{"id":667950,"date":"2026-09-06T13:09:19","date_gmt":"2026-09-06T13:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/667950\/"},"modified":"2026-09-06T13:09:19","modified_gmt":"2026-09-06T13:09:19","slug":"dalle-ombre-del-600-il-pittore-senza-nome-ci-parla-ancora-solo-con-le-sue-opere-il-giornale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/667950\/","title":{"rendered":"Dalle ombre del \u2019600 il pittore senza nome ci parla ancora solo con le sue opere \u2013 il Giornale"},"content":{"rendered":"<p class=\"c-paragraph\">Si pu\u00f2 essere un grande pittore e non avere un nome. \u00c8 accaduto a un uomo che a Napoli, negli anni in cui Ribera insegnava a tutti come si guarda la carne, dipinse pastori, vecchi, filosofi, mezze figure di povera gente, tutti investiti da una luce che non consola; e che noi continuiamo a chiamare, per convenzione, Maestro degli Annunci ai pastori. La formula \u00e8 di Ferdinando Bologna, che la coni\u00f2 nel 1955 &#8211; gli Annunci al plurale, non l\u2019Annuncio, e ci teneva &#8211; per riunire sotto una personalit\u00e0 riconoscibile un gruppo di opere che parlano la stessa lingua. \u00c8 un nome in attesa, e l\u2019attesa dura dal 1923, quando August L. Mayer apr\u00ec il caso: in un secolo il problema si \u00e8 complicato invece di sciogliersi. Al Fortino Pietro Leopoldo I di Forte dei Marmi, dove sono esposte trentanove opere della raccolta di Giuseppe De Vito, di lui si vedono tre tele: il Giovane che odora una rosa, l\u2019Uomo in meditazione davanti a uno specchio e il Vecchio con cartiglio, tutte e tre degli anni Quaranta del Seicento. De Vito ne aveva comprate quattro, il nucleo pi\u00f9 folto che esista in una raccolta privata: era un collezionista che studiava, e sapeva dove guardare.<\/p>\n<p class=\"c-paragraph\">Mi fermo davanti al primo. La mano sale dalla manica e porta il bocciolo al naso; il volto emerge dalla penombra sotto un panno scuro annodato sui capelli; la luce tocca la fronte, gli occhi, il bianco della camicia, e infine la grande massa ocra del mantello che occupa da solo met\u00e0 della tela. Dietro non c\u2019\u00e8 nulla. \u00c8 probabilmente un\u2019allegoria dell\u2019olfatto; ma nessuna allegoria guarda fuori dal quadro in quel modo, e quello che resta, quando la convenzione cede, \u00e8 un ritratto. Non \u00e8 un comprimario, e il confronto con i vicini di sala non lo schiaccia: lo definisce. Ribera &#8211; presente con il Sant\u2019Antonio abate firmato e datato 1638 &#8211; incide, analizza, porta il vero fino alla crudelt\u00e0; Massimo Stanzione ne disciplina la forza dentro una misura classica; Bernardo Cavallino la converte in eleganza. Il Maestro fa un\u2019altra cosa: non descrive la povert\u00e0, la pensa. Nei suoi vecchi la carne porta addosso il tempo, le stoffe hanno peso, e non c\u2019\u00e8 mai un grammo di pittoresco, che \u00e8 il modo abituale con cui i poveri entrano nella pittura per compiacere chi povero non \u00e8. C\u2019\u00e8 dell\u2019altro, e riguarda il genere, che di suo non prometteva nulla. Le mezze figure di santi, di filosofi, di personificazioni dei cinque sensi erano a Napoli una produzione quasi di serie, affermatasi nella bottega di Ribera e alimentata da un collezionismo privato che le voleva a coppie, a gruppi, a cicli: arredo colto, con qualche riga di sapienza antica in dote. Il Maestro accetta il formato e ne rovescia il senso. Nel Vecchio con cartiglio la scritta non \u00e8 un ornamento erudito ma un ammonimento sulla caducit\u00e0 della vita e dei beni terreni; nello specchio dell\u2019Uomo in meditazione l\u2019occhio che si guarda smette di essere allegoria della vista e diventa precetto socratico; e il giovane della rosa, che dovrebbe illustrare l\u2019olfatto, ci guarda come se il senso da illustrare fosse un altro.<\/p>\n<p class=\"c-paragraph\">Le fonti antiche collocano Passante fra gli epigoni di Ribera: questo non \u00e8 un pensiero da epigono. Il Settecento, per una pittura cos\u00ec, aveva una formula: il \u00abtremendo impasto\u00bb di cui parla Bernardo De Dominici. L\u2019espressione, nelle Vite, riguarda Bartolomeo Passante, e descrive alla perfezione questa materia bruna rappresa nell\u2019ombra; sicch\u00e9 per lungo tempo si \u00e8 creduto che i due fossero la stessa persona. I documenti, del resto, sembravano dare ragione. Passante nasce a Brindisi nel 1618 e arriva a Napoli ragazzo; dal 1631 vive e lavora in casa del pittore Pietro Beato, pi\u00f9 vecchio di una generazione, e il 4 maggio 1636 ne sposa