{"id":661194,"date":"2026-09-02T09:54:22","date_gmt":"2026-09-02T09:54:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/661194\/"},"modified":"2026-09-02T09:54:22","modified_gmt":"2026-09-02T09:54:22","slug":"ceruti-il-ragazzo-con-la-cesta-di-pesci-a-pitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/661194\/","title":{"rendered":"Ceruti, il ragazzo con la cesta di pesci a Pitti"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/54p_finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini,  Ilaria Baratta<\/a>, pubblicato il 01\/09\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Opere e artisti        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/firenze.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Firenze<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/giacomo-ceruti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giacomo Ceruti<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/palazzo-pitti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Palazzo Pitti<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/settecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Settecento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/uffizi.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Uffizi<\/a> <\/p>\n<p>Per settant\u2019anni catalogato come opera anonima, il Ragazzo con la cesta di pesci e granseole conservato a Firenze, a Palazzo Pitti, \u00e8 tornato al suo autore solo nel 1982, dopo un restauro che ne ha svelato la mano di Giacomo Ceruti, il pittore dei poveri diventato una sorta di cronista del popolo minuto.\u00a0<\/p>\n<p>Un cielo che vira dal rosa al grigio, il momento in cui il chiarore del giorno cede al crepuscolo. Sotto questa luce serotina, contro uno sfondo senza architetture, si vede un ragazzo che sorride mentre rovescia, con un gesto brusco e deciso, una cesta intrecciata sopra un tavolo di legno, povero e consumato. \u00c8 la scena minima e quotidiana di un garzone d\u2019un qualche pescatore che mostra, quasi con orgoglio, il pescato della giornata, e a cui <strong>Giacomo Ceruti<\/strong>, nel quarto decennio del Settecento,<strong> <\/strong>decise di dare dignit\u00e0 artistica, come fosse il ritratto d\u2019un nobile: ecco, dunque, il suo Ragazzo con cesta di pesci e granseole, sorta di manifesto della fase matura della sua carriera. Eppure per gran parte del Novecento nessuno seppe dire chi lo avesse dipinto, ed \u00e8 normale che fosse cos\u00ec: si trattava di un dipinto <strong>destinato a un qualche privato<\/strong>, opera d\u2019un artista e d\u2019un genere che ebbero il loro momento di voga in quegli anni, dopodich\u00e9 ci si dimentic\u00f2 dei <strong>pittori della realt\u00e0 <\/strong>fino alla loro riscoperta, che rimonta alla met\u00e0 del XX secolo.<\/p>\n<p>Il dipinto, oggi conservato nelle collezioni della <strong>Galleria Palatina di Palazzo Pitti<\/strong>, a <strong>Firenze<\/strong>, comparve per la prima volta negli inventari fiorentini nel 1861, segnalato come proveniente dalle raccolte reali di Parma: era arrivato in Toscana come dono della famiglia Savoia, in seguito all\u2019annessione dei ducati parmensi al Regno d\u2019Italia, ma non sappiamo come sia finito in Emilia. Mezzo secolo pi\u00f9 tardi, nel 1911, l\u2019opera venne nuovamente censita tra gli oggetti d\u2019arte del palazzo, ma con una dicitura che tradiva l\u2019oblio in cui l\u2019opera era caduta: autore anonimo. Una tela di qualit\u00e0 indubbia, capace di reggere il confronto con i grandi interpreti della pittura di genere settecentesca, era rimasta senza nome per decenni, forse offuscata da una superficie pittorica alterata dal tempo e da vecchie ridipinture.