{"id":65728,"date":"2025-08-24T07:58:14","date_gmt":"2025-08-24T07:58:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65728\/"},"modified":"2025-08-24T07:58:14","modified_gmt":"2025-08-24T07:58:14","slug":"il-giro-dei-mondi-in-111-tappe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/65728\/","title":{"rendered":"Il giro dei mondi in 111 tappe"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAutunno 1761, il colono del New England Gamaliel Smethurst \u00e8 prigioniero dei Mi\u2019kmaq di Pokemouche, nel New Brunswick canadese.\u201d Inizia cos\u00ec uno degli innumerevoli racconti di vita vissuta di Terre che non sono la mia, dove seguiamo Smethurst andare a nord per scambiare coperte, pentole e sale in cambio di pesce e pellicce, passiamo attraverso un attacco dei corsari francesi al vascello su cui si trova e seguiamo le sue peripezie per tornare a Fort Cumberland. A un certo punto si trova con il capo dei Mi\u2019kmac, Aikon Aushabuc, che per spiegargli la situazione geopolitica della zona, usa la propria mano come una mappa, sistemando citt\u00e0 fra polpastrelli e pieghe della pelle. \u201cLa mappa di Aushabuc, forse la pi\u00f9 effimera di tutte le mappe, riporta la cartografia alla sua remota origine gestuale: indicare, mimare un movimento.\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"023a7c84-a602-49a7-ad03-7d6c833cd363\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Opicino.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"818\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Uscito nel maggio 2025 per Bollati Boringhieri, <a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/matteo-meschiari-terre-che-non-sono-la-mia-9788833943848\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe<\/a>, di Matteo Meschiari, \u00e8 uno di quei libri che fatica a stare all\u2019interno di classificazioni di genere. Un saggio scientifico che ha la potenza di un romanzo, una raccolta di mappe dal pleistocene all\u2019oggi, tutte ridisegnate magistralmente da Michele Napoli, una serie di storie straordinarie di vita vissuta, un viaggio nel tempo intorno alla terra. Pu\u00f2 essere utile, prima di iniziarne il cammino, tenere presente quello che Meschiari dice a proposito della lettura del fegato presso diversi popoli: richiede non solo uno sforzo di immaginazione, ma anche un atto di umilt\u00e0 nei confronti della nostra idea di verit\u00e0 scientifica: \u201cil nostro esclusivismo culturale ci impedisce forse di vedere un\u2019affinit\u00e0 tra un navigatore satellitare e un organo caldo uscito dal corpo di un animale, ma la preistoria attuale del nostro bisogno mai esaurito di orientarci tra i mondi ci accompagner\u00e0 per sempre, qualunque sia lo strumento, il punto di partenza, la destinazione.\u201d Potremmo usare per Terre che non sono la mia quello che diceva Giorgio Manganelli di Il Milione nella prefazione di un\u2019edizione del 1980: \u201c\u2026 sembra sfuggirci di mano, \u00e8 un libro irrequieto e instabile, un libro errabondo come fosse favola, sebbene sia fedele trascrizione di una vita impossibile ma reale.\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"e566ccc9-858f-46f7-b6e4-fc8778864100\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/cover_2.jpg\" width=\"780\" height=\"859\" alt=\"l\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Nella premessa Meschiari accenna all\u2019ontological turn, \u201cun cambiamento radicale nel modo di pensare le relazioni tra tutti gli esseri viventi e tra questi e il mondo non-vivente. Il motore di questa svolta si chiama prospettivismo, e l\u2019idea \u00e8 che non esistono innumerevoli rappresentazioni diverse di un unico mondo ma innumerevoli mondi diversi, ciascuno dei quali si fonda sulla prospettiva unica e irripetibile dell\u2019essere che lo percepisce. (\u2026) Tu sei altro da me, ma forse tu vedi me come io vedo te, dunque devo fare attenzione a come ti guardo e a come penso che mi guardi e pensi.