{"id":659316,"date":"2026-09-01T07:50:17","date_gmt":"2026-09-01T07:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/659316\/"},"modified":"2026-09-01T07:50:17","modified_gmt":"2026-09-01T07:50:17","slug":"una-molecola-prodotta-dallintestino-si-associa-allatrofia-cerebrale-il-possibile-scudo-dei-polifenoli-delle-vinacce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/659316\/","title":{"rendered":"Una molecola prodotta dall\u2019intestino si associa all\u2019atrofia cerebrale: il possibile scudo dei polifenoli delle vinacce"},"content":{"rendered":"<p><strong>Si chiamano TMAO<\/strong> e sono <strong>enzimi<\/strong> che nascono nell&#8217;<strong>intestino<\/strong> dall\u2019interazione tra <strong>alimentazione<\/strong>, <strong>microbiota<\/strong> e <strong>fegato<\/strong>. Un nuovo studio collega queste molecole, che aumentano con il consumo di <strong>carni rosse<\/strong>, a un <strong>rischio cardiovascolare maggiore<\/strong> e a volumi pi\u00f9 ridotti dell\u2019<strong>ippocampo<\/strong> e del <strong>lobo frontale<\/strong>. Tra le sostanze studiate per abbassarla c\u2019\u00e8 il <strong>Taurisolo<\/strong>, estratto dalle <strong>vinacce dell&#8217;uva<\/strong>: risultati promettenti sui <strong>biomarcatori<\/strong>, ma non \u00e8 ancora dimostrato che protegga il cervello o <strong>prevenga la demenza<\/strong>.<\/p>\n<p>Una <strong>molecola<\/strong> prodotta indirettamente dai <strong>batteri intestinali<\/strong> potrebbe raccontare dunque qualcosa non soltanto sul <strong>rischio cardiovascolare<\/strong>, ma anche sull\u2019<strong>invecchiamento del cervello<\/strong>. Si chiama <strong>trimetilammina-N-ossido<\/strong>, pi\u00f9 semplicemente <strong>TMAO<\/strong>, e da alcuni anni \u00e8 studiata come possibile anello di congiunzione fra <strong>microbiota<\/strong>, <strong>alimentazione<\/strong>, <strong>fegato<\/strong>, <strong>reni<\/strong>, <strong>cuore<\/strong> e <strong>sistema nervoso<\/strong>.<\/p>\n<p>Un nuovo studio condotto dalla <strong>Medical University of Graz<\/strong>, in Austria, ha rilevato che <strong>livelli pi\u00f9 elevati di TMAO<\/strong> nel sangue si associano, negli <strong>anziani neurologicamente sani<\/strong>, ad alcuni <strong>fattori di rischio metabolico<\/strong> e a <strong>volumi pi\u00f9 ridotti<\/strong> in aree cerebrali particolarmente importanti per la <strong>memoria<\/strong> e le <strong>funzioni superiori<\/strong>.<\/p>\n<p>Il dato richiede per\u00f2 cautela: le alterazioni osservate con la <strong>risonanza magnetica<\/strong> non corrispondevano a un <strong>peggioramento misurabile<\/strong> della memoria o delle altre capacit\u00e0 cognitive. La <strong>TMAO<\/strong> potrebbe quindi rappresentare una <strong>\u201cspia\u201d dell\u2019invecchiamento sistemico<\/strong>, senza essere necessariamente la causa diretta della <strong>perdita di tessuto cerebrale<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio sulla possibilit\u00e0 di ridurre questa molecola si concentra una linea di ricerca sviluppata anche in Italia. Tra i composti sperimentati figura il <strong>Taurisolo<\/strong>, una <strong>formulazione nutraceutica<\/strong> ottenuta da un <strong>estratto polifenolico<\/strong> delle vinacce d\u2019uva, studiata all\u2019<strong>Universit\u00e0 Federico II di Napoli<\/strong>. Alcuni studi clinici hanno registrato una <strong>diminuzione della TMAO<\/strong> e di marcatori dello <strong>stress ossidativo<\/strong>. Non \u00e8 stato per\u00f2 ancora dimostrato che il prodotto possa impedire l\u2019<strong>atrofia cerebrale<\/strong> o ridurre il <strong>rischio di demenza<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019intestino al sangue passando per il fegato<\/strong><\/p>\n<p><strong>La TMAO<\/strong> \u00e8 il prodotto finale di una catena metabolica. Alcuni batteri intestinali trasformano sostanze presenti negli alimenti, fra cui <strong>colina<\/strong> e <strong>L-carnitina<\/strong>, in <strong>trimetilammina, o TMA<\/strong>. Questa raggiunge il <strong>fegato<\/strong>, dove viene convertita in <strong>TMAO<\/strong>, che entra nel <strong>sangue<\/strong> ed \u00e8 poi eliminata soprattutto attraverso i <strong>reni<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Colina<\/strong> e <strong>carnitina<\/strong> si trovano in quantit\u00e0 variabili nelle <strong>carni, nelle uova, nei latticini, nel pesce<\/strong> e in altri alimenti. Sarebbe per\u00f2 scorretto trasformare questa complessa relazione in una lista di cibi \u201c<strong>buoni<\/strong>\u201d e \u201c<strong>cattivi<\/strong>\u201d. La quantit\u00e0 di TMAO prodotta dipende anche dalla <strong>composizione del microbiota<\/strong>, dalla <strong>funzionalit\u00e0 renale<\/strong>, dall\u2019<strong>et\u00e0<\/strong>, dal <strong>metabolismo individuale<\/strong> e dal <strong>modello alimentare complessivo<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>pesce<\/strong>, per esempio, pu\u00f2 contenere direttamente <strong>TMAO<\/strong>, ma il suo consumo all\u2019interno di una <strong>dieta equilibrata<\/strong> \u00e8 generalmente associato a <strong>benefici cardiovascolari<\/strong>. Un singolo <strong>metabolita<\/strong> non pu\u00f2 dunque stabilire il valore sanitario complessivo di un alimento.<\/p>\n<p><strong>Lo studio su quasi 500 anziani sani<\/strong><\/p>\n<p>I ricercatori austriaci hanno misurato la <strong>TMAO<\/strong> nel sangue di <strong>487 persone<\/strong> che vivevano autonomamente e non presentavano malattie neurologiche manifeste. I partecipanti, provenienti dall\u2019<strong>Austrian Stroke Prevention Study<\/strong> e dall\u2019<strong>Austrian Stroke Prevention Family Study<\/strong>, avevano un\u2019<strong>et\u00e0 media di 67,8 anni<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono stati sottoposti a prove per valutare <strong>memoria, funzioni esecutive, capacit\u00e0 motorie<\/strong> e <strong>prestazioni cognitive globali<\/strong>. Per <strong>180 partecipanti<\/strong> erano disponibili anche immagini cerebrali ottenute mediante <strong>risonanza magnetica<\/strong>.<\/p>\n<p>Le <strong>concentrazioni pi\u00f9 alte di TMAO<\/strong> sono risultate associate all\u2019<strong>et\u00e0 pi\u00f9 avanzata<\/strong>. Le persone con almeno <strong>70 anni<\/strong> presentavano valori mediamente superiori anche dopo aver considerato la <strong>funzionalit\u00e0 dei reni<\/strong>, passaggio essenziale perch\u00e9 una minore capacit\u00e0 renale pu\u00f2 rallentare l\u2019eliminazione della molecola.<\/p>\n<p>Dopo gli aggiustamenti statistici, livelli maggiori di TMAO erano associati anche a un <strong>indice di massa corporea pi\u00f9 elevato<\/strong>, <strong>glicemia a digiuno<\/strong> ed <strong>emoglobina glicata<\/strong> pi\u00f9 alte e presenza di <strong>diabete<\/strong>. \u00c8 emerso quindi un <strong>profilo compatibile con un maggior rischio cardiometabolico<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 difficile da spiegare \u00e8 risultata l\u2019associazione inversa con colesterolo totale, LDL e HDL.<\/strong> Un risultato che conferma quanto la <strong>biologia della TMAO<\/strong> sia ancora controversa e difficilmente riconducibile a un rapporto lineare.<\/p>\n<p><strong>Le differenze osservate nel cervello<\/strong><\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 nuova della ricerca riguarda le <strong>risonanze magnetiche<\/strong>. Nel sottogruppo di <strong>180 persone<\/strong>, <strong>concentrazioni maggiori di TMAO<\/strong> erano associate a un <strong>volume inferiore della materia grigia, dell\u2019ippocampo e del lobo frontale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ippocampo<\/strong> \u00e8 fondamentale per la formazione e il consolidamento dei ricordi ed \u00e8 una delle strutture che possono modificarsi precocemente durante l\u2019invecchiamento patologico. I <strong>lobi frontali<\/strong> partecipano invece alla pianificazione, al controllo del comportamento, all\u2019attenzione e alle funzioni esecutive.