{"id":664566,"date":"2026-09-04T12:13:27","date_gmt":"2026-09-04T12:13:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/664566\/"},"modified":"2026-09-04T12:13:27","modified_gmt":"2026-09-04T12:13:27","slug":"la-musica-per-noi-era-cibo-oggi-e-diventata-consumo-storia-di-una-band-che-ci-ha-insegnato-ad-amare-la-musica-vera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/664566\/","title":{"rendered":"\u00abLa musica per noi era &#8220;cibo&#8221;. Oggi? \u00c8 diventata &#8220;consumo&#8221;\u00bb. Storia di una band che ci ha insegnato ad amare la musica vera"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPer noi, la musica era &#8220;cibo. Oggi? <strong>Oggi \u00e8 diventata &#8220;consumo&#8221;\u00bb<\/strong>. Dieci anni fa,<a href=\"https:\/\/www.unionemonregalese.it\/news\/cultura\/18263\/30-anni-di-sixties-graffiti-noi-che-da-ragazzi-mangiavamo-musica-l-intervista-ad-attilio-ferrua.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> in una lunga intervista<\/a>, <strong>Attilio Ferrua<\/strong> &#8211; chitarra, voce e oggi anima dei <strong>Sixties Graffiti<\/strong> &#8211; ci disse questa frase. Sono passati dieci anni, eppure suona incredibilmente attuale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la riprendiamo oggi? Perch\u00e9 <strong>ieri sera, 3 settembre, i Sixties hanno festeggiato il loro quarantennale<\/strong> suonando quello che, sulla carta, dovrebbe essere stato &#8220;il loro ultimo concerto&#8221; (lo sar\u00e0 davvero? Era un addio o un arrivederci?) dopo una <strong>carriera durata quattro decenni.<\/strong> Tra cover dei Beatles, degli Stones, degli Eagles, dei Creedence. Di Mina, della PFM, dei New Trolls, di Lucio Battisti.<\/p>\n<p><strong>Un concerto, in pieno centro storico<\/strong> (piazza Maggiore) che \u00e8 stato <strong>qualcosa di diverso da tutto ci\u00f2 che si \u00e8 visto di recente<\/strong> in questa citt\u00e0. S\u00ec: i Sixties sono &#8220;una cover band&#8221;. Ma ieri sera hanno tributato, forse e soprattutto, s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG_20260903_211400-1788511875628.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"675\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p>Ieri sera Mondov\u00ec ha dato &#8220;l&#8217;addio&#8221; (o l&#8217;arrivederci?) alla <strong>cover band pi\u00f9 amata di tutta la zona<\/strong>. Qualcuno potrebbe pensare che avrebbe potuto essere una serata interessante, ma &#8220;nulla di che&#8221;: insomma, un concertino &#8220;di paese&#8221;. Una cover band locale, per quanto amata e storica, resta sempre una cover band locale&#8230; o no?<\/p>\n<p>Ecco: no. Niente affatto:<strong> c&#8217;era una piazza stracolma di persone<\/strong>. Ma proprio TANTA, roba da far impallidire eventi molto pi\u00f9 blasonati. E sarebbe sbagliato ridurre tutto <strong>alla sola tiritera del pubblico &#8220;facilone&#8221;<\/strong>, che vuole solo &amp; sempre cantare le hit degli anni &#8217;60 o &#8217;70, che si accontenta delle canzonette che ha sentito centomila volte alla radio, eccetera.<\/p>\n<p>No. Non \u00e8 cos\u00ec. <strong>Se fosse solo cos\u00ec&#8230; non sarebbe durata quarant&#8217;anni, non credete?<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;onest\u00e0 intellettuale \u00e8 quella cosa che si deve tirare fuori quando \u00e8 necessario guardare le cose con oggettivit\u00e0. E l&#8217;oggettivit\u00e0 dice che i Sixties Graffiti, ieri sera, <strong>hanno portato sul palco un pezzo di storia &#8211; della loro citt\u00e0<\/strong>, pi\u00f9 che della musica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG_20260903_210551-1788511986623.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"673\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p>Parliamone un attimo: perch\u00e9 qui c&#8217;\u00e8 da capire qualcosa.<\/p>\n<p>Rewind: quando tutto \u00e8 cominciato<\/p>\n<p>Schiacciamo il tasto &#8220;rewind&#8221;, quello che c&#8217;era nei vecchi mangianastri. Insomma: rimandiamo il disco indietro.\u00a0<strong>Al\u00a02 agosto 1986. <\/strong><\/p>\n<p>Nel programma degli eventi estivi di San Michele Mondov\u00ec, 20 km dalla &#8220;grande cittadina&#8221;, sul palco di &#8220;Cascina Arredamenti&#8221; si esibisce <strong>una neonata band locale: si chiama Sixties Graffiti<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una pagina tratta dal nostro giornale, edizione del 1986:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/UnioneMonregalese-CN-19860718_015-1788512414392.