{"id":665204,"date":"2026-09-04T20:23:12","date_gmt":"2026-09-04T20:23:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/665204\/"},"modified":"2026-09-04T20:23:12","modified_gmt":"2026-09-04T20:23:12","slug":"leucemia-mieloide-acuta-la-chemioterapia-puo-smascherare-le-cellule-malate-la-scoperta-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/665204\/","title":{"rendered":"Leucemia mieloide acuta, la chemioterapia pu\u00f2 \u201csmascherare\u201d le cellule malate: la scoperta italiana"},"content":{"rendered":"<p><strong>La chemioterapia non si limita a uccidere le cellule tumorali.<\/strong> In alcuni casi pu\u00f2 anche cambiare profondamente quelle che sopravvivono, inducendole a mostrare pi\u00f9 chiaramente la propria identit\u00e0 al sistema immunitario.<\/p>\n<p>\u00c8 il meccanismo individuato nella <strong>leucemia mieloide acuta<\/strong> da uno studio coordinato dall\u2019IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e pubblicato su <strong>Nature Communications<\/strong>. Al centro della ricerca vi \u00e8 la <strong>senescenza cellulare<\/strong>, una particolare risposta allo stress provocato dal trattamento: la cellula smette di moltiplicarsi, ma non muore e continua a essere metabolicamente attiva.<\/p>\n<p>Nei campioni che sviluppavano maggiormente questa condizione, le cellule leucemiche aumentavano sulla propria superficie le molecole <strong>HLA<\/strong>, una sorta di \u201cvetrina molecolare\u201d attraverso la quale vengono esposti frammenti proteici. \u00c8 proprio leggendo queste informazioni che i <strong>linfociti T<\/strong> possono individuare una cellula anomala e attivarsi contro di essa.<\/p>\n<p>La scoperta non indica ancora una nuova terapia disponibile, ma suggerisce che la risposta alla <strong>chemioterapia<\/strong> potrebbe avere anche una componente immunologica, diversa da paziente a paziente.<\/p>\n<p><strong>Una leucemia aggressiva e molto eterogenea<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>leucemia mieloide acuta<\/strong>, o <strong>LMA<\/strong>, \u00e8 un tumore del sangue caratterizzato dall\u2019accumulo nel midollo osseo e nel circolo sanguigno di cellule mieloidi immature, chiamate blasti. Queste occupano progressivamente lo spazio necessario alla normale produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.<\/p>\n<p>La malattia pu\u00f2 comparire a qualsiasi et\u00e0, ma colpisce pi\u00f9 frequentemente le persone anziane. In Italia si stimano ogni anno circa 50 nuovi casi per milione di abitanti. A livello mondiale, le analisi basate sul Global Burden of Disease 2021 indicavano circa 145 mila nuove diagnosi in un anno.<\/p>\n<p>Negli ultimi tempi la conoscenza delle alterazioni genetiche e molecolari della LMA ha permesso di distinguere sottotipi differenti e di introdurre diversi trattamenti mirati. Per molti pazienti, tuttavia, la chemioterapia continua a rappresentare una parte fondamentale della cura e, quando indicato, pu\u00f2 essere seguita dal trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche.<\/p>\n<p>Uno dei problemi maggiori resta la possibilit\u00e0 che alcune cellule leucemiche resistano ai trattamenti, persistano nell\u2019organismo e contribuiscano alla recidiva. Comprendere che cosa accada a queste cellule dopo la terapia \u00e8 dunque essenziale.<\/p>\n<p><strong>Lo studio sui campioni dei pazienti<\/strong><\/p>\n<p>Il gruppo coordinato da Raffaella Di Micco, responsabile dell\u2019Unit\u00e0 di Senescenza nell\u2019invecchiamento delle cellule staminali, differenziazione e cancro dell\u2019Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, ha analizzato campioni ottenuti da <strong>21 pazienti<\/strong> con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi, non ancora sottoposti a chemioterapia.<\/p>\n<p>Le cellule sono state esposte in laboratorio alla citarabina, uno dei farmaci chemioterapici comunemente impiegati contro questa leucemia. La risposta non \u00e8 stata uguale in tutti i campioni.