{"id":672278,"date":"2026-09-09T04:08:27","date_gmt":"2026-09-09T04:08:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/672278\/"},"modified":"2026-09-09T04:08:27","modified_gmt":"2026-09-09T04:08:27","slug":"diabete-quanto-rischiano-cuore-e-reni-un-esame-del-sangue-te-lo-dira-per-prevenzione-e-cure-su-misura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/672278\/","title":{"rendered":"Diabete, quanto rischiano cuore e reni? Un esame del sangue te lo dir\u00e0, per prevenzione e cure su misura"},"content":{"rendered":"<p>Si fa presto a parlare di <strong>diabete di tipo 2<\/strong>. Ogni persona che ne soffre rappresenta ovviamente un microcosmo a se stante, con specifiche caratteristiche di malattia che possono portare verso percorsi pi\u00f9 o meno pericolosi, con un\u2019attenzione che deve andare oltre i semplici valori di glicemia, emoglobina glicata, curva da carico glucidica). Per fortuna, \u00e8 in arrivo <strong>un test<\/strong> che permette di andare oltre.<\/p>\n<p>Lo presenta uno studio collaborativo europeo, appena pubblicato su Cell Metabolism che suggerisce un nuovo modo, rapido e a basso costo, per leggere tra le righe della glicemia, andando a identificare le persone a maggior rischio di complicanze cardio e nefro-vascolari e di mortalit\u00e0, gi\u00e0 all\u2019indomani della diagnosi di <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/diabete-tutto-quello-che-devi-sapere\/2184\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">diabete.<\/a> Questo consentirebbe di impostare da subito <strong>strategie terapeutiche pi\u00f9 energiche e controlli pi\u00f9 serrati<\/strong> per le persone a maggior rischio, salvando cos\u00ec anni e qualit\u00e0 di vita. Lo studio porta la firma di Riccardo Bonadonna, professore ordinario di Endocrinologia all\u2019Universit\u00e0 di Verona e Presidente eletto della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia (SID).\n<\/p>\n<p>Cosa dice la ricerca<\/p>\n<p>La ricerca ha coinvolto circa 70 mila persone di origine europea con <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/diabete-mellito-tipo-2-sintomi-dieta\/2204\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">diabete di tipo 2<\/a>, di cui oltre 1500 di nuova diagnosi; il loro emocromo \u00e8 stato esaminato da <strong>uno speciale algoritmo<\/strong> che ha permesso di assegnarle a quattro diversi profili immunitari, ognuno dei quali correlato ad un diverso rischio di mortalit\u00e0 e complicanze.<\/p>\n<p><strong>La formula leucocitaria<\/strong> (che nell\u2019emocromo indica la percentuale delle diverse cellule immunitarie circolanti: neutrofili, linfociti, monociti) \u2018letta\u2019 con uno speciale algoritmo ha individuato <strong>quattro diversi profili di rischio<\/strong> (\u2018endotipi\u2019), riproducibili e stabili nel tempo: una forma infiammatoria severa (SIND), una infiammatoria lieve (MIND), una forma ricca di linfociti (LYRD) e una carente di linfociti (LYDD).<\/p>\n<p><strong>I profili a maggior rischio<\/strong> (SIND e LYDD) sono caratterizzati da un\u2019infiammazione trainata dai monociti (le cellule immunitarie della risposta infiammatoria innata) e da un\u2019alterazione della funzionalit\u00e0 dei linfociti. In queste persone, <strong>il sistema immunitario<\/strong> innato \u00e8 iperattivato, mentre quello adattativo \u00e8 disregolato, un doppio squilibrio che negli anni pu\u00f2 favorire il danno vascolare e renale osservato nello studio.