\u201d \u00c8 anche un modo per aggirare la nostra mania antropocentrica e intuire una realt\u00e0 molto pi\u00f9 complessa in cui noi Sapiens siamo solo una delle parti in causa.<\/p>\n<p>Anche su queste basi si fonda l\u2019idea di una controgeografia impegnata a decolonizzare l\u2019immaginario che sta alla base della geografia occidentale ufficiale. Citando Bachelard, Meschiari nota come \u201cil metodo scientifico si fonda su un deliberato e sistematico lavoro di epurazione del pensiero dall\u2019immaginazione\u201d, ed evocando \u00c9lis\u00e9e Reclus ribadisce che \u201cla geografia senza immaginazione, senza quote invisibili, senza desideri e sogni non solo \u00e8 un\u2019appendice strumentale del business as usual capitalista, ma \u00e8 la rinuncia di s\u00e9 come potenza cognitiva dell\u2019umano.\u201d Controgeografia come resistenza contro il controllo della memoria, per dare voce ai marginali. \u201cLe mappe ufficiali sono espressioni dell\u2019immaginario imperialista, le contro-mappe sono spazi di elaborazione di un immaginario alternativo.\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"902e5a7a-ea02-4726-9a50-5797403053cc\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1.MESCHIARI_Terre che non sono la mia.jpg\" width=\"780\" height=\"818\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Seguiamo uno dei personaggi di Terre: \u201ccostretto a lasciare Pavia divenuta Ghibellina, Opicino de Canistris, nato nel 1296, ecclesiastico, scrittore visionario, ripara a Genova che, come Venezia, \u00e8 citt\u00e0 di marinai-cartografi. L\u00ec vede mappe nautiche e portolani e, per guadagnarsi da vivere, impara l\u2019arte della miniatura. (\u2026) Immerso nel mondo fantastico e sperimentale dell\u2019allegoresi medievale, forse malato schizofrenico, Opicino compone opere uniche nel loro genere, (\u2026) quella che ricorre pi\u00f9 spesso \u00e8 la mappa antropomorfa del Mediterraneo, dove con sguardo apofenico e giocando sull\u2019inversione figura\/sfondo, Opicino vede nei trattati geografici, ora del mare ora della terra, delle figure umane mostruose. (\u2026) Negli stessi anni in cui la matematica araba e il pragmatismo mercantile delle republiche marinare gettavano le basi della cartografia moderna, queste mappe fantastiche sembrano guardare indietro, verso tutto ci\u00f2 che la scienza avrebbe gettato a mare come zavorra, (\u2026) ma le mappe di Opicino sono molto altro: sempre aperte a un riorientamento gestaltico, sono oggetti multistabili generatori di immaginario, sono apparecchi di cattura dell\u2019invisibile. Proprio questo le rende contemporanee a Homo anthropocenicus e al suo bisogno di riorientarsi.\u201d Espressione di quello che Claude L\u00e9vi-Strauss chiamava \u201cpensiero selvaggio\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019origine profonda di mappare il mondo \u00e8 sepolta nella mente dei cacciatori-raccoglitori arcaici che non solo leggevano e memorizzavano segni e tracce nel paesaggio, ma immaginavano e desideravano animali lontani e luoghi invisibili. Parlando degli Inuit, Meschiari dice che \u201cla lettura della Terra \u00e8 per i nativi una strategia integrata che investe saperi cinegetici, tradizioni orali, memoria storica, pensiero magico, competenze ecologiche, topologie toponimiche e, soprattutto, pratiche emozionali e affettive.\u201d Gli Inuit hanno una relazione intima con la Terra, considerano il territorio una questione \u201cpersonale\u201d che non pu\u00f2 essere confidata, ognuno possiede una mappa mentale altamente elaborata infinitamente pi\u00f9 complessa delle mappe moderne occidentali. Un sapere che non va imitato, ma \u201cquello che invece dobbiamo apprendere dai saperi indigeni \u00e8 il come, come rinarrare la Terra, come la Territ\u00e0 dei nativi sia portatrice di indicazioni e attitudini pratiche, simboliche e spirituali che dicono come affrontare il presente e il futuro in prospettiva possibilista e non distopica, adattiva resistente e non apocalittica e rassegnata.