmt":"2025-08-24T04:04:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65439\/"},"modified":"2025-08-24T04:04:16","modified_gmt":"2025-08-24T04:04:16","slug":"il-ruolo-di-pechino-nelle-trattative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65439\/","title":{"rendered":"il ruolo di Pechino nelle trattative"},"content":{"rendered":"<p>Il triangolo no. Anzi, ni. Non \u00e8 pi\u00f9 da escludere che nel dialogo tra <strong>Donald<\/strong> <strong>Trump<\/strong> e <strong>Vladimir<\/strong> <strong>Putin<\/strong> si inserisca anche la <strong>Cina<\/strong>. Rimandate le tariffe, i rapporti con Washington sono pi\u00f9 distesi, e \u201cl\u2019amicizia senza limiti\u201d con la Russia rende Pechino un interlocutore privilegiato nel difficile raggiungimento di una <strong>tregua con l\u2019Ucraina<\/strong>. Tutto ruota intorno alle <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/08\/22\/garanzie-sicurezza-ucraina-nato-russia-notizie\/8100942\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\"><strong>garanzie<\/strong> richieste da Kiev in caso di cessate il fuoco<\/a>. Nonostante le pressioni di Trump e l\u2019apertura a protezioni \u201csimili all\u2019<strong>articolo 5 della Nato<\/strong>\u201d, non sono stati ancora definiti n\u00e9 il perimetro n\u00e9 le modalit\u00e0 delle eventuali misure. Sappiamo solo che gli Stati Uniti hanno <strong>escluso l\u2019invio delle proprie truppe<\/strong> in Ucraina, lasciando l\u2019onere agli alleati europei. Ma l\u2019impegno a lavorare a una \u201cforza di rassicurazione\u201d da schierare in caso di cessazione delle ostilit\u00e0 si scontra con le debolezze politiche ed economiche di alcuni paesi chiave. La Germania ha segnalato la mancanza di personale e capacit\u00e0 operative.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che potrebbe entrare in gioco la Cina. D\u2019altronde, Putin lo ha detto chiaramente: niente truppe Nato in Ucraina. Secondo Axios, invece, il capo del Cremlino avrebbe espressamente chiesto di <strong>coinvolgere Pechino come garante<\/strong>. Posizione confermata dal ministro degli Esteri russo <strong>Sergei<\/strong> <strong>Lavrov<\/strong>, che in proposito ha ricordato come questa opzione fosse gi\u00e0 presente nell\u2019accordo redatto a Istanbul \u201call\u2019inizio dell\u2019operazione militare speciale\u201d. L\u2019idea \u00e8 stata scartata da <strong>Volodymyr Zelensky<\/strong>, diventato negli ultimi mesi pi\u00f9 esplicito nel puntare il dito contro il supporto economico (e indirettamente militare) fornito dalla Cina a Mosca. Ma il presidente ucraino potrebbe dover accettare un <strong>compromesso<\/strong>, soprattutto qualora l\u2019idea di passare la patata bollente a Pechino fosse approvata da Trump, la cui priorit\u00e0 \u00e8 tenere gli <strong>Stati Uniti fuori dal pantano europeo<\/strong>.<\/p>\n<p>E la Cina? Finora la Repubblica popolare ha mantenuto una posizione piuttosto <strong>defilata<\/strong> da un conflitto che non reputa riguardarla direttamente. Dopo una prima personale proposta di pace in dodici punti, Pechino ha optato per un\u2019iniziativa corale, con il <strong>Brasile<\/strong> e altri paesi del <strong>Sud<\/strong> <strong>globale<\/strong>, che ignora le richieste territoriali di Kiev limitandosi a proporre una <strong>conferenza di pace<\/strong> e <strong>colloqui<\/strong> <strong>diretti<\/strong> tra le parti in guerra. Una <strong>postura attendista<\/strong> ribadita giorni fa dal ministero degli Esteri cinese: \u201cAccogliamo con favore tutti gli sforzi per trovare una soluzione pacifica alla crisi e i contatti tra Stati Uniti e Russia\u201d.<\/p>\n<p>Eppure le interlocuzioni tra Trump e Putin riguardano anche la Cina. Non tanto per via del presunto \u201ceffetto Nixon al contrario\u201d predetto da alcuni analisti: la partnership strategica tra Mosca e Pechino difficilmente verr\u00e0 minacciata dalle trattative con l\u2019inaffidabile<strong> Taco-Trump <\/strong>(sigla per \u201cTrump always chickens out\u201d, un acronimo giornalistico per sottolineare la volatilit\u00e0 delle posizioni del tycoon, ndr). Certo, non \u00e8 escluso che la Russia potrebbe sentirsi incoraggiata dalle aperture di The Donald a prendere una <strong>distanza di sicurezza<\/strong>: d\u2019altronde nei tre anni di guerra la Cina non ha mancato di sfruttare la debolezza del momento per <strong>spremere l\u2019economia<\/strong> della Federazione e stringere il guinzaglio intorno al collo dell\u2019amico Vladimir. Ma oltre la Muraglia \u00e8 un\u2019altra l\u2019eventualit\u00e0 ad agitare il sonno dei leader: un\u2019ipotetica <strong>estensione ai teatri di crisi asiatici<\/strong> dell\u2019articolo 5, il principio Nato secondo cui un attacco armato contro qualsiasi membro dell\u2019alleanza giustifica l\u2019uso della forza in risposta. Negli ultimi anni lo Stretto di <strong>Taiwan<\/strong> e le acque contese del mar Cinese meridionale hanno gi\u00e0 visto un inusuale presenza delle marine europee.