la nipote, la quattordicenne Angela Formichella, con Beato testimone alle nozze; muore a trent\u2019anni. Luogo, date, ambiente combaciano, e tuttavia non basta: perch\u00e9 l\u2019Annuncio ai pastori di Capodimonte (1630-1635 circa) sarebbe allora il quadro di un ragazzo tra i dodici e i diciassette anni, e a quell\u2019et\u00e0 nessuno dipinge quei pastori strappati alla strada e investiti dal soprannaturale. Nel 2021 Nicola Spinosa ha rimesso in gioco l\u2019intera questione con la monografia Il Maestro degli Annunci ai pastori e i pittori dal \u00abtremendo impasto\u00bb, e la domanda da allora \u00e8 un\u2019altra: non chi fosse il Maestro, ma se sia mai stato uno solo. Le opere pi\u00f9 antiche e vigorosamente naturalistiche spetterebbero a Beato; un secondo gruppo nascerebbe dalla collaborazione fra il maestro e il giovane brindisino; a Passante resterebbe un nucleo pi\u00f9 ristretto, dipinto fino alla morte in una societ\u00e0 che era ormai d\u2019affari oltre che di famiglia. Il pittore senza nome diventa una bottega. Per sostenere la ricostruzione, per\u00f2, Spinosa anticipa l\u2019Annuncio di Capodimonte al 1620-1625, e Viviana Farina ha obiettato l\u2019anno dopo che il Ribera capace di spiegare il Maestro, quello del Giacobbe e il gregge di Labano dell\u2019Escorial, \u00e8 firmato 1632: non si pu\u00f2 essere il presupposto di ci\u00f2 che ancora non esiste. Farina accoglie per\u00f2 il cuore della proposta &#8211; che il vero Maestro sia Beato &#8211; e restituisce a Passante un corpus diverso, quello che va sotto il nome di Maestro di Bovino.<\/p>\n<p class=\"c-paragraph\">C\u2019era stata, prima, un\u2019altra strada. De Vito aveva creduto di riconoscere nel Maestro lo spagnolo Juan D\u00f2, nato a X\u00e0tiva come Ribera e a Napoli nella sua orbita, sciogliendo in quel senso le lettere intrecciate che compaiono su alcune mezze figure di filosofi. Oggi la Fondazione che porta il suo nome d\u00e0 l\u2019ipotesi per superata: capita di rado che uno studioso venga smentito dalla propria eredit\u00e0, ed \u00e8 un segno di seriet\u00e0. Il 30 maggio 2025, a Capodimonte, tenendo la conferenza annuale dell\u2019Italian Art Society, Jesse Locker ha proposto di cambiare direzione: The Material World of an Unknowable Painter, il mondo materiale di un pittore inconoscibile. Non pi\u00f9 il nome, ma le cose &#8211; i libri, gli specchi, gli strumenti musicali, le stoffe, le maioliche, i recipienti che tornano nei suoi quadri &#8211; per ricostruire la stanza invece dell\u2019uomo. Il pittore, in fondo, lo riconosciamo gi\u00e0: la luce, i bruni, il modo in cui un volto affiora dalla penombra, il rifiuto di abbellire. Il nome no. E se anche lo trovassimo, in fondo a un processetto matrimoniale o sul retro di una tela, non avremmo un quadro in pi\u00f9: avremmo un\u2019etichetta da mettere sotto quelli che gi\u00e0 abbiamo. Di Pietro Beato, che nella ricostruzione Spinosa-Farina \u00e8 oggi il candidato pi\u00f9 forte, non si conosce con certezza un solo dipinto; il pittore che ammiriamo non \u00e8 dunque un uomo ritrovato, \u00e8 una mano che abbiamo imparato a leggere. Resta una casa nella parrocchia di Sant\u2019Anna di Palazzo, dove dal dove nel 1631 un maestro e un allievo vissero e dipinsero insieme, e dove forse dipingevano anche altri; Passante mor\u00ec nel 1648, Beato gli sopravvisse fino al 1653. Se la ricostruzione regge, il giovane con la rosa \u00e8 uscito da l\u00ec. Chiedergli chi lo ha dipinto \u00e8 la nostra domanda, non la sua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si pu\u00f2 essere un grande pittore e non avere un nome. \u00c8 accaduto a un uomo che a&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":667951,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,11195,203,204,1537,90,89,248,16756],"class_list":["post-667950","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-dipinti","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-napoli","tag-pittura"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117224260659169578","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/667950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=667950"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/667950\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/667951"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=667950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=667950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=667950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}