{"id":663951,"date":"2026-09-04T03:58:24","date_gmt":"2026-09-04T03:58:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/663951\/"},"modified":"2026-09-04T03:58:24","modified_gmt":"2026-09-04T03:58:24","slug":"larte-insegna-ad-ascoltare-intervista-a-patrizia-sandretto-re-rebaudengo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/663951\/","title":{"rendered":"&#8220;L&#8217;arte insegna ad ascoltare&#8221;: intervista a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo"},"content":{"rendered":"<p>Gru, un chihuahua di tre anni, gira instancabile attorno a un lungo tavolo di legno bianco. Patrizia Sandretto Re Rebaudengo lo osserva divertita. \u00c8 seduta nella sala riunioni della fondazione che porta il suo nome, nel quartiere torinese di San Paolo. Indossa un impeccabile tubino azzurro polvere e una collana con due grandi fiori di ametista e turchese, montati su un metallo brunito. Quel girocollo fa parte della sua collezione privata di \u00abgioielli non preziosi\u00bb, precisa lei, \u00abcapaci per\u00f2 di raccontare un\u2019epoca: in ogni oggetto che scelgo ho sempre cercato la storia che vi \u00e8 custodita\u00bb. \u00c8 lo stesso sguardo &#8211; assicura &#8211; che in oltre trent\u2019anni l\u2019ha portata a raccogliere pi\u00f9 di mille opere d\u2019arte contemporanea e tremila fotografie storiche, oggi esposte in parte tra le tre sedi (a Guarene, a Torino e a Venezia) della fondazione. Nata in una famiglia di imprenditori &#8211; il padre Dino e lo zio Modesto fondarono nel dopoguerra un\u2019azienda che produceva le prime presse a iniezione per materie plastiche, scollinando ben oltre i confini italiani &#8211; Patrizia Sandretto oggi siede nei board di alcuni dei pi\u00f9 importanti musei internazionali, dal MoMA di New York alla Tate di Londra.<\/p>\n<p><strong>La prima collezione?<\/strong><br \/>\u00abAvevo poco meno di dieci anni, mamma adorava acquistare porcellane: giravamo fra antiquari alla ricerca dei vasi di S\u00e8vres e di statuette a forma di scimmiette. Mi appassionai e iniziai anch\u2019io, ma scelsi di raccogliere i portapillole, annotando tutti gli acquisti in un quadernetto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando scopr\u00ec la passione per l\u2019arte contemporanea?<\/strong><br \/>\u00abNel 1992, durante un viaggio a Londra. Grazie a Nicholas Logsdail, il fondatore della Lisson Gallery, visitai decine di studi di artisti, in primis quello di un giovane Anish Kapoor. Incontrandoli e ascoltandoli, scoprii come nasceva il loro lavoro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il valore di un\u2019opera non dovrebbe prescindere dall&#8217;incontro col suo autore?<\/strong><br \/>\u00abCerto, ma quel dialogo &#8211; con artisti peraltro quasi tutti della mia generazione &#8211; squadern\u00f2 ai miei occhi una dimensione nuova. Fino ad allora, l\u2019arte per me era quella austera e un po\u2019 distante dei grandi musei e delle pinacoteche. Incontrare chi la produceva e ascoltarne il racconto fu una rivelazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il collezionismo nasce anche da questo dialogo?<\/strong><br \/>\u00abIndubbiamente. Significa provare a raccontare il proprio tempo e il proprio mondo, attraverso due punti di vista diversi e complementari: quello dell\u2019artista che ha realizzato l\u2019opera e quello del collezionista che l\u2019ha scelta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 dunque anche una forma di racconto di s\u00e9?<\/strong><br \/>\u00abCerto: personalmente non ho mai guardato un\u2019opera d\u2019arte come parte di un arredo da accordare ai colori e alle nuances del divano di casa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali qualit\u00e0 servono per una buona collezione?<\/strong><br \/>\u00abLe collezioni sono tutte interessanti proprio perch\u00e9 raccontano la storia di chi le ha costruite; ma servono sempre curiosit\u00e0, passione, studio e la capacit\u00e0 di esercitare l\u2019occhio e l\u2019orecchio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019orecchio?<\/strong><br \/>\u00abFin dai primi incontri londinesi, ho capito che gli artisti avevano molto di pi\u00f9 da raccontarmi di quanto non potessi fare io. Grazie all&#8217;arte contemporanea ho imparato a parlare meno e ad ascoltare di pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La decisione di aprire la fondazione, nel 1995, nasce da questa consapevolezza?