{"id":666882,"date":"2026-09-05T20:30:16","date_gmt":"2026-09-05T20:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/666882\/"},"modified":"2026-09-05T20:30:16","modified_gmt":"2026-09-05T20:30:16","slug":"da-schumacher-ad-antonelli-per-capire-la-formula-1-bisogna-guardarla-mentre-frena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/666882\/","title":{"rendered":"Da Schumacher ad Antonelli: per capire la Formula 1 bisogna guardarla mentre frena"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" fetchpriority=\"low\" width=\"610\" height=\"431\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/generico-31-aug-2026-2157424.610x431.jpg\" alt=\"Generico 31 Aug 2026\"\/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/p>\n<p>Il <strong>Gran Premio di Monza<\/strong>, per me, comincia con una rinuncia. All\u2019inizio di settembre il mio carissimo amico\u00a0Alessandro mi ricorda che nel fine settimana non potr\u00e0 venire a camminare in montagna. Fa parte della Protezione civile e sar\u00e0 impegnato nel servizio di assistenza al Gran Premio. Un evento seguito in tutto il mondo entra cos\u00ec nella mia vita: attraverso un\u2019escursione che non faremo.<\/p>\n<p>Ho abitato a Monza per due anni. Andavo a correre nel Parco e, quando gli accessi lo permettevano, anche dentro l\u2019Autodromo. Il circuito non sorge in una distesa d\u2019asfalto, ma nel cuore di 720 ettari di prati, boschi, cascine e viali: \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi parchi cintati d\u2019Europa. Per gran parte dell\u2019anno \u00e8 il luogo delle passeggiate, delle biciclette, dei corridori e dei pic-nic. Poi arriva il primo fine settimana di settembre e tutto cambia. I sentieri diventano vie d\u2019accesso, il silenzio viene attraversato dai motori, migliaia di persone si mettono in movimento. Costruito nel 1922, Monza \u00e8 il circuito pi\u00f9 antico dell\u2019attuale calendario e ha ospitato il Mondiale di Formula 1 in tutte le stagioni dal 1950 tranne una.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno Monza \u00e8 tornata da me anche attraverso il televisore. Guardavo le prime prove libere quando \u00e8 comparso un oggetto che non aveva nulla di spettacolare: <strong>un piccolo cilindro nero e metallico<\/strong>, tenuto fra le mani da un tecnico della Brembo. <strong>Era una pompa del freno<\/strong>. L\u2019ho fotografata quasi d\u2019istinto. Poco prima avevano mostrato l\u2019omaggio di Charles Leclerc al casco di Michael Schumacher. Il casco rendeva visibile la memoria. Quella piccola pompa rivelava invece la distanza tecnologica percorsa dalla Formula 1.<\/p>\n<p><strong>Un filo porta anche a Varese<\/strong>: <strong>dal 2017 la societ\u00e0 che gestisce l\u2019autodromo \u00e8 presieduta dall\u2019imprenditore varesino Giuseppe Redaelli<\/strong>. I suoi punti preferiti sono la Variante Ascari e proprio la Prima Variante, dove \u2013 dice, si ammira meglio l\u2019abilit\u00e0 dei piloti. \u00c8 la stessa staccata nella quale la tecnologia diventa forza fisica, precisione e coraggio.<\/p>\n<p>Un calcio da 111 chilogrammi<\/p>\n<p>La pompa trasforma la spinta del pilota sul pedale in pressione idraulica. Deve essere leggerissima, affidabile e tanto compatta da trovare posto nella parte anteriore della monoposto, dove convivono pedaliera, sterzo, sospensioni, sensori e cablaggi. <strong>A Monza, secondo i dati Brembo, i piloti frenano cinque volte per giro<\/strong>.<br \/>Quattro sono staccate particolarmente impegnative. Alla Prima Variante la monoposto scende da 318 a 87 chilometri orari nello spazio di 153 metri. Il pilota subisce una decelerazione di 3,8 g ed esercita sul pedale un carico equivalente a 111 chilogrammi. La testa con il casco diventa, per il collo, come un peso di circa 25 chili proiettato in avanti.