{"id":65701,"date":"2025-08-24T07:34:12","date_gmt":"2025-08-24T07:34:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65701\/"},"modified":"2025-08-24T07:34:12","modified_gmt":"2025-08-24T07:34:12","slug":"chi-decide-cosa-puo-essere-mostrato-da-cipro-al-caso-mia-moglie-il-film-overnight-coup-plan-a-st-moritz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65701\/","title":{"rendered":"Chi decide cosa pu\u00f2 essere mostrato? Da Cipro al caso \u00abMia Moglie\u00bb, il film Overnight Coup Plan a St. Moritz"},"content":{"rendered":"<p>St. Moritz \u00e8 lontana dalle spiagge di Ayia Napa, ma<br \/>\nguardando il film di Marina Xenofontos la distanza sembra accorciarsi. Non \u00e8<br \/>\nsolo questione di geografia: il suo Overnight Coup Plan, vincitore del Best Art Film al St.<br \/>\nMoritz Art Film Festival, riesce a fare di una vicenda locale \u2013 la memoria<br \/>\npolitica e sociale di Cipro \u2013 uno specchio che riflette inquietudini<br \/>\nuniversali, capaci di risuonare anche alle nostre latitudini. Proprio mentre in<br \/>\nItalia si discuteva del caso del gruppo Facebook \u00abMia Moglie\u00bb, dove migliaia di<br \/>\nuomini condividevano immagini intime delle proprie compagne senza consenso, la<br \/>\nproiezione del film in Engadina ha assunto il valore di una riflessione<br \/>\nnecessaria: come raccontiamo i corpi e la nostra quotidianit\u00e0, chi decide cosa<br \/>\n\u00e8 mostrabile, dove si colloca il confine tra intimit\u00e0 e sguardo collettivo?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/96477046-f55e-475f-8839-ad0c91cc746e.jpg\" alt=\"Marina Xenofontos\"\/><\/p>\n<p>Marina Xenofontos<\/p>\n<p>La notte cipriota come metafora collettiva<\/p>\n<p>Girato su pellicola 16mm e mini-DV, Overnight Coup Plan<br \/>\nsegue un gruppo di ragazze che da Limassol si sposta verso Ayia Napa, una delle<br \/>\ncapitali europee del turismo estivo, costruita accanto a una delle pi\u00f9 grandi<br \/>\nbasi militari britanniche. Quello che appare, all\u2019inizio, \u00e8 un semplice viaggio<br \/>\nadolescenziale: una notte tra locali, luci al neon, chiacchiere e gesti<br \/>\nripetuti. Ma il film lavora in sottrazione, lascia emergere dalle pieghe del<br \/>\nquotidiano un sottotesto politico e storico.<\/p>\n<p>\u00abMi interessava raccontare un\u2019esperienza di crescita in un<br \/>\nluogo che porta addosso le tracce di una storia pi\u00f9 grande\u00bb, spiega Xenofontos.<br \/>\n\u00abAyia Napa \u00e8 diventata una specie di parco giochi turistico, ma sotto le sue<br \/>\nstrade c\u2019\u00e8 il ricordo del colpo di stato fascista del 1974 e dell\u2019invasione<br \/>\nturca che ne segu\u00ec. Quella ferita non si \u00e8 mai rimarginata. Volevo che i corpi<br \/>\ndelle adolescenti portassero in s\u00e9 questo doppio livello: la spensieratezza e<br \/>\nla malinconia, il presente e la memoria\u00bb.<\/p>\n<p>Il cinquantesimo anniversario del golpe incombe come una<br \/>\npresenza silenziosa, che non viene mai nominata ma che si sente negli spazi,<br \/>\nnei vuoti urbani, nei frammenti di architetture coloniali. La notte diventa<br \/>\ncos\u00ec allegoria: di un Paese diviso, di una generazione sospesa, di un\u2019Europa<br \/>\nche costruisce identit\u00e0 sopra strati di oblio.