{"id":666397,"date":"2026-09-05T13:35:16","date_gmt":"2026-09-05T13:35:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/666397\/"},"modified":"2026-09-05T13:35:16","modified_gmt":"2026-09-05T13:35:16","slug":"microbiota-e-lora-dei-postbiotici-la-nuova-frontiera-dellintestino-sano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/666397\/","title":{"rendered":"Microbiota, \u00e8 l&#8217;ora dei postbiotici: la nuova frontiera dell&#8217;intestino sano"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non sono probiotici e non devono necessariamente arrivare vivi nell\u2019intestino.<\/strong> I <strong>postbiotici<\/strong> sono <strong>microrganismi inattivati, loro frammenti e componenti cellulari capaci di produrre un beneficio documentato per la salute.<\/strong> Una prospettiva scientifica pubblicata su Frontiers in Nutrition chiarisce per\u00f2 il nodo decisivo: <strong>come sapere che cosa contiene realmente un prodotto e in quale quantit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Per anni il messaggio rivolto ai consumatori \u00e8 stato semplice: perch\u00e9 un microrganismo sia utile deve essere <strong>vivo, vitale e capace di raggiungere l\u2019intestino<\/strong>. \u00c8 il principio alla base dei <strong>probiotici<\/strong>. La ricerca sta per\u00f2 mostrando uno scenario pi\u00f9 articolato: anche <strong>batteri non pi\u00f9 vitali<\/strong>, o alcune parti delle loro cellule, possono conservare propriet\u00e0 biologiche interessanti.<\/p>\n<p>\u00c8 il mondo emergente dei <strong>postbiotici<\/strong>, una categoria sempre pi\u00f9 presente nella ricerca nutrizionale e nel mercato degli integratori. Ma sulla quale restano <strong>problemi di definizione, misurazione e trasparenza<\/strong>.<\/p>\n<p>A mettere ordine \u00e8 un gruppo internazionale di ricercatori accademici ed esperti dell\u2019industria riunito dall\u2019<strong>International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP)<\/strong>. Nel lavoro, pubblicato nel <strong>2025<\/strong>, gli autori propongono criteri e tecnologie per caratterizzare questi preparati, avvertendo che probabilmente non sar\u00e0 possibile adottare un unico metodo valido per tutti.<\/p>\n<p><strong>Che cosa sono davvero i postbiotici<\/strong><\/p>\n<p>La definizione scientifica indica come <strong>postbiotico<\/strong> una <strong>preparazione di microrganismi inattivati e\/o dei loro componenti capace di conferire un beneficio alla salute dell\u2019ospite<\/strong>.<\/p>\n<p>La parola <strong>\u201cinattivati\u201d \u00e8 fondamentale.<\/strong> Non basta raccogliere genericamente sostanze prodotte dai batteri, n\u00e9 qualsiasi microrganismo morto pu\u00f2 essere considerato automaticamente un postbiotico. Per usare correttamente questa denominazione servono almeno tre elementi:<\/p>\n<p><strong>microrganismi progenitori identificati con precisione, possibilmente fino al ceppo;<\/strong><\/p>\n<p><strong>un processo controllato di inattivazione;<\/strong><\/p>\n<p><strong>prove che colleghino quella specifica preparazione a un beneficio per la salute.<\/strong><\/p>\n<p>Il trattamento pu\u00f2 avvenire mediante <strong>calore, alta pressione, radiazioni, lisi cellulare<\/strong> o altre procedure. Il risultato pu\u00f2 contenere cellule intere non vitali, cellule frammentate, componenti della parete e, in alcuni casi, sostanze prodotte durante la fermentazione.<\/p>\n<p>Ogni preparazione pu\u00f2 quindi essere diversa dalle altre. Anche partendo dallo stesso microrganismo, <strong>modificare temperatura, durata del trattamento o modalit\u00e0 produttive pu\u00f2 cambiare composizione e attivit\u00e0 biologica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 cellule non vive possono essere attive<\/strong><\/p>\n<p>Una cellula batterica inattivata non si riproduce, ma non diventa necessariamente biologicamente irrilevante. La sua <strong>parete, le proteine di superficie, il materiale genetico<\/strong> e altre strutture possono essere riconosciuti dalle cellule dell\u2019organismo.