{"id":6566,"date":"2025-07-25T00:20:11","date_gmt":"2025-07-25T00:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/6566\/"},"modified":"2025-07-25T00:20:11","modified_gmt":"2025-07-25T00:20:11","slug":"cari-pazienti-il-dottore-cosi-non-lo-voglio-fare-mestiere-ormai-impraticabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/6566\/","title":{"rendered":"\u00abCari pazienti, il dottore cos\u00ec non lo voglio fare. Mestiere ormai impraticabile\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/belluno\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">BELLUNO<\/a><\/strong> &#8211; Lass\u00f9, sulle montagne, c\u2019\u00e8 un dottore che non ama i riflettori. Il suo nome al massimo affiora dai ringraziamenti dei familiari dei tanti pazienti che, come medico di base, ha assistito fino all\u2019ultimo. <strong>Giancarlo Marcon<\/strong>, nato a Gosaldo e attivo ad Agordo, ha sempre concepito la professione cos\u00ec, come la presa in carico della persona. Un modo di operare che oggi \u00e8 diventato, a suo avviso, \u00abimpraticabile\u00bb. Ragion per cui, riscattata la laurea, ha maturato una decisione sofferta ma, a suo avviso, inevitabile. Il 31 agosto, a 63 anni, appender\u00e0 il camice al chiodo, varcando anzitempo la soglia della pensione. Avrebbe potuto lavorare fino ai 67, ma ha scelto di fermarsi. Troppo amore per la professione, un unico modo di viverla: come missione, rapporto, giorno dopo giorno.\u00a0<\/p>\n<p>    &#13;<\/p>\n<p>APPROFONDIMENTI<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n        &#13;<\/p>\n<p> LA LETTERA <\/p>\n<p>Ai suoi 1600 pazienti ha spiegato la scelta in una lunga lettera, che in queste ore sta diffondendo via e-mail, dopo averla affissa all\u2019ingresso dell\u2019ambulatorio. \u00abIl dato \u00e8 tratto, vado in <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/pensione\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">pensione<\/a><\/strong>\u00bb, esordisce, \u00abdal primo settembre, e salvo colpi di scena\u00bb. Non prima, per\u00f2, di aver illustrato ai propri pazienti le ragioni di una scelta tanto drastica. A pesare, innanzitutto, sarebbe quella che definisce una \u00abperdita progressiva della qualit\u00e0 del lavoro\u00bb, originata da una eccessiva parcellizzazione delle cure. \u00abL\u2019enorme crescita delle conoscenze mediche \u2013 spiega Marcon \u2013 le pressioni consumistiche, verso pillole ed esami, finalizzate a rassicurare il paziente e a tutelare legalmente il <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/medico\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">medico<\/a><\/strong>, hanno creato una crescita smisurata della domanda e un meccanismo di spezzettamento delle competenze per cui non esiste pi\u00f9 il malato ma solo la malattia e nel contempo non esiste pi\u00f9 la persona malata ma l\u2019organo malato\u00bb. Una dinamica \u00abcomprensibile nella specialistica\u00bb, ma che nella medicina di famiglia \u00abappare come la fine della medicina di famiglia stessa\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p> QUANTIT\u00c0 DI LAVORO <\/p>\n<p>Se il mestiere \u00e8 diventato una sofferenza, per i valori del medico agordino, a peggiorare la situazione \u00e8 il sensibile incremento della quantit\u00e0 di lavoro. Altro che 8 ore, ne servono fino a 14, se dopo le visite ci sono le mail e la burocrazia. In un contesto che vede moltiplicarsi le richieste di assistenza pi\u00f9 \u201cbanali\u201d, dal mal di pancia al raffreddori, gli stati d\u2019ansia fanno il resto. L\u2019effetto? \u00abSono cresciute a dismisura le e-mail, che certamente permettono di seguire in modo rapido e in grande quantit\u00e0 le persone, ma sulla qualit\u00e0 del curare via mail lasciamo perdere\u2026\u00bb spiega Marcon. Ma c\u2019\u00e8 pure l\u2019altra faccia della medaglia: \u00abSe tutti quelli che mi scrivono venissero in ambulatorio, saremmo ben oltre le 14 ore\u00bb. Insomma, Marcon si \u00e8 trovato di fronte a un bivio: \u00abFacendo semplicemente due parole, una ricetta e via, sarei riuscito a essere \u201cpi\u00f9 produttivo\u201d, ma mi sarei riconosciuto ancora meno nel lavoro che sto facendo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p> LE PROSPETTIVE <\/p>\n<p>Alle difficolt\u00e0 intrinseche alla professione, espresse dal dottor Marcon, si sommano poi quelle esterne. \u00abCi avviamo verso un ulteriore definanziamento del sistema sanitario pubblico \u2013 scrive ai suoi pazienti \u2013. Non sono molto pi\u00f9 rassicuranti le prospettive proprie di una riorganizzazione della medicina territoriale\u00bb. Il riferimento va, ad esempio, alle case della comunit\u00e0 (strutture socio-sanitarie territoriali introdotte dal Pnrr per fornire assistenza sanitaria e sociosanitaria di prossimit\u00e0 ai cittadini) e al ruolo unico (i medici che si sono diplomati a giugno sono i primi ad avere obbligo di svolgere la quota oraria). \u00abTutti aspetti \u2013 prosegue Marcon \u2013 che porteranno il medico di famiglia da quello che secondo me dovrebbe essere stata la figura di \u201cregista\u201d della salute dei suoi assistiti a ingranaggio di una sanit\u00e0 pubblica impoverita e destrutturata\u00bb. Un contesto in cui, secondo Marcon, \u00abil rapporto fiduciario e continuativo fra medico di famiglia e paziente progressivamente evaporer\u00e0\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>LA SCELTA\u00a0 <\/p>\n<p>E cos\u00ec, il dottore di Agordo ha scelto di saltare a pi\u00e8 pari questa fase, ritirandosi prima. Spiega dunque ai pazienti che dal primo settembre l\u2019Ulss \u00e8 tenuta a trovare un medico che li assista. E che inizialmente sar\u00e0 un sostituto provvisorio, ma successivamente verr\u00e0 bandito il posto. \u00abMi risulta che la ricerca di un collega che prenda il mio posto \u00e8 in corso\u00bb, assicura prima di congedarsi dai pazienti: \u00abAnni di conoscenza e rapporti personali continuativi mi hanno arricchito come professionista e come uomo e di tutto questo vi ringrazio di cuore!\u00bb.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"BELLUNO &#8211; Lass\u00f9, sulle montagne, c\u2019\u00e8 un dottore che non ama i riflettori. 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