<\/p>\n<p>In <strong>15 casi su 21<\/strong> una quota delle cellule sopravvissute ha sviluppato caratteristiche compatibili con una marcata <strong>senescenza<\/strong>. Questi campioni sono stati definiti \u201c<strong>senescence high<\/strong>\u201d. Negli altri sei, classificati come \u201c<strong>senescence low<\/strong>\u201d, il fenomeno \u00e8 risultato molto meno evidente.<\/p>\n<p>\u00c8 una distinzione importante. La senescenza, infatti, non equivale n\u00e9 alla morte n\u00e9 alla semplice quiescenza della cellula. La proliferazione si arresta generalmente in modo stabile, mentre cambiano l\u2019attivit\u00e0 di numerosi geni, il metabolismo e la comunicazione con l\u2019ambiente circostante.<\/p>\n<p><strong>Le cellule diventano pi\u00f9 visibili ai linfociti T<\/strong><\/p>\n<p>Nei campioni ad alta senescenza la chemioterapia ha attivato programmi molecolari collegati all\u2019infiammazione e agli interferoni. Contemporaneamente \u00e8 aumentata sulla superficie delle cellule leucemiche la presenza delle molecole <strong>HLA di classe I e II<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019effetto non era soltanto teorico. Negli esperimenti di co-coltura, nei quali le cellule leucemiche sono state messe a contatto con i <strong>linfociti T<\/strong> dello stesso paziente, quelle ad alta senescenza trattate con citarabina hanno stimolato maggiormente la proliferazione sia dei linfociti T <strong>CD4+<\/strong> sia dei <strong>CD8+<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando gli scienziati hanno bloccato sperimentalmente le molecole <strong>HLA<\/strong>, l\u2019attivazione dei linfociti \u00e8 diminuita. Questo passaggio ha permesso di collegare la maggiore risposta immunitaria proprio all\u2019aumento della capacit\u00e0 delle cellule leucemiche di esporre i propri antigeni.<\/p>\n<p>\u00abLa senescenza indotta dalla terapia non \u00e8 semplicemente uno stato in cui la cellula leucemica smette di proliferare\u00bb, spiega Di Micco. \u00abIn alcuni campioni modifica anche il dialogo tra tumore e sistema immunitario, aumentando la capacit\u00e0 delle cellule leucemiche di presentare antigeni e di essere riconosciute dai linfociti T\u00bb.<\/p>\n<p>La ricercatrice invita per\u00f2 alla cautela: non tutti i campioni hanno reagito allo stesso modo. Ed \u00e8 proprio questa variabilit\u00e0 uno degli aspetti centrali della scoperta.<\/p>\n<p><strong>Il \u201cfreno\u201d epigenetico che nasconde la leucemia<\/strong><\/p>\n<p>Per comprendere perch\u00e9 alcune cellule diventassero pi\u00f9 riconoscibili e altre rimanessero relativamente nascoste, gli studiosi hanno esaminato i meccanismi epigenetici. Sono sistemi capaci di aumentare o ridurre l\u2019attivit\u00e0 dei geni senza cambiare la sequenza del DNA.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione si \u00e8 concentrata sul complesso proteico <strong>PRC2<\/strong> e, in particolare, su <strong>EZH2<\/strong>, uno dei suoi componenti fondamentali. Nei campioni a bassa senescenza, questo sistema repressivo risultava maggiormente attivo gi\u00e0 prima della chemioterapia.<\/p>\n<p>Alcuni geni coinvolti nella risposta immunitaria rimanevano cos\u00ec \u201cfrenati\u201d: dopo il trattamento, le cellule aumentavano meno le molecole <strong>HLA<\/strong> e continuavano a essere meno visibili ai linfociti.<\/p>\n<p>\u00abCi\u00f2 pu\u00f2 contribuire a spiegare perch\u00e9, dopo la chemioterapia, queste cellule aumentino meno l\u2019espressione delle HLA e rimangano meno riconoscibili da parte del sistema immunitario\u00bb, chiarisce Simona Fusco, co-prima autrice dello studio.<\/p>\n<p><strong>Il test con un farmaco che agisce su EZH2<\/strong><\/p>\n<p>I ricercatori hanno quindi provato a rimuovere almeno in parte questo blocco. In laboratorio hanno trattato le cellule \u201csenescence low\u201d con <strong>tazemetostat<\/strong>, un farmaco inibitore di <strong>EZH2<\/strong> gi\u00e0 autorizzato per specifiche indicazioni oncologiche.