<\/strong><br \/>\u00abS\u00ec. A met\u00e0 degli anni Novanta gli artisti avevano pochissime opportunit\u00e0. I musei d\u2019arte contemporanea in Italia si contavano sulle dita di una mano. Con mio marito Agostino guardavamo a ci\u00f2 che accadeva in Europa e negli Stati Uniti: ci colpiva l\u2019idea che una collezione privata potesse diventare un patrimonio da condividere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo la prima sede, nel palazzo di famiglia di suo marito a Guarene, a due passi da Alba, avete aperto nel 2002 un grande spazio a Torino.<\/strong><br \/>\u00abUna scelta indifferibile: era il luogo naturale della fondazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong><br \/>\u00abQui, a Torino, \u00e8 nata la prima galleria civica d\u2019arte moderna in Italia; qui sono nati movimenti come l\u2019Arte povera; qui \u00e8 nato il \u201cDeposito d\u2019arte presente\u201d dove collezionisti illuminati come Marcello Levi hanno messo a disposizione il loro patrimonio artistico. Italo Calvino diceva che Torino \u00e8 una citt\u00e0 che invita alla logica, ma con una vena di follia. Sono sempre pi\u00f9 convinta che quella follia serva, specie per provare a raccontare la contemporaneit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Serve anche nel rapporto con gli artisti?<\/strong><br \/>\u00abServe anche l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ce lo racconti con una mostra.<\/strong><br \/>\u00abCon una di quelle a cui sono pi\u00f9 legata: del 2015, allestita da un grande artista argentino, Adri\u00e1n Villar Rojas. Il titolo era Rinascimento, l\u2019idea iniziale era di realizzare delle grandi campane: per farlo, comprammo decine di tonnellate di argilla. Peccato che poco prima Adri\u00e1n decise che non voleva pi\u00f9 usarle. Arrivarono cos\u00ec otto grandi camion dalla Turchia carichi di 109 enormi pietre: le pi\u00f9 leggere pesavano 350 kg. Lui e i suoi assistenti iniziarono a creare dei quadri utilizzando pesce, frutta e verdura. Immagini cosa significhi mantenere per tre mesi e mezzo cibo fresco in sale cos\u00ec ampie! Fu un lavoro oneroso ma di grande impatto emotivo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Eppure l\u2019arte contemporanea continua a intimidire molti: la reazione pi\u00f9 comune \u00e8 respingerla o liquidarla.<\/strong><br \/>\u00abAll\u2019inizio \u00e8 capitato anche a me. Gli anni Novanta sono stati quelli in cui molte opere esposte nei musei erano \u201cuntitled\u201d: ci si trovava davanti a installazioni senza titolo n\u00e9 spiegazioni, il rischio di restarne in soggezione era alto. Per questo, in fondazione abbiamo previsto la presenza dei mediatori culturali: giovani laureandi o laureati che studiano le opere, partecipano agli allestimenti e sono a disposizione per facilitare la comprensione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Attraverso i vostri account social avete anche avviato una comunicazione iper-pop. Qualche settimana fa, su Instagram, \u00e8 spuntato un video di Jerry Cal\u00e0 che grida: \u201cLibidine!\u201d.<\/strong><br \/>\u00abCredo che oggi un\u2019istituzione culturale possa permettersi un linguaggio leggero, purch\u00e9 non perda mai di vista la qualit\u00e0 del lavoro che c\u2019\u00e8 dietro. L\u2019obiettivo \u00e8 raggiungere il pi\u00f9 ampio pubblico possibile, nella speranza di accendere una scintilla di curiosit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni e oltre mille opere, c\u2019\u00e8 ancora spazio per la sorpresa?<\/strong><br \/>\u00abLo sguardo degli artisti serve a questo: indurre a riflettere in modo sempre inatteso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una collezione \u00e8 costruita per attraversare il tempo. Tra trent\u2019anni che cosa le piacerebbe raccontasse?<\/strong><br \/>\u00abLa nostra storia. \u00c8 questa, in fondo, la sfida del collezionista: riconoscere oggi le opere che domani sapranno spiegare le inquietudini e le attese dell\u2019epoca in cui sono nate\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gru, un chihuahua di tre anni, gira instancabile attorno a un lungo tavolo di legno bianco. 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