{"id":67279,"date":"2025-08-25T03:11:10","date_gmt":"2025-08-25T03:11:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/67279\/"},"modified":"2025-08-25T03:11:10","modified_gmt":"2025-08-25T03:11:10","slug":"olga-e-lo-stupro-emma-e-le-botte-amira-e-la-poverta-le-donne-convinte-a-non-abortire-dai-pro-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/67279\/","title":{"rendered":"Olga e lo stupro, Emma e le botte, Amira e la povert\u00e0: le donne convinte a non abortire dai Pro Vita"},"content":{"rendered":"<p>Francesca (nome di fantasia,ndr) \u00e8 di nuovo incinta del compagno che la picchia: buoni spesa e cestini di alimenti. Amira ha gi\u00e0 quattro figli e due nipotini di cui si prende cura, sia suo marito che lei sono disoccupati: pannolini e qualche affitto. Stefany ha gi\u00e0 tre bambini da tre compagni diversi, \u00e8 sola, ha problemi di salute mentale: cibo e biberon. Queste sono solo alcune delle centinaia di storie delle donne convinte dai Pro Vita piemontesi a non abortire. Per \u201csuperare le difficolt\u00e0 economiche e sociali che potrebbero portarle all\u2019interruzione di gravidanza\u201d, le associazioni utilizzano <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/torino\/2025\/08\/17\/news\/fondi_regionali_pro_vita_destinazione-15273244\/#google_vignette\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il milione di euro finanziato con il Fondo Vita Nascente della Regione Piemonte<\/a> (58.750 euro a onlus nel 2023): pagano canoni di locazione, qualche seduta da uno psicologo, elettrodomestici, latte in polvere e passeggini. <strong>Ma se le donne aiutate in un anno sono state 561, in media ognuna ha ricevuto 1.675 euro; secondo Federconsumatori, per mantenere un figlio servono tra i 7 e i 17 mila euro l&#8217;anno. Ogni anno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019Interruzione di gravidanza gi\u00e0 prenotata<\/strong><\/p>\n<p>Ogni rendicontazione \u00e8 diversa. C&#8217;\u00e8 chi si sofferma maggiormente sulle storie delle donne, chi meno. Alcune onlus ammettono:<strong> quando l&#8217;abbiamo incontrata aveva gi\u00e0 l&#8217;appuntamento per abortire. <\/strong>Come Sara, la ragazza accompagnata dalla cugina, gi\u00e0 una figlia, sola, andata via da una Regione del Sud e tornata dai genitori per problemi con la famiglia della compagna: la promessa di aiuto e supporto morale l&#8217;avrebbero convinta; e poi fasciatoio, passeggino, integratori. Sono molti i casi di donne abbandonate dal partner, Gisella \u00e8 figlia di una ragazza madre, la stessa famiglia d&#8217;origine ha problemi economici: attrezzatura e pannolini, va avanti con la gravidanza. Anche \u201cDonna 22\u201d aveva gi\u00e0 prenotato l&#8217;Ivg, abbandonata dal compagno, va avanti con la promessa di sostegno materiale e morale: medicine, trio nuovo. <strong>\u201cDonna 10\u201d era gi\u00e0 aiutata per la bimba di 8 mesi, il compagno \u00e8 ludopatico, i pochi soldi scivolano via cos\u00ec, lui non accetta un aiuto, lei viene convinta per il rapporto di fiducia con la associazione.<\/strong> La parola fiducia tornerebbe, nelle rendicontazione, anche nella storia di Aisha, che aspetta il quarto figlio, ha grandi problemi economici e vive in un alloggio minuscolo: latte, pannolini, un canone d&#8217;affitto. Ma a tornare spesso \u00e8 anche la parola  <strong>\u201cdubbio&#8221;, solitudine, monoreddito.