{"id":662293,"date":"2026-09-03T01:21:19","date_gmt":"2026-09-03T01:21:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/662293\/"},"modified":"2026-09-03T01:21:19","modified_gmt":"2026-09-03T01:21:19","slug":"londra-ai-e-neurochirurgo-eseguono-live-un-intervento-al-cervello-tumore-rimosso-il-paziente-recupera-la-vista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/662293\/","title":{"rendered":"Londra, AI e neurochirurgo eseguono \u00ablive\u00bb un intervento al cervello. Tumore rimosso, il paziente recupera la vista"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Ruggiero Corcella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Un paziente di 48 anni, con un tumore dell&#8217;ipofisi di 11 millimetri, \u00e8 stato operato con l&#8217;ausilio  di un sistema di intelligenza artificiale che ha analizzato in tempo reale le immagini endoscopiche. Il professor Pietro Mortini, IRCCS San Raffaele Milano: \u00abEvoluzione interessante, ma da validare. La tecnologia rimane un\u2019estensione delle capacit\u00e0 del chirurgo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per la prima volta <b>un sistema di intelligenza artificiale \u00e8 stato utilizzato per assistere in tempo reale un neurochirurgo<\/b> durante un intervento, analizzando direttamente le immagini provenienti dalla telecamera <a href=\"\">endoscopica <\/a>e aiutando l\u2019\u00e9quipe a riconoscere strutture anatomiche critiche. \u00c8 accaduto al <b>National Hospital for Neurology and Neurosurgery dell\u2019University College London Hospitals,<\/b>\u00a0nell&#8217;ambito di una sperimentazione clinica che utilizza una tecnologia di intelligenza artificiale sviluppata internamente all&#8217;UCL e finanziata dal <b>National Institute for Health and Care Research (NIHR).\u00a0\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    La malattia scoperta dopo una crisi epilettica<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.ucl.ac.uk\/news\/2026\/aug\/first-patient-live-ai-assisted-sight-saving-brain-surgery\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Il paziente, Rhys Hibbert, 48 anni,<\/a> aveva <b>un tumore dell\u2019ipofisi di circa 11 millimetri.<\/b> La malattia, scoperta dopo una crisi epilettica nel dicembre 2024, aveva provocato nel tempo squilibri ormonali e problemi alla vista, fino alla perdita di parte della visione periferica.<b> Senza l\u2019intervento il tumore avrebbe continuato a minacciarne la capacit\u00e0 visiva,<\/b> con il rischio di arrivare alla cecit\u00e0.<br \/>Durante l\u2019operazione <b>l\u2019intelligenza artificiale ha analizzato il video chirurgico live,<\/b> anzich\u00e9 utilizzare soltanto le immagini acquisite prima dell\u2019intervento, evidenziando strutture delicate alla base del cranio. In questa regione <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/ipofisi\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ipofisi<\/a>,<b> vasi sanguigni e nervi che controllano la vista sono concentrati in uno spazio estremamente ristretto<\/b>: secondo UCLH, un errore nell\u2019ordine di un millimetro pu\u00f2 avere conseguenze gravissime, dalla perdita della vista all\u2019ictus fino alla morte.<b> Il sistema \u00e8 stato addestrato e valutato, utilizzando un\u2019ampia raccolta di video<\/b> annotati di precedenti interventi endoscopici all\u2019ipofisi.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abMi ha ridato la vita\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019operazione ha consentito di rimuovere il tumore preservando <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/vista\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la vista<\/a> del paziente, che ha riferito un netto miglioramento gi\u00e0 al risveglio. \u00ab<b>Quando ho riaperto gli occhi dopo l&#8217;operazione, ho avuto la sensazione di avere una visione a 360 gradi: non vedevo cos\u00ec bene da un anno\u00bb<\/b>, ha detto Hibbert alla Bbc.