{"id":657321,"date":"2026-08-31T01:34:21","date_gmt":"2026-08-31T01:34:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/657321\/"},"modified":"2026-08-31T01:34:21","modified_gmt":"2026-08-31T01:34:21","slug":"marina-lostetrica-dagli-occhi-di-mare-ogni-bambino-che-ho-visto-nascere-e-stato-un-po-anche-mio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/657321\/","title":{"rendered":"Marina, l\u2019ostetrica dagli occhi di mare: \u00abOgni bambino che ho visto nascere \u00e8 stato un po\u2019 anche mio\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><b>Il mare davanti a lei ha il colore dei suoi occhi:<\/b> un azzurro pieno, terso, quasi ostinato. <b>Marina, 82 anni<\/b>, assapora un piatto di spaghetti alle vongole sul molo dei Bagni Nettuno, di fronte al golfo dianese. Attorno, il suono discreto di una giornata di quiete: stoviglie, voci lontane, il sole che rimbalza sull\u2019acqua. Eppure basta chiederle del suo mestiere perch\u00e9 quel paesaggio svanisca e torni Milano: le corsie, le notti, le donne impaurite, le mani strette, il primo vagito.<\/p>\n<p><b>Una vita tra nascite e urgenze<\/b><\/p>\n<p>Marina ha trascorso quasi tutta la sua carriera nel cuore della maternit\u00e0 e dell\u2019emergenza. Prima infermiera, poi <b>ostetrica<\/b>, ha lavorato all\u2019ospedale Mangiagalli di Milano (negli anni \u201960 e \u201970 era considerato il punto di riferimento regionale per le nascite) e al Fatebenefratelli. \u00abAvevo diciannove anni\u00bb, ricorda. Sorride: \u00abScelsi quel lavoro perch\u00e9 volevo fare qualcosa di importante senza studiare troppo\u00bb. La battuta \u00e8 lieve, ma dietro quel sorriso sta una professione che di \u201cleggero\u201d ha ben poco.<\/p>\n<p><b>\u00abSono stata un\u2019ostetrica fortunata\u00bb<\/b><\/p>\n<p>Lo ripete pi\u00f9 volte, senza enfasi: \u00abSono stata un\u2019ostetrica fortunata\u00bb. Come se la fortuna fosse l\u2019essersi trovata, ogni giorno, nel punto esatto in cui la vita decide di cominciare. Ascoltandola, per\u00f2, si capisce che non basta la sorte a spiegare tutto: c\u2019erano l\u2019<b>intuito<\/b>, il coraggio, la capacit\u00e0 di accorgersi di un cambiamento prima che fosse evidente, la prontezza quando il tempo si fa sostanza. Perch\u00e9 in sala parto il tempo non \u00e8 soltanto tempo: a volte \u00e8 ossigeno, a volte \u00e8 un battito, spesso \u00e8 una vita intera compressa in pochi secondi.<\/p>\n<p><b>La piccola Wendy, quando la fragilit\u00e0 non \u00e8 una sentenza<\/b><\/p>\n<p>Fra i neonati che non hanno mai davvero lasciato la sua memoria, ce n\u2019\u00e8 uno: <b>Wendy<\/b>. Minuscola, 4 mesi di vita e dal peso estremamente basso, 400 grammi: una grande prematura su cui pochi avrebbero scommesso. Figlia di mamma italiana e pap\u00e0 straniero. Qualcuno in quella fragilit\u00e0 vedeva una fine annunciata, Marina intravide un varco: \u00abMarilena, portala immediatamente in pediatria, nella culla termica. La bambina non pu\u00f2 restare sul fasciatoio. Lei vuole vivere\u00bb, disse all\u2019infermiera. Non una frase da manuale, ma una decisione, un atto di fiducia. Prima ancora che Wendy potesse lottare, qualcuno aveva stabilito che meritava la possibilit\u00e0 di farlo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/marina-1787575432329.webp\" alt=\"\" width=\"747\" height=\"467\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p><b>Paolo, figlio di un amore oltre le convenzioni<\/b><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi Paolo. La storia stavolta non nasce da un\u2019urgenza medica, ma da una scelta di vita. \u00abUna coppia bellissima\u00bb, ricorda Marina. Lei non pu\u00f2 avere figli. Lui potrebbe fermarsi davanti a quel limite, ma non lo fa. Concepisce un bambino con un\u2019altra donna e, alla nascita, la mamma naturale non lo riconosce, lui invece s\u00ec. La coppia adotta il piccolo. Si chiama <b>Paolo<\/b>. Marina assiste da vicino a una vicenda in cui le regole pi\u00f9 rigide si fanno improvvisamente insufficienti. \u00ab\u00c8 una storia d\u2019amore e di vita che non dimenticher\u00f2 mai\u00bb, dice. Non giudica, non spiega: ricorda. Alcune storie chiedono soltanto spazio sufficiente per contenere il desiderio di diventare famiglia.<\/p>\n<p><b>Quel bambino nato mentre la madre lottava tra vita e coma<\/b><\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 un altro <b>Paolo<\/b>. La madre \u00e8 al sesto mese di gravidanza quando un ictus la precipita in coma. Attorno al letto si raccolgono neurologi, ginecologi, un\u2019\u00e9quipe chiamata a misurare fin dove si possa andare. \u00abQuali speranze ci sono?