{"id":672025,"date":"2026-09-09T00:01:30","date_gmt":"2026-09-09T00:01:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/672025\/"},"modified":"2026-09-09T00:01:30","modified_gmt":"2026-09-09T00:01:30","slug":"un-giorno-senza-donne-il-docufilm-sullo-storico-sciopero-che-paralizzo-lislanda-arriva-al-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/672025\/","title":{"rendered":"\u201cUn giorno senza donne\u201d: il docufilm sullo storico sciopero che paralizz\u00f2 l\u2019Islanda arriva al cinema"},"content":{"rendered":"<p>Era il 24 ottobre del 1975 quando in\u00a0Islanda 25.000 donne decisero di scioperare, dando vita al \u201c<a href=\"https:\/\/kvennaar.is\/kvennaverkfall-2025\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\" data-wpel-link=\"external\">kvennafri<\/a>\u201d o \u201cgiorno libero femminile\u201d. Una giornata storica, in cui le donne dell\u2019intero Paese abbandonarono per 24 ore il proprio lavoro: nelle fabbriche, negli uffici, nelle proprie case. Tutte ferme, in segno di protesta.<\/p>\n<p>Il loro obiettivo era semplice, ma potentissimo: dimostrare quanto il lavoro femminile fosse essenziale per il funzionamento di una intera societ\u00e0 e quanto fosse poco riconosciuto. Quella giornata sarebbe diventata uno dei momenti simbolo della lunga battaglia islandese per la parit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p>Leggi anche:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.greenme.it\/lifestyle\/costume-e-societa\/sciopero-donne-islanda-gender-gap-stipendi\/\" data-wpel-link=\"internal\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Oggi storico sciopero delle donne in Islanda (prima ministra compresa): \u201cvogliamo parit\u00e0 di stipendi\u201d<\/a><\/p>\n<p>Da allora, le donne islandesi hanno ripetuto la protesta altre sei volte: nel 1985, 2005, 2010, 2016, 2018 e 2023 e oggi questa straordinaria storia di disobbedienza civile\u00a0<strong>arriva al cinema col docufilm da<\/strong>l titolo \u201cUn giorno senza donne\u201c, diretto da Pamela Hogan.<\/p>\n<p>La giornata libera delle donne<\/p>\n<p>Il 24 ottobre 1975 le donne islandesi smisero dunque di lavorare, cucinare e occuparsi dei figli. Scuole chiuse, uffici svuotati e padri \u201ccostretti\u201d a portare i bambini al lavoro: bast\u00f2 un giorno per mostrare a un\u2019intera nazione quanto il lavoro femminile fosse indispensabile.<\/p>\n<p>Immaginate un Paese in cui, all\u2019improvviso, <strong>nove donne su dieci decidono di fermarsi<\/strong>. \u00c8 esattamente quello che accadde in Islanda quel giorno, in una data entrata nella storia come il Women\u2019s Day Off, la \u201cGiornata libera delle donne\u201d.<\/p>\n<p>Quel giorno le islandesi <strong>mostrarono che cosa sarebbe successo se il lavoro delle donne, retribuito e non retribuito, fosse improvvisamente scomparso<\/strong>. E il Paese, di fatto, si ferm\u00f2. Secondo le stime degli organizzatori, partecip\u00f2 circa il <strong>90% delle donne islandesi<\/strong>. A Reykjav\u00edk, 25mila persone \u2013 oltre<a href=\"https:\/\/www.inspiredbyiceland.com\/stories\/day-iceland-women-stopped-working\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\" data-wpel-link=\"external\"> l\u201911% dell\u2019intera popolazione<\/a> nazionale di allora \u2013 si riunirono nel centro della citt\u00e0 per una delle pi\u00f9 grandi manifestazioni all\u2019aperto della storia islandese.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le donne scioperarono?<\/p>\n<p>La protesta nacque durante l\u2019<strong>Anno internazionale della donna proclamato dalle Nazioni Unite<\/strong>. In quei mesi, il movimento femminista islandese aveva iniziato a discutere apertamente delle profonde disuguaglianze che attraversavano il Paese. Le donne guadagnavano meno degli uomini anche svolgendo mansioni analoghe. Il lavoro domestico e quello di cura continuavano a essere considerati quasi invisibili e la presenza femminile nei luoghi in cui si prendevano decisioni politiche o salariali era minima.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1434297\" class=\"wp-image-1434297 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scioperodonne.jpg\" alt=\"sciopero donne islanda\" width=\"800\" height=\"532\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1434297\" class=\"wp-caption-text\">@Johannes Jansson\/Wikimedia Commons<\/p>\n<p>Nel 1975, per esempio, <strong>solo tre donne sedevano nel Parlamento islandese, appena il 5% dei deputati<\/strong>. A livello locale la percentuale era ancora pi\u00f9 bassa. Fu cos\u00ec che cominci\u00f2 a circolare una proposta inizialmente considerata quasi impossibile: uno sciopero nazionale delle donne.<\/p>\n<p>Le organizzatrici discussero a lungo su come chiamare la protesta. Alcune volevano parlare apertamente di \u201csciopero delle donne\u201d, mentre altre temevano che il termine potesse scoraggiare le partecipanti o incontrare l\u2019opposizione dei datori di lavoro. Alla fine, fu scelta la formula pi\u00f9 morbida di \u201cWomen\u2019s Day Off\u201d, giornata libera delle donne con un messaggio ben chiaro: b<strong>e il lavoro delle donne non viene riconosciuto, allora proviamo a vedere cosa succede quando quel lavoro scompare.