\u00a0 E nelle otto settimane successive all&#8217;intervento, ha notato che la sua vista migliora ogni pochi giorni.<br \/>\u00abHo anche recuperato le energie e tutti gli effetti collaterali di cui soffrivo prima dell&#8217;intervento sono scomparsi\u00bb.<b> \u00abMi ha ridato la vita\u00bb.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    Intervento pionieristico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il professor Mike Lewis, direttore scientifico per l&#8217;innovazione del NIHR, ha dichiarato: \u00ab<b>Questo intervento chirurgico pionieristico evidenzia il potenziale dell&#8217;intelligenza artificiale avanzata, <\/b>per supportare i chirurghi e migliorare l&#8217;assistenza ai pazienti. Investendo in tecnologie digitali innovative, il NIHR contribuisce a trasformare la ricerca all&#8217;avanguardia in strumenti pratici che possono fare davvero la differenza in sala operatoria\u00bb. <b>Ma quanto siamo realmente vicini a una neurochirurgia guidata dall\u2019intelligenza artificiale? <\/b>E quali sono i limiti di una tecnologia che entra in uno dei territori pi\u00f9 delicati della medicina? Lo abbiamo chiesto al professor <b>Pietro Mortini, primario dell\u2019Unit\u00e0 di Neurochirurgia e Radiochirurgia Stereotassica dell\u2019IRCCS Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Neurochirurgia all\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Partiamo dalla notizia: \u00e8 davvero una svolta?<\/b><br \/>\u00abDirei di no, almeno non nel senso di una svolta per la neurochirurgia. Si tratta di un&#8217;esperienza singola, che al momento non rappresenta un nuovo standard condiviso a livello internazionale. I sistemi di neuronavigazione utilizzati in questo intervento esistono da molti anni e anche al San Raffaele di Milano li impieghiamo da oltre vent&#8217;anni. <b>La novit\u00e0 \u00e8 piuttosto nell&#8217;integrazione di questi strumenti con sistemi di intelligenza artificiale<\/b>. \u00c8 certamente un&#8217;evoluzione interessante, che va studiata, e che come ogni innovazione in medicina deve essere sottoposta a un rigoroso processo di validazione clinica prima di poterne stabilire il reale beneficio per il paziente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Che cosa \u00abvede\u00bb l&#8217;AI che un neurochirurgo esperto potrebbe non vedere?<\/b><br \/>\u00abNell&#8217;ambito strettamente chirurgico, oggi l&#8217;intelligenza artificiale lavora essenzialmente sui dati che le vengono forniti. \u00c8 in grado di elaborarli con una velocit\u00e0 e una capacit\u00e0 computazionale enormemente superiori a quelle umane, ma la qualit\u00e0 del risultato dipende dalla qualit\u00e0 delle informazioni di partenza e dal modo in cui il sistema \u00e8 stato istruito. Se i dati anatomici o i target forniti alla macchina sono sbagliati, il sistema pu\u00f2 continuare a elaborarli in maniera matematicamente corretta, arrivando per\u00f2 a una conclusione clinicamente sbagliata. <b>Diverso \u00e8 il campo dell&#8217;imaging: qui l&#8217;AI pu\u00f2 essere un reale avanzamento in particolare nella fase di interpretazione delle immagini <\/b>che attualmente sono una ricostruzione informatica ottenuta dai dati rilevati da un apparecchio diagnostico poich\u00e9 riesce ad interpretarle con una definizione nettamente superiore a quella dell&#8217;occhio umano. Credo che sia proprio questo, uno degli ambiti in cui potr\u00e0 offrire i vantaggi maggiori\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C&#8217;\u00e8 anche il rischio opposto: fidarsi troppo della macchina?