{"id":66821,"date":"2025-08-24T20:39:10","date_gmt":"2025-08-24T20:39:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66821\/"},"modified":"2025-08-24T20:39:10","modified_gmt":"2025-08-24T20:39:10","slug":"il-tempo-immobile-della-televisione-e-il-tempo-vivo-dellopera-connessi-allopera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/66821\/","title":{"rendered":"Il tempo immobile della televisione e il tempo vivo dell\u2019opera \u2013 Connessi all&#8217;Opera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La scomparsa di Pippo Baudo segna la fine di un\u2019epoca televisiva. Come gi\u00e0 accaduto per altri protagonisti della \u201cvecchia tv\u201d \u2013 da Mike Bongiorno a Raffaella Carr\u00e0, a Maurizio Costanzo \u2013 il congedo \u00e8 stato accompagnato da dirette fiume e celebrazioni solenni, con un eccesso di retorica che sembra coprire un vuoto: quello di un ricambio generazionale mai avvenuto. Quei grandi personaggi non hanno avuto veri eredi, e ci\u00f2 che resta della tv generalista (quella di Rai e Mediaset, distinta per logiche e linguaggi dalle piattaforme streaming e dai nuovi media) sembra vivere soprattutto di nostalgia, di Techetechet\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un paradosso: un mezzo nato per il tempo reale, per l\u2019attualit\u00e0, si scopre ancorato quasi solo al passato, incapace di proporre format nuovi (quelli che resistono appaiono logori e ripetitivi) e di generare figure in grado di lasciare un segno. Certo, la nostalgia pu\u00f2 essere una strategia consapevole per trattenere un pubblico che invecchia insieme ai suoi personaggi amati. Il problema sorge quando diventa l\u2019unica strategia, e quando gli sporadici tentativi di innovazione \u2013 inclusi i crossover con i social media \u2013 naufragano contro l\u2019inerzia di un pubblico che sembra desiderare soltanto conferme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se volgiamo lo sguardo all\u2019opera lirica, il quadro appare rovesciato. Qui, dove sarebbe legittimo attendersi solo la ripetizione di un canone antico, assistiamo invece a un costante sforzo di rilettura e attualizzazione. Le regie contemporanee \u2013 spesso provocatorie, talvolta discutibili, quando non fallimentari \u2013 cercano comunque un confronto con il presente. Non sempre convincono, ma testimoniano che il teatro musicale resta vivo, disposto a rischiare e a suscitare dibattiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti citare alcuni registi che hanno segnato le scene degli ultimi anni: Damiano Michieletto, forse il pi\u00f9 inviso ai melomani tradizionalisti per le sue letture radicali; Davide Livermore, che ha introdotto un uso massiccio delle tecnologie visive; Romeo Castellucci, autore di sperimentazioni estreme sul linguaggio teatrale. O ancora registi stranieri come Calixto Bieito, Olivier Py, Krzysztof Warlikowski, Dmitri \u202fTcherniakov, che hanno portato anche in Italia drammaturgie spiazzanti e destinate a dividere. Ogni volta si accendono discussioni, si alternano applausi e contestazioni. Segno che l\u2019opera non \u00e8 un monumento imbalsamato, ma un organismo vivo, capace di parlare di noi e di suscitare passioni contrastanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non si tratta solo di regia. Sul piano musicale il repertorio continua a trovare interpreti di alto livello. I grandi vecchi della direzione \u2013 da Muti a Mehta, a Barenboim \u2013 mantengono vivo un patrimonio interpretativo, mentre una nuova leva di giovani maestri si affaccia con energia, pronta a raccoglierne il testimone. E se \u00e8 vero che, tra le voci, gli autentici fuoriclasse sono sempre pi\u00f9 rari, non mancano cantanti di valore capaci di affrontare un\u2019eredit\u00e0 impegnativa e di mantenerla viva. \u00c8 questo intreccio tra tradizione musicale e ricerca scenico-drammaturgica a garantire la vitalit\u00e0 dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso diventa ancor pi\u00f9 chiaro se consideriamo il diverso retroterra di due linguaggi strutturalmente diversi. Fra Sette e Ottocento l\u2019opera \u00e8 un fenomeno popolare: i teatri sono luoghi di socialit\u00e0 in cui si mescolano classi diverse, e il melodramma diventa un codice comune, capace di plasmare un immaginario condiviso. La televisione, nel Novecento, nasce con una funzione simile: medium \u201cnazional-popolare\u201d, strumento di unificazione culturale e specchio del Paese reale. Oggi, per\u00f2, le traiettorie divergono: l\u2019opera, pur ridotta a una nicchia, conserva vitalit\u00e0 creativa grazie al rinnovarsi delle tradizioni interpretative e a regie che, pur con esiti alterni, cercano nuove letture; la tv generalista, al contrario, sembra aver smarrito quella spinta originaria e si rifugia quasi esclusivamente nella nostalgia, come se la memoria fosse diventata il suo unico contenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, mentre i teatri continuano a proporre spettacoli che dividono il pubblico e lo costringono a interrogarsi sul senso del presente, il piccolo schermo appare sempre pi\u00f9 un luogo di ricordi, riti funebri e stagnazione. \u00c8 in questo scarto che si misura non solo la vitalit\u00e0 di due linguaggi che appartengono in modi diversi alla nostra cultura, ma anche la capacit\u00e0 del Paese di immaginare nuove forme di creativit\u00e0. Perch\u00e9 se perfino l\u2019opera lirica riesce a essere pi\u00f9 contemporanea della televisione, qualcosa ci sta sfuggendo sulla natura stessa dell\u2019innovazione culturale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.connessiallopera.it\/editoriali\/2025\/il-tempo-immobile-della-televisione-e-il-tempo-vivo-dellopera\/?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><a href=\"https:\/\/www.connessiallopera.it\/editoriali\/2025\/il-tempo-immobile-della-televisione-e-il-tempo-vivo-dellopera\/?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756067950_138_print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\"\/><\/a>\t\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La scomparsa di Pippo Baudo segna la fine di un\u2019epoca televisiva. 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