{"id":670045,"date":"2026-09-07T19:36:21","date_gmt":"2026-09-07T19:36:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/670045\/"},"modified":"2026-09-07T19:36:21","modified_gmt":"2026-09-07T19:36:21","slug":"neurostimolazione-midollare-quattro-pazienti-tornano-a-camminare-il-tronco-comanda-le-gambe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/670045\/","title":{"rendered":"Neurostimolazione midollare, quattro pazienti tornano a camminare: il tronco \u00abcomanda\u00bb le gambe"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Ruggiero Corcella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Lo studio pubblicato su Med &#8211; Cell Press da medici e ricercatori del MINE Lab dell\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele (IRCCS Ospedale San Raffaele e Scuola Superiore Sant\u2019Anna di Pisa), su quattro persone con lesioni midollari motorie complete. Un piccolo movimento volontario del busto permette di controllare il passo. Usato  uno stimolatore, gi\u00e0 disponibile in commercio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tornare in piedi grazie a un neurostimolatore \u00e8 gi\u00e0 un risultato importante. Ma <b>riuscire a usare un<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/movimento\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> movimento <\/a>ancora volontario,<\/b> per decidere quando una gamba paralizzata deve flettersi e avanzare rappresenta qualcosa di diverso. \u00c8 il principio al centro del<b> nuovo studio pubblicato su<\/b> Med &#8211; Cell Press e condotto nell&#8217;ambito del laboratorio MINE (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dalla collaborazione tra Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant&#8217;Anna e attivo presso l&#8217;IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di ricerca \u00e8 stato guidato dal <b>professor Pietro Mortin<\/b>i, direttore dell&#8217;Unit\u00e0 di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife del San Raffaele e ordinario di Neurochirurgia all&#8217;Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele, e dal <b>professor Silvestro Micera, <\/b>professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant&#8217;Anna.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I ricercatori hanno lavorato con<b> quattro persone <\/b>(tutte sotto i 35 anni, da Lombardia, Umbria e Marche) con <b>lesioni traumatiche croniche<\/b> del <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/paralisi\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">midollo<\/a> tra T4 e T7, classificate AIS A o B e funzionalmente complete dal punto di vista motorio. Nessuna era capace di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Dopo l&#8217;impianto di <b>uno stimolatore midollare disponibile in commercio<\/b> e quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti sono riusciti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale n\u00e9 sistemi di sostegno del peso corporeo.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    <b>Il tronco diventa il \u00abcomando\u00bb delle gambe<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La chiave \u00e8 un gesto minimo: <b>una lieve estensione volontaria del<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/tronco\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> tronco<\/a><\/b>. I ricercatori avevano osservato che, al variare dell&#8217;intensit\u00e0 effettivamente percepita dalle strutture nervose, cambia anche la risposta degli arti inferiori. <b>A determinati livelli prevale l&#8217;estensione del ginocchio,<\/b> indispensabile per sostenere il peso e restare in piedi; aumentando la stimolazione compare invece una <b>flessione coordinata di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/anca\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">anca<\/a>, ginocchio e caviglia<\/b>, necessaria per portare avanti la gamba. La scoperta \u00e8 stata che il passaggio fra le due condizioni pu\u00f2 essere provocato dallo stesso paziente, senza modificare le impostazioni dello stimolatore.\u00a0<br \/>Come? Con<b> una piccola estensione volontaria del busto, in media di circa nove gradi<\/b>. Gli autori hanno chiamato questo principio <b>trunk-mediated control (TMC)<\/b>, controllo mediato dal tronco. L&#8217;ipotesi \u00e8 che il movimento del busto modifichi temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi, variando cos\u00ec l&#8217;effetto della stimolazione. <b>Il paziente, dunque, non recupera il comando diretto della gamba paralizzata<\/b>, ma\u00a0 utilizza un movimento che pu\u00f2 ancora compiere volontariamente per modificare la risposta provocata dal neurostimolatore.<\/p>\n<p>    <b>Che cosa cambia rispetto agli interventi precedenti<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato rappresenta una<b> nuova tappa del programma iniziato al San Raffaele con i primi impianti nel 2023<\/b>. Finora sono 23 i pazienti impiantati dell&#8217;equipe del professor Mortini. Tra questi, <b>Paolo Baldassini<\/b>, secondo paziente operato in Italia, che dopo l&#8217;impianto e la riabilitazione era arrivato a <b>percorrere circa 300 metri <\/b>con il neurostimolatore e l&#8217;ausilio di un deambulatore. Nel gennaio 2025 erano stati pubblicati su Science Translational Medicine i risultati relativi ai primi due pazienti con lesioni midollari incomplete: in quel caso, la novit\u00e0 riguardava soprattutto <b>un protocollo di stimolazione epidurale ad alta frequenza<\/b>, nell&#8217;ordine dei kilohertz, capace di ridurre la spasticit\u00e0 e gli spasmi e di migliorare le capacit\u00e0 motorie.