<\/p>\n<p>Il trattamento ha ridotto il freno epigenetico nelle regioni del DNA coinvolte nella risposta immunitaria e infiammatoria. Sono quindi aumentate le molecole <strong>HLA di classe I e II<\/strong> e le cellule leucemiche sono diventate pi\u00f9 capaci di stimolare la proliferazione dei linfociti T <strong>CD4+<\/strong> e <strong>CD8+<\/strong>.<\/p>\n<p>Questo risultato non significa che <strong>tazemetostat<\/strong> possa gi\u00e0 essere aggiunto alla chemioterapia dei pazienti con leucemia mieloide acuta. L\u2019esperimento \u00e8 stato condotto in laboratorio e dovr\u00e0 essere confermato attraverso ulteriori studi preclinici e, successivamente, sperimentazioni cliniche progettate per valutarne sicurezza ed efficacia.<\/p>\n<p>Fornisce per\u00f2 una prova di principio: in alcune leucemie potrebbe essere possibile intervenire sui meccanismi epigenetici per rendere le cellule malate pi\u00f9 riconoscibili dal sistema immunitario.<\/p>\n<p><strong>Verso terapie costruite sulla risposta del singolo paziente<\/strong><\/p>\n<p>Una delle prospettive pi\u00f9 interessanti riguarda l\u2019impiego della <strong>senescenza<\/strong> come <strong>biomarcatore<\/strong>. Misurare la capacit\u00e0 delle cellule leucemiche di entrare in questo stato potrebbe aiutare a distinguere i pazienti nei quali la chemioterapia produce una maggiore esposizione immunologica del tumore da quelli nei quali tale risposta resta debole.<\/p>\n<p>In futuro, questa informazione potrebbe orientare lo studio di combinazioni fra chemioterapia, farmaci epigenetici e immunoterapie basate anche su linfociti T ingegnerizzati. Si tratta, per ora, di una direzione di ricerca e non di un protocollo gi\u00e0 applicabile.<\/p>\n<p>\u00abIl prossimo passo sar\u00e0 capire se la capacit\u00e0 delle cellule leucemiche di entrare in senescenza possa diventare un biomarcatore\u00bb, sottolinea Di Micco. \u00abVogliamo inoltre approfondire la possibilit\u00e0 di combinare la chemioterapia con immunoterapie a base di cellule T ingegnerizzate e\/o farmaci capaci di agire sui meccanismi epigenetici che regolano la visibilit\u00e0 delle cellule leucemiche\u00bb.<\/p>\n<p>Saranno necessari campioni pi\u00f9 numerosi, modelli preclinici e studi clinici dedicati. I dati disponibili derivano infatti da <strong>21 pazienti<\/strong> e descrivono ci\u00f2 che avviene nelle prime fasi successive all\u2019esposizione alla chemioterapia.<\/p>\n<p><strong>La senescenza ha anche un volto meno favorevole<\/strong><\/p>\n<p>La scoperta non deve portare a considerare la <strong>senescenza cellulare<\/strong> sempre positiva. Nel breve periodo l\u2019arresto della proliferazione pu\u00f2 contribuire a contenere il tumore e, come mostra lo studio, aumentare la sua riconoscibilit\u00e0 immunitaria.<\/p>\n<p>Se le cellule senescenti non vengono eliminate e persistono a lungo, tuttavia, possono rilasciare sostanze infiammatorie e modificare l\u2019ambiente circostante. In determinate condizioni questo stato pu\u00f2 favorire resistenza ai trattamenti o progressione della malattia.<\/p>\n<p>La senescenza appare quindi come un processo ambivalente: pu\u00f2 bloccare la crescita e richiamare l\u2019attenzione del sistema immunitario, ma la sua persistenza pu\u00f2 produrre conseguenze differenti. La sfida sar\u00e0 capire come sfruttarne la finestra favorevole e, se necessario, eliminare successivamente le cellule rimaste.<\/p>\n<p>Il valore del nuovo lavoro consiste proprio nell\u2019aver mostrato che la chemioterapia non produce soltanto una selezione tra cellule morte e cellule resistenti. In una parte delle leucemie modifica anche il modo in cui il tumore viene visto dalle difese dell\u2019organismo. Una trasformazione invisibile a occhio nudo, ma potenzialmente decisiva per disegnare in futuro trattamenti pi\u00f9 personalizzati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La chemioterapia non si limita a uccidere le cellule tumorali. 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