\u00bb, la domanda inevitabile. Marina non accetta che quell\u2019interrogativo diventi resa: \u00abFacciamo il possibile, dottore!\u00bb. Si decide di proseguire la gravidanza, giorno dopo giorno. Cresce un bambino e, insieme, una possibilit\u00e0.<b> Paolo\u00a0nasce e anche la madre sopravvive.<\/b> Nel ricordo di Marina, quel margine tra paura e gioia \u00e8 largo appena pochi minuti.<\/p>\n<p><b>Una mano da stringere<\/b><\/p>\n<p>Per Marina fare l\u2019ostetrica ha significato stare accanto alle donne <b>nel momento pi\u00f9 fragile e potente della loro vita<\/b>. Non soltanto assistere alla nascita di un bambino, ma accompagnare paura, dolore e trasformazione. In sala parto ha visto ragazze diventare madri, esitazione trasformarsi in coraggio, e ha imparato che a volte una voce calma o una mano stretta al momento giusto valgono quanto una procedura.<\/p>\n<p>Oggi la professione \u00e8 molto diversa: pi\u00f9 tecnologia, formazione universitaria, maggiore autonomia, monitoraggi e \u00e9quipe multidisciplinari. Ma una cosa non \u00e8 cambiata: <b>la capacit\u00e0 di esserci davvero<\/b>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/marina2-1787575483106.webp\" alt=\"\" width=\"788\" height=\"443\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p><b>Tecnologia e intuito<\/b><b\/><\/p>\n<p>Negli anni Sessanta Marina lavorava in reparti poveri di tecnologia: decisioni fondate su osservazione, esperienza, prontezza. Molte decisioni dipendevano dall\u2019osservazione, dall\u2019esperienza e da quell\u2019intuito che nasce solo dopo anni passati a guardare attentamente donne e neonati.<\/p>\n<p><strong>Oggi l\u2019ostetricia \u00e8 profondamente cambiata e si \u00e8 ampliata<\/strong>: formazione universitaria, profilo autonomo e responsabilit\u00e0 definite dalla normativa; conduzione del parto fisiologico, assistenza in gravidanza, parto e puerperio, sostegno al neonato, individuazione precoce del patologico. La professione segue la donna lungo tutto l\u2019arco di vita: salute sessuale e riproduttiva, prevenzione, allattamento, supporto alla famiglia. <strong>La svolta \u00e8 tecnologica<\/strong>: cardiotocografi, ecografi, sistemi informatizzati, protocolli e monitoraggi; nel 2026 FNOPO &#8211;\u00a0l&#8217;ente che rappresenta gli ordini degli ostetriciani in Italia &#8211;\u00a0riconosce competenze ecografiche dell\u2019ostetrica nei percorsi formativi con confini chiari. La tecnologia rende visibile ci\u00f2 che prima si intuiva, ma non sostituisce chi riconosce la paura di una donna.<\/p>\n<p>Anche le emergenze sono pi\u00f9 strutturate: team multidisciplinari, percorsi e protocolli; tirocinio intenso, molte ore di pratica e responsabilit\u00e0 crescenti. Cambia il paradigma: dalla medicina che decide per la paziente a scelte condivise e rispetto dell\u2019esperienza di parto. L\u2019ostetrica fa da ponte tra clinica e umanit\u00e0, evitando solitudini. Dalla sala parto al territorio, l\u2019assistenza continua nei consultori e a domicilio: una risorsa strategica per donne, neonati e famiglie. Resta per\u00f2 immutabile la presenza: saper vedere, stringere una mano, decidere quando rassicurare o chiamare il medico. Come Marina con il piccolo Paolo: pi\u00f9 macchine oggi, ma sempre una vita da difendere.<\/p>\n<p><b>Gli occhi ancora pieni di nascite<\/b><\/p>\n<p>A 82 anni Marina conserva migliaia di primi respiri nella memoria. Alcuni bambini hanno oggi quaranta, cinquanta o sessant\u2019anni e probabilmente non sapranno mai chi fosse la donna presente quando sono venuti al mondo.<\/p>\n<p>Lei non ha avuto figli suoi, ma lo racconta senza amarezza: <b>\u00abHo avuto cura dei figli degli altri\u00bb<\/b>. Nei suoi ricordi restano mani strette durante le contrazioni, emergenze superate, neonati consegnati alle madri e vite che per qualche istante sono passate anche dalle sue mani.<\/p>\n<p>Ora guarda il mare, dello stesso azzurro dei suoi occhi, e sorride. Perch\u00e9 <b>alcuni figli nascono dal corpo; altri, per un momento, nascono anche nelle mani di chi li aiuta ad arrivare al mondo<\/b>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il mare davanti a lei ha il colore dei suoi occhi: un azzurro pieno, terso, quasi ostinato. 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