\u00a0<\/p>\n<p>    Non \u00e8 ancora un ritorno alla locomozione naturale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel maggio dello stesso anno \u00e8 stato impiantato Andrea Scotti, <\/b>con una lesione T11-T12 estesa al cono midollare e classificata AIS C, quindi incompleta, associata anche a un danno delle radici nervose. A sei mesi dall&#8217;intervento era arrivato a percorrere un chilometro con deambulatore e tutori. <b>Questa volta il punto di partenza \u00e8 differente:<\/b> i quattro partecipanti sono AIS A-B e non hanno recuperato durante lo studio la capacit\u00e0 di contrarre volontariamente <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/muscolo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">i muscoli<\/a> delle gambe. Le contrazioni necessarie a stare in piedi e avanzare continuano a essere generate dalla stimolazione. \u00abL\u2019aspetto clinicamente pi\u00f9 interessante \u00e8 che <b>non stiamo parlando di un recupero della capacit\u00e0 di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe<\/b>: quella capacit\u00e0 \u00e8 rimasta assente in tutti e quattro i partecipanti. Abbiamo invece trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, <b>il movimento del tronco<\/b>, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo\u00bb, sottolinea il <b>professor Pietro Mortini<\/b>.<\/p>\n<p>    <b>Quattro mesi per imparare a camminare<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il neurostimolatore, da solo, non basta. <b>Centrale \u00e8 stato un training quotidiano, intensivo e progressivo ne<\/b>l quale i partecipanti hanno imparato a utilizzare la stimolazione durante la stazione eretta e poi nella <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/deambulazione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">deambulazione<\/a>. Il programma \u00e8 partito da <b>esercizi per il controllo del tronco e l&#8217;attivazione degli arti inferiori c<\/b>on la neurostimolazione, per passare gradualmente alla posizione eretta, al trasferimento del peso e infine al cammino con il deambulatore.<br \/>\u00abIl risultato nasce dall\u2019<b>integrazione della stimolazione midollare con un percorso riabilitativo innovativo<\/b>, intensivo, progressivo e individualizzato, finalizzato a trasformare le risposte motorie evocate dalla stimolazione in capacit\u00e0 funzionali: dalla stazione eretta alle attivit\u00e0 della vita quotidiana in piedi, fino al cammino\u00bb, afferma il <b>dottor Sandro Iannaccone<\/b>, direttore del Dipartimento di Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori dell\u2019IRCCS Ospedale San Raffaele.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alla fine<b> tutti e quattro sono riusciti a camminare con un deambulatore senza assistenza manuale,<\/b> <b>n\u00e9 sistemi di sostegno del peso corporeo.<\/b> Il punteggio WISCI II, utilizzato per valutare la capacit\u00e0 di cammino nelle persone con lesione midollare, \u00e8 passato per tutti da zero a 9. Un partecipante ha percorso <b>132 metri in 42 minuti di cammino continuo<\/b> e tutti sono riusciti ad affrontare anche curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre hanno inoltre raggiunto la capacit\u00e0 di <b>mantenere la posizione eretta<\/b>, sostenendosi con una sola mano e utilizzando l&#8217;altra per semplici attivit\u00e0 quotidiane.<\/p>\n<p>    <b>La differenza con le interfacce cervello-midollo<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi anni, <b>altri gruppi di ricerca hanno ottenuto risultati importanti anche nelle lesioni motorie complete<\/b> utilizzando sistemi di stimolazione sviluppati ad hoc, programmi spazio-temporali o pi\u00f9 sofisticate<b> interfacce cervello-midollo<\/b>. In queste ultime, elettrodi impiantati a livello cerebrale registrano l&#8217;attivit\u00e0 corticale e algoritmi traducono l&#8217;intenzione di movimento in comandi destinati allo stimolatore spinale. Il TMC segue una strada differente: non cerca il comando direttamente nel cervello, ma sfrutta un movimento volontario ancora disponibile. <b>Negli altri tre partecipanti il movimento controllato dal tronco \u00e8 stato combinato con una stimolazione ciclica dell&#8217;arto controlaterale<\/b>; uno \u00e8 riuscito invece a controllare attraverso specifici movimenti del tronco sia la gamba destra sia quella sinistra.<\/p>\n<p>    \u00abIl corpo stesso diventa parte dell&#8217;interfaccia di controllo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non servono un secondo impianto cerebrale, sensori esterni o algoritmi per decodificare in tempo reale i segnali corticali.<br \/>\u00abDal punto di vista neuroingegneristico, <b>il dato rilevante \u00e8 che il corpo stesso diventa parte dell\u2019interfaccia di controllo.<\/b> Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo <b>l\u2019interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso<\/b> per generare il comando necessario al passo. \u00c8 un principio semplice, ma proprio questa semplicit\u00e0 potrebbe renderlo particolarmente interessante dal punto di vista traslazionale\u00bb, conclude<b> Silvestro Micera,<\/b> professore di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant\u2019Anna.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-09-07T20:00:28+02:00\">7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 20:00)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Ruggiero Corcella Lo studio pubblicato su Med &#8211; 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