<\/p>\n<p>Il corpo filmato e lo sguardo<\/p>\n<p>Uno dei punti di forza del film \u00e8 il modo in cui tratta lo<br \/>\nsguardo, evitando la tentazione voyeuristica che spesso accompagna i racconti<br \/>\nsull\u2019adolescenza. \u00abNon volevo cadere nella spettacolarizzazione\u00bb, racconta la<br \/>\nregista. \u00abGli attori non sono professionisti: sono ragazzi cresciuti in<br \/>\nfamiglie legate all\u2019arte, che conoscevano la mia ricerca e hanno accettato di<br \/>\nessere s\u00e9 stessi davanti alla macchina da presa. Il set \u00e8 stato pensato come<br \/>\nuno spazio sicuro, dove potessero esprimersi senza sentirsi oggetto\u00bb.<\/p>\n<p>Un passaggio fondamentale riguarda il consenso: nella<br \/>\npellicola, in diverse occasioni, una delle protagoniste viene ripresa dai<br \/>\ntelefonini, in situazioni pi\u00f9 o meno compromettenti, creandole un forte senso<br \/>\ndi disagio. \u00abPer me \u00e8 essenziale \u2013 insiste Xenofontos \u2013. Anche come artista,<br \/>\ncapita di voler fotografare o filmare senza chiedere, ma in questo lavoro ho<br \/>\nvoluto che ogni immagine fosse frutto di una scelta condivisa. Il tema non<br \/>\nriguarda solo Cipro: lo vediamo ovunque, dall\u2019uso dei cellulari alle relazioni<br \/>\nintime. E il rispetto del consenso \u00e8 il punto di partenza\u00bb.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che il film tocca da vicino l\u2019attualit\u00e0 italiana.<br \/>\nIl caso \u00abMia Moglie\u00bb, smascherato e chiuso pochi giorni fa, ha rivelato come la<br \/>\nviolenza digitale possa diventare fenomeno di massa. Migliaia di uomini<br \/>\nconvinti che fosse legittimo condividere foto delle proprie compagne senza<br \/>\npermesso hanno mostrato quanto fragile resti la cultura del consenso. Le<br \/>\nragazze del film, che si filmano tra loro e giocano con la videocamera come<br \/>\nfosse un\u2019estensione del corpo, sembrano anticipare queste contraddizioni: chi<br \/>\npossiede davvero le immagini? Chi decide cosa resta privato e cosa diventa<br \/>\npubblico? \u00abLa tecnologia ha reso tutto pi\u00f9 vulnerabile\u00bb, osserva Xenofontos.<br \/>\n\u00abQuando ero adolescente non c\u2019erano smartphone, oggi ogni momento pu\u00f2 essere<br \/>\nregistrato e diffuso. Senza un\u2019educazione al rispetto, anche un gesto intimo<br \/>\npu\u00f2 trasformarsi in un abuso\u00bb.<\/p>\n<p>Il parallelismo \u00e8 evidente: in entrambi i casi, lo sguardo<br \/>\ndiventa strumento di potere, e la mancanza di consenso trasforma l\u2019immagine in<br \/>\nviolenza. Se a Cipro i corpi delle protagoniste rivelano un\u2019isola segnata da<br \/>\nbasi militari e turismo predatorio, in Italia le cronache hanno mostrato come i<br \/>\ncorpi delle donne possano essere ridotti a merce digitale, condivisi senza<br \/>\nscrupoli su gruppi social. Due contesti lontani, ma uniti dallo stesso<br \/>\ninterrogativo: chi controlla le immagini e con quali conseguenze?<\/p>\n<p>Tra documentario e finzione<\/p>\n<p>Lo stile di Overnight Coup Plan oscilla tra realt\u00e0 e<br \/>\ninvenzione. Ci sono momenti che sembrano reportage \u2013 come le sequenze sul<br \/>\ntraghetto o le passeggiate tra le rovine urbane \u2013 e altri che assumono i toni<br \/>\ndel sogno, con immagini sfocate e ripetute, quasi a voler imprimere la<br \/>\nsensazione di un ricordo che si ricostruisce a frammenti.