{"id":664944,"date":"2026-09-04T16:51:17","date_gmt":"2026-09-04T16:51:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/664944\/"},"modified":"2026-09-04T16:51:17","modified_gmt":"2026-09-04T16:51:17","slug":"ex-ilva-oltre-2500-licenziamenti-nelle-imprese-appalto-indotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/664944\/","title":{"rendered":"Ex Ilva, oltre 2500 licenziamenti nelle imprese appalto indotto"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019indotto dell\u2019ex <strong>Ilva<\/strong> di Taranto entra in una nuova fase di crisi occupazionale. Aigi, l\u2019Associazione Indotto AdI e General Industries, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolger\u00e0 oltre <strong>2.500 lavoratori<\/strong>. La <strong>comunicazione<\/strong> \u00e8 arrivata il 4 settembre e riguarda le <strong>imprese dell\u2019indotto-appalto<\/strong> legate allo stabilimento siderurgico tarantino. La decisione viene collegata alla prevista chiusura dell\u2019area a caldo, indicata per il mese di ottobre. Il presidente di Aigi, <strong>Nicola Convertino<\/strong>, ha definito la procedura \u201cun atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso\u201d.\n<\/p>\n<p>Ex Ilva, perch\u00e9 partono i licenziamenti<\/p>\n<p>Secondo Aigi, la <strong>procedura<\/strong> \u00e8 una conseguenza diretta della scadenza fissata per la chiusura dell\u2019area a caldo dell\u2019ex Ilva, che comprende acciaierie e altiforni. Convertino parla di un provvedimento \u201cdovuto e inevitabile\u201d, legato all\u2019assenza di una prospettiva di riavvio delle attivit\u00e0 nell\u2019area interessata. Nella <strong>lettera<\/strong> inviata ai sindacati, Aigi segnala anche la \u201ctotale assenza di una ragionevole programmazione\u201d che avrebbe potuto mettere in sicurezza le aziende dell\u2019indotto. L\u2019associazione richiama inoltre la mancata attivazione concreta del percorso per la costruzione dei nuovi impianti legati alla decarbonizzazione. Secondo le imprese, questi passaggi avrebbero potuto consentire una maggiore continuit\u00e0 lavorativa per il personale.<\/p>\n<p>Le lettere di licenziamento collettivo sono 28 e riguardano le aziende associate ad Aigi. Il numero dei lavoratori coinvolti <strong>supera le 2.500 unit\u00e0<\/strong>. Si tratta di <strong>personale<\/strong> impiegato nelle imprese che operano attorno allo stabilimento ex Ilva e che dipendono direttamente dall\u2019andamento delle attivit\u00e0 industriali del sito. Il presidente Aigi, Nicola Convertino, ha sottolineato il peso della scelta per le aziende. \u201cLicenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio pi\u00f9 prezioso e dell\u2019orgoglio delle nostre aziende\u201d, ha scritto.<\/p>\n<p>Il nodo della chiusura dell\u2019area a caldo<\/p>\n<p>La <strong>chiusura<\/strong> dell\u2019area a caldo deriva dal decreto della Corte d\u2019Appello di Milano. Contro il provvedimento, Ilva e Acciaierie d\u2019Italia hanno presentato ricorso in Cassazione e un\u2019istanza di sospensiva alla stessa Corte d\u2019Appello. Per Aigi, il punto critico \u00e8 che lo <strong>spegnimento<\/strong> non avviene all\u2019interno di un piano di riconversione gi\u00e0 operativo. Secondo l\u2019associazione, non ci sono ancora nuove fabbriche realizzate, n\u00e9 percorsi occupazionali gi\u00e0 pronti per assorbire migliaia di lavoratori. Nella lettera viene descritto un \u201cconto alla rovescia di novanta giorni\u201d, senza un\u2019alternativa industriale immediatamente disponibile.<\/p>\n<p>Aigi sostiene che, al momento, le <strong>alternative<\/strong> non siano ancora concrete. Secondo il presidente dell\u2019associazione, una <strong>manifestazione di interesse<\/strong> non equivale a una fabbrica, a un capannone o a un posto di lavoro. Per diventare reale, un <strong>investimento<\/strong> deve avere progetti autorizzati, capitali stanziati, cantieri aperti, cronoprogrammi vincolanti e assunzioni programmate. La previsione indicata da Aigi \u00e8 che eventuali nuove realt\u00e0 produttive potrebbero richiedere almeno<strong> 7 o 10 anni per diventare operative<\/strong>, nell\u2019ipotesi pi\u00f9 ottimistica.<\/p>\n<p>Ex Ilva, le prossime tappe<\/p>\n<p>Sul fronte sindacale, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto un incontro urgente alle <strong>rappresentanze<\/strong> delle imprese dell\u2019appalto e dell\u2019indotto. La richiesta \u00e8 stata inviata a Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi. L\u2019obiettivo \u00e8 analizzare le <strong>criticit\u00e0<\/strong> nate dopo il decreto della Corte d\u2019Appello di Milano e valutare le ricadute sui lavoratori e sulle aziende coinvolte. I sindacati chiedono di aprire un confronto con le parti datoriali per garantire prospettive occupazionali e industriali. Il tema dell\u2019appalto sar\u00e0 anche al centro del confronto previsto a Palazzo Chigi.<\/p>\n<p>L\u20198 settembre il <strong>Governo<\/strong> ha in programma tre incontri a Palazzo Chigi dedicati all\u2019ex Ilva e a Taranto. Il primo confronto sar\u00e0 con le istituzioni pugliesi e locali. Seguir\u00e0 l\u2019incontro con le associazioni nazionali delle imprese, dell\u2019artigianato e delle cooperative. L\u2019ultimo tavolo sar\u00e0 con i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager.<\/p>\n<p>Il giorno successivo, il 9 settembre, \u00e8 prevista l\u2019udienza sull\u2019<strong>istanza di sospensiva<\/strong>. Da questi passaggi dipender\u00e0 una parte importante del confronto sulla continuit\u00e0 produttiva, sulle prospettive dell\u2019indotto e sulla tutela dei lavoratori coinvolti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019indotto dell\u2019ex Ilva di Taranto entra in una nuova fase di crisi occupazionale. 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