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>associazione con il volume dell\u2019ippocampo<\/strong> \u00e8 rimasta significativa soprattutto nelle persone con <strong>pi\u00f9 di 65 anni<\/strong>. Nel complesso, per\u00f2, i rapporti statistici erano modesti e <strong>non autorizzano a considerare la TMAO un indicatore gi\u00e0 pronto per la diagnosi precoce dell\u2019Alzheimer<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Soprattutto, chi aveva valori maggiori della molecola non mostrava prestazioni peggiori<\/strong> nei <strong>test di memoria<\/strong>, nelle <strong>funzioni esecutive<\/strong>, nelle <strong>capacit\u00e0 motorie<\/strong> o nella valutazione cognitiva complessiva.<\/p>\n<p>Anche l\u2019iniziale <strong>correlazione con la catena leggera dei neurofilamenti<\/strong>, un <strong>marcatore ematico di danno neuronale<\/strong>, \u00e8 scomparsa dopo aver considerato l\u2019et\u00e0. Almeno una parte del fenomeno potrebbe quindi <strong>dipendere dall\u2019invecchiamento<\/strong> e non da un\u2019azione specifica della TMAO sui neuroni.<\/p>\n<p><strong>Taurisolo, i polifenoli delle vinacce che riducono la TMAO<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>Taurisolo<\/strong> \u00e8 un <strong>estratto ricco di polifenoli<\/strong> ricavato dalle vinacce, cio\u00e8 dalla parte solida dell\u2019uva che rimane dopo la lavorazione. La formulazione comprende diversi composti fenolici, mentre il <strong>resveratrolo<\/strong> \u00e8 stato utilizzato negli studi anche come indicatore della <strong>biodisponibilit\u00e0<\/strong> dell\u2019estratto.<\/p>\n<p>In un primo <strong>studio randomizzato, controllato con placebo e con disegno crossover<\/strong>, condotto su un numero limitato di soggetti sani, quattro settimane di assunzione sono state associate a una <strong>riduzione della TMAO del 63,6%<\/strong>, contro una variazione dello <strong>0,54%<\/strong> durante il periodo con placebo. Gli stessi autori definirono comunque preliminari i risultati e sottolinearono la necessit\u00e0 di ulteriori conferme. <strong>Studio su Nutrients<\/strong>.<\/p>\n<p>Una successiva ricerca, condotta da gruppi della Federico II e del Cardarelli su <strong>213 partecipanti<\/strong>, ha rilevato nel gruppo trattato una <strong>riduzione media della TMAO del 49,78% dopo quattro settimane e del 75,85% dopo otto settimane<\/strong>. Sono diminuiti anche alcuni indicatori di <strong>ossidazione delle lipoproteine LDL<\/strong> e i <strong>metaboliti reattivi dell\u2019ossigeno<\/strong>. Nel gruppo di controllo non sono state riscontrate variazioni significative. <strong>Studio su Frontiers in Cardiovascular Medicine<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi risultati indicano un <strong>possibile effetto favorevole sui biomarcatori collegati al rischio vascolare<\/strong>. <strong>Non dimostrano, tuttavia, una riduzione di infarti, ictus, demenze o mortalit\u00e0<\/strong>. Lo studio non era progettato per verificare la <strong>regressione delle placche aterosclerotiche<\/strong>, n\u00e9 ha valutato con risonanze magnetiche un\u2019eventuale protezione delle strutture cerebrali.<\/p>\n<p><strong>Come potrebbe agire<\/strong><\/p>\n<p>I ricercatori hanno proposto <strong>due principali meccanismi<\/strong>, entrambi ancora da <strong>confermare<\/strong>.<\/p>\n<p>Il primo coinvolge il <strong>microbiota<\/strong>. I <strong>polifenoli dell\u2019uva<\/strong> potrebbero limitare alcuni microrganismi capaci di produrre <strong>TMA<\/strong> e favorire specie che non partecipano alla sua formazione. Diminuendo il <strong>precursore intestinale<\/strong>, si ridurrebbe anche la quantit\u00e0 trasformata dal fegato in <strong>TMAO<\/strong>.<\/p>\n<p>Il secondo meccanismo riguarda l\u2019<strong>attivit\u00e0 antiossidante<\/strong>. I <strong>polifenoli<\/strong> possono contrastare la formazione dei radicali liberi e l\u2019ossidazione delle lipoproteine, contribuendo potenzialmente a proteggere l\u2019<strong>endotelio<\/strong>, la superficie interna dei vasi. Una migliore <strong>salute vascolare<\/strong> potrebbe avere conseguenze favorevoli anche sul cervello, che dipende da un flusso sanguigno continuo e da una rete di piccoli vasi particolarmente vulnerabile.