{"id":655107,"date":"2026-08-29T15:19:16","date_gmt":"2026-08-29T15:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/655107\/"},"modified":"2026-08-29T15:19:16","modified_gmt":"2026-08-29T15:19:16","slug":"oriente-occidente-di-rampini-sorpresa-i-cinesi-hanno-perso-lottimismo-di-una-volta-e-per-xi-e-un-grosso-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/655107\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Sorpresa: i cinesi hanno perso l&#8217;ottimismo di una volta. E per Xi \u00e8 un grosso problema"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Questo testo \u00e8 stato pubblicato su Global, la newsletter di Federico Rampini. Per riceverla occorre iscriversi <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=48\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">qui<\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La quota di cinesi convinti che il proprio tenore di vita migliorer\u00e0 \u00e8 scesa al 28%<\/b>, circa <b>la met\u00e0 di quanto fosse a inizio secolo<\/b>. La fonte \u00e8 uno studio condotto da ricercatori di Stanford e Harvard con la collaborazione di importanti universit\u00e0 della Repubblica Popolare. Merita attenzione, perch\u00e9 \u00e8 uno dei tentativi pi\u00f9 seri e meno ideologici di misurare qualcosa che di solito si racconta per aneddoti: <b>l&#8217;umore profondo della societ\u00e0 cinese dopo il Covid<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il paper si intitola <b>\u00abGetting Ahead in Today&#8217;s China: From Optimism to Pessimism\u00bb <\/b>ed \u00e8 stato pubblicato dallo <b>Stanford Center on China&#8217;s Economy and Institutions<\/b>. Gli autori sono tre: Michael Alisky, Scott Rozelle (economista di Stanford, tra i massimi esperti mondiali di sviluppo rurale cinese) e Martin King Whyte, sociologo di Harvard che da vent&#8217;anni studia le percezioni cinesi della disuguaglianza. Whyte \u00e8 anche l&#8217;autore del celebre libro<b> \u00abMyth of the Social Volcano\u00bb<\/b> (2010), in cui <b>demoliva la tesi allora dominante secondo cui la crescente disuguaglianza cinese avrebbe prima o poi fatto esplodere una rivolta popolare<\/b>. Le sue tre inchieste nazionali del 2004, 2009 e 2014 &#8211; interviste faccia a faccia con campioni di tremila adulti, condotte con il Research Center for Contemporary China dell&#8217;Universit\u00e0 di Pechino &#8211; avevano mostrato l&#8217;esatto contrario:<b> una popolazione sorprendentemente tollerante verso i divari di reddito<\/b>, convinta che la ricchezza dipendesse soprattutto da talento e impegno, e <b>a gran maggioranza ottimista sul proprio futuro economico<\/b>. Nel 2014, nonostante la crescita del Pil fosse gi\u00e0 rallentata dal 10,1% del 2004 al 7,4%, il 73% dei cinesi si aspettava un reddito familiare migliore nei cinque anni successivi, contro il 57,9% di dieci anni prima. Il \u00abvulcano sociale\u00bb, insomma, restava dormiente proprio mentre l&#8217;Occidente se lo aspettava in eruzione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Da allora &#8211; dieci anni cruciali &#8211; non esisteva pi\u00f9 nessuna rilevazione nazionale comparabile<\/b>. Nel mezzo ci sono stati <b>la guerra commerciale<\/b> di Trump, <b>la pandemia, i lockdown <\/b>durissimi dello zero-Covid e la loro brusca cancellazione a fine 2022 con l&#8217;ondata di contagi e morti, <b>la crisi immobiliare<\/b> con i default di Evergrande e degli altri grandi promotori, <b>la disoccupazione giovanile <\/b>esplosa oltre il 21% nell&#8217;estate 2023 (prima che Pechino sospendesse la pubblicazione del dato e poi lo ricalcolasse, escludendo gli studenti, al 14,9%), e <b>il crollo demografico<\/b>: le nascite sono scese da 17,86 milioni nel 2016 a 9,02 milioni nel 2023, con un tasso di fecondit\u00e0 di 1,16 figli per donna, ben sotto il livello di sostituzione. <b>Tutti segnali che facevano sospettare un cambiamento d&#8217;umore, ma restavano appunto sospetti, non dati.