<\/p>\n<p>Nelle Formula 1 non esiste il servofreno delle nostre automobili: la forza deve arrivare dalla gamba. Si frena con il piede sinistro, mentre il destro resta dedicato all\u2019acceleratore. La decelerazione spinge il corpo in avanti e contribuisce al gesto. Occorre per\u00f2 dosare quella forza con precisione estrema, restando appena al di qua del bloccaggio delle ruote. \u00c8 un calcio millimetrico, ripetuto oltre duecento volte nelle staccate pi\u00f9 dure durante i 53 giri della gara. Per questo i piloti sono atleti: non devono soltanto sopportare le accelerazioni, il calore e lo stress, ma continuare a produrre gesti esplosivi e delicati quando il corpo \u00e8 gi\u00e0 stanco.<\/p>\n<p>Lo stesso piede, un\u2019altra macchina<\/p>\n<p>Anche Michael Schumacher frenava con il sinistro. \u00c8 ci\u00f2 che accade dietro al pedale a essere cambiato radicalmente. Nelle monoposto del 2026 una parte della decelerazione viene prodotta dal motore generatore elettrico, che rallenta le ruote posteriori e recupera energia per ricaricare la batteria. La sua potenza \u00e8 salita da 120 a 350 kilowatt.<br \/>Il sistema brake-by-wire deve combinare istante per istante la frenata rigenerativa e quella tradizionale, prodotta da dischi e pastiglie. Se la batteria non pu\u00f2 ricevere altra energia, i freni meccanici devono compensare. Il pilota, per\u00f2, non deve percepire esitazioni o cambiamenti imprevedibili. La frenata \u00e8 diventata una conversazione rapidissima fra piede, idraulica, motore elettrico, batteria e software. Il paradosso \u00e8 che le nuove vetture richiedono talvolta meno forza, ma impiegano pi\u00f9 spazio per fermarsi.<\/p>\n<p>Alla Variante della Roggia, rispetto al 2025, il carico sul pedale \u00e8 sceso da 159 a 108 chilogrammi, mentre la frenata si \u00e8 allungata da 107 a 121 metri. <strong>Pi\u00f9 tecnologia non significa necessariamente fermarsi prima, ma fare pi\u00f9 cose nello stesso momento.<\/strong><br \/>La Ferrari F2004 di Schumacher aveva un V10 aspirato di tre litri, capace di erogare 865 cavalli a 18.300 giri, e pesava poco pi\u00f9 di 600 chilogrammi. Le monoposto del 2026 pesano circa 770 chili, montano un V6 turbo ibrido di 1,6 litri, producono quasi met\u00e0 della potenza attraverso la componente elettrica, utilizzano carburante sostenibile e modificano la configurazione delle ali anteriori e posteriori fra curve e rettilinei.<\/p>\n<p><strong>La F2004 era un capolavoro tecnologico<\/strong>. Il giro pi\u00f9 veloce in gara stabilito a Monza da Rubens Barrichello nel 2004 ha resistito per 21 anni, prima di essere migliorato da Lando Norris nel Gran Premio del 2025. La tecnologia della Formula 1, quindi, non avanza lungo una semplice linea del cronometro. I regolamenti cambiano continuamente il problema da risolvere. Vent\u2019anni fa bisognava dominare la potenza brutale di un V10. Oggi Kimi Antonelli guida una centrale energetica mobile: produce, recupera, immagazzina e restituisce energia mentre viaggia a pi\u00f9 di 300 chilometri orari.<\/p>\n<p>La rivoluzione che non si vede<\/p>\n<p>Nella vela la rivoluzione dei foil \u00e8 immediatamente riconoscibile. Lo scafo si solleva dall\u2019acqua e la barca sembra volare. Basta una fotografia per capire che quel mondo \u00e8 cambiato. La Formula 1 conserva invece la sagoma familiare di una monoposto con quattro ruote scoperte. La trasformazione \u00e8 avvenuta in gran parte sotto la pelle di carbonio. Il suo \u201cfoil invisibile\u201d \u00e8 il software. Sta nel motore che diventa generatore, nella batteria che decide quanta energia pu\u00f2 accogliere, nelle ali che cambiano posizione e nei sensori che trasformano ogni giro in dati. <strong>La velocit\u00e0 si vede ancora, l\u2019intelligenza necessaria per produrla, molto meno.