{"id":670322,"date":"2026-09-07T23:34:33","date_gmt":"2026-09-07T23:34:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/670322\/"},"modified":"2026-09-07T23:34:33","modified_gmt":"2026-09-07T23:34:33","slug":"in-nomine-doomini-vol-14-piu-riffoni-che-caproni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/670322\/","title":{"rendered":"In Nomine Doomini vol. 14: pi\u00f9 riffoni che caproni |"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono andato a risentirmi <a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2021\/12\/18\/nuovi-dischi-doom-metal\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Your Time to Shine<\/strong><\/a>, che ricordavo proprio come un bel dischetto. Perch\u00e9 invece l\u2019ultimo dei <strong>MONOLORD<\/strong>, intitolato <strong>Neverending<\/strong>, non mi sta facendo proprio lo stesso effetto, diciamo. Gestazione manco corta, cinque anni tra le due uscite, poi oh, come sono andate le cose lo sanno loro, mica io. Di fatto per\u00f2, si sapeva, i Monolord hanno abbandonato la via ortodossa, quella che transita tra i due colossi <a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/tag\/sleep\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Sleep<\/strong><\/a> ed <a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/tag\/electric-wizard\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Electric Wizard<\/strong><\/a>, e procedono ora su <strong>percorsi pi\u00f9 classic rock, oppure post-rock<\/strong> (non proprio post-metal), dipende dai punti di vista. Di fatto come i <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/tag\/pallbearer\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pallbearer<\/a><\/strong>, che per\u00f2 con l\u2019ultimo album hanno tirato fuori <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2024\/06\/14\/mind-burns-alive-pallbearer-recensione-review\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">qualcosa di eccezionale<\/a><\/strong> (opinione certo non popolare, lo so). Strada non dissimile quella intrapresa dai tre svedesi, ma stavolta il risultato non convince. Voglio dire, un brano in apertura come Iodine fa sicuramente il suo, non lo nego, ma non \u00e8 mica qualcosa di inatteso per gente del mestiere e con tutto quel mestiere. O il singolo You Bastard, riff nerboruto e vocina flebile. Vocina aliena, scuola Ozzy, ma sicuro pi\u00f9 vaga, tutt\u2019altro che magnetica. I brani stavolta sono contenuti nel minutaggio, facendo trasparire appunto intenzioni pi\u00f9 rock che doom metal. Niente di male in s\u00e9, anzi. <strong>Ma il risultato stavolta \u00e8 moscio<\/strong>. Non intimo, crepuscolare, meditabondo. No: moscio. Spiace, ma questa volta non mi vengono in mente parole migliori per descrivere un disco dei Monolord.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Veterani della scena stoner\/doom, addiruttura trent\u2019anni di attivit\u00e0, i <strong>SOLACE<\/strong><strong> <\/strong>del New Jersey. Formazione rimaneggiata attorno ai due chitarristi, anche a causa della scomparsa del cantante storico. <strong>Fading Failing Ruin<\/strong> \u00e8 un album lunghetto e monolitico, fatto di riff mid-tempo, influenze southern (<strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2026\/05\/04\/corrosion-of-conformity-good-god-baad-man-recensione-review\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Corrosion of Conformity<\/a><\/strong>) e prossimit\u00e0 con stoner ed hardcore, secondo la tradizione della scena doom della East Coast statunitense. Nulla di particolarmente nuovo, va da s<strong>\u00e9. Musica con la barba lunga e gli occhiali da sole. <\/strong>Con la lattina di birra aperta sopra l\u2019amplificatore. Quintessenza americana. Le coordinate non \u00e8 che siano stravolte, rispetto agli storici 13 e Further. Ancora voglia di svarioni figli di<strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/tag\/kyuss\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Kyuss<\/a><\/strong> e <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/tag\/monster-magnet\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Monster Magnet<\/a><\/strong>. Ma un suono un po\u2019 pi\u00f9 definito. Non perch\u00e9 addomesticato, ovvio. Ma pi\u00f9 \u201cmaturo\u201d: a voi stabilire se si tratta di un bene o no. Un buon album, comunque.