<\/p>\n<p>\u00abNon volevo girare un documentario classico\u00bb, racconta<br \/>\nXenofontos. \u00abHo usato diversi formati, collaborato con pi\u00f9 direttori della<br \/>\nfotografia, mescolato stili e linguaggi. Quello che mi interessava era<br \/>\nrestituire un\u2019esperienza, non un racconto lineare. \u00c8 un film che vive delle sue<br \/>\nincongruenze, perch\u00e9 anche la storia di Cipro \u00e8 piena di incongruenze, di<br \/>\nverit\u00e0 sospese\u00bb.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un\u2019opera che riflette sul mezzo stesso: che<br \/>\ncosa significa filmare un paesaggio? Che valore ha un\u2019immagine quando diventa<br \/>\ndocumento? E quanto resta, davvero, di ci\u00f2 che non viene detto ma solo<br \/>\npercepito?<\/p>\n<p>Un festival che ascolta<\/p>\n<p>Che lo St. Moritz Art Film Festival abbia scelto di ospitare<br \/>\nun\u2019opera cos\u00ec dice molto della sua identit\u00e0. In pochi anni, lo SMAFF \u00e8<br \/>\ndiventato uno spazio capace di far dialogare l\u2019Engadina con il mondo, portando<br \/>\nin quota storie che raramente trovano spazio nei circuiti mainstream. Parlare<br \/>\ndi Cipro qui, tra montagne e laghi, significa riconoscere che le ferite locali<br \/>\nsono ferite globali, e che l\u2019arte pu\u00f2 aprire varchi di comprensione.<\/p>\n<p>\u00abSt. Moritz \u00e8 un luogo particolare, quasi sospeso\u00bb, dice<br \/>\nXenofontos. \u00abVengo da Cipro, un contesto molto diverso, ma qui ho<br \/>\ntrovato un pubblico pronto ad ascoltare. Il contrasto tra la mia storia e<br \/>\nl\u2019ambiente alpino mi sembra perfetto: l\u2019arte serve anche a creare contrasti, a<br \/>\nspostare prospettive\u00bb.<\/p>\n<p>Il futuro<\/p>\n<p>Marina Xenofontos non si ferma. Dopo aver esposto a Londra,<br \/>\nNew York, Napoli e Amburgo, ora lavora a un nuovo progetto: un videogioco<br \/>\niniziato cinque anni fa che presenter\u00e0 a Losanna, e altre opere che<br \/>\ncontinueranno a intrecciare linguaggi e media. \u00abPer me \u2013 conclude \u2013 il cinema e<br \/>\nla scultura non sono mondi separati. Sono modi diversi per parlare della stessa<br \/>\ncosa: la memoria, le sue fratture, le sue omissioni. Overnight Coup Plan \u00e8 solo<br \/>\nun capitolo di un lavoro che continua\u00bb.<\/p>\n<p>A St. Moritz, tra una proiezione e l\u2019altra, resta<br \/>\nl\u2019impressione che il film di Xenofontos ci riguardi da vicino. Cipro diventa<br \/>\nSvizzera, diventa Italia, diventa Europa, diventa ovunque ci sia un corpo<br \/>\nfilmato senza consenso o una storia cancellata dalla fretta del presente.<br \/>\nL\u2019arte, ancora una volta, non offre soluzioni, ma ci obbliga a guardare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"St. Moritz \u00e8 lontana dalle spiagge di Ayia Napa, ma guardando il film di Marina Xenofontos la distanza&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":65702,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-65701","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65701","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65701"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65701\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65702"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65701"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65701"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65701"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}