{"id":658253,"date":"2026-08-31T15:39:16","date_gmt":"2026-08-31T15:39:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/658253\/"},"modified":"2026-08-31T15:39:16","modified_gmt":"2026-08-31T15:39:16","slug":"trump-in-declino-approvazione-al-33-tutto-cio-che-tocca-si-trasforma-in-sconfitta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/658253\/","title":{"rendered":"Trump in declino: approvazione al 33%. Tutto ci\u00f2 che tocca si trasforma in sconfitta"},"content":{"rendered":"<p class=\"ifq-post__label-soft-registration-title\">\n            Questo articolo \u00e8 gratis.        <\/p>\n<p class=\"ifq-post__label-soft-registration-text\">\n                Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione            <\/p>\n<p>            <a href=\"https:\/\/shop.ilfattoquotidiano.it\/registrati\/?ifq-reg-origin=regwall-soft-article-mondo\" class=\"ifq-post__label-soft-registration-button\" onclick=\"window.dataLayer = window.dataLayer || []; window.dataLayer.push({&#010;                    event: &#039;click_paywall&#039;,&#010;                    category: &#039;regwall&#039;,&#010;                    action: &#039;Articolo gratis - registrazione&#039;,&#010;                    label: &#039;Registrati - &#039; + (window.fscUser?.test?.regwall ?? &#039;unknown&#039;)&#010;                });\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                Registrati            <\/a><\/p>\n<p>\u00c8 iniziato, per <strong>Donald Trump<\/strong>, il viale del tramonto? Se lo chiedono in molti a <strong>Washington<\/strong>, mentre l\u2019estate si spegne sul momento pi\u00f9 difficile della sua presidenza. <strong>Dazi<\/strong>, guerra in <strong>Iran<\/strong>, <strong>economia<\/strong>, standing interno e internazionale: sono diverse le questioni che mostrano oggi la <strong>debolezza<\/strong> di Trump. Forse \u00e8 troppo presto per azzardare un parallelo con <strong>Norma Desmond<\/strong>, la vecchia attrice che in Viale del Tramonto si inventava un impossibile ritorno al cinema. Certo \u00e8 che i colpi subiti sono ormai pi\u00f9 numerosi di quelli inferti e il declino \u00e8 racchiuso in un numero. Secondo un sondaggio Reuters\/Ipsos, il <strong>tasso di approvazione<\/strong> di Trump \u00e8 crollato al <strong>33%<\/strong>, con un calo di 14 punti rispetto all\u2019inizio del secondo mandato.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 pi\u00f9 evidenti emergono dal conflitto in Iran, in cui Trump si \u00e8 buttato con eccessiva leggerezza e da cui ora non sa come uscire. Un recente articolo del Wall Street Journal offre una ricostruzione a dir poco devastante di come l\u2019amministrazione ha deciso e poi gestito la guerra. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/08\/25\/guerra-iran-gabbard-trump-hormuz-notizie\/8487577\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Nonostante la direttrice della National Intelligence <strong>Tulsi Gabbard<\/strong> gli avesse caldamente sconsigliato di aprire un nuovo fronte militare<\/a> e contro l\u2019avviso del vice presidente <strong>JD Vance<\/strong> che insisteva per proseguire nella politica delle sanzioni, Trump diede l\u2019ok al bombardamento indiscriminato dell\u2019Iran. A spingerlo furono i consigli di <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong>, secondo cui non sarebbe stato difficile dare lo scossone finale al regime degli ayatollah, ormai seriamente indebolito. Ma a spingerlo furono soprattutto i vertici del <strong>Pentagono<\/strong>. Desiderosi di conquistarsi i favori di un presidente alla ricerca di nuovi trionfi dopo l\u2019arresto di <strong>Nicol\u00e1s Maduro<\/strong>, il segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth<\/strong> e il Capo di Stato Maggiore congiunto <strong>Dan Caine<\/strong> rassicurarono Trump sul fatto che l\u2019esercito Usa avrebbe facilmente neutralizzato lanciamissili, depositi di armi e navi da guerra iraniane. Il successo dell\u2019operazione militare era secondo il Pentagono assicurato. Il crollo del governo iraniano questione di \u201cquattro, cinque settimane\u201d.