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cesta di pesci e granseole (1735-1740 circa; olio su tela, 56 \u00d7 73 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, inv. 1911 n. 301)\" title=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cesta di pesci e granseole (1735-1740 circa; olio su tela, 56 \u00d7 73 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, inv. 1911 n. 301)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/giacomo-ceruti-ragazzo-cesta-pesce.jpg\" width=\"750\" height=\"592\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiacomo Ceruti, Ragazzo con cesta di pesci e granseole (1735-1740 circa; olio su tela, 56 \u00d7 73 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, inv. 1911 n. 301)&#13;<\/p>\n<p>A restituirle un\u2019identit\u00e0 fu <strong>Marco Chiarini<\/strong>, storico dell\u2019arte e allora direttore della Galleria Palatina, che negli anni Ottanta individu\u00f2 nella tela caratteri stilistici riconducibili a Giacomo Ceruti, il pittore lombardo passato alla storia per la sua predilezione, negli anni giovanili, verso i soggetti popolari e gli emarginati. La conferma sarebbe giunta nel 1982, quando l\u2019opera fu sottoposta a un intervento di restauro condotto dalla restauratrice Nannetta Del Vivo su incarico della Soprintendenza di Firenze: la foderatura della tela, la pulitura della superficie e il ritocco di alcune piccole lacune di colore permisero finalmente di leggere con chiarezza la qualit\u00e0 pittorica dell\u2019opera e di accreditarne senza riserve la paternit\u00e0 a Ceruti. Da allora il dipinto \u00e8 entrato stabilmente nel catalogo dell\u2019artista, citato dagli studi specialistici, compreso il volume dedicato al pittore pubblicato nel 1987 in occasione di una mostra monografica, ed esposto alle rassegne su di lui, inclusa la grande mostra che il Museo di Santa Giulia di Brescia dedic\u00f2 a Ceruti nel 2023, mostra in cui il Ragazzo con cesta di pesci e granseole figurava tra i capisaldi dell\u2019ultima fase della pittura di Ceruti.<\/p>\n<p>Chi osserva la tela oggi si trova davanti a un\u2019immagine costruita con <strong>pochi elementi <\/strong>ma con <strong>grande efficacia narrativa<\/strong>. La scena \u00e8 quasi tutta occupata da un ragazzo dai tratti marcati, col volto illuminato da un sorriso sincero, la testa coperta da un cappello logoro dalle falde rialzate. Indossa una giacca pesante color cuoio, consunta e sfilacciata, una camicia grigia e pantaloni scuri, abbigliamento tipico di chi lavora all\u2019aperto, al freddo, e non ha nulla da esibire se non la fatica delle proprie mani. Con un movimento carico d\u2019energia, il giovane rovescia sul tavolo una <strong>grande cesta di paglia intrecciata<\/strong>, del tipo usato dai pescatori del tempo per trasportare il pesce appena preso, mostrando con evidente soddisfazione il frutto della sua giornata di lavoro.<\/p>\n<p>La costruzione dello spazio pittorico affida gran parte della propria efficacia al trattamento della luce. Un fascio luminoso proveniente da sinistra investe la cesta, ne accarezza la trama intrecciata e scava ombre profonde al suo interno e sul piano d\u2019appoggio, creando un effetto quasi tattile che invita l\u2019occhio a soffermarsi sui dettagli materici prima ancora che sul volto del ragazzo: la luce si posa dunque sugl\u2019intrecci della paglia, sulle zampe della granseola, sulle squame dei pesci. \u00c8 una soluzione compositiva che rivela, ha scritto Claudia Musso in occasione della mostra di Brescia del 2023, quanto Ceruti fosse debitore, in questa fase della sua attivit\u00e0, della grande tradizione della <strong>natura morta nordica<\/strong>, filtrata in Italia da figure come <strong>Eberhard Keilhau<\/strong>, il Mons\u00f9 Bernardo che fu tra gli anticipatori della pittura moderna della realt\u00e0, e, soprattutto per quanto riguarda il taglio della composizione, da <strong>Jacob van der Kerckhoven<\/strong>, pittore fiammingo attivo in Italia con il nome di Giacomo da Castello, un riferimento che secondo Musso fu particolarmente rilevante per Ceruti negli anni trascorsi in laguna. Le grandi e forti mani del ragazzo, indurite dal lavoro manuale, e la sua posa leggermente china verso chi guarda, quasi a offrire il proprio carico, richiamano da vicino le figure dei giovani portaroli, ovvero i ragazzi, spesso adolescenti ma alle volte poco pi\u00f9 che bambini, che giravano per i mercati portando ceste con ortaggi, frutta, formaggi e altra merce e che Ceruti aveva reso celebri negli anni bresciani, quando ritraeva con crudo realismo mendicanti, filatrici, umili lavoratori delle campagne, e in generale tutta l\u2019umanit\u00e0 che fino a met\u00e0 Seicento non aveva trovato posto nella pittura, se non in scene di genere fornite di significati allegorici. Eppure qualcosa, in questo dipinto, \u00e8 profondamente cambiato rispetto a quelle prime prove.