<\/p>\n<p>Le possibili conseguenze per il paziente<\/p>\n<p>Le persone con diabete di tipo 2, appartenenti ai profili SIND e LYDD, presentano <strong>un rischio significativamente pi\u00f9 elevato<\/strong> di andare incontro a <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/problemi-cardiaci-i-campanelli-dallarme-nascosti\/452060\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">eventi cardiovascolari<\/a>, di compromissione della funzione renale e di mortalit\u00e0, rispetto agli altri due gruppi (LYRD e MIND). E sono differenze indipendenti da et\u00e0, sesso, peso corporeo o livello di emoglobina glicata: gli \u2018endotipi\u2019 e il rischio a loro collegato, restano tali, anche una volta tenuti sotto controllo questi fattori, segno che riflettono una biologia immunitaria autonoma e non semplicemente un diabete \u2018pi\u00f9 avanzato\u2019 o un paziente \u2018pi\u00f9 fragile\u2019 in partenza.<\/p>\n<p>Prevedere con pi\u00f9 precisione il rischio di complicanze<\/p>\n<p>Questo studio apre dunque <strong>una nuova prospettiva di medicina di precisione<\/strong>, applicabile su larga scala e low-cost: infatti a differenza di molte classificazioni molecolari che richiedono tecnologie complesse e costose, gli \u2018endotipi\u2019 immunitari definiti in questo studio si basano sull\u2019emocromo, un esame a basso costo e di routine in qualunque laboratorio di analisi, gi\u00e0 eseguito almeno una volta da tutti i pazienti, che viene interpretato da un algoritmo gi\u00e0 reso disponibile in maniera \u2018aperta\u2019 sul web.<\/p>\n<p>Integrare nella valutazione delle caratteristiche cliniche <strong>il profilo immunitario del paziente<\/strong> migliora dunque la capacit\u00e0 di stimare il rischio cardiovascolare rispetto al classico punteggio SCORE2-Diabetes, attualmente utilizzato nella pratica clinica per valutare la probabilit\u00e0 di eventi cardiovascolari nelle persone con diabete.<\/p>\n<p>\u201cQuesto significa che \u2013 spiega il professor Bonadonna \u2013 fin dal momento della diagnosi di diabete di tipo 2, ma anche a distanza di anni dalla diagnosi, sar\u00e0 possibile individuare i sottogruppi di pazienti a maggior rischio di complicanze e di premorienza, e indirizzarli cos\u00ec verso un monitoraggio cardiovascolare e renale pi\u00f9 stretto, o verso strategie terapeutiche pi\u00f9 aggressive e mirate, ben prima che le complicanze si manifestino clinicamente\u201d.<\/p>\n<p>Verso nuove terapie<\/p>\n<p>Molto interessante anche il fatto che <strong>il profilo infiammatorio dei SIN<\/strong>D, l\u2019endotipo a rischio pi\u00f9 alto, <strong>\u00e8 modificabile<\/strong>. \u201cAbbiamo osservato una sua attenuazione sia con farmaci antagonisti dell\u2019interleuchina-1 beta, sia dopo interventi di chirurgia bariatrica \u2013 spiega Bonadonna \u2013 Questo suggerisce che il diverso profilo infiammatorio non sia solo un marcatore prognostico, ma <strong>un possibile bersaglio terapeutico<\/strong> sul quale intervenire per modificare la traiettoria clinica dei pazienti pi\u00f9 a rischio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuesto lavoro conferma quanto la comunit\u00e0 diabetologica sostiene da tempo: il diabete tipo 2 va affrontato<strong> superando le classificazioni tradizionali<\/strong> basate solo su glicemia ed emoglobina glicata, per allargare la visione alla sua eterogeneit\u00e0 biologica \u2013 ha commentato la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia \u2013 La possibilit\u00e0 di stratificare il rischio con un esame facilmente esguibile\u00a0 in ogni laboratorio apre una strada concreta verso una diabetologia di precisione, in grado di identificare molto precocemente le persone che necessitano di un\u2019attenzione clinica rafforzata\u201d.<\/p>\n<p class=\"note\">Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e\/o per la prescrizione di terapie personalizzate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si fa presto a parlare di diabete di tipo 2. 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