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"783\" caption=\"false\"\/>\u00a0<\/p>\n<p>A dire la verit\u00e0, <strong>la band stessa parla di un concerto precedente:\u00a024 giugno 1986,\u00a0<\/strong>gi\u00e0 a Mondov\u00ec e nel teatro &#8220;Bertola&#8221; &#8211; si dice che fosse colmo fino all&#8217;ultima poltrona, e con persone rimaste fuori.<\/p>\n<p>Prima dei Sixties esisteva <strong>una band che si chiamava Prima Pagina<\/strong>, nata negli anni &#8217;70 e con un sound assolutamente rock: dentro militavano gi\u00e0 Ferrua, Avico e Iannelli. I Sixties vennero su quasi 10 anni dopo, quando la musica live stava tornando a galla <strong>anche al di fuori delle orchestrine da ballo liscio<\/strong>. Si organizzavano le feste di paese, c&#8217;era voglia di ballare ma anche di cantare i grandi successi degli anni &#8217;60 e &#8217;70: ed \u00e8 l\u00ec che i Sixties nacquero.<\/p>\n<p>Questa band si descriveva &#8220;un gruppo eterogeneo nei suoi elementi ma legato da comune interesse: far rivivere\u00a0canzoni e momenti degli anni &#8217;60&#8221;. Fattore nostalgia? C&#8217;era anche quello, ma fino a un certo punto. Innanzitutto perch\u00e9 l<strong>a perizia musicale non era quella dei soliti complessi<\/strong> da saletta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/654209886_26634147096177122_4810787604299624267_n.jpg\"\/><\/p>\n<p>Innanzitutto, i Sixties sono stati forse <strong>la prima &#8220;band&#8221; popolare della zona<\/strong>. <strong>Non il &#8220;complesso&#8221; o<\/strong> &#8220;l&#8217;orchestrina&#8221;, come si chiamavano all&#8217;epoca i gruppi che si esibivano nelle sale da bello o sul palchetto:\u00a0ma una band vera, con tutti i crismi che le band devono avere.<\/p>\n<p>Ma non c&#8217;era solo questo: la verit\u00e0 \u00e8 che<strong> i Sixties seppero interpretare un sentimento collettivo<\/strong>. Una tendenza, si direbbe oggi. E, dunque, un&#8217;epoca. Il loro nome esplose: erano ovunque, ci furono anni in cui facevano 25-30 concerti a stagione.\u00a0<\/p>\n<p>Ne furono coscienti fin da subito, di questa loro peculiarit\u00e0? Lo fecero apposta? Erano anche strateghi, oltre che musicisti? Forse non del tutto: <strong>riempirono un &#8220;vuoto&#8221; che c&#8217;era,<\/strong> lo fecero con una capacit\u00e0 musicale eccellente.<\/p>\n<p>La curiosit\u00e0 \u00e8 che <strong>insieme alle hit di Stones e Beatles, ai Creedence<\/strong>, a &#8220;The House of the Rising Sun&#8221;, a Vecchioni, i Sixties gi\u00e0 dai primi tempi portavano anche cose pi\u00f9 ricercate, come i pezzi dei\u00a0Procol Harum.<\/p>\n<p>In questo primo concerto la formazione era: Attilio Ferrua, Bruno Avico, Danilo &#8220;Doc&#8221; Dalmasso, Gianfranco Bruno, Marco Poli, Tom Jannielli, Franca Olivero. Nella line up entr\u00f2 poi Marco Golinelli al posto di Dalmasso. E negli anni successivi la formazione cambi\u00f2 ancora in alcuni elementi: mutando forma senza mutare anima.<\/p>\n<p>E qua citiamo un altro passaggio dell&#8217;intervista a Ferrua di 10 anni fa:\u00a0\u00abCome facevamo a &#8220;tirarci gi\u00f9&#8221; le partiture? Nessuno ci dava gli spartiti. Noi eravamo quelli che <strong>compravano il 45 giri, lo mettevano sul piatto e lo facevamo girare a 33<\/strong> per sentirlo rallentato e imparare l\u2019assolo di chitarra. E poi, dovevamo riadattarlo alla tonalit\u00e0 originale\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG_2824-1788514259086.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p>Fast Forward (avanti veloce): 1998<\/p>\n<p>Ora schiacciamo l&#8217;atro tasto del mangiacassette: <strong>&#8220;fast forward&#8221;, avanti veloce<\/strong>. Un decennio dopo. Dopo altri cambi di formazione, che portarono per esempio nella band Gino Botto e Renzo Coniglio, i Sixties conobbero alcuni anni di &#8220;riposo&#8221;&#8230; apparente.<\/p>\n<p><strong>Bisogna arrivare al 1998 <\/strong>per capire che, in quei dieci anni, era accaduto qualcosa che forse nemmeno Ferrua &amp; co potevano avere chiaro: <strong>avevano seminato. Ed erano diventati una piccola istituzione della musica locale<\/strong>. L&#8217;espressione che la sociologia e i media e usano per definire queste cose \u00e8: &#8220;fenomeno&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec. <strong>I\u00a0Sixties non erano semplicemente &#8220;un successo&#8221;: a livello locale,\u00a0<strong>erano di<\/strong>ventati un fenomeno<\/strong>.