\u201d<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"8c622b87-1dfd-450f-9213-9a839ac78433\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/3.MESCHIARI_Terre che non sono la mia.jpg\" width=\"780\" height=\"818\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>La miniaturizzazione del cosmo in un micropaesaggio artificiale \u00e8 l\u2019essenza stessa di ogni mappa. La mappa non solo organizza un mondo, ma ci presenta una geografia potenziale che ha una forza generativa e ci proietta verso un ignoto che potr\u00e0 essere riempito dall\u2019immaginazione. In questo senso \u201cil cartografo fa sempre Worldbuilding: vedendo un mondo, ne inventa molti.\u201d La geografia ha una dimensione onirica che porta a una dimensione inconscia e emotiva in cui lo spazio si allarga e acquista altre dimensioni. E mentre noi occidentali vorremmo conoscere con esattezza assoluta la nostra posizione nel mondo, qui e adesso, la mappa-racconto, la mappa-rito, la mappa-preghiera servono a raggiungere un altrove.<\/p>\n<p>Una delle prime impressioni che ho avuto \u00e8 di avere fra le mani un libro di viaggi straordinari, di quelli che permangono nel tempo e stanno accanto a grandi classici come Il Milione, Il libro di Ruggero, I viaggi di Gulliver. Ci si pu\u00f2 aspettare fra dieci, venti, cinquant\u2019anni di trovare edizioni popolari delle \u201cTerre\u201d in mano a ragazzi in spiaggia sotto l\u2019ombrellone. Ci sono sapori che si incontrano in Le citt\u00e0 invisibili di Calvino, Memorie di un viaggiatore spaziale di Lem e Il giro del mondo in 80 giorni di Verne, ma la meraviglia che si prova nello scorrere le innumerevoli storie delle Terre ha un sapore pi\u00f9 intenso perch\u00e9 non viene dalla capacit\u00e0 immaginifica di un autore ma dalla capacit\u00e0 di raccontare storie vere e farle fiorire. Qui l\u2019esperimento che Meschiari ha iniziato con Artico Nero (Exorma, 2016), dove alle storie vere ha voluto accostare storie immaginate per rendere la verit\u00e0 ancora pi\u00f9 intensa, raggiunge un climax invisibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"59e86e10-284b-4ee6-9105-186ee54101fd\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/5.MESCHIARI_Terre che non sono la mia.jpg\" width=\"780\" height=\"818\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Nel grande Atlante di Terre troviamo solo storie vere, intense ed emozionanti, come quella di Sacagawea, una quattordicenne appartenente al gruppo Lemi Shoshoni dei territori attraversati dal fiume Columbia in Nord America, che ai primi dell\u2019Ottocento incide una misteriosa mappa su di un corno d\u2019alce. Basta questo gesto per dare cibo all\u2019immaginazione e far muovere il nostro miglior strumento di sopravvivenza e vita verso altre possibilit\u00e0, lasciandoci indietro quel sapore apocalittico tanto caro a chi ha radici cristiane e sconosciuto agli altri, che non conoscendo la dottrina della fine dei tempi, ci mostrano una realt\u00e0 in costante trasformazione in cui le piccole disavventure di Homo Sapiens non sono sufficienti a far crollare i mondi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cAutunno 1761, il colono del New England Gamaliel Smethurst \u00e8 prigioniero dei Mi\u2019kmaq di Pokemouche, nel New Brunswick&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":65729,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609,51162],"class_list":{"0":"post-65728","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri","15":"tag-matteo-meschiari"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65728","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65728"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65728\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65728"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65728"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65728"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}