{"id":668684,"date":"2026-09-06T23:39:21","date_gmt":"2026-09-06T23:39:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/668684\/"},"modified":"2026-09-06T23:39:21","modified_gmt":"2026-09-06T23:39:21","slug":"revolver-2026-di-paoli-de-luca-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/668684\/","title":{"rendered":"Revolver (2026) di Paoli De Luca &#8211; Recensione"},"content":{"rendered":"<p>Giunta al saggio di diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia, Paoli De Luca chiude con <strong>Revolver<\/strong> un trittico di opere in cui la riflessione sulla ricerca e affermazione di un\u2019identit\u00e0 si fa anche sempre studio della forma e delle cangianti possibilit\u00e0 dell\u2019estetica. Un lavoro maturo, gi\u00e0 proteso in direzione della \u201clunga distanza\u201d, che trova ospitalit\u00e0 nel concorso SIC@SIC della quarantunesima Settimana Internazionale della Critica.<strong>G\u00ecrate, fatte ver\u00e9 \u2018nu poco<\/strong>Napoli. In un frenetico club techno \u2013 teatro di desiderio, dominio e sopravvivenza \u2013 i corpi si scontrano sotto le luci stroboscopiche. Al centro di tutto c\u2019\u00e8 Ronga, una go-go dancer trans che danza e ruota incessantemente dentro una gabbia di ferro; sui suoi tacchi a spillo, nutre la fame della folla. Attorno a lei orbitano Daniel, un fotografo attratto dalla sua bellezza cruda; Manuel, un\u2019ossessione tossica e predatoria; e Medusa, l\u2019enigmatica regina del club che domina dalla piattaforma pi\u00f9 alta, con due mitragliatrici incastonate nel reggiseno: i suoi \u201cRevolver\u201d. Tra drink, ritmi incalzanti e giochi di potere, Ronga lotta per la propria dignit\u00e0 all\u2019interno della crudele gerarchia del suo mondo notturno. [sinossi]<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le luci irrompono nel buio, sostenute o forse sospinte dall\u2019incessante volume della techno che si spande nell\u2019aria; non c\u2019\u00e8 bisogno di geografie o di corrette architetture quando la macchina da presa pu\u00f2 soffermarsi sull\u2019aria che si agita accanto all\u2019umano, al suo vitale e disperato tentativo di sopravvivere al ritmo, di battere la musica che sta a sua volta battendo il tempo. L\u2019incipit di <strong>Revolver<\/strong> \u00e8 indicativo dell\u2019ambizione di Paoli De Luca, ventisettenne cineasta napoletana fresca di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: la voglia di spingersi sempre un passo oltre il gi\u00e0 filmato, di reinventare il proprio sguardo alla stessa stregua dei modi in cui i personaggi che porta in scena dichiarano la propria identit\u00e0, il proprio io nascosto\/palese, l\u2019immagine con cui vogliono essere visti, compresi, accettati dall\u2019esterno. Era cos\u00ec gi\u00e0 in <strong>Star<\/strong>, con il discorso che si irrobustiva in direzione del coming-of-age nel successivo <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2025\/08\/30\/marina-2025\/\" data-type=\"post\" data-id=\"265786\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Marina<\/a><\/strong>, con cui l\u2019anno scorso De Luca ha vinto la sezione SIC@SIC che la Settimana Internazionale della Critica di Venezia dedica ai cortometraggi italiani. E proprio nella medesima competizione la regista torna ora con <strong>Revolver<\/strong>, spasmodico \u201cviaggio al termine della notte\u201d che si svolge in una discoteca partenopea e che di nuovo torna a rinchiudere e al contempo liberare i personaggi in scena in un luogo liminare, sia esso il set di un provino, una villa con piscina o per l\u2019appunto un locale all\u2019apice della bolgia umana che lo abita, e che De Luca osserva riducendo sempre di pi\u00f9 il punto di distanza tra lei e l\u2019oggetto dello sguardo. In tal senso vanno letti i ripetuti zoom che si affastellano durante la visione del cortometraggio, o l\u2019utilizzo estremo di dettagli del viso e di parti del corpo. Come la sua protagonista, impegnata nell\u2019agone per difendere la sua dignit\u00e0 da un mondo esterno che pu\u00f2 e sa essere brutale, ecco che De Luca cerca di cogliere l\u2019intimo per rappresentare il tutto, come se la camera potesse essere a sua volta il revolver da puntare contro i