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dallo Stato di New York, i <strong>RESTLESS SPIRIT<\/strong> portano avanti da qualche anno la bandiera di uno stoner doom sabbathiano, piuttosto indebitato con <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2012\/11\/20\/the-sword-il-video-di-the-veil-of-isis\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Sword<\/a><\/strong> e <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2024\/08\/30\/mastodon-leviathan-recensione-ventennale-review\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mastodon<\/a><\/strong>. Quindi maschio, vagamente psichedelico, grasso e progressivo. Il nuovo album, intitolato semplicemente <strong>Restless Spirit<\/strong>, viaggia su quelle coordinate l\u00ec. Riff avventurosi, voci piene di eco, ritmiche massicce, solismo relativamente fantasioso. Red in Tooth and Claw, per dire, ha visionariet\u00e0 ruffiana. Altri brani, tipo Desolation\u2019s Wake, pure se con fraseggi articolati, procedono dritti e sfrontati, rock ed energici, diretti. Non sono originali, i Restless Spirit, n\u00e9 particolarmente ispirati. <strong>Sono un gruppo cazzuto che ci sa fare, anche decisamente bene<\/strong>. Sono sicuro che ad incontrarli dal vivo si suderebbe copiosamente, e anche felicemente. Su disco, comunque complice una produzione eccellente, il disco intrattiene. Non restano in mente canzoni in particolare, ma l\u2019approccio grezzo e comunque articolato, oltre all\u2019ascendenza melodica coi \u201990 grunge e stoner,\u00a0 strappa pi\u00f9 di un headbanging convinto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagino i <strong>REZN<\/strong> come dei Deftones votati anima e corpo a una versione doom progressiva della loro musica. Che c\u2019azzeccano i Deftones col doom? Beh, siamo nell\u2019epoca post del post e ormai le combinazioni si provano tutte. <strong>Cycles in the Infinite Dream<\/strong> \u00e8 addirittura il sesto album e io ammetto col capo cosparso di cenere che era almeno dagli ultimi due che avrei potuto\/dovuto occuparmene. Perch\u00e9, anche se non esattamente la mia tazza di t\u00e9, godono di buona reputazione nella \u201cstampa\u201d virtuale. Questo perch\u00e9 sicuramente valgono. E vale questo disco, anche se su coordinate ormai del tutto post rispetto a quelle pi\u00f9 consuete della rubrica. Questo perch\u00e9, a livello melodico\/armonico, nei Rezn domina il Nu Metal, piuttosto che l\u2019ortodossia sabbathiana. Arduo quindi giustificarne la presenza qui, oggi, in questo calderone. Ma non aspettatevi una boy band di pagliacci coi chitarroni, anzi. L\u2019iniziale Rites of Passage \u00e8 formidabile, procede di notte sulla strada costiera che parte dal quartetto\/quintetto di Sacramento e arriva ai <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2026\/04\/29\/tool-10-000-days-recensione-review\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Tool<\/a><\/strong>. Poi c\u2019\u00e8 sempre una vena psichedelica che, senza tirarla davvero troppo per i capelli, potrebbe persino accumarli agli <strong><a href=\"https:\/\/metalskunk.com\/2012\/01\/13\/yob-atma\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Yob<\/a><\/strong>. <strong>Qualche lamento di troppo, forse, ma anche diversi momenti parecchio ispirati<\/strong>. Ecco, se un giorno non dovesse essere pi\u00f9 possibile continuare a riciclare i riff di Iommi (e speriamo non accada mai), questa sarebbe una possibile deriva alternativa. Poi, che Cycles in the Infinite Dream possa suonare nuovo e moderno, nonostante si rifaccia pesantemente a musica di venti\/trenta anni fa (anzich\u00e8 di cinquanta anni fa), ci d\u00e0 la misura di quello che possiamo ritenere \u201cnuovo\u201d e \u201cmoderno\u201d nella palude in cui ci troviamo. (Lorenzo Centini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sono andato a risentirmi Your Time to Shine, che ricordavo proprio come un bel dischetto. 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