{"id":657906,"date":"2026-08-31T11:06:19","date_gmt":"2026-08-31T11:06:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/657906\/"},"modified":"2026-08-31T11:06:19","modified_gmt":"2026-08-31T11:06:19","slug":"gli-smart-glasses-arrivano-a-tavola-ma-i-ristoranti-li-mettono-al-bando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/657906\/","title":{"rendered":"Gli smart glasses arrivano a tavola. Ma i ristoranti li mettono al bando"},"content":{"rendered":"<p><strong>Per anni abbiamo cercato di allontanare il telefono dalla tavola.<\/strong> Prima perch\u00e9 squillava, poi perch\u00e9 interrompeva le conversazioni, infine perch\u00e9 aveva cominciato a mangiare prima di noi: arrivava il piatto e, invece della forchetta, compariva lo smartphone. Una fotografia, un video, magari una storia sui social; soltanto dopo si poteva cominciare. Adesso potremmo finalmente rimetterlo in tasca, non perch\u00e9 siamo diventati pi\u00f9 presenti durante una cena, ma perch\u00e9 molte delle cose che facevamo con il telefono pu\u00f2 farle ci\u00f2 che indossiamo sul naso.<\/p>\n<p><strong>Gli smart glasses con intelligenza artificiale<\/strong> assomigliano sempre pi\u00f9 a normali occhiali, ma possono fotografare e registrare quello che abbiamo davanti, tradurre un menu, riconoscere ci\u00f2 che stiamo guardando, rispondere alle nostre domande. La tecnologia \u00e8 quasi scomparsa alla vista proprio mentre si avvicinava il pi\u00f9 possibile al nostro sguardo e la cosa, comprensibilmente, non piace a tutti.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/212947784-7e57928f-c6ce-4518-8464-62148794f1b3.jpg\" alt=\"Alcuni modelli di smart glasses all'AI Terminal Industry Expo 2026\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>      Alcuni modelli di smart glasses all&#8217;AI Terminal Industry Expo 2026\u00a0<\/p>\n<p><strong>In Gran Bretagna alcuni ristoranti, pub, club<\/strong> e luoghi di spettacolo hanno gi\u00e0 introdotto divieti o limitazioni. Il ristoratore londinese Jeremy King non ammette smart glasses nei suoi locali; Soho House pu\u00f2 chiedere agli ospiti di toglierli; Wetherspoon, la catena con oltre ottocento pub, ne proibisce l\u2019uso per registrare clienti e personale. Restrizioni sono arrivate anche nei teatri, nei cinema e nei tribunali di Inghilterra e Galles. Dopo anni trascorsi a chiedere ai clienti di mettere via il telefono, insomma, qualcuno potrebbe presto trovarsi a chiedere loro di togliersi gli occhiali.<\/p>\n<p><strong>Il problema \u00e8 facilmente intuibile.<\/strong> Meta segnala l\u2019attivazione della telecamera attraverso un piccolo LED sulla montatura, ma resta una differenza sostanziale tra sapere di poter essere visti e sapere di poter essere registrati. Tanto pi\u00f9 in un ristorante, uno di quei luoghi curiosamente sospesi tra spazio pubblico e intimit\u00e0, dove per qualche ora condividiamo con perfetti sconosciuti una sala senza per questo immaginare che le nostre facce, le nostre parole o la nostra cena debbano necessariamente essere ripresi.<\/p>\n<p>In Italia <strong>la questione non \u00e8 nuova<\/strong>: gi\u00e0 nel 2021, all\u2019arrivo dei Ray-Ban Stories, il Garante per la protezione dei dati personali aveva chiesto a Facebook chiarimenti sulle garanzie per chi poteva essere ripreso e sulle modalit\u00e0 per rendere riconoscibile una registrazione. Cinque anni dopo gli interrogativi sono rimasti, mentre gli occhiali hanno imparato a fare molte pi\u00f9 cose. Ma forse a tavola la faccenda diventa interessante per un\u2019altra ragione. Il nostro rapporto con ci\u00f2 che vediamo e ci\u00f2 che mangiamo era gi\u00e0 piuttosto complicato prima che una telecamera finisse sulla montatura degli occhiali.