{"id":662529,"date":"2026-09-03T06:12:25","date_gmt":"2026-09-03T06:12:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/662529\/"},"modified":"2026-09-03T06:12:25","modified_gmt":"2026-09-03T06:12:25","slug":"e-morta-yayoi-kusama-lartista-dei-pois-e-delle-infinity-mirror-rooms","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/662529\/","title":{"rendered":"\u00c8 morta Yayoi Kusama, l\u2019artista dei pois e delle Infinity Mirror Rooms"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/tag\/yayoi-kusama\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\"><strong>Yayoi Kusama<\/strong><\/a>, una delle artiste pi\u00f9 riconoscibili e influenti dell\u2019arte contemporanea internazionale, \u00e8 morta il 14 agosto 2026 in un ospedale di Tokyo, all\u2019et\u00e0 di 97 anni. La notizia \u00e8 stata resa pubblica soltanto oggi, 27 agosto, attraverso un <a href=\"https:\/\/yayoikusamamuseum.jp\/en\/news\/news20260827\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">comunicato<\/a> diffuso dal Yayoi Kusama Museum e dalla Yayoi Kusama Foundation. Non sono state indicate le cause della morte. \u00abNon ha mai posato il pennello\u00bb, si legge nell\u2019annuncio, che ricorda come l\u2019artista abbia continuato a lavorare fino agli ultimi giorni, portando avanti quella ricerca sull\u2019amore, l\u2019infinito e la dissoluzione dell\u2019io che aveva attraversato oltre settant\u2019anni di attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella sua lunghissima carriera, ha lavorato tra pittura, scultura, installazione, performance, moda, letteratura e cinema, segnando ognuno di questi campi.\u00a0Le sue opere sono oggi conservate nelle collezioni di alcune delle principali istituzioni internazionali, tra cui il Museum of Modern Art e il Whitney Museum of American Art di New York e la Tate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1221892\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Yayoi-Kusama-Melbourne-1068x801.jpg\" alt=\"\" width=\"1068\" height=\"801\"  \/>Yayoi Kusama, veduta della mostra, NGV International, Melbourne (15 dicembre 2024 \u2013 21 aprile 2025). \u00a9 YAYOI KUSAMA. Ph. Sean Fennessy<br \/>\nDall\u2019infanzia a Matsumoto alle prime ossessioni visive<\/p>\n<p>Nata a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, il 22 marzo 1929, Kusama aveva costruito un linguaggio immediatamente identificabile, tra pois, reticoli, superfici specchianti e zucche. Immagini divenute negli ultimi decenni fenomeni globali, riprodotte e riconoscibili ben oltre i confini del sistema dell\u2019arte, ma originate da un nucleo profondamente personale e da un processo ossessivo di ripetizione che affonda le radici nell\u2019infanzia.<\/p>\n<p>Kusama raccont\u00f2 pi\u00f9 volte di aver sperimentato fin da bambina visioni nelle quali fiori, punti e motivi si moltiplicavano fino a occupare completamente il campo visivo, cancellando progressivamente i confini tra il proprio corpo e ci\u00f2 che lo circondava. La ripetizione divenne cos\u00ec una forma di quella che avrebbe chiamato \u201cSelf-obliteration\u201d, l\u2019annullamento del s\u00e9, un procedimento attraverso il quale l\u2019individuo sembra dissolversi all\u2019interno di uno spazio potenzialmente infinito.<\/p>\n<p>New York e la nascita degli Infinity Nets<\/p>\n<p>Dopo gli studi di pittura tradizionale nihonga a Kyoto, una formazione della quale avrebbe presto avvertito la rigidit\u00e0, Kusama guard\u00f2 con interesse alla scena artistica statunitense. Determinante fu anche la corrispondenza con <strong>Georgia O\u2019Keeffe<\/strong>, alla quale la giovane artista aveva scritto inviandole alcune immagini dei propri lavori e chiedendo consiglio su come affermarsi negli Stati Uniti. Alla fine degli anni Cinquanta si trasfer\u00ec a New York, entrando in una scena dell\u2019avanguardia ancora largamente dominata dagli uomini e nella quale essere una giovane donna giapponese significava muoversi da una posizione fortemente periferica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1221896\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/kusama-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"800\"  \/>Yayoi Kusama nel suo studio di New York, 1961. Image courtesy Yayoi Kusama Inc. \u00a9 Yayoi Kusama<\/p>\n<p>Ma fu proprio a New York che doveva prendere forma uno dei primi nuclei fondamentali della sua ricerca. Con gli Infinity Nets, grandi superfici ricoperte da minuscoli segni ripetuti potenzialmente senza fine, Kusama port\u00f2 la pittura verso una condizione in cui gesto, accumulo e serialit\u00e0 volevano negare l\u2019espressione individuale.