{"id":66410,"date":"2025-08-24T15:40:13","date_gmt":"2025-08-24T15:40:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66410\/"},"modified":"2025-08-24T15:40:13","modified_gmt":"2025-08-24T15:40:13","slug":"marta-kuzma-ho-riportato-kounellis-a-kiev-qui-larte-e-un-gesto-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66410\/","title":{"rendered":"Marta Kuzma: \u201cHo riportato Kounellis a Kiev, qui l\u2019arte \u00e8 un gesto civile\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1997 Marta Kuzma, allora direttrice del<strong> Soros Center for Contemporary Art di Kiev<\/strong>, invit\u00f2 l\u2019artista greco Jannis Kounellis a esporre nell\u2019antico palazzo barocco dell\u2019Accademia Mogila. Per quell\u2019occasione, Kounellis realizz\u00f2 un\u2019installazione unica: <strong>16 campane antiche ucraine collocate sulla sommit\u00e0 di travi metalliche, un progetto che univa memoria storica e critica della contemporaneit\u00e0.<\/strong> La scelta delle campane era precisa: a partire dal 1929, il regime sovietico aveva requisito e distrutto gran parte dei simboli religiosi, ufficialmente per motivi industriali. <\/p>\n<p>La richiesta di Kounellis mise in difficolt\u00e0 anche Kuzma; n\u00e9 la chiesa ortodossa n\u00e9 il Ministero sembravano collaborare, e solo l\u2019intervento di una fonte anonima permise di rintracciare le campane e realizzare l\u2019installazione. L\u2019episodio rivel\u00f2 l\u2019entit\u00e0 del rapporto coloniale storico tra Russia e Ucraina, legato al ruolo della chiesa nel governo, che, secondo lo storico Serhiy Plohy, \u00abcorrispondeva pienamente alla politica pi\u00f9 ampia dell\u2019amministrazione presidenziale sulla questione della nazionalit\u00e0, della cultura e della lingua\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Ventotto anni dopo, Kuzma torna in Ucraina come direttrice artistica e curatrice di Faktura 10<\/strong>, un programma multimodale che esplora il dibattito culturale emergente nel paese, concentrandosi sulle pratiche artistiche sviluppatesi nell\u2019immediatezza della guerra e delle sue conseguenze. Il progetto comprende dieci eventi \u2013 tra mostre, performance, spettacoli teatrali, proiezioni, progetti di ricerca e dibattiti \u2013 che si terranno nel 2025, sia in Ucraina sia in comunit\u00e0 e citt\u00e0 solidali a livello internazionale, promosso da Ribbon International, piattaforma no-profit che sostiene le arti e la cultura ucraina, storiche e contemporanee. <\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/tuttolibri\/2019\/06\/01\/news\/jannis_kounellis_il_poeta_visionario_del_quotidiano-2909794\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Jannis Kounellis il poeta visionario del quotidiano<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\tMANUELA GANDINI<\/p>\n<p>\t\t\t01 Giugno 2019<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/tuttolibri\/2019\/06\/01\/news\/jannis_kounellis_il_poeta_visionario_del_quotidiano-2909794\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/064908632-1829c4c3-133a-4a57-bf7e-45a7c16f714f.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"125\" height=\"125\"\/> <\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p>Uno dei progetti di Faktura 10 \u00e8 Untitled 1997\/2025, la riattivazione dell\u2019installazione di Kounellis. A 28 anni di distanza, l\u2019opera assume nuovi significati, rivelando l\u2019intuizione e la visione curatoriale di Kuzma, capace di far dialogare arte, memoria storica e contesto contemporaneo.  <\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 stata tra le prime figure a costruire uno spazio per l\u2019arte contemporanea in Ucraina negli anni \u201990. Che memoria ha di quel tempo e come lo confronta con il presente? <\/strong> <br \/>\u00abNegli anni \u201990, a Kiev, non esisteva alcuna struttura per l\u2019arte contemporanea. C\u2019erano solo l\u2019Accademia e l\u2019Unione degli artisti. Ho impiegato due anni a scoprire un tessuto alternativo, nascosto, che viveva tra Kiev, Odessa, Leopoli. Ma era invisibile, non riconosciuto. Oggi la situazione \u00e8 diversa: dopo Maidan e soprattutto dopo il 2014, quella struttura sovietica \u00e8 stata lentamente sgretolata. L\u2019arte si \u00e8 spostata in uno spazio di responsabilit\u00e0 pubblica e di impegno\u00bb.  <\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/205936604-310056d0-7fdd-4950-a9ca-e900fe225087.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"672\" height=\"714\"\/><\/p>\n<p><strong>Nel 2022, con la seconda invasione russa, lei, da Yale, \u00e8 tornata in Ucraina. Cosa ha significato?