<\/p>\n<p>Che cosa accade nel &#8217;98? Accade che nell&#8217;occasione della scomparsa di Lucio Battisti, e al tempo stesso per raccogliere fondi dopo un <strong>grave lutto che aveva colpito la citt\u00e0<\/strong> (la morte di due giovani studenti liceali,\u00a0Cristina\u00a0Bottero e Marco Rubaldo), i <strong>Sixties fecero una reunion per celebrare Battisti &amp; Mogol<\/strong>\u00a0con un repertorio tutto incentrato su quelle canzoni magiche.<\/p>\n<p>Non fu un successo: di pi\u00f9. Il Teatro &#8220;Baretti&#8221; straripava.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/476951654_1162196059244955_1588410690989860849_n.jpg\"\/><\/p>\n<p>E se non fossero solo &#8220;concerti&#8221;?<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che <strong>si pu\u00f2 finalmente capire, misurare, declinare\u00a0 il senso di questa band<\/strong>: che non ha solo interpretato grandi successi della musica italiana e straniera &#8211; anche se lo ha fatto magistralmente &#8211; ma <strong>ha rappresentato, per migliaia di persone in questa zona, forse l&#8217;unica occasione di sentire dal vivo<\/strong> quelle canzoni immortali.\u00a0<\/p>\n<p><strong>I concerti dei Sixties non sono solo dei tributi<\/strong>. O degli spettacoli. <strong>Sono dei riti<\/strong>. Non nel senso che seguono un rituale: intendiamo dire che, da un certo punto in poi,\u00a0<strong> &#8220;andare a vedere i Sixties Graffiti&#8221;<\/strong> per la citt\u00e0 \u00e8 diventato un must. Un appuntamento imprescindibile. A prescindere dal tipo di concerto che la band porta sul palco.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ogni loro esibizione fa il pienone<\/strong>: che si tratti di uno spettacolo in piazza o in teatro. Quando la citt\u00e0 di Mondov\u00ec organizza le sue serate estive (che prima si chiamavano &#8220;Giobia &#8216;n piassa&#8221; o &#8220;Mercu &#8216;n piassa&#8221;, e popi &#8220;Doi Pass&#8221;), un concerto dei Sixties significa &#8211; matematicamente &#8211; avere la folla davanti al palco.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/465893241_9019226854762418_6402214880272926414_n.jpg\" alt=\"Nessuna descrizione della foto disponibile.\"\/><\/p>\n<p>Parentesi: una delle grandi intuizioni della band, e dei suoi meriti, fu proprio quello di <strong>concepire i concerti come dei veri show<\/strong>: con luci, con degli arrangiamenti vocali notevoli. La band non ha neppure una singola voce solista principale: ha una sezione di voci femminili ai cori e quasi tutti i componenti si alternano al microfono.<\/p>\n<p>E in questa &#8220;macro-economia&#8221; (non solo in senso monetario) di palco, <strong>un ruolo enorme\u00a0lo ha avuto &#8220;Talu&#8221;: Guido Costamagna<\/strong>, fonico, service audio-video, insomma un vero componente aggiunto, scomparso nel 2025 e che ieri sera \u00e8 stato giustamente tributato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG_2886-1788514999302.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa da capire (e da imparare)<\/p>\n<p>Dire che i Sixties siano <strong>musicisti &#8220;che sanno il fatto loro&#8221;,<\/strong> \u00e8 scoprire l&#8217;acqua calda. Ma ben venga ribadirlo, se serve: la perizia tecnica della band \u00e8 sempre stata notevole, al di l\u00e0 dei virtuosismi: la band, dal vivo, ha una pulizia di suono stratosferica.\u00a0<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 accaduto poi <strong>nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026<\/strong> &#8211; ovvero, a tutti gli anniversari &#8220;a cifra tonda della band&#8221;: ventennale, trentennale, quarantennale &#8211; ha solo ribadito il concetto. Il <strong>concerto dei vent&#8217;anni fu un&#8217;occasione particolare:<\/strong> vennero richiamati sul palco tutti gli ex componenti. Il palco diventa un festival:\u00a0Tom Iannelli, Danilo Dalmasso, G.Franco Bruno, Gino Botto, Sandro Lavagna, Alberto Bracco, Ferdinando Canavero, Ermano Dardanelli, Renzo Coniglio, Rosangela Borghese, Manuela Peirano, Simona de Maria, Mauro Tomatis, Attilio Ferrua e Marco Golinelli.<\/p>\n<p>Cosa c&#8217;\u00e8 da imparare, da questa storia? Questo: ieri sera non \u00e8 stato &#8220;solo&#8221; un concerto. C&#8217;era <strong>un abbraccio vero, palpabile<\/strong>, da parte di <strong>una citt\u00e0 che ha ritrovato un pezzo della sua<\/strong> storia e lo ha fatto <strong>con le note di chi ha portato la musica alla gente<\/strong>. Un altro rituale. Una riunione di famiglia&#8230; di 1.500 persone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abPer noi, la musica era &#8220;cibo. Oggi? Oggi \u00e8 diventata &#8220;consumo&#8221;\u00bb. 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