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La nuova vita va accettata, anche se frutto di violenza <\/strong><\/p>\n<p>Un&#8217;associazione lo dice chiaro e tondo. Le &#8220;mamme&#8221;, nel percorso verso l&#8217;autonomia, sono accompagnate ad accogliere il loro bambino, <strong>ad accettarlo pienamente anche quando frutto di una violenza. Olga vive per strada, riceve quasi 10 mila euro di aiuti, tra cui il pagamento di hotel e perizia psichiatrica<\/strong>. \u201cDonna n. 22\u201d ha gi\u00e0 tre figli, \u00e8 italiana, riceve buoni spesa e cestini di alimenti; \u00e8 sola perch\u00e9 il padre \u00e8 stato allontanato dopo aver picchiato il pi\u00f9 piccolo. Emma arriva alla onlus con il passaparola; ha una figlia di tre mesi e confessa di essere picchiata dal compagno. Non accetta di denunciarlo, ma assicura di averlo allontanato: qualche tempo dopo, la situazione sembra essersi normalizzata, ma lei ammette che il compagno si \u00e8 riavvicinato. Poco dopo, \u00e8 di nuovo incinta. <strong>La onlus da cui \u00e8 sostenuta si direbbe rallegrata per questa nuova vita, ma preoccupata per il ritorno con l&#8217;uomo violento<\/strong>. Starebbero cercando di convincerla a denunciarlo. Come sottolinea uno dei Centri di aiuto alla vita che riceve le risorse dall&#8217;assessorato al Welfare,<strong> il Fondo da un milione di euro non sarebbe finalizzato al supporto sociale, ma al supporto alla maternit\u00e0: l&#8217;obiettivo, quindi, \u00e8 innanzitutto promuovere la vita di chi deve ancora nascere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La maternit\u00e0 a tutti i costi<\/strong><\/p>\n<p>E cos\u00ec, un\u2019altra associazione Pro Vita lo scrive chiaro e tondo: l\u2019esperienza pi\u00f9 significativa per una donna? La maternit\u00e0. Anche se nei casi elencati maternit\u00e0 fa rima con lavoro in nero, disoccupazione, precariet\u00e0. <strong>Alessandra, 29 anni, ha gi\u00e0 quattro figli piccoli, il marito \u00e8 disoccupato: riceve tutto ci\u00f2 che serve per una nuova gravidanza, dallo scalda biberon agli omogeneizzati.<\/strong> Nkechi ha gi\u00e0 sei figli, aspetta il settimo, il padre ha un lavoro precario, riceve 4 mila euro tra babysitting e bollette. <strong>Tatiana \u00e8 dubbiosa perch\u00e9 ha gi\u00e0 tre bimbi tra i 4 e i 12 anni, ma secondo il Centro di aiuto alla vita non ci sarebbero particolari problemi ad accogliere un nuovo figlio, se non quelli economici. <\/strong>Aminata ha quarantacinque anni, arriva dalla Costa d&#8217;Avorio, ha gi\u00e0 4 figli e due nipotini in affidamento per la morte dei genitori; quando scopre di essere incinta entrambi sono disoccupati. A una famiglia in gravi condizioni economiche, oltre pannolini e affitti, verrebbe offerto un <strong>percorso di accettazione della creatura<\/strong>. Una giovane donna, Irina, vive in una roulotte: bassa scolarit\u00e0, telefonate periodiche per il secondo figlio; arriva il terzo, \u00e8 in confusione, ma <strong>lunghe chiacchierate la rasserenano.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tra problemi di salute mentale e malattie debilitanti<\/strong><\/p>\n<p>Depressione, problemi di salute mentale, malattie fisiche debilitanti e gi\u00e0 altri figli di cui prendersi cura. Imane ha 35 anni, origini marocchine, ha gi\u00e0 tre bambini avuti da tre persone diverse e si sta separando anche dall&#8217;ultimo compagno; <strong>uno dei ragazzi ha problemi comportamentali, ma li avrebbe anche lei.<\/strong> Un&#8217;altra donna incinta \u00e8 italiana, ha quasi 40 anni, \u00e8 affetta da sclerosi multipla e colite ulcerosa, ha gi\u00e0 un&#8217;altra figlia e l&#8217;aiuto pu\u00f2 essere solo saltuario perch\u00e9 non ha un&#8217;automobile con cui raggiungere l&#8217;associazione. C&#8217;\u00e8 poi una giovane che \u00e8 stata espulsa dalla famiglia