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 davanti agli occhi del mondo. A sei mesi dall\u2019inizio del conflitto, lo scontro in <strong>Medio Oriente<\/strong> continua senza che in vista ci sia una soluzione. Trump ha intanto: rivendicato per decine di volte la <strong>vittoria<\/strong>, assicurato l\u2019annientamento di esercito e marina di Teheran, minacciato di riportare l\u2019Iran \u201c<strong>all\u2019et\u00e0 della pietra<\/strong>\u201d, lodato la resistenza degli iraniani, garantito che gli ayatollah sono diventati pi\u00f9 moderati, fissato ultimatum e rimandato ultimatum, stipulato tregue e disfatto tregue, affermato che l\u2019accordo \u00e8 vicino, spiegato che in fondo la guerra non \u00e8 gran cosa. Non \u00e8 successo nulla di quanto affermato e promesso. Mentre l\u2019Iran si mantiene fermo nelle sue richieste e anzi sfida apertamente la <strong>Casa Bianca<\/strong>. E con gli arsenali Usa ormai <strong>sguarniti di missili<\/strong> a lungo raggio e intercettori \u2013 ci\u00f2 che rende impossibile proseguire un\u2019offensiva militare su vasta scala \u2013 l\u2019amministrazione \u00e8 costretta a ripiegare sulle <strong>sanzioni<\/strong>, quindi sullo strumento che <strong>Barack Obama<\/strong> e Trump al primo mandato utilizzarono per limitare le ambizioni nucleari di Teheran. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/08\/24\/sanzioni-iran-usa-operation-economic-outcast-notizie\/8487140\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Il segretario al Tesoro <strong>Scott Bessent<\/strong> ha annunciato l\u2019<strong>Operation Economic Outcast<\/strong><\/a>, un <strong>D-Day<\/strong> di nuove sanzioni contro l\u2019Iran e chiunque continui a fare affari con l\u2019Iran. Nonostante i toni da giudizio universale di Bessent, che ha scomodato lo <strong>sbarco in Normandia<\/strong> per mostrare la determinazione americana, non \u00e8 chiaro quanto Trump sia pronto a colpire <strong>Cina<\/strong> e <strong>Russia<\/strong>, i due pi\u00f9 importanti partner commerciali e strategici dell\u2019Iran. Il D-Day potrebbe dunque trasformarsi nell\u2019ennesimo, disastroso capitolo di un conflitto diventato un <strong>pantano<\/strong> da cui l\u2019America non sa come uscire.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il capitolo dazi. Il primo ministro canadese <strong>Mark Carney<\/strong> si \u00e8 rifiutato di piegarsi agli ultimatum commerciali di Trump e ha ribaltato il tavolo dei negoziati, annunciando <strong>tariffe del 15%, 25% e 50%<\/strong> su circa <strong>700 prodotti statunitensi<\/strong>, oltre a un piano di sostegno finanziario per imprese e lavoratori colpiti dalla disputa con l\u2019amministrazione Trump. Non \u00e8 ancora chiaro se e come la strategia avr\u00e0 successo. Probabilmente il primo ministro canadese scommette sul fatto che gli Stati Uniti importano dal <strong>Canada<\/strong> beni vitali come <strong>legname<\/strong>, <strong>elettricit\u00e0<\/strong>, <strong>alluminio<\/strong>, per i quali non esistono alternative nazionali poco costose e facilmente reperibili. Sicuramente Carney, che a gennaio a <strong>Davos<\/strong> aveva affermato che \u201cil vecchio ordine mondiale non torner\u00e0\u201d, adotta una tattica simile a quella che, su un piano diverso, segue l\u2019Iran. Tiene testa alle minacce di Trump. Non si piega ai suoi ultimatum. Cos\u00ec facendo, punta non solo a rivelarne il possibile bluff, ma indica al mondo una strada per resistere ai diktat.