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per colmare il vuoto, il team ha commissionato <b>tre sondaggi online<\/b> condotti nel 2023 dal Survey and Research Center for China Household Finance dell&#8217;Universit\u00e0 di finanza ed economia del Sudovest, a Chengdu, ripetendo alla lettera le domande delle inchieste 2004-2014: campioni molto ampi, tra i 7.500 e i 13mila rispondenti a trimestre, ponderati per et\u00e0, genere, istruzione e provincia sui dati del censimento 2020 per renderli rappresentativi della popolazione adulta nazionale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I numeri che ne escono sono<b> un ribaltamento quasi totale rispetto al decennio 2004-2014.<\/b> Alla domanda se \u00abnel nostro Paese l&#8217;impegno viene sempre ricompensato\u00bb, si dichiarava d&#8217;accordo il 61,6% dei rispondenti nella media 2004-2014: nel 2023 solo il 28,3%, mentre i contrari sono passati dal 15,7% al 31,3%. \u00c8 lo stesso genere di crollo che si ripete alla domanda se diventare ricchi o restare poveri dipenda dalla responsabilit\u00e0 individuale: il consenso \u00e8 passato dal 45,5% al 27,6%. Alla domanda se esista ancora \u00abuna grande opportunit\u00e0 per persone come te di migliorare il proprio tenore di vita\u00bb le risposte affermative crollano dal 58,6% della media 2004-2014 al 27,7% del quarto trimestre 2023: pressoch\u00e9 dimezzate.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cambia anche la spiegazione che i cinesi si danno della <b>disuguaglianza<\/b>. Nelle inchieste degli anni Duemila la povert\u00e0 veniva attribuita soprattutto a fattori individuali: mancanza di capacit\u00e0 (61,3% la indicava come causa importante), scarso impegno (58,3%), scarsa istruzione (49,6%). Nel 2023 questi tre fattori crollano rispettivamente al 31,1%, 32,9% e 36,9%, mentre salgono le spiegazioni \u00abstrutturali\u00bb: disuguaglianza di opportunit\u00e0 dal 31% al 37,6%, sistema economico ingiusto dal 21,1% al 35,9%. Specularmente, per spiegare la ricchezza altrui, il merito (talento, impegno, istruzione) perde peso mentre <b>prevalgono le \u00abrelazioni giuste\u00bb: per il 54,7% degli intervistati.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sulle traiettorie personali il quadro \u00e8 coerente. Chi giudicava la propria situazione familiare \u00abmigliore o molto migliore\u00bb rispetto a cinque anni prima era il 69,5% nella media 2004-2014; nel 2023 \u00e8 il 38,8%. Chi la giudicava peggiorata passa dall&#8217;8,4% al 27,1%. E per il futuro: si aspettava di stare meglio entro cinque anni il 66,6% nel primo periodo, il 47% nel 2023; si aspettava di stare peggio il 4,4% contro il 16,6% di oggi. Gli autori insistono su un punto con onest\u00e0 intellettuale: <b>non c&#8217;\u00e8, scrivono, alcun segnale che il \u00abvulcano sociale\u00bb stia per eruttare in proteste di massa. Il pessimismo in aumento non \u00e8 collera.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;erosione netta di quella che gli autori chiamano performance legitimacy<\/b>: la legittimit\u00e0 che il Partito comunista si \u00e8 guadagnato in quarant&#8217;anni non attraverso le urne ma attraverso i risultati &#8211; la promessa implicita, mantenuta per decenni, che ogni generazione avrebbe vissuto meglio della precedente. <b>\u00c8 il patto sociale su cui Pechino ha costruito il proprio consenso senza bisogno di democrazia. Ora quel patto scricchiola<\/b>, non perch\u00e9 la Cina sia povera &#8211; resta un Paese che ha tirato fuori dalla miseria assoluta pi\u00f9 di 700 milioni di persone &#8211; ma perch\u00e9 le attese si sono ridimensionate insieme alla crescita, che il Fondo monetario internazionale prevede ormai strutturalmente pi\u00f9 vicina al 2-4% che al vecchio 8-10%.