{"id":66115,"date":"2025-08-24T12:27:12","date_gmt":"2025-08-24T12:27:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66115\/"},"modified":"2025-08-24T12:27:12","modified_gmt":"2025-08-24T12:27:12","slug":"fotografo-la-forza-del-dissenso-lessere-umano-e-simile-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66115\/","title":{"rendered":"\u00abFotografo la forza del dissenso. L\u2019essere umano? \u00c8 simile a Dio\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abRifacciamolo, ancora. Noi che siamo rimasti, e chi vuole ci segua. Scendiamo in piazza per la pace e se c\u2019\u00e8 il corteo di quelli \u201cper bene\u201d, dei partiti &#8211; con le loro bandiere cos\u00ec brutte, come quelle dei sindacati, che rovinano le foto &#8211; facciamoci trovare nell\u2019altro corteo, quello degli \u201csmandrappati\u201d\u00bb. Tano D\u2019Amico \u00e8 nato 83\u00a0anni fa sull\u2019isola di Filicudi ed \u00e8 il fotografo delle contestazioni di piazza a partire dagli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Lavorava per i giornali di Potere operaio e poi di Lotta continua e anche per altre testate ha realizzato reportage sulla rivoluzione dei garofani in Portogallo, nella Spagna franchista, in Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti. Ha lavorato molto sulla Palestina. Ha fotografato carceri, manicomi, il disagio sociale. Di recente ha pubblicato I nostri anni, per Milieu.<\/p>\n<p><strong>La cito: \u201cOgni epoca ha le sue folle, il modo di comporsi insieme agli altri\u201d. Oggi qual \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>Me lo chiedo anch\u2019io, nelle notti qualche volta insonni. Mi sono fatto l\u2019idea che ci sia voglia di dimenticare l\u2019unico periodo della storia in cui io ho vissuto una vera indipendenza culturale condivisa. Sono nato nell\u2019epoca in cui, a scuola, le maestre per farci stare buoni ci facevano mettere le mani dietro la nuca, come avevano visto fare caporali nazisti e camicie nere. Quando ho fatto il militare ho incontrato analfabeti e reparti con un\u2019alta percentuale di suicidi. Poi ho vissuto i \u201cmiei\u201d anni Settanta, scusi me\u00a0ne approprio. Oggi vedo nelle piazze e nelle manifestazioni cori come se si fosse allo stadio e cartelli dal lettering che si rifanno a quelli del Ventennio. Ma non oso scendere nelle anime delle persone, non l\u2019ho mai fatto, io non so spiegarle perch\u00e9 stia succedendo. Osservo, le dico solo quello che vedo.<\/p>\n<p><strong>Dove ha imparato a osservare?<\/strong><\/p>\n<p>Non so, ero diverso fin da bambino. Da quando ero un immigrato a Milano, alle elementari, e facevo le corse nel Castello Sforzesco: nella sala vuota della Piet\u00e0 Rondanini di Michelangelo mi appendevo per giocare ai soppalchi creati da Carlo Scarpa. \u00c8 dai pittori che ho imparato a copiare. Nel senso che le immagini altrui ti aiutano a trovare la tua, \u00e8 una cascata tra cui scelgo quando devo scattare e voglio far sapere chi sono i buoni e chi i cattivi in quella foto. Desidero mostrare le linee che compongono coloro che mi stanno a cuore, e cio\u00e8 quelli che vogliono cambiare il mondo.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 oggi il dissenso?<\/strong><\/p>\n<p>Non mi parli di dissenso, io vorrei parlare di indignazione. Trump purtroppo non \u00e8 pazzo. E a Gaza c\u2019\u00e8 la dimostrazione che l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 andata avanti, ma indietro. Persino i nazisti nascondevano le camere a gas, non arrivavano alla ferocia delle foto che ci arrivano dalla Palestina. Il genocidio armeno fu compiuto in 15 giorni, prima che qualcuno potesse protestare. Oggi si \u00e8 perso qualsiasi pudore. I bambini fatti a pezzi, ridotti a tronchi umani. C\u2019\u00e8 vera indignazione, o le immagini sono state ridotte a parole controllabili, come ha sempre tentato di fare il potere? Non basta vedere, per essere \u201ccontro\u201d. I boia, altrimenti, sarebbero gli alfieri della battaglia contro la pena di morte.<\/p>\n<p><strong>Gli anni non le hanno fatto sospettare che cortei e piazze non servano?<\/strong><\/p>\n<p>Ho visto e raccontato i cambiamenti, ci sono stati. Prenda le donne, in molte sono morte perch\u00e9 si introducesse il concetto di diritto, non esisteva. E prenda me, che sono cambiato. Con la mia vita, fotografando e partecipando, mi sono trovato passo dopo passo. Ho amato e sono stato molto amato nella vita.<\/p>\n<p><strong>Ha definito i 10 anni in Lotta continua i pi\u00f9 belli. E poi?<\/strong><\/p>\n<p>Qualcosa deve essere successo. Forse in qualche modo i vertici si allearono con lo stato contro quello che capitava in piazza. E per\u00f2 non bisogna dimenticare un anno come il \u201877. Quando i giovani non volevano n\u00e9 partiti ne gruppuscoli \u2013 cos\u00ec chiamavano i gruppi extra parlamentari \u2013 n\u00e9 volevano santoni che li guidassero.<\/p>\n<p><strong>Che cosa desideravano?<\/strong><\/p>\n<p>La prima volta l\u2019ho detto come un lapsus, ma \u00e8 l\u2019espressione che mi \u00e8 diventata pi\u00f9 cara: ciascuno pensava con il proprio cuore. Agiva secondo i prodotti sentimenti, tutti si partiva dalle stesse istanze di insoddisfazione. Erano tutti chiamati a partecipare un tratto di strada.<\/p>\n<p><strong>La violenza ha ferito i \u201csuoi\u201d anni e ferisce questi nostri anni.