{"id":667644,"date":"2026-09-06T08:39:15","date_gmt":"2026-09-06T08:39:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/667644\/"},"modified":"2026-09-06T08:39:15","modified_gmt":"2026-09-06T08:39:15","slug":"cest-de-la-folie-quando-larte-europea-ha-rivolto-lo-sguardo-a-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/667644\/","title":{"rendered":"\u00abC\u2019est de la folie\u00bb: quando l\u2019arte europea ha rivolto lo sguardo a oriente"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, la travolgente influenza dell\u2019arte e dell\u2019artigianato giapponese arriv\u00f2 ad assumere nella cultura figurativa europea dimensioni cos\u00ec estese che un critico nel 1878 esclam\u00f2: \u00abCe n\u2019est plus une mode, c\u2019est de l\u2019engouement, c\u2019est de la folie\u00bb. E in effetti, verso la fine del secolo, quando quel complesso processo di assorbimento poteva dirsi sedimentato nella sua prima fase, Claude Roger-Marx, collaboratore della rivista \u00abLe Japon Artistique\u00bb, intravedendovi l\u2019origine dell\u2019evoluzione moderna, sarebbe giunto a paragonarlo all\u2019ascendente esercitato dalle antichit\u00e0 classiche sul Rinascimento. E non a torto, poich\u00e9 l\u2019onda lunga di quella millenaria e affascinante cultura, cos\u00ec attenta a indagare le infinite declinazioni del segno, della forma, della composizione e del colore, avrebbe continuato ancora nel Novecento e fino ai nostri giorni a ispirare feconde e vaghe suggestioni. Come, ad esempio, non riconoscerne l\u2019originaria impronta nei giardini, nei vetri, nei gioielli liberty, nell\u2019architettura razionalista, nel design, nella moda e persino nei cartoon? Soprattutto in quest\u2019ultimo ambito, sarebbe davvero insensato disconoscere che l\u2019attuale e globale immaginario visivo sia dominato dall\u2019estetica nipponica. <strong>Il Giapponismo rappresent\u00f2, dunque, per l\u2019arte europea tra il XIX e il XX secolo un decisivo fattore di trasformazione linguistica, come del resto la stessa fotografia<\/strong>. E mi piace ricordare che proprio agli inizi del Novecento, <strong>dall\u2019unione dello scultore fiorentino Antonio Maraini con la scrittrice inglese Yoi Crosse sarebbe nato Fosco<\/strong>, uno dei massimi orientalisti europei, i cui illuminanti contributi, unendo analisi antropologica a cultura storica, avrebbero permesso di comprendere meglio la misteriosa civilt\u00e0 dell\u2019arcipelago del Sol Levante.\u00a0<\/p>\n<p>Ma come era nata, dunque, questa dilagante mania da cui si sarebbero originati mille rivoli destinati a lambire capillarmente attraverso la reiterazione di combinazioni formali e soluzioni stilistiche le sponde dei pi\u00f9 svariati ambiti? Il fenomeno dell\u2019esotismo, in generale, fu strettamente connesso agli <strong>imperialismi europei <\/strong>e alle <strong>politiche coloniali <\/strong>promosse da Francia e Inghilterra e, successivamente, dalla Germania. Dopo oltre duecento anni di totale isolamento, <strong>nel 1854 il Giappone<\/strong>, all\u2019indomani della convenzione di Kanagawa, costretto dalla flotta americana a revocare il blocco e a firmare una serie di trattati commerciali con vari Paesi, <strong>riapr\u00ec i suoi porti all\u2019Occidente<\/strong>. E finalmente, quel mondo cos\u00ec insulare ed ermetico, circonfuso da un alone di mistero, divenne accessibile. Nelle grandi citt\u00e0 europee, specialmente a Parigi <strong>iniziarono a circolare manufatti d\u2019impeccabile e insolita fattura che cominciarono a essere acquistati non tanto per necessit\u00e0 quanto per il desiderio di conoscere usi e costumi di un\u2019altra civilt\u00e0 cos\u00ec fortemente attrattiva<\/strong>. La prima presentazione dei prodotti avvenne a South Kensington all\u2019<strong>Esposizione Internazionale di Londra nel 1862<\/strong> quando Sir Rutherford Alcock, primo ministro britannico in Giappone, allest\u00ec la propria collezione nel <strong>padiglione giapponese<\/strong>, ma negli anni successivi in occasione delle Esposizioni Universali, nuovi padiglioni di ambientazione nipponica furono allestiti a Parigi (1867 e 1878), Vienna (1873) e a Philadelphia (1876). In quello stesso 1862, tra il I e il IV arrondissement, al civico 220 della centralissima rue de Rivoli, <strong>madame Desoye<\/strong> apr\u00ec un piccolo negozio <strong>\u00abLa Jonque Chinoise\u00bb<\/strong>, divenuto in breve tempo il flagship store per tutti gli appassionati di esotismo orientale. Nonostante il nome alludesse alla Cina, Madame e suo marito, capitalizzando il dilagante e contagioso entusiasmo, si specializzarono nell\u2019importazione di oggetti dal Sol Levante. Con grande lungimiranza, avevano intuito come tutte quelle curiosit\u00e0 esposte nel loro labirintico bric-\u00e0-brac rappresentassero una vera e propria linfa estetica sia per il pubblico, assuefatto com\u2019era agli scadenti prodotti di massa dell\u2019era industriale, sia per Impressionismo e movimenti successivi. <strong>Paraventi e ventagli divennero in breve tempo elementi d\u2019arredo<\/strong> indispensabili per suddividere gli spazi o decorare le pareti insieme a sete, porcellane e vasi in ceramica di Satsuma e Imari con decorazioni in oro e a soggetti floreali. L\u2019interesse dei raccoglitori si appuntava anche su oggetti d\u2019uso quotidiano o complementi d\u2019arredo come scatole, tavolini, piccoli mobili realizzati in lacca nera e rossa, bronzo o bamb\u00f9. Un flusso continuo e vorticoso di kimono, piatti, lanterne, cuscini, else di spade, album, xilografie, cornici e netsuke cominciarono a divenire protagonisti indiscussi di serre domestiche e vestiboli, conferendo a quegli ambienti un tocco cosmopolita ed esclusivo. Come nelle case giapponesi all\u2019interno della tokonoma, la piccola alcova rialzata, <strong>nei salottini borghesi venivano appesi i kak\u00e8mono<\/strong>, dei quali in Italia ai primi del Novecento i pi\u00f9 appassionati estimatori sarebbero stati <strong>Giuseppe Primoli<\/strong> e <strong>Gustavo Sforni<\/strong>. Ma ad attirare l\u2019interesse dei visitatori erano state inizialmente le policrome ukiyo-e, cio\u00e8 le immagini del mondo fluttuante, le tradizionali stampe artistiche su blocchi di legno xilografici che celebravano attori di teatro, donne assorte riprese nella loro ritualit\u00e0 quotidiana, pioggia, ponticelli e onde del mare. Firmate da maestri come <strong>Hokusai<\/strong>, <strong>Kuniaki<\/strong>, <strong>Hiroshige<\/strong> e <strong>Utamaro<\/strong>, spesso utilizzate come semplice carta da imballaggio, affascinarono talmente gli artisti d\u2019avanguardia (<strong>\u00c9douard Manet<\/strong>, <strong>James Tissot<\/strong>, <strong>Henri de Toulouse-Lautrec<\/strong>, <strong>James Whistler<\/strong>, <strong>Jules \u00c9mile Saintin<\/strong>, <strong>Alfred Stevens<\/strong>, <strong>Edgar Degas<\/strong>, <strong>Claude Monet<\/strong>, <strong>Vincent<\/strong> <strong>van Gogh<\/strong> e <strong>Pierre Auguste Renoir<\/strong>) da giungere a rivoluzionarne il modo di dipingere. Il primo effetto collaterale riguard\u00f2 l\u2019eliminazione sia del chiaroscuro sia delle regole prospettiche a favore di una evidente bidimensionalit\u00e0 con sagome appiattite dal ritmo verticale e colorate da campiture nette, \u00ab\u00e0 plat\u00bb. Le scene erano spesso tagliate in modo asimmetrico con in primo piano figure molto grandi dalle linee sinuose e sfondi paesaggistici in lontananza.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, la travolgente influenza dell\u2019arte e dell\u2019artigianato giapponese arriv\u00f2 ad assumere nella cultura figurativa europea&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":667645,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":["post-667644","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117223198965926956","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/667644","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=667644"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/667644\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/667645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=667644"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=667644"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=667644"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}