{"id":661049,"date":"2026-09-02T08:05:16","date_gmt":"2026-09-02T08:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/661049\/"},"modified":"2026-09-02T08:05:16","modified_gmt":"2026-09-02T08:05:16","slug":"i-90-anni-di-claudia-roden-la-donna-che-ha-cambiato-il-nostro-modo-di-guardare-il-cibo-senza-mai-alzare-la-voce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/661049\/","title":{"rendered":"I 90 anni di Claudia Roden: la donna che ha cambiato il nostro modo di guardare il cibo (senza mai alzare la voce)"},"content":{"rendered":"<p>                      di\u00a0Angela Frenda<\/p>\n<p class=\"summary-art is--brera-r is-mr-b-20 is-mr-t-20\">Quando nel 1968 pubblic\u00f2 il libro A Book of Middle Eastern Food, non stava semplicemente spiegando agli inglesi come preparare melanzane, ceci, riso o tahina. Stava aprendo una porta sulla cucina mediorientale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La prima cosa che ricordo di <b>Claudia Roden<\/b> non \u00e8 una ricetta. \u00c8 la sua voce.<br \/>Una voce calma, curiosa, quasi <b>divertita dall\u2019idea che dopo una vita passata a interrogare il cibo ci fosse ancora cos\u00ec tanto da scoprire<\/b>. Quando l\u2019ho incontrata, qualche anno fa, al\u00a0primo Women in Food, aveva gi\u00e0 attraversato continenti, famiglie, cucine, migrazioni, libri. Eppure non dava mai l\u2019impressione di essere arrivata da qualche parte. Sembrava ancora in viaggio. Oggi, 1 settembre, Claudia Roden compie novant\u2019anni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E forse \u00e8 proprio questo che mi piace pensare di lei: che<b> a<\/b><b>\u00a0novant\u2019anni sia ancora difficile considerarla una signora del passato<\/b>. Perch\u00e9 Roden appartiene a quella rarissima\u00a0categoria di persone che hanno cambiato il nostro modo di guardare qualcosa senza mai alzare la voce per dirci che lo stavano facendo. Nel suo caso, quel qualcosa \u00e8 il cibo.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">O meglio: tutto ci\u00f2 che si nasconde dietro il cibo. Claudia nasce al Cairo nel 1936, in una famiglia ebrea sefardita, in\u00a0<b>un Egitto cosmopolita che oggi sembra quasi appartenere a un romanzo<\/b>.\u00a0Nelle case si incontravano lingue, religioni, abitudini differenti. Poi arrivarono la crisi di Suez, le partenze, la dispersione. La sua famiglia lasci\u00f2 l\u2019Egitto e Londra divent\u00f2 la nuova casa.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma certe case non si lasciano completamente. Ce le portiamo dentro. Dentro una parola. Un odore. Una maniera di apparecchiare. Una pietanza che improvvisamente, al primo boccone,\u00a0ci restituisce una stanza che credevamo perduta. Quando le\u00a0famiglie ebree d\u2019Egitto cominciarono a disperdersi, Claudia vide le donne scambiarsi le ricette.<b> Non era ancora un progetto editoriale<\/b>. Non c\u2019era alcuna ambizione letteraria. C\u2019era qualcosa di molto pi\u00f9 urgente: la paura di dimenticare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In quelle famiglie le ricette raramente erano scritte. Passavano da una donna all\u2019altra, dalle madri alle figlie, attraverso la memoria delle mani. Cos\u00ec Claudia cominci\u00f2 a raccoglierle. E ogni volta che penso a lei torno sempre l\u00ec. Perch\u00e9 credo che tutta la sua opera nasca da quel gesto: <b>salvare una ricetta per salvare il mondo che le sta intorno<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando nel 1968 pubblica A Book of Middle Eastern Food, non sta semplicemente spiegando agli inglesi come cucinare melanzane, ceci, riso o tahina. <b>Sta facendo entrare nelle loro case un universo culturale che allora conoscevano pochissimo<\/b>. Oggi\u00a0ci sembra normale parlare di cucina mediorientale. Entrare in un ristorante e ordinare hummus, babaganoush, falafel. Sfogliare un libro di Ottolenghi. Usare za\u2019atar e tahina. Ma qualcuno quella strada ha dovuto aprirla. Claudia Roden \u00e8 stata una di quelle persone. E l\u2019ha aperta senza trasformare mai il cibo in una moda.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo \u00e8 forse ci\u00f2 che pi\u00f9 mi affascina del suo lavoro. <b>Le ricette sono importanti, certo. Sono precise, sperimentate, affidabili<\/b>. Ma non sono mai la fine della storia. Sono il suo inizio. Dietro un piatto Claudia vuole sapere chi lo prepara. Da dove viene. Chi glielo\u00a0ha insegnato. In quale occasione si mangia. Se appartiene a una festa, a un lutto, a un matrimonio, a una religione. Vuole sapere soprattutto che cosa \u00e8 successo a quella ricetta quando chi la cucinava ha dovuto lasciare il proprio Paese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo qualcuno l\u2019ha definita antropologa. Lei ha sempre preferito considerarsi semplicemente una food writer. Ma basta leggere The Book of Jewish Food per capire che la definizione le stava stretta.<b> Claudia ha inseguito le cucine ebraiche attraverso Paesi, citt\u00e0 e diaspore <\/b>scoprendo che uno stesso popolo poteva raccontarsi attraverso decine di tavole diverse. E che forse l\u2019identit\u00e0 non \u00e8 qualcosa che rimane immobile. Viaggia. Si trasforma. Assorbe ci\u00f2 che incontra.