<\/p>\n<p>La sua ricerca si svilupp\u00f2 negli stessi anni in cui prendevano forma minimalismo, Pop Art e nuove pratiche performative, in un ambiente frequentato da artisti come <strong>Donald Judd<\/strong>, <strong>Andy Warhol<\/strong> e <strong>Claes Oldenburg<\/strong>. La posizione di Kusama rimase tuttavia difficilmente assimilabile a un singolo movimento: nella sua opera convivevano astrazione, ossessione, erotismo, critica sociale, partecipazione del pubblico e progressiva smaterializzazione dello spazio.<\/p>\n<p>Performance, corpi e contestazione negli anni Sessanta<\/p>\n<p>Negli anni Sessanta la ripetizione usc\u00ec dalla superficie della tela e invase oggetti e ambienti. Nacquero le Accumulations, con mobili e oggetti quotidiani ricoperti da proliferazioni di forme morbide, spesso falliche, mentre i pois iniziarono a estendersi sui corpi e nello spazio attraverso happening e performance.<\/p>\n<p>Arte e vita, sessualit\u00e0 e politica si sovrapponevano in azioni pubbliche che Kusama utilizz\u00f2 anche per prendere posizione contro la guerra in Vietnam e contro i codici morali della societ\u00e0 americana. Il corpo diventava parte dell\u2019opera e il motivo del pois uno strumento per dissolvere le distinzioni tra individuo, spazio e ambiente.<\/p>\n<p>La Biennale di Venezia e Narcissus Garden<\/p>\n<p>Nel 1966 arriv\u00f2 uno degli episodi pi\u00f9 noti della sua carriera. Senza essere stata invitata ufficialmente alla Biennale di Venezia, Kusama install\u00f2 nei pressi del Padiglione Italia centinaia di sfere specchianti, tentando anche di venderle ai visitatori, nell\u2019intervento <a href=\"https:\/\/www.exibart.com\/arte-contemporanea\/perdersi-nel-narcissus-garden-di-yayoi-kusama-linstallazione-fa-tappa-in-arkansas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Narcissus Garden<\/a>. Le superfici riflettenti moltiplicavano contemporaneamente l\u2019immagine dello spettatore e quella dell\u2019ambiente circostante, mettendo in cortocircuito narcisismo, serialit\u00e0, spettacolo e valore commerciale dell\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1221897\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/narcissus-garden-1966-venice-696x453.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"453\"  \/>Yayoi Kusama, Narcissus Garden, Biennale d\u2019Arte di Venezia, 1966<\/p>\n<p>Quasi 30 anni pi\u00f9 tardi, nel 1993, Kusama sarebbe tornata alla Biennale rappresentando ufficialmente il Giappone, in una consacrazione ormai pienamente internazionale.<\/p>\n<p>Le Infinity Mirror Rooms e il ritorno in Giappone<\/p>\n<p>Alla fine degli anni Sessanta risalgono anche i primi esperimenti con gli ambienti specchianti, destinati a diventare, molti decenni dopo, le celebri Infinity Mirror Rooms. Qui il dispositivo della ripetizione raggiunge una dimensione fisica: specchi, luci, oggetti e il corpo stesso del visitatore vengono moltiplicati all\u2019apparenza senza limite.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1221894\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/kusama-sfmoma-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\"  \/>Yayoi Kusama, Dreaming of Earth\u2019s Sphericity, I Would Offer My Love, 2023 (installation view at SFMOMA in 2023); collection SFMOMA, acquisita per donazione di Helen e Charles Schwab; photo: Matthew Millman Photography<\/p>\n<p>L\u2019esperienza immersiva che ne deriva, diventata uno dei fenomeni museali pi\u00f9 popolari del XXI secolo, conserva per\u00f2 il nucleo originario della ricerca di Kusama: il desiderio e insieme il timore di perdere i propri confini all\u2019interno di uno spazio infinitamente proliferante.<\/p>\n<p>Rientrata definitivamente in Giappone negli anni Settanta, Kusama attravers\u00f2 una fase meno visibile sul piano internazionale e dal 1977 scelse di vivere in una struttura psichiatrica di Tokyo, continuando tuttavia a recarsi regolarmente nel proprio studio per lavorare. Alla produzione visiva affianc\u00f2 romanzi e poesia, proseguendo una pratica che non avrebbe sostanzialmente pi\u00f9 interrotto.