<\/p>\n<p>Questi segnali potrebbero interagire soprattutto con: <strong>barriera intestinale;<\/strong><\/p>\n<p><strong>sistema immunitario;<\/strong> <strong>produzione di mediatori dell\u2019infiammazione;<\/strong> <strong>altri microrganismi presenti nell\u2019intestino.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il vantaggio potenziale<\/strong> \u00e8 una maggiore stabilit\u00e0. <strong>I probiotici vivi<\/strong> possono risentire della temperatura, dell\u2019umidit\u00e0, del tempo di conservazione e del passaggio attraverso l\u2019ambiente acido dello stomaco. <strong>I postbiotici<\/strong> potrebbero invece essere pi\u00f9 semplici da conservare e utilizzare in alimenti o formulazioni nei quali mantenere in vita i batteri \u00e8 difficile.<\/p>\n<p><strong>L\u2019assenza di capacit\u00e0 replicativa<\/strong> potrebbe inoltre risultare interessante in alcuni contesti delicati. Questo non significa, tuttavia, che qualsiasi postbiotico sia automaticamente sicuro o indicato nei pazienti fragili: <strong>sicurezza ed efficacia<\/strong> devono essere dimostrate per la singola preparazione.<\/p>\n<p><strong>Il problema: come si contano batteri che non crescono?<\/strong><\/p>\n<p>Per i probiotici esiste un riferimento familiare, le <strong>unit\u00e0 formanti colonia, o CFU<\/strong>. Il campione viene coltivato e si misura quanti microrganismi sono ancora capaci di riprodursi.<\/p>\n<p>Questo sistema non pu\u00f2 descrivere adeguatamente un <strong>postbiotico<\/strong>, perch\u00e9 le cellule sono state <strong>intenzionalmente inattivate<\/strong>. Inoltre, il prodotto pu\u00f2 contenere <strong>batteri interi, frammenti, proteine, polisaccaridi e metaboliti<\/strong>: elementi molto diversi che non possono essere riassunti sempre in un solo numero.<\/p>\n<p>Lo studio conclude quindi che <strong>non \u00e8 realistico attendersi un unico \u201cgold standard\u201d equivalente alle CFU<\/strong>. <strong>Il metodo<\/strong> deve essere scelto in base alla composizione del preparato e allo scopo della misurazione.<\/p>\n<p><strong>Citometria a flusso e PCR: le tecnologie candidate<\/strong><\/p>\n<p>Tra le tecniche pi\u00f9 promettenti figura la <strong>citometria a flusso<\/strong>, che analizza migliaia di particelle o cellule al secondo mentre attraversano un fascio laser. Attraverso <strong>marcatori fluorescenti<\/strong> pu\u00f2 distinguere cellule, frammenti e differenti condizioni della membrana. Le versioni pi\u00f9 recenti integrano immagini, analisi spettrale e algoritmi capaci di separare i microrganismi dai residui dell\u2019alimento. Rimane per\u00f2 una difficolt\u00e0: <strong>yogurt, polveri, fibre, lipidi e altre matrici possono interferire con la lettura<\/strong>.<\/p>\n<p>Un secondo strumento \u00e8 la <strong>PCR quantitativa<\/strong>, affiancata dalla <strong>PCR digitale<\/strong>. Queste metodiche cercano <strong>sequenze specifiche di DNA<\/strong> e possono identificare i microrganismi fino al livello di specie o, quando il test \u00e8 costruito adeguatamente, di ceppo. La PCR permette anche di riconoscere una componente microbica all\u2019interno di miscele complesse. Il DNA, tuttavia, <strong>pu\u00f2 persistere dopo la distruzione della cellula<\/strong>: il dato deve quindi essere interpretato insieme alle informazioni sul processo produttivo e ad altre analisi.