suoi spettatori o in difesa degli stessi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kammerspiel che agita i propri spettri d\u2019immagine tra il John Cameron Mitchell di <strong>Shortbus<\/strong>, l\u2019applicazione del verfremdungseffekt brechtiano da parte di Rainer Werner Fassbinder e qualche stilla di scuola partenopea \u2013 si veda alla voce Salvatore Piscicelli \u2013, <strong>Revolver<\/strong> testimonia la maturit\u00e0 autoriale di Paoli De Luca, quasi si trattasse del bozzetto di un lavoro sulla lunga distanza; questo elemento, che pure appare evidente nel corso della visione, non inficia per\u00f2 la solidit\u00e0 narrativa di un cortometraggio che ambisce anche a rappresentare la disomogeneit\u00e0 nei rapporti di forza tra gli individui. Tutti i personaggi che abitano la discoteca epicentro del racconto sono costretti a fare i conti con la propria ossessione: c\u2019\u00e8 chi la ha nei confronti dello sguardo in quanto tale (il fotografo), chi nei confronti della carne (Manuel, elemento predatorio che domina il rapporto con Ronga), chi verso l\u2019intera plebe che si affanna tra sudore, gocce di cocktail pi\u00f9 o meno annacquati e una convulsa e affannosa autoproclamazione di vita e libert\u00e0 che cozza con lo spazio cintato in cui \u00e8 concesso agitarsi. Quando nel finale del corto giunge la luce naturale ci si rende conto dell\u2019esistenza di un fuori campo che nessuno aveva preso davvero in considerazione fino a quel momento: il mondo esterno, quello che taluni definirebbero \u201cla vita ordinaria\u201d. La luce \u00e8 l\u2019ordinario, i lampi di strobo sono lo straordinario? Qual \u00e8 il (non) luogo in cui si pu\u00f2 rintracciare il proprio io, la determinazione del vivere, l\u2019esistere al di fuori di schemi preconcetti? E in quale momento, infine, \u00e8 lecito prendere in mano il revolver, il mitra, l\u2019arma e puntarla idealmente contro qualcuno o qualcosa? Non sono domande banali quelle che Paoli De Luca pone al suo uditorio, senza pretendere di avere la risposta concreta, ma ponendosi nella condizione di poter \u2013 e dover \u2013 affermare il proprio punto di vista. Ed \u00e8 dunque lei stessa Ronga, in qualche modo, che dalla gabbia dorata in cui pu\u00f2 essere ammirata (ma che ne vincola i movimenti) pu\u00f2 decidere altres\u00ec di liberarsi, di dominare e non essere dominata, di esistere come autrice in compiuta e completa libert\u00e0. Non \u00e8 dato sapere al momento in quali direzioni si spinger\u00e0 lo sguardo di questa giovane regista, ma l\u2019impressione \u2013 gi\u00e0 emersa con forza durante la visione dei suoi precedenti lavori brevi \u2013 \u00e8 che l\u2019immaginario al quale attinge sia vasto, arma utile a vivificare di volta in volta un interrogativo (quello sull\u2019identit\u00e0) che \u00e8 invece per ora l\u2019epicentro della sua indagine.<\/p>\n<p><strong>Info<\/strong><br \/><strong>Revolver<\/strong> <a href=\"https:\/\/sicvenezia.it\/film\/revolver\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/sicvenezia.it\/film\/revolver\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">sul sito<\/a> della SIC.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giunta al saggio di diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia, Paoli De Luca chiude con Revolver un trittico&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":668685,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[203,454,19581,204,1537,90,89,1521],"class_list":["post-668684","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-entertainment","tag-film","tag-in-evidenza","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-movies"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117226737953234727","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/668684","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=668684"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/668684\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/668685"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=668684"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=668684"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=668684"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}