<\/p>\n<p>Le zucche e la consacrazione internazionale<\/p>\n<p>La sua riscoperta internazionale fu particolarmente evidente dagli anni Novanta e si trasform\u00f2 progressivamente in una notoriet\u00e0 senza precedenti. Le zucche, presenti nel suo immaginario fin dall\u2019infanzia, diventarono uno dei motivi pi\u00f9 celebri della sua produzione, le grandi installazioni ambientali entrarono nei musei e nello spazio pubblico, le Infinity Mirror Rooms generarono code di visitatori in tutto il mondo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1221895\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/serpentine-galleries-kusama-londra-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"2000\" height=\"1500\"  \/>Yayoi Kusama Pumpkin, 2024 \u00a9 YAYOI KUSAMA Courtesy Ota Fine Arts, Victoria Miro, and David Zwirner Photo: George Darrell<\/p>\n<p>Parallelamente Kusama svilupp\u00f2 una capacit\u00e0 rarissima di far transitare il proprio linguaggio tra arte contemporanea e cultura di massa. Grazie alle varie collaborazioni con la moda \u2013 particolarmente celebre quella avviata con Louis Vuitton nel 2012 e successivamente ripresa \u2013 i suoi pattern si diffusero in tutto il mondo, contribuendo a fare dell\u2019artista stessa, con la parrucca rossa e gli abiti a pois, una presenza iconica.<\/p>\n<p>Una dimensione spettacolare e commerciale che ha spesso rischiato di sovrapporsi alla complessit\u00e0 di una ricerca iniziata molti decenni prima, quando quei medesimi segni erano innanzitutto strumenti per misurarsi con percezione, angoscia, desiderio e perdita dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Il punto come misura dell\u2019universo<\/p>\n<p>Dietro l\u2019apparente semplicit\u00e0 di un repertorio immediatamente riconoscibile, Kusama ha costruito una delle esperienze artistiche pi\u00f9 singolari tra secondo Novecento e XXI secolo. Il punto, ripetuto migliaia e poi milioni di volte, era un\u2019unit\u00e0 minima attraverso la quale mettere in discussione la distinzione tra individuo e universo, pieno e vuoto, presenza e sparizione. Allo stesso modo, gli specchi delle sue stanze mettevano il visitatore davanti alla vertigine della propria immagine continuamente riprodotta.<\/p>\n<p>La diffusione globale della sua opera ne ha fatto negli ultimi anni una delle artiste pi\u00f9 popolari al mondo ma la sua traiettoria resta quella di una figura radicalmente anomala: partita dal Giappone del dopoguerra, arrivata nella New York delle avanguardie, protagonista di happening politici e sessualmente espliciti, poi per anni ai margini del riconoscimento internazionale e infine trasformata in un\u2019icona culturale mondiale.<\/p>\n<p>\u00abNon ha mai posato il pennello\u00bb<\/p>\n<p>La morte risale al 14 agosto ma Kusama \u00e8 rimasta, anche simbolicamente, al lavoro fino alla fine. Nel comunicato diffuso il 27 agosto, le istituzioni che portano il suo nome hanno ricordato una vita interamente consacrata alla creazione e annunciato l\u2019intenzione di proseguirne l\u2019eredit\u00e0 attraverso l\u2019arte: \u00abHa continuato a dipingere fino ai suoi ultimi giorni, senza mai abbandonare il pennello e ha mantenuto salda la sua convinzione che l\u2019amore possa salvare il mondo\u00bb, si legge.<\/p>\n<p>La mostra KUSAMA\u2019s POP, in corso al Yayoi Kusama Museum di Tokyo, continuer\u00e0 come previsto fino al 30 agosto.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-captioned=\"\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DchqhKnmbBu\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\">\n<\/blockquote>\n<p>\t\t\t<script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Yayoi Kusama, una delle artiste pi\u00f9 riconoscibili e influenti dell\u2019arte contemporanea internazionale, \u00e8 morta il 14 agosto 2026&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":660816,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":["post-662529","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117205635439712093","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/662529","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=662529"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/662529\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/660816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=662529"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=662529"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=662529"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}