<\/p>\n<p>Non tutto per\u00f2 va contro gli interessi di Pechino. I termini abbozzati da Trump e Putin (ovvero il riconoscimento dei territori occupati dalla Russia) soddisfano la leadership cinese, che fin dapprincipio <strong>ha auspicato la fine della guerra<\/strong>, purch\u00e9 l\u2019epilogo veda Mosca vincitrice e non sconfitta. <strong>Infiacchita quanto basta<\/strong> a rafforzare il controllo cinese su alcuni settori critici, ma non umiliata al punto da perdere valore come partner strategico. La fine dei combattimenti gioverebbe alle relazioni con l\u2019Europa, dove l\u2019ambiguit\u00e0 cinese viene letta come un endorsement all\u2019invasione russa.<\/p>\n<p>Peraltro, l\u2019ipotesi di una soluzione della guerra con l\u2019accettazione delle perdite territoriali e politiche da parte di Kiev potrebbe fornire un <strong>precedente per le rivendicazioni di Pechino sulla sovranit\u00e0 di Taiwan<\/strong>. Pi\u00f9 in generale verrebbe messa in dubbio la determinazione di Washington a proteggere gli altri alleati americani nell\u2019Asia-Pacifico, molti dei quali coinvolti in contenziosi territoriali con la Repubblica popolare. Nell\u2019immediato Pechino pu\u00f2 intanto gi\u00e0 incassare un primo risultato: il summit Trump-Putin in Alaska ha <strong>rimandato l\u2019imposizione di sanzioni secondarie<\/strong> che metterebbero a repentaglio le forniture energetiche della Cina.<\/p>\n<p>Difficile dire se queste dinamiche saranno un incentivo o un freno per una partecipazione del gigante asiatico nelle operazioni di peacekeeping in Ucraina.<strong> Pechino per tradizione non ama ingerire negli affari interni degli altri paesi<\/strong>. L\u2019ipotesi pi\u00f9 praticabile vedrebbe l\u2019inclusione della Cina in un contingente di caschi Onu, di cui \u00e8 il secondo maggiore finanziatore. Scenario che per\u00f2 richiederebbe una risoluzione del Consiglio di Sicurezza e lunghi negoziati tra i potenziali membri partecipanti. Verrebbero cos\u00ec offerte garanzie in termini di diritto internazionale, ma poco rassicuranti per Zelensky che ha escluso di voler accogliere \u201cgaranti che non aiutano l\u2019Ucraina\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 possibilista <strong>Henry Huiyao Wang<\/strong>, presidente del think tank Center for China and Globalization. Secondo quanto scrive l\u2019esperto su Foreign Policy, come primo partner commerciale tanto di Mosca quanto di Kiev, Pechino, ha tutte le carte per guidare la distensione: potrebbe convocare un vertice tra Ucraina, Russia, Stati Uniti ed Europa, con l\u2019obiettivo di creare un quadro formale per \u201c<strong>colloqui a sette<\/strong>\u201d, composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, pi\u00f9 l\u2019Ucraina e i rappresentanti Ue.<\/p>\n<p>Per farlo occorre per\u00f2 mettere la palla al centro: cominciando con \u201cun cessate il fuoco\u201d (inviso alla Russia) e procrastinando il nodo delle <strong>rivendicazioni<\/strong> <strong>territoriali<\/strong>, che tanto preme a Kiev. Cercare di congelare le ostilit\u00e0 \u2013 secondo Wang \u2013 \u00e8 la vera priorit\u00e0 per poter aprire <strong>corridoi<\/strong> <strong>umanitari<\/strong>, \u201cripristinare la funzionalit\u00e0 economica di base e avviare negoziati per una soluzione a lungo termine\u201d. Sar\u00e0 poi una <strong>forza di peacekeeping \u201cmista<\/strong>\u201d a inibire futuri conflitti: oltre ai principali attori europei, il coinvolgimento di cinque nazioni <strong>Brics<\/strong> (Cina, Brasile, India, Sudafrica ed Egitto) darebbero legittimit\u00e0 all\u2019operazione grazie al loro \u201cnon allineamento\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, come in altre circostanze, il gigante asiatico metterebbe il cappello a un\u2019iniziativa globale, <strong>lasciando ad altri la parte pi\u00f9 ostica<\/strong> dei negoziati: portare allo stesso tavolo Putin e Zelensky. In questa fase la Cina non sembra ancora pronta a vestire i panni da protagonista. \u201cPenso che la prospettiva pi\u00f9 ottimistica sia che la Cina svolga un ruolo simile a quello ricoperto con <strong>Arabia Saudita<\/strong> e <strong>Iran<\/strong> nell\u2019aprile 2023 \u2013 spiega a Ilfattoquotidiano.it <strong>Zha Daojiong<\/strong>, docente di relazioni internazionali presso la prestigiosa Peking University \u2013 La base per l\u2019accordo \u00e8 stata costruita da anni e anni di dialogo diretto tra sauditi e iraniani, spesso senza un\u2019intercessione cinese. Inoltre, la cucina della diplomazia su Russia-Ucraina \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec piena di chef \u2013 con la Cina decisamente al di fuori di tutto \u2013 che ognuno ha una preferenza su chi servir\u00e0 il piatto una volta pronto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il triangolo no. Anzi, ni. 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