<\/p>\n<p>Si tratta per\u00f2 di un <strong>collegamento biologicamente plausibile<\/strong>, non ancora di una prova clinica. Non sappiamo se la <strong>diminuzione della TMAO<\/strong> ottenuta con <strong>Taurisolo<\/strong> possa tradursi in una conservazione dell\u2019<strong>ippocampo<\/strong> o della <strong>materia grigia<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Protezione cardiovascolare e cerebrale non sono ancora sinonimi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi pi\u00f9 interessante \u00e8 quella di una <strong>protezione indiretta<\/strong> del cervello attraverso la riduzione dello <strong>stress ossidativo<\/strong>, dell\u2019<strong>infiammazione<\/strong> e del <strong>danno vascolare<\/strong>. Cuore e cervello condividono infatti molti <strong>fattori di rischio<\/strong>: <strong>ipertensione, diabete, obesit\u00e0, aterosclerosi, sedentariet\u00e0, fumo e insufficienza renale<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma passare dalla modifica di un parametro del sangue alla prevenzione di una malattia richiede <strong>studi pi\u00f9 lunghi e ampi<\/strong>. Servirebbero <strong>sperimentazioni randomizzate<\/strong> con <strong>risonanze magnetiche ripetute<\/strong>, <strong>test neuropsicologici<\/strong>, <strong>analisi del microbiota<\/strong> e <strong>controllo degli eventi clinici<\/strong>.<\/p>\n<p>Anche il <strong>nuovo studio austriaco<\/strong> non dimostra che sia utile <strong>abbassare farmacologicamente o attraverso integratori la TMAO<\/strong>. Se la molecola fosse principalmente una <strong>spia dell\u2019invecchiamento<\/strong>, ridurne il valore potrebbe non modificare automaticamente i processi sottostanti.<\/p>\n<p><strong>Nessun test o integratore raccomandato a tutti<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>dosaggio della TMAO<\/strong> non fa parte degli esami raccomandati per valutare il rischio di demenza. Non deve sostituire <strong>glicemia, pressione arteriosa, profilo lipidico, funzionalit\u00e0 renale<\/strong> e controllo clinico dei principali fattori cardiovascolari.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, il <strong>Taurisolo<\/strong> \u00e8 un <strong>nutraceutico<\/strong> e <strong>non un farmaco autorizzato<\/strong> per prevenire Alzheimer, atrofia cerebrale, infarto o ictus. Le percentuali di riduzione osservate riguardano <strong>biomarcatori<\/strong> in studi circoscritti e non possono essere trasformate in equivalenti percentuali di protezione dalle malattie.<\/p>\n<p>Prima di assumere estratti concentrati \u00e8 opportuno <strong>confrontarsi con il medico<\/strong>, soprattutto in presenza di <strong>patologie croniche, terapie anticoagulanti o antiaggreganti, gravidanza o ridotta funzionalit\u00e0 epatica e renale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il messaggio pratico sostenuto dalle prove pi\u00f9 solide rimane quello di una <strong>dieta varia e prevalentemente vegetale<\/strong>, <strong>attivit\u00e0 fisica regolare<\/strong>, <strong>controllo di diabete e pressione<\/strong>, <strong>abolizione del fumo<\/strong>, <strong>sonno adeguato<\/strong> e <strong>tutela della funzione renale<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>ricerca sul Taurisolo<\/strong> aggiunge per\u00f2 un elemento interessante, anche per il legame con il territorio campano: <strong>trasformare le vinacce<\/strong> in una <strong>fonte standardizzata di polifenoli<\/strong> potrebbe offrire uno strumento per studiare l\u2019<strong>asse intestino-cuore-cervello<\/strong>. La promessa \u00e8 concreta sul piano dei biomarcatori; la <strong>protezione clinica del cervello<\/strong>, invece, deve ancora essere dimostrata.<\/p>\n<p><strong>Fonte principale:<\/strong> Almer e colleghi, <strong>TMAO is associated with higher age, cardiometabolic risk factors and degenerative alterations of the brain in healthy elderly adults<\/strong>, pubblicato su <strong>Aging l\u201911 agosto 2026<\/strong>. Studio e DOI\u2060\ufffd.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si chiamano TMAO e sono enzimi che nascono nell&#8217;intestino dall\u2019interazione tra alimentazione, microbiota e fegato. 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