<\/p>\n<p>Quando il postbiotico contiene soprattutto frammenti o molecole funzionali, possono servire <strong>test chimici, biochimici, immunologici e microbiologici mirati<\/strong>. Un prodotto a base di <strong>lieviti<\/strong>, per esempio, non sar\u00e0 necessariamente valutato come uno ottenuto da <strong>batteri lattici o funghi filamentosi<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019etichetta non dovrebbe fermarsi a <strong>\u201cmiliardi di cellule\u201d<\/strong>. La <strong>quantit\u00e0 dichiarata<\/strong> non \u00e8 sufficiente se non si conoscono identit\u00e0 del microrganismo, trattamento di inattivazione e relazione con gli studi sull\u2019efficacia.<\/p>\n<p>Secondo gli autori, l\u2019etichetta dovrebbe consentire di capire: <strong>quale microrganismo \u00e8 stato utilizzato;<\/strong> <strong>se il preparato contiene cellule intere o frammentate;<\/strong> <strong>come \u00e8 avvenuta l\u2019inattivazione;<\/strong> <strong>quale quantit\u00e0 \u00e8 presente;<\/strong> <strong>quale beneficio \u00e8 stato studiato;<\/strong> <strong>se il prodotto commercializzato corrisponde effettivamente a quello impiegato nella ricerca.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Occorre inoltre controllare<\/strong> che dopo il trattamento non rimangano quantit\u00e0 indesiderate di microrganismi vitali. Per alcuni prodotti a base di <strong>Akkermansia muciniphila pastorizzata<\/strong>, per esempio, l\u2019<strong>Autorit\u00e0 europea per la sicurezza alimentare<\/strong> ha indicato un <strong>limite inferiore a 10 cellule coltivabili per grammo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non sono una scorciatoia universale per la salute<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro pubblicato su <strong>Frontiers in Nutrition<\/strong> \u00e8 una <strong>prospettiva metodologica<\/strong>, <strong>non una sperimentazione clinica<\/strong> che dimostra l\u2019efficacia generale dei postbiotici contro una determinata malattia. Il suo obiettivo \u00e8 <strong>rendere i prodotti misurabili, confrontabili e riproducibili<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I benefici osservati con una specifica preparazione non possono essere estesi automaticamente a tutti i postbiotici.<\/strong> <strong>Ceppo progenitore, dose, modalit\u00e0 di inattivazione e composizione finale<\/strong> restano determinanti. N\u00e9 \u00e8 corretto confondere <strong>postbiotici, probiotici e semplici metaboliti batterici<\/strong>: appartengono allo stesso universo del microbiota, ma <strong>non sono sinonimi<\/strong>.<\/p>\n<p>La promessa pi\u00f9 concreta, per ora, <strong>non \u00e8 dunque una nuova sostanza miracolosa<\/strong>. \u00c8 la possibilit\u00e0 di <strong>trasformare un settore in rapida crescita in una categoria scientificamente pi\u00f9 solida<\/strong>, nella quale <strong>ci\u00f2 che compare sull\u2019etichetta corrisponda davvero a ci\u00f2 che \u00e8 stato studiato<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vinderola G. et al.<\/strong> Postbiotics: a perspective on their quantification. Frontiers in Nutrition, 2025;12:1582733. doi: 10.3389\/fnut.2025.1582733.<\/p>\n<p><strong>Salminen S. et al.<\/strong> The ISAPP consensus statement on the definition and scope of postbiotics. Nature Reviews Gastroenterology &amp; Hepatology, 2021;18:649-667.<\/p>\n<p><strong>Vinderola G. et al.<\/strong> Frequently asked questions about the ISAPP postbiotic definition. Frontiers in Microbiology, 2024;14:1324565.<\/p>\n<p><strong>Boyte M.E. et al.<\/strong> Probiotic and postbiotic analytical methods: a perspective of available enumeration techniques. Frontiers in Microbiology, 2023;14:1304621.<\/p>\n<p><strong>EFSA NDA Panel.<\/strong> Safety of pasteurised Akkermansia muciniphila as a novel food. EFSA Journal, 2021;19:e06780.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non sono probiotici e non devono necessariamente arrivare vivi nell\u2019intestino. 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