<\/strong><br \/>\u00abEro in sabbatico e ho sentito che non potevo rimanere fuori. Sono arrivata a marzo, mentre i russi erano ancora a Bu\u010da e a Kiev. Non ero l\u00ec per vedere artisti, ma con un collega psicoanalista. Abbiamo incontrato medici, comunit\u00e0, donne, bambini. Era evidente che prima di qualsiasi discorso sull\u2019arte c\u2019era la necessit\u00e0 di affrontare la ferita psichica. Da l\u00ec \u00e8 nata una rete tra il Centre Primo Levi di Parigi, gli ospedali a Leopoli e i colleghi a Yale. Prima laboratori clinici, poi riflessione, poi ancora il bisogno di creare un programma che tenesse insieme queste esperienze\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 cos\u00ec che nasce Faktura10. <\/strong> <br \/>\u00abS\u00ec. Faktura non \u00e8 una mostra ma un campo di forze. \u00c8 discorsivo, interdisciplinare. Tiene insieme arte, psicoanalisi, filosofia, ecologia. Non nasce per produrre oggetti, ma per restituire contesto e voce a un paese in guerra. L\u2019arte, qui, non \u00e8 un fine ma una possibilit\u00e0 di relazione, un gesto civile\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Lei dice spesso che oggi in Ucraina l\u2019arte non \u00e8 oggetto ma impegno. In che senso? <\/strong> <br \/>\u00abGli artisti non si limitano a creare opere. Alcuni lavorano con i giornalisti che indagano crimini di guerra o ecocidi. Altri sono coinvolti nella produzione di droni. Altri ancora ricostruiscono archivi. Tutti hanno qualcuno al fronte o qualcuno che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u00c8 qualcosa che ricorda il WPA americano degli anni Trenta: l\u2019arte come responsabilit\u00e0 collettiva, come lavoro per la comunit\u00e0\u00bb.  <\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/205938965-27c9a077-2d07-40f6-bf30-af0e40448303.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"1199\"\/><\/p>\n<p><strong>Un\u2019opera centrale di Faktura \u00e8 il riallestimento del lavoro di Jannis Kounellis. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante? <\/strong> <br \/>\u00abQuando nel 1997 Kounellis mi chiese di trovare campane liturgiche, trovammo tutte le porte chiuse: la questione religiosa era intrecciata con il potere politico, con le tensioni tra la Chiesa ortodossa russa e quella cattolica. Solo grazie a un contatto anonimo, una sorta di \u201cgola profonda\u201d, le campane arrivarono, ma senza battagli. Kounellis disse: \u201cNon importa. L\u2019opera non \u00e8 nella funzione, ma nel potenziale\u201d. Ora, alcune campane sono le stesse del \u201997; ancora una volta, molte erano mute. Ma stavolta gli artigiani locali hanno riforgiato i battagli\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Come cambia il significato di quell\u2019opera oggi, in piena guerra? <\/strong> <br \/>\u00abNel 1997 era una riflessione sulla memoria e sul potere religioso. Oggi, durante l\u2019invasione, diventa un lavoro sul silenzio, sulla sospensione, sull\u2019impossibilit\u00e0 di nominare. \u00c8 una domanda: come si pu\u00f2 ancora fare arte dopo la guerra? Come si pu\u00f2 parlare, se la lingua manca?\u00bb.<\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/205940847-ce97381c-62bf-4db8-8516-4a408d649fc4.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"450\"\/><\/p>\n<p>Kiev\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00c8 questo il senso di \u201cStammering Circle\u201d, il programma discorsivo che lei ha avviato? <\/strong> <br \/>\u00abS\u00ec. \u201cStammering Circle\u201d nasce pensando a Paul Celan, alla sua ricerca di una lingua possibile dopo la catastrofe. \u00c8 un tentativo di abitare il balbettio, la mancanza di parole. Parliamo di ecocidio, di trauma, di ritardi nel nominare le cose. Non per produrre risposte, ma per ricostruire una grammatica minima, provvisoria, che permetta di continuare a vivere\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Accanto a questi cicli, Faktura ha ospitato performance, concerti, teatro. Qual \u00e8 il filo che li lega?<\/strong><br \/>\u00abUn\u2019operetta basata sui dibattiti cantati dell\u2019Accademia Mogila del XVIII secolo, una pi\u00e8ce di Richard Maxwell con attori non professionisti per il Giorno dell\u2019Indipendenza: sono modi diversi per radicare l\u2019arte nella vita quotidiana, nella storia e nel presente. Non c\u2019\u00e8 spettacolo senza comunit\u00e0, non c\u2019\u00e8 linguaggio senza corpo\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>In un contesto di conflitto, quanto crede siano importanti la cultura e l\u2019arte per ricostruire i legami tra le persone? <\/strong> <br \/>\u00abMi colpisce profondamente, perch\u00e9 la cultura \u00e8 la base per comprendere i rapporti tra le persone, vicine o straniere. Ricordo Walid Raad nello \u201cStammering Circle\u201d, mentre parlava della guerra in Libano e delle difficolt\u00e0 quotidiane: tutti erano in silenzio, coinvolti emotivamente, perch\u00e9 condividevano esperienze simili, pur venendo da un altro paese e parlando di arte. Non si tratta di arte-terapia, ma di creare connessioni di base tra le persone. L\u2019arte \u00e8 una vera \u201cprima necessit\u00e0\u201d per capire il mondo. \u00c8 qui che accade qualcosa di radicale, ancora senza nome, e proprio per questo appartiene al futuro\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel 1997 Marta Kuzma, allora direttrice del Soros Center for Contemporary Art di Kiev, invit\u00f2 l\u2019artista greco Jannis&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":66411,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-66410","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66410","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66410"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66410\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66411"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66410"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66410"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66410"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}