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giacomo Ceruti, Filatrice e piccola mendicante (1730-1733 circa; olio su tela, 132 \u00d7 152 cm; Collezione privata)\" title=\"Giacomo Ceruti, Filatrice e piccola mendicante (1730-1733 circa; olio su tela, 132 \u00d7 152 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/giacomo-ceruti-filatrice-mendicante.jpg\" width=\"750\" height=\"621\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiacomo Ceruti, Filatrice e piccola mendicante (1730-1733 circa; olio su tela, 132 \u00d7 152 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giacomo Ceruti, L'incontro al pozzo (1650 circa; olio su tela, 144 x 115 cm; Collezione privata, gi\u00e0 a Tortona, Palazzo Busseti)\" title=\"Giacomo Ceruti, L'incontro al pozzo (1650 circa; olio su tela, 144 x 115 cm; Collezione privata, gi\u00e0 a Tortona, Palazzo Busseti)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/giacomo-ceruti-incontro-al-pozzo.jpg\" width=\"750\" height=\"985\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiacomo Ceruti, L\u2019incontro al pozzo (1650 circa; olio su tela, 144 x 115 cm; Collezione privata, gi\u00e0 a Tortona, Palazzo Busseti)&#13;<\/p>\n<p>Sulla cronologia esatta dell\u2019opera gli specialisti non concordano del tutto: la studiosa Mina Gregori, basandosi sulla provenienza collezionistica del dipinto, ha proposto di collocarlo nel periodo che Ceruti trascorse a Piacenza, tra il 1744 e il 1745. Si tratta per\u00f2 di una datazione che, a un\u2019analisi pi\u00f9 attenta delle scelte stilistiche, appare forse troppo tarda. Il taglio compositivo della natura morta in primo piano, leggermente inclinata verso l\u2019osservatore, e la presenza di elementi come la cesta rovesciata trovano infatti riscontri pi\u00f9 stringenti in due tele appartenute alla celebre collezione del maresciallo Schulenburg, databili tra il 1736 e il 1738, anch\u2019esse esposte a Brescia nel 2023. Se questo confronto fosse corretto, il dipinto fiorentino andrebbe anticipato di alcuni anni rispetto all\u2019ipotesi di Gregori, collocandolo proprio nella fase in cui Ceruti, lasciata Brescia, si confrontava con gli ambienti artistici di Venezia e con una committenza assai diversa da quella lombarda.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un dettaglio da poco, perch\u00e9 proprio in quegli anni la pittura di Ceruti attravers\u00f2 una <strong>trasformazione radicale<\/strong>, che si pu\u00f2 misurare con chiarezza mettendo a confronto le opere del periodo veneziano con il ciclo di tele un tempo conservato nel palazzo Busseti di Tortona, realizzato attorno alla met\u00e0 del Settecento, dopo il soggiorno in Veneto durato dal 1736 al 1739. \u201c\u00c8 sufficiente\u201d, ha scritto Francesco Frangi, \u201cosservare la bella tela con l\u2019Incontro al pozzo, nella quale Ceruti mette in scena il pressante corteggiamento da parte di un giovane soldato di un\u2019avvenente contadina, che ci guarda con l\u2019espressione titubante di chi non sembra dispiaciuta di quelle attenzioni. Ne deriva l\u2019insinuarsi nel dipinto di un\u2019atmosfera da idillio sentimentale, declinata con gli accenti sottilmente ironici (il volto un po\u2019 inebetito del soldato) di certe commedie settecentesche. Niente a che vedere con i quadri di Padernello e con i loro accenti platealmente pauperisti: bench\u00e9 in fondo appartenga allo stesso universo delle sue colleghe che nella serie bresciana filano solitarie la lana o lavorano al tombolo, la contadina che sosta piacevolmente accanto al pozzo non ci appare pi\u00f9 una creatura sofferente e bisognosa di assistenza\u201d.