<\/b><br \/>\u00abAssolutamente s\u00ec. Il neuronavigatore, in fondo, funziona secondo un principio simile al navigatore della nostra automobile: \u00e8 uno strumento straordinariamente utile, ma il chirurgo deve sempre sapere dove si trova anche senza il navigatore. Una macchina pu\u00f2 avere un problema tecnico oppure pu\u00f2 elaborare dati inseriti in maniera non corretta. In questi casi non necessariamente corregge l&#8217;errore umano: pu\u00f2 persino amplificarlo.<br \/>\u00c8 esperienza comune, che il sistema di neuronavigazione possa indicare una posizione che non corrisponde a ci\u00f2 che \u00e8 riscontrato nel campo operatorio. Ecco perch\u00e8 sono sempre necessarie procedure di verifica intermedia in corso di intervento. Vale a dire vengono fornite nuove informazioni per verificare le precedenti. Quindi si tratta di trasferimento di informazioni dal chirurgo allo strumento di navigazione che non ha autonomia nell\u2019analisi del campo operatorio. Per questo <b>la tecnologia rimane un&#8217;estensione delle capacit\u00e0 del chirurgo, non ne sostituisce le competenze<\/b>. Abbiamo inventato calcolatrici, computer e strumenti di misurazione per aumentare le nostre capacit\u00e0 esecutive\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L&#8217;AI potrebbe cambiare il confine tra ci\u00f2 che \u00e8 operabile e ci\u00f2 che non lo \u00e8?<\/b><br \/>\u00abIn futuro non possiamo escluderlo, perch\u00e9 l&#8217;evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 estremamente rapida. <b>Oggi, per\u00f2, direi di no<\/b>. Bisogna ricordare che in neurochirurgia il confine dell&#8217;operabilit\u00e0 non dipende soltanto dalla capacit\u00e0 tecnica di raggiungere una determinata area del cervello. <b>Molto spesso \u00e8 un limite biologico e clinico<\/b>: decidiamo di non intervenire perch\u00e9 l&#8217;operazione non porterebbe un beneficio sufficiente al paziente oppure perch\u00e9 il rischio di provocare un danno neurologico sarebbe troppo elevato.<br \/>Rispetto a trent&#8217;anni fa molti degli interventi che eseguiamo sono concettualmente gli stessi; ci\u00f2 che \u00e8 profondamente cambiato \u00e8 la possibilit\u00e0 di eseguirli con maggiore precisione e sicurezza. L&#8217;AI potr\u00e0 contribuire ulteriormente a questa evoluzione, ma credo non trasformer\u00e0 automaticamente in operabile ci\u00f2 che oggi non lo \u00e8\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Potremmo arrivare a un&#8217;AI che suggerisca al chirurgo quale manovra eseguire durante l&#8217;intervento?<\/b><br \/>\u00abNon nel futuro prossimo. Un intervento chirurgico non \u00e8 una sequenza perfettamente prevedibile di azioni. L&#8217;organismo umano \u00e8 una struttura biologica e<b> durante un&#8217;operazione possono verificarsi situazioni impreviste, che richiedono una valutazione immediata e un cambiamento di strategia.<\/b><br \/>L&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 straordinariamente efficace nell&#8217;analizzare rapidamente grandi quantit\u00e0 di informazioni e fornire dati sempre pi\u00f9 sofisticati. Ma un conto \u00e8 fornire informazioni, un altro \u00e8 decidere quale gesto chirurgico compiere. In sala operatoria la decisione deve rimanere del chirurgo, che deve essere in grado di interpretare ci\u00f2 che sta accadendo in quel preciso momento e assumersene la responsabilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quanto \u00e8 affidabile il riconoscimento anatomico dell&#8217;AI in tempo reale?<\/b><br \/>\u00abOggi non parlerei ancora di un riconoscimento anatomico autonomo in tempo reale. Il sistema pu\u00f2 riconoscere strutture, target o aree di rischio sulla base delle informazioni e dell&#8217;addestramento che gli sono stati forniti. In altre parole,<b> \u00e8 ancora l&#8217;intelligenza umana a indicare alla macchina che cosa deve cercare e come deve interpretarlo<\/b>.