<\/strong><\/p>\n<p>La porta chiusa di Corbetta<\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che la pompa Brembo ha risvegliato in me un ricordo. <strong>Quando lavoravo come consulente in Methodos, Magneti Marelli era uno dei nostri clienti storici<\/strong>. Per anni accompagnammo un programma di cambiamento culturale esteso a oltre cento stabilimenti nel mondo. Io lavorai in Polonia, in Spagna e in diversi siti italiani, al Nord e al Sud. Ricordo in particolare Corbetta. Dentro lo stabilimento esisteva un\u2019area riservatissima, accessibile soltanto a poche persone per ragioni di confidenzialit\u00e0. L\u00ec venivano sviluppati componenti elettronici e propulsivi destinati alle Ferrari di Formula 1. Quasi nessuno poteva entrare, ma tutti sapevano che cosa rappresentasse quella zona. Era il gioiello tecnologico dello stabilimento. L\u00ec dentro non si producevano semplicemente componenti: <strong>si realizzavano pezzi quasi unici per vincere i Gran Premi<\/strong>. Ci\u00f2 che ricordo meglio \u00e8 l\u2019orgoglio delle persone. Quella porta chiusa irradiava identit\u00e0 in tutta l\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>L\u2019eccellenza industriale, prima di diventare un oggetto, \u00e8 una cultura. Marelli indica ancora oggi fra le proprie tecnologie per il motorsport la telemetria, i sistemi per powertrain ibridi ed elettrici e i componenti per l\u2019alimentazione. Considera le competizioni un acceleratore capace di trasferire innovazione dalla pista alle automobili di serie.<br \/>Ferrari \u00e8 il simbolo pi\u00f9 evidente dell\u2019Italia in Formula 1, ma non \u00e8 l\u2019unico. Nel 2026 fornisce le power unit anche a Haas e Cadillac. Pirelli \u00e8 fornitore unico degli pneumatici dal 2011. Tutte le undici squadre utilizzano pinze prodotte dal gruppo Brembo e cinque adottano il sistema frenante completo. Dallara \u00e8 partner tecnico della Haas. Da Milano a Bergamo, da Corbetta a Maranello e Varano de\u2019 Melegari, emerge una geografia di elettronica, materiali, meccanica di precisione e capacit\u00e0 manifatturiera.<\/p>\n<p>Sia chiaro, la Formula 1 resta una costruzione globale e le propriet\u00e0 delle aziende cambiano pi\u00f9 rapidamente delle loro competenze. Il valore dell\u2019eccellenza italiana sta proprio qui: non nel rivendicare tutto, ma nell\u2019essere scelta anche da chi deve battere la Ferrari. <strong>L\u2019Italia non corre soltanto con la macchina rossa. Corre, spesso invisibile, dentro molte delle vetture schierate sulla griglia.<\/strong><\/p>\n<p>Domenica Alessandro sar\u00e0 al suo posto con la Protezione civile, nel Parco che per qualche giorno avr\u00e0 cambiato identit\u00e0. Milioni di persone guarderanno le monoposto sfrecciare, ma il Gran Premio potr\u00e0 esistere soltanto perch\u00e9 migliaia di elementi nascosti avranno funzionato insieme: una pompa, un sensore, una riga di software, una transenna, un percorso di accesso, una persona pronta ad assistere il pubblico. <strong>Alla Prima Variante ogni macchina perder\u00e0 231 chilometri orari in 153 metri.<\/strong> Dentro quella breve distanza saranno compressi il corpo di un atleta, vent\u2019anni di evoluzione tecnologica e decenni di cultura industriale. Per capire quanto sia cambiata la Formula 1 dai tempi di Schumacher a quelli di Antonelli, non bisogna guardarla mentre accelera. Bisogna guardarla mentre frena.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Gran Premio di Monza, per me, comincia con una rinuncia. 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