<\/p>\n<p>Il confronto tra le due fasi della produzione ceresca \u00e8 illuminante. Nel ciclo di Padernello, la contadina intenta a filare la lana o a lavorare al tombolo appare come una figura sofferente, segnata dalla fatica di vivere, con vesti spesso lacerate a testimoniare una condizione di povert\u00e0 reale. Nell\u2019Incontro al pozzo, invece, la stessa tipologia di personaggio popolare si presenta in abiti integri, e i pensieri che le attraversano il volto non riguardano pi\u00f9 la sopravvivenza quotidiana, ma il dubbio, quasi leggero, se cedere o meno al corteggiamento. Il cambiamento di registro coinvolge anche la tecnica: alle campiture smorzate e polverose degli anni giovanili subentra una stesura pi\u00f9 luminosa e levigata, che nella resa dell\u2019incarnato femminile raggiunge effetti quasi di porcellana.<\/p>\n<p>Il Ragazzo con cesta di pesci e granseole di Palazzo Pitti si inserisce pertanto, stando alle posizioni pi\u00f9 aggiornate della critica, in questo snodo. \u201cIl mestiere di quel ragazzo\u201d, osserva ancora Frangi, \u201c\u00e8 lo stesso dei memorabili portaroli, affaticati e pensierosi, concepiti dal pittore nei tempi bresciani. La sua indole tuttavia \u00e8 ben diversa, cos\u00ec come lo \u00e8 quella di quasi tutti i personaggi cui Ceruti d\u00e0 vita a partire dagli anni quaranta. Tra i quali escono completamente di scena, ed \u00e8 questo l\u2019aspetto pi\u00f9 clamoroso della vicenda, le figure degli emarginati, dei mendicanti, dei veri e propri pitocchi. Come se le strade del mondo si fossero d\u2019improvviso liberate di quelle presenze inquietanti\u201d. \u00c8 un segnale di come, a partire dagli anni Quaranta del Settecento, le figure degli emarginati e dei mendicanti scompaiano quasi del tutto dalla produzione dell\u2019artista, non perch\u00e9 le condizioni delle classi pi\u00f9 povere fossero nel frattempo migliorate, cosa che storicamente non avvenne, ma perch\u00e9 <strong>mut\u00f2 il gusto della committenza<\/strong>. Dopo il 1730 sempre meno collezionisti desideravano appendere alle pareti delle proprie dimore<strong> immagini di miseria<\/strong>: Ceruti, attraversando i centri artistici di Padova, Venezia, Piacenza, dove risiedette dal 1743 al 1746, e infine Milano, se ne rese conto e <strong>adegu\u00f2 il proprio linguaggio pittorico a una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 mondana ed elegante<\/strong>: \u00e8 questo uno dei motivi che c\u2019inducono a pensare che Ceruti <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/recensioni-mostre\/recensione-mostra-giacomo-ceruti-miseria-e-nobilta-brescia-santa-giulia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">non provasse una qualche forma di empatia, diremmo oggi, nei riguardi dei suoi soggetti<\/a>. Un povero era per Ceruti anzitutto un oggetto estetico: appaiono poco probabili le letture di un Ceruti, al contrario, animato da intenti di denuncia sociale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cesto di verdure (1740 circa; olio su tela, 69,8 \u00d7 95,3 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U19)\" title=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cesto di verdure (1740 circa; olio su tela, 69,8 \u00d7 95,3 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U19)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/giacomo-ceruti-ragazzo-con-cesta-di-verdure.jpg\" width=\"750\" height=\"561\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiacomo Ceruti, Ragazzo con cesto di verdure (1740 circa; olio su tela, 69,8 \u00d7 95,3 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U19)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cane (1740 circa; olio su tela, 71,5 \u00d7 96,5 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U20)\" title=\"Giacomo Ceruti, Ragazzo con cane (1740 circa; olio su tela, 71,5 \u00d7 96,5 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U20)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/giacomo-ceruti-ragazzo-con-cane.jpg\" width=\"750\" height=\"540\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiacomo Ceruti, Ragazzo con cane (1740 circa; olio su tela, 71,5 \u00d7 96,5 cm; Cultra, National Museum of Northern Ireland, inv. BELUM.U20)&#13;<\/p>\n<p>Un ultimo indizio rende ancora pi\u00f9 curiosa la storia di questa tela: la posizione della mezza figura del ragazzo e quella della cesta rovesciata ritornano, pressoch\u00e9 identiche, in un altro dipinto attribuito a Ceruti, il Ragazzo con cesto di verdure, oggi conservato a Belfast come parte di una coppia di quadri pensati per essere esposti insieme. Questa coincidenza compositiva ha portato gli studiosi a ipotizzare che anche l\u2019opera fiorentina fosse in origine accompagnata da una seconda tela, oggi perduta o non ancora identificata, con la quale avrebbe formato un pendant, secondo una prassi molto diffusa nella pittura decorativa del Settecento, quando le scene di genere venivano spesso concepite e vendute in coppia per arredare gli ambienti domestici delle famiglie aristocratiche e borghesi.<\/p>\n<p>Resta dunque aperto un piccolo enigma collezionistico, che si aggiunge a quello, ormai risolto, dell\u2019attribuzione: da opera anonima dimenticata negli inventari ottocenteschi a testimonianza preziosa di una delle fasi pi\u00f9 interessanti della carriera di Giacomo Ceruti, quella in cui il pittore lombardo, allontanatosi dai temi crudi della povert\u00e0 bresciana, seppe reinventare il proprio sguardo sul mondo popolare con una grazia narrativa nuova, senza per questo perdere quella capacit\u00e0 di osservazione minuta e partecipe che resta, ancora oggi, il tratto pi\u00f9 riconoscibile della sua pittura.<\/p>\n<p>Oggi in tanti si concentrano sul pescato mostrato con orgoglio dal ragazzo, dettaglio che rimanda al mondo del lavoro e del piccolo commercio alimentare del Settecento, anche se ultimamente \u00e8 stato riletto in senso&#8230; gastronomico, e addirittura gli Uffizi hanno coinvolto un celebre cuoco, Fabio Picchi, che s\u2019\u00e8 inventato una ricetta con gl\u2019ingredienti che il ragazzo rovescia sulla tavola, evocando quella sorta di, potremmo dire, filiera corta che vediamo nel dipinto: dalla cattura alla vendita o alla consegna, probabilmente destinata a una cucina domestica o a un mercato cittadino.<\/p>\n<p>Il cibo qui non ha un ruolo centrale, certo, in quanto pretesto per un esercizio di natura morta, e dunque pi\u00f9 soggetto per dimostrare virtuosismo tecnico (texture, luce, materia) che un riferimento a pratiche alimentari o culinarie vere e proprie. Questo per\u00f2 non ha impedito un pensiero su come quel pesce si dovesse preparare all\u2019epoca. Una cucina fondamentalmente povera, semplice: pesce cotto alla griglia, e accompagnato con un po\u2019 d\u2019olio, o al pi\u00f9 con un poco di maionese. Come probabilmente lo avr\u00e0 mangiato il ragazzo nel dipinto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mostralesignoredellarte.it\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1788342862_650_banner finestre sull arte2.jpg\" alt=\"Le Signore dell'Arte - Palazzo Cucchiari, Carrara - dal 27 giugno al 25 ottobre 2026\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Palazzo Cucchiari - Signore', 1);\" title=\"Le Signore dell'Arte - Palazzo Cucchiari, Carrara - dal 27 giugno al 25 ottobre 2026\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">Gli autori di questo articolo: <strong>Federico Giannini e Ilaria Baratta<\/strong><\/p>\n<p><strong>Federico Giannini<\/strong>. Giornalista, co-fondatore di Finestre sull&#8217;Arte, direttore responsabile della testata. Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsit\u00e0 nel mondo dell&#8217;arte (Giunti editore). Per la tv \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5).<\/p>\n<p><strong>Ilaria Baratta<\/strong>. Giornalista, co-fondatrice di <strong>Finestre sull&#8217;Arte<\/strong>, caporedattrice della testata. \u00c8 nata a Carrara nel 1987 e si \u00e8 laureata a Pisa in Lingue e Letterature Straniere.<\/p>\n<p>                La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. 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