<\/strong><\/p>\n<p>La risposta super\u00f2 ogni aspettativa e la mobilitazione mostr\u00f2 cos\u00ec che il lavoro femminile non era un elemento marginale della societ\u00e0, ma uno dei suoi pilastri.<\/p>\n<p>Nel <strong>1976<\/strong>, appena un anno dopo, l\u2019Islanda approv\u00f2 la sua prima legge sull\u2019uguaglianza di genere, istituendo anche un Consiglio incaricato di promuovere pari diritti e opportunit\u00e0 tra uomini e donne.\u00a0Negli anni successivi aument\u00f2 progressivamente anche la presenza delle donne nella politica. Nel 1980 <strong>Vigd\u00eds Finnbogad\u00f3ttir venne eletta presidente dell\u2019Islanda<\/strong>, diventando la prima donna al mondo eletta democraticamente alla presidenza di una Repubblica. Nello stesso anno il congedo di maternit\u00e0 retribuito venne esteso a tutte le lavoratrici.<\/p>\n<p>Il film<\/p>\n<p>Quella giornata straordinaria arriva ora nei cinema italiani con \u201cUn giorno senza donne\u201d (The Day Iceland Stood Still), il documentario diretto da Pamela Hogan, nelle sale dal <strong>10 settembre 2026<\/strong> con Trent Film.<\/p>\n<p>In 70 minuti, il film ricostruisce lo storico sciopero attraverso interviste alle protagoniste, materiali d\u2019archivio e sequenze animate, restituendo il clima, l\u2019ironia e la forza collettiva di una mobilitazione capace di mostrare quanto il lavoro femminile, retribuito e domestico, fosse essenziale al funzionamento della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che una semplice ricostruzione storica, Un giorno senza donne \u00e8 un racconto corale sulla capacit\u00e0 delle donne di trasformare una rivendicazione in un gesto concreto e potentissimo. A chiudere il film c\u2019\u00e8 anche Bj\u00f6rk, che firma il brano dei titoli di coda.<\/p>\n<p>A distanza di oltre cinquant\u2019anni, Un giorno senza donne non \u00e8 soltanto un documentario storico. La questione del lavoro di cura continua, infatti, a essere centrale nel dibattito sulla parit\u00e0. Gran parte delle attivit\u00e0 domestiche e familiari resta ancora oggi svolta soprattutto dalle donne in molte parti del mondo, con conseguenze sull\u2019occupazione, sui redditi, sulle pensioni e sulla possibilit\u00e0 di accedere ai ruoli di maggiore responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 quelle immagini del 1975 riescono ancora a parlarci e, ahinoi, non raccontano un mondo lontano in cui le donne chiedevano qualcosa che oggi abbiamo definitivamente ottenuto.<\/p>\n<p>Dove vedere Un giorno senza donne<\/p>\n<p>Essendo un film documentario distribuito da un circuito indipendente come Trent Film, la programmazione si concentra principalmente nei cinema d\u2019essai, sale della comunit\u00e0 e cinema storici delle varie citt\u00e0, spesso con proiezioni evento o in lingua originale con sottotitoli.<\/p>\n<p>Tra le sale gi\u00e0 confermate ci sono:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Roma<\/strong> \u2013 Cinema delle Provincie, Viale delle Provincie 41: 10 settembre ore 18:30, 11 settembre ore 16:00, 12 settembre ore 18:30, poi 16 settembre ore 16:00 e 17 settembre ore 18:30, in versione originale<\/li>\n<li><strong>Roma<\/strong> \u2013 Cinema Farnese: il film \u00e8 gi\u00e0 inserito nella programmazione\/eventi del cinema, anche se al momento della verifica la pagina non mostrava chiaramente tutti gli orari<\/li>\n<li><strong>Bologna<\/strong> \u2013 Cinema Teatro Galliera: 10 settembre alle 21:00, con Erika Capasso ospite in sala, e 15 settembre alle 19:30<\/li>\n<li><strong>Bergamo<\/strong> \u2013 Cinema Conca Verde: 10 settembre alle 21:00, 11 settembre alle 19:00 e 16 settembre alle 19:00; il film \u00e8 proposto in inglese con sottotitoli italiani<\/li>\n<li><strong>Santeramo in Colle (Bari)<\/strong> \u2013 Pixel Cinema: proiezioni annunciate per 14 e 15 settembre.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Era il 24 ottobre del 1975 quando in\u00a0Islanda 25.000 donne decisero di scioperare, dando vita al \u201ckvennafri\u201d o&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":672026,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[370388,83872,2429,203,454,19581,204,1537,90,89,1521,5443,29066],"class_list":["post-672025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-diritti-dei-lavoratori","tag-diritti-delle-donne","tag-donne","tag-entertainment","tag-film","tag-in-evidenza","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-movies","tag-parita-di-genere","tag-scioperi"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117238150041118781","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/672025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=672025"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/672025\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/672026"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=672025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=672025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=672025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}