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un argomento difficile, ho sempre scisso i movimenti nei quali ciascuno era amato per la propria diversit\u00e0 dalla gerarchia della lotta armata, che \u00e8 lontana da me. Ma io l\u2019ho visto: la violenza \u00e8 stata indotta. Alle donne dei miei anni che avevano subito oltraggi e maltrattamenti si chiedeva di dissociarsi dalla violenza. Ho fotografato percosse di massa, fermi e arresti perch\u00e9 scendevano in piazza. In Palestina si vive con figli ammazzati o messi in carcere senza processo. \u00c8 un paese invaso.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 una bella foto per Tano D\u2019Amico?<\/strong><\/p>\n<p>A volte mi trovo a odiare il vocabolo ritrito \u201carte\u201d, ma se devo pensare a cosa sia mi viene fuori Anna Magnani. Le sue movenze, i gesti le grida delle donne romane. Un urlo reale, interpretato da lei che era una donna reale. Ci ha lavorato sopra, lo ha reso universale. Conosco bellissimi versi di un poeta indiano sul grido della Magnani, che non lascia indifferente nessuno. Questo, \u00e8 quello che ho tentato di fare con le foto. Carla Cerati in una sua delle ultime interviste, disse di stare attenti a me, perch\u00e9 faccio sembrare bella anche la malattia mentale. In ogni immagine voglio ricordare che l\u2019essere umano \u00e8 simile a Dio. L\u2019immondizia in cui \u00e8 costretto a vivere \u00e8 un\u2019altra cosa. Non puoi frullare l\u2019umano con lo sterco.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 anche lo sterco, dove vive, a Roma?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, nelle Asl, agli sportelli dei Cup dove gli anziani fanno la fila e se ne vanno via zitti zitti dopo aver sentito la cifra che dovranno pagare. Una delle scene pi\u00f9 tristi che ho visto per il mondo. E che normalit\u00e0, \u00e8 diventata. In pratica, viene detto loro \u201cfatti da parte e muori in silenzio\u201d. A Milano ci sono molti senzatetto, a Roma sono in ogni piazza. Ma Robin Hood dov\u2019\u00e8? E Zorro? Prima o poi torneranno.<\/p>\n<p><strong>Lo faranno davvero?<\/strong><\/p>\n<p>Scherzo, ma spero ancora davvero nella coscienza delle persone che con la loro consapevolezza spazzino via tutto lo sterco.<\/p>\n<p><strong>I vescovi le chiesero delle foto per illustrare il Catechismo.<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio non volevo accettare, c\u2019era poco tempo, ma monsignor Giuseppe Betori, allora a capo della Cei, mi disse di scegliere dal mio lavoro. E quando su Avvenire protestarono in molti, lui emise un comunicato per dire che foto cos\u00ec non passano mai di moda. Una delle avventure pi\u00f9 belle della mia vita: era una sfida difficile, illustrare l\u2019incontro con Cristo. Scelsi una delle foto scattate di ritorno dalla cattedrale di Trani, che si affaccia sul mare, protesa verso gli altri popoli. Ogni mattina passavo davanti a dei pescatori, ho proposto quella in cui mi guardano con gli occhi grandi e sgranati, come a dire: \u00abSei ancora qui?\u00bb. Per l\u2019ultimo capitolo, la Passione, ho fatto un azzardo, inviando la foto di ragazzi e ragazze in pausa pranzo nei capannoni appena imbiancati della fiera di Reggio Calabria. Faceva caldo, e la luce del sole mostrava le forme delle ragazze.<\/p>\n<p><strong>La accettarono?<\/strong><\/p>\n<p>Certo, nessuna censura. E pensi che nessun giornale aveva mai voluto pubblicarla. C\u2019\u00e8 qualcosa di sacrale, in quella foto, nella luce e nelle forme.<\/p>\n<p><strong>Qualche anno fa invece Forza Nuova ha usato un suo scatto \u2013 ritrae quattro donne che, davanti alla polizia schierata, difendono la loro casa di lamiere sulla Tiburtina a met\u00e0 anni Settanta\u00a0\u2013 nella locandina di un suo corteo.<\/strong><\/p>\n<p>In quegli stessi giorni a Roma Nord l\u2019estrema sinistra pubblicava in un volantino la foto \u2013 a mio parere palesemente di destra \u2013 dei Marines americani che si raggruppano e piantano la bandiera, togliendo gli elmetti e con una bandiera rossa. A volte mi viene da pensare che ci sia un ufficio che contiene le scrivanie della destra e della sinistra insieme, e che una donna delle pulizie per puro caso scambi le carte da un tavolo all\u2019altro. Oggi le campagne elettorali sono gestite dalle stesse agenzie per la destra e la sinistra. La politica non \u00e8 pi\u00f9 nelle nostre mani.<\/p>\n<p><strong>Conviene rassegnarsi?<\/strong><\/p>\n<p>Una delle storie pi\u00f9 belle che ho sentito l\u2019ha raccontata Felix, il figlio di Paul Klee. Era sempre con il padre, e racconta dello studio in cui il pittore tracciava linee mentre fuori sui muri c\u2019erano le linee di sangue dei ventri e dei cervelli di coloro che venivano giustiziati per strada. Suo padre non se ne fregava, viveva come i monaci che con i barbari si ritirarono sulle isole di scogli e poi tornarono per insegnare a scrivere al popolo.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abRifacciamolo, ancora. Noi che siamo rimasti, e chi vuole ci segua. Scendiamo in piazza per la pace e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":66116,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-66115","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66115","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66115"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66115\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66116"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66115"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66115"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}