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Proprio come una ricetta. Quando parlai con lei mi colp\u00ec soprattutto una cosa:<b> la totale assenza di retorica<\/b>. Avrebbe avuto tutto il diritto di guardarsi indietro. Di raccontare una carriera straordinaria.\u00a0Di parlare dell\u2019influenza esercitata su generazioni di cuochi e scrittori. Invece parlava delle persone. Di quelle incontrate nei mercati, nei negozi, sui treni. Delle donne che l\u2019avevano fatta entrare nelle loro cucine. Di qualcuno che le aveva raccontato un piatto e, raccontandoglielo, inevitabilmente aveva finito per raccontarle la propria vita.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 una cosa che conosco bene anch\u2019io. <b>Chiedere a qualcuno che cosa mangiava da bambino \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 rapidi per arrivare alla sua parte pi\u00f9 intima<\/b>. All\u2019improvviso non state pi\u00f9 parlando di una minestra. State parlando di una madre. Di una domenica. Di un tavolo. Di una casa nella quale magari quella persona non entra pi\u00f9 da cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ed \u00e8 forse questo che Claudia Roden ha capito prima di molti altri: <b>il cibo possiede una memoria che spesso \u00e8 pi\u00f9 tenace della nostra<\/b>. Ho sempre amato gli scrittori che usano la cucina per parlare d\u2019altro. M.F.K. Fisher lo faceva per parlare di desiderio, solitudine, piacere.\u00a0Elizabeth David per raccontare luoghi e libert\u00e0. Claudia Roden ha aggiunto qualcosa di diverso: ha raccontato l\u2019appartenenza. E soprattutto lo sradicamento. Perch\u00e9 se hai dovuto lasciare un luogo, cucinarne il cibo pu\u00f2 diventare un modo per tornarci senza tornare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa idea mi commuove sempre. Forse perch\u00e9 tutti, anche senza essere esuli, conosciamo qualche forma di perdita. Le case cambiano, le persone muoiono, le famiglie si disperdono, le tavole\u00a0intorno alle quali eravamo abituati a sederci improvvisamente non esistono pi\u00f9. <b>Eppure capita di cucinare qualcosa. Assaggiamo. Ed eccoli di nuovo tutti l\u00ec<\/b>. Negli ultimi anni Claudia ha raccontato che una delle cose che desiderava maggiormente era continuare ad avere persone a cena.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A novant\u2019anni mi sembra un programma magnifico. Non conservare la vita sotto vetro.\u00a0<b>Continuare ad apparecchiarla.\u00a0<\/b>Mettere qualcuno a tavola, cucinare, versare un bicchiere, chiedere: \u00abCome si faceva a casa tua?\u00bb. E aspettare.<br \/>Perch\u00e9 quasi sicuramente, prima o poi, arriver\u00e0 una storia. Novant\u2019anni passati a ricordarci che una ricetta non serve soltanto a preparare qualcosa da mangiare. A volte serve a impedire che qualcosa scompaia. Buon compleanno, Claudia Roden.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-09-01T19:05:35+02:00\">1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 19:05)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di\u00a0Angela Frenda Quando nel 1968 pubblic\u00f2 il libro A Book of Middle Eastern Food, non stava semplicemente spiegando&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":661050,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1451],"tags":[8615,8616,69325,18270,71348,364504,2295,364505,727,130995,364506,364507,1621,1620,6913,844,483,9084,364502,1365,5221,364508,13253,163625,1731,2429,1907,332773,64630,364509,364510,10749,203,1115,1909,943,19269,364511,364512,25936,128,43741,3189,204,1537,90,89,53,1914,1211,262174,44411,364513,364514,12572,38987,364515,171405,633,5775,2301,10102,3917,364501,13243,337,364503,2938],"class_list":["post-661049","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-celebrita","tag-alzare","tag-alzare-voce","tag-appartiene","tag-book","tag-book-of","tag-book-of-middle","tag-cambiato","tag-cambiato-guardare","tag-case","tag-ceci","tag-ceci-riso","tag-ceci-riso-tahina","tag-celebrita","tag-celebrities","tag-chiedere","tag-cibo","tag-cio","tag-claudia","tag-claudia-roden","tag-continuare","tag-cucina","tag-cucina-mediorientale","tag-cucinare","tag-cucine","tag-donna","tag-donne","tag-dovuto","tag-dovuto-lasciare","tag-eastern","tag-eastern-food","tag-eastern-food-semplicemente","tag-egitto","tag-entertainment","tag-entrare","tag-famiglia","tag-famiglie","tag-food","tag-food-semplicemente","tag-food-semplicemente-spiegando","tag-guardare","tag-idea","tag-improvvisamente","tag-inglesi","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lasciare","tag-li","tag-libro","tag-mediorientale","tag-melanzane","tag-melanzane-ceci","tag-melanzane-ceci-riso","tag-memoria","tag-middle","tag-middle-eastern","tag-novant","tag-of","tag-parlare","tag-raccontato","tag-ricetta","tag-ricette","tag-roden","tag-semplicemente","tag-soprattutto","tag-tahina","tag-voce"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/661049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=661049"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/661049\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/661050"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=661049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=661049"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=661049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}