<br \/>Il limite fondamentale \u00e8 la capacit\u00e0 di comprendere immediatamente che qualcosa non sta andando come previsto e modificare di conseguenza il comportamento. L&#8217;AI ha bisogno di dati, istruzioni e continue verifiche. Per questo \u00e8 importante non confondere una capacit\u00e0 di calcolo e di analisi straordinariamente potente con l&#8217;infallibilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il vero salto sar\u00e0 integrare AI, imaging e neuronavigazione?<\/b><br \/>\u00abIn parte questa integrazione esiste gi\u00e0. <b>Credo per\u00f2 che uno degli sviluppi pi\u00f9 interessanti riguarder\u00e0 soprattutto l&#8217;imaging intraoperatorio.<\/b> Al San Raffaele, in particolare, disponiamo della microscopia confocale intraoperatoria, una tecnologia molto avanzata che consente di analizzare il tessuto durante l&#8217;intervento. Qui l&#8217;intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un progresso importante: <b>potrebbe analizzare le immagini a livelli di dettaglio che superano la capacit\u00e0 di discriminazione dell&#8217;occhio umano,<\/b> come succede per l\u2019imaging preoperatorio, e fornire al chirurgo informazioni aggiuntive sulle caratteristiche del tessuto che sta osservando. Il passaggio decisivo sar\u00e0 quindi integrare tecnologie che gi\u00e0 possediamo \u2013 imaging, microscopia, neuronavigazione \u2013 con strumenti di AI capaci di estrarre informazioni ulteriori. Non significa sostituire il chirurgo, ma fornirgli una quantit\u00e0 e una qualit\u00e0 di informazioni attualmente non disponibili, su cui basare le proprie decisioni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Fra dieci anni come immagina una sala operatoria neurochirurgica al San Raffaele?<\/b><br \/>\u00abProbabilmente non sar\u00e0 cos\u00ec radicalmente diversa da quella di oggi. Il grande cambiamento degli ultimi anni \u00e8 stato soprattutto l&#8217;integrazione delle tecnologie. <b>Con le sale operatorie ibride, per esempio, abbiamo portato all&#8217;interno della sala strumenti diagnostici e di imaging che prima si trovavano altrove.\u00a0<\/b>Credo che nei prossimi dieci anni assisteremo a un&#8217;ulteriore evoluzione di questo modello: immagini sempre pi\u00f9 sofisticate, neuronavigazione, microscopia confocale e sistemi di intelligenza artificiale dialogheranno tra loro e forniranno al chirurgo informazioni sempre pi\u00f9 precise durante l&#8217;intervento. <b>L&#8217;AI sar\u00e0 probabilmente meno visibile di quanto immaginiamo:<\/b> non necessariamente un robot accanto al tavolo operatorio, ma una tecnologia integrata negli strumenti che utilizziamo e capace di migliorarne le prestazioni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Affiderebbe mai il suo cervello a un umano o, addirittura, in futuro a un robot chirurgico guidato dall&#8217;AI?<\/b><br \/>\u00abIl mio cervello<b> lo affiderei certamente a uno dei miei collaboratori<\/b>. <b>Magari aiutato dall&#8217;intelligenza artificiale, ma aiutato, non guidato: sono due cose molto diverse<\/b>. La robotica rappresenta sicuramente un&#8217;evoluzione importante della chirurgia e l&#8217;intelligenza artificiale potr\u00e0 renderla sempre pi\u00f9 precisa ed efficiente. Ma il corpo umano, e il cervello in particolare, non sono una macchina: durante un intervento le condizioni possono cambiare rapidamente e in maniera imprevedibile. \u00c8 proprio nella gestione dell&#8217;imprevisto che esperienza, capacit\u00e0 di giudizio e responsabilit\u00e0 del chirurgo restano fondamentali. Quindi, se proprio dovessi scegliere, <b>vorrei un ottimo neurochirurgo con un&#8217;ottima intelligenza artificiale al suo fianco. Non il contrario<\/b>\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-09-02T06:50:08+02:00\">2 settembre 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Ruggiero Corcella Un paziente di 48 anni, con un tumore dell&#8217;ipofisi di 11 millimetri, \u00e8 stato 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