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, sono sempre di pi\u00f9 quelli che mostrano una certa resistenza agli ordini della Casa Bianca. <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong> ha respinto il <strong>piano Usa per Gaza<\/strong>. Gli europei si sono rifiutati di entrare in guerra con l\u2019Iran. Gli alleati arabi hanno costretto Trump ad abbandonare il progetto di imporre un <strong>pedaggio nello Stretto di Hormuz<\/strong>. All\u2019interno, intanto, dieci candidati appoggiati da Trump alle primarie di midterm sono stati snobbati dagli elettori repubblicani. Sono poi 36 le universit\u00e0 che si sono unite nel sostegno alla causa che <strong>Harvard<\/strong> ha intentato all\u2019amministrazione per il taglio dei finanziamenti federali. Diversi studi legali, che Trump ha preso di mira per aver difeso i suoi presunti nemici, hanno alla fine scelto la strada dello scontro giudiziario aperto. E mentre la guerra in Iran ha fatto schizzare in alto i <strong>prezzi di petrolio e gas<\/strong>, i mercati si mostrano sempre pi\u00f9 dubbiosi sulle scelte del Tesoro. Nonostante i ripetuti appelli di Trump, il presidente della Fed <strong>Kevin Warsh<\/strong> potrebbe annunciare nei prossimi giorni un <strong>rialzo dei tassi di interesse<\/strong>. Anche nel mondo dei media comincia a prender piede l\u2019idea che l\u2019unica strada praticabile \u00e8 quella della <strong>resistenza<\/strong>. I vertici di ABC, che a dicembre 2024 avevano pagato 16 milioni di dollari per risolvere una causa per diffamazione intentata da Trump, hanno capito che piegarsi non \u00e8 un\u2019opzione e a loro volta portano ora in tribunale l\u2019amministrazione per aver minacciato il ritiro della licenza. Sempre su ABC <strong>Rosie O\u2019Donnell<\/strong>, nel corso del suo late show, ha passato una settimana ridicolizzando pesantemente Trump, definito \u201c<strong>Mango Mussolini<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Petty Roosevelt<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Non bisogna ovviamente cadere nell\u2019errore di sottostimare il potere di Trump. La <strong>Corte Suprema<\/strong> ha sinora fissato pochissimi paletti all\u2019autorit\u00e0 del presidente, lasciandogli mano libera praticamente su tutto, dalla possibilit\u00e0 di licenziare migliaia di dipendenti federali alla distruzione della Casa Bianca per costruire l\u2019adorata <strong>ballroom<\/strong>. I repubblicani, nonostante le ormai frequenti proteste e la preoccupazione per la gestione dell\u2019economia alla vigilia del midterm, si sono alla fine sempre allineati. Il voto dei senatori del G.O.P. a favore della nomina ad attorney general dell\u2019avvocato personale di Trump, <strong>Todd Blanche<\/strong>, ne \u00e8 la conferma. E la sfida oggi aperta da Carney e Netanyahu potrebbe trasformarsi in rapida capitolazione. Detto questo, i <strong>segni di crisi<\/strong> ci sono e sono in fondo simbolicamente riassunti in un presidente che, sempre meno capace di gestire la realt\u00e0, finisce per inventarsela. Su Truth Social, Trump ha definito Hormuz \u201c<strong>territorio Usa<\/strong>\u201d e trasformato il <strong>Lake Ontario<\/strong> in <strong>Lake America<\/strong>. Un po\u2019 come Norma Desmond, che nell\u2019ultima scena di Viale del Tramonto scendeva una scala immaginando di tornare ai trionfi del set, oggi Trump ridisegna le mappe, immaginando un\u2019America che forse non c\u2019\u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo articolo \u00e8 gratis. 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