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli autori ammettono alcuni limiti del loro lavoro: non possono dire con certezza quanto di questo pessimismo sia una cicatrice temporanea lasciata dal trauma del Covid e della sua uscita caotica, e quanto sia invece un cambiamento pi\u00f9 duraturo legato a fattori strutturali &#8211; il crollo del mercato immobiliare, la disoccupazione giovanile, la diffusione dei social media che rende pi\u00f9 visibili le disuguaglianze. Elencano <b>alcune possibili contromosse da parte di Xi Jinping: pi\u00f9 consumi e meno risparmio forzato<\/b>, <b>pi\u00f9 trasferimenti sociali verso le famiglie povere<\/b>, investimenti nell&#8217;istruzione rurale, riforma del sistema dell&#8217;hukou (la residenza anagrafica che ancora oggi nega pieni diritti a centinaia di milioni di migranti interni). Notano per\u00f2, con un pizzico di scetticismo, che <b>la campagna di \u00abProsperit\u00e0 comune\u00bb lanciata da Xi nel 2021 resta tuttora priva di misure concrete<\/b> &#8211; a partire dalla tassa sulla propriet\u00e0 immobiliare, promessa e mai varata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il calo dell&#8217;ottimismo non \u00e8 uniforme lungo la scala sociale: \u00e8 pi\u00f9 marcato proprio tra i redditi bassi. Tra le famiglie con reddito annuo sotto i 50mila yuan (circa 6.400 euro), la quota di chi si aspettava un miglioramento nei cinque anni successivi scende dal 63,3% della media 2004-2014 al 37,6% del 2023; tra chi guadagna oltre 100mila yuan il calo \u00e8 pi\u00f9 contenuto, dal 77,8% al 65,1%. \u00c8 lo schema classico delle crisi di fiducia post-industriali che conosciamo bene anche a Occidente: non \u00e8 la povert\u00e0 assoluta a generare pessimismo, ma la sensazione &#8211; pi\u00f9 acuta in chi ha meno margini &#8211; che l&#8217;ascensore sociale si sia inceppato proprio mentre le regole del gioco vengono percepite come sempre meno eque.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli autori non estraggono da questi dati una profezia di instabilit\u00e0 politica<\/b>, un errore in cui l&#8217;analisi occidentale della Cina \u00e8 caduta pi\u00f9 volte in passato &#8211; lo stesso Whyte lo aveva gi\u00e0 dimostrato vent&#8217;anni fa smontando l&#8217;attesa, allora diffusissima tra sinologi e media internazionali, di un&#8217;esplosione sociale che non arriv\u00f2 mai. Il messaggio del 2024 \u00e8 pi\u00f9 sottile e, a suo modo, pi\u00f9 inquietante per Pechino: <b>non un vulcano pronto a eruttare, ma un lento esaurimento della fiducia<\/b>, che rende la popolazione meno disposta a dare credito automatico alle scelte della leadership, e pi\u00f9 propensa a reagire con scetticismo, se non con critica aperta, ai prossimi annunci di politica economica. <b>\u00c8 una legittimit\u00e0 che si logora senza rumore, un consenso che si sgretola<\/b> non per un evento improvviso ma per l&#8217;accumularsi silenzioso di attese deluse: il tipo di erosione che i regimi autoritari, abituati a misurare la propria forza sull&#8217;assenza di proteste visibili, faticano di pi\u00f9 a percepire e a correggere in tempo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 uno studio che merita di essere letto per intero (lo si trova <a href=\"https:\/\/martinwhyte.scholars.harvard.edu\/sites\/g\/files\/omnuum2491\/files\/2025-04\/Getting_Ahead_in_Today%27s_China.pdf\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">qui<\/a>): racconta, con dati e non con impressioni aneddotiche, il passaggio della Cina da una societ\u00e0 che si raccontava una storia di ascesa collettiva a una che comincia, silenziosamente, a dubitarne. Non \u00e8 ancora rabbia. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 insidioso per un regime che sulla fiducia nel futuro ha fondato la propria autorit\u00e0: \u00e8 la fine dell&#8217;automatismo della speranza.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-29T16:13:07+02:00\" content=\"2026-08-29\">29 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo testo \u00e8 stato pubblicato su Global, la newsletter di Federico Rampini. Per riceverla occorre iscriversi qui. 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