<\/p>\n<p>Il semiologo Gianfranco Marrone, che da anni studia i <strong>linguaggi del cibo e della gastronomia<\/strong>, aveva colto nel food porn un paradosso interessante: la fotografia non \u00e8 pi\u00f9 soltanto il ricordo di qualcosa che abbiamo mangiato, ma parte dell\u2019esperienza gastronomica e, qualche volta, ci\u00f2 che la precede. Il piatto viene isolato dal pasto, sottratto alle persone, alle parole e a tutto ci\u00f2 che gli sta intorno, per diventare un\u2019immagine costruita per essere desiderata. Tanto che, scrive Marrone con efficace sintesi, \u201csi mangia per scattare, si scatta per condividere, si condivide per vantare uno scampolo d\u2019identit\u00e0 personale\u201d.<\/p>\n<p>\t\t\tLa polemica<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/il-gusto\/2026\/08\/20\/news\/pizzaiolo_lele_scandurra_catania_polemica_anti_influencer-425538126\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cQui gli Influencer non possono entrare\u201d: il pizzaiolo accende il caso<\/a><\/p>\n<p>\t\tdi Francesco Seminara<\/p>\n<p>\t\t\t20 Agosto 2026<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/il-gusto\/2026\/08\/20\/news\/pizzaiolo_lele_scandurra_catania_polemica_anti_influencer-425538126\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/140657278-356b3986-9695-4dc9-a259-fdd880aeeaf0.jpg\" alt=\"\u201cQui gli Influencer non possono entrare\u201d: il pizzaiolo accende il caso\" loading=\"lazy\" width=\"125\" height=\"125\"\/><\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p>E cos\u00ec, se un tempo fotografavamo ci\u00f2 che avevamo deciso di mangiare, oggi <strong>capita di decidere che cosa mangiare anche perch\u00e9 lo abbiamo gi\u00e0 visto fotografato<\/strong>. La recente provocazione di Diego Rossi sembra quasi la dimostrazione gastronomica di questo meccanismo: lo chef di Trippa a Milano ha deciso di togliere dal menu il vitello tonnato e le tagliatelle al burro, due piatti diventati negli anni cos\u00ec celebri, e cos\u00ec instancabilmente fotografati e condivisi, che molti clienti arrivavano sapendo gi\u00e0 cosa avrebbero ordinato. Non pi\u00f9 soltanto piatti, dunque, ma immagini riconoscibili prima ancora di essere sapori.<\/p>\n<p><strong>Gli smart glasses arrivano esattamente a questo punto<\/strong> della storia e aggiungono un passaggio curioso: vedere e fotografare possono quasi coincidere. Eppure considerarli soltanto un nuovo nemico della convivialit\u00e0 sarebbe ingeneroso: Possono tradurre in tempo reale un menu incomprensibile, aiutarci a riconoscere ci\u00f2 che abbiamo davanti, fornire informazioni senza costringerci a consultare continuamente il telefono. Lo chef britannico <strong>Tom Kerridge<\/strong>, titolare tra laltro dell\u2019unico pub britannico con due stelle Michelin, The Hand &amp; Flower, ne ha sottolineato anche le possibilit\u00e0 in cucina: una preparazione ripresa attraverso gli occhi del cuoco permette di osservare da una prospettiva inedita una cottura, un gesto, l\u2019impiattamento, i movimenti della brigata. Non pi\u00f9 guardare qualcuno cucinare, dunque, ma guardare attraverso la sua visione.<\/p>\n<p><strong>E cos\u00ec, dopo aver costruito un\u2019intera etichetta<\/strong> contemporanea intorno alla domanda se fosse opportuno fotografare un piatto prima di assaggiarlo, potremmo doverne aggiungere un\u2019altra, molto pi\u00f9 semplice. Se guardare pu\u00f2 significare anche registrare, potrebbe tornare sorprendentemente utile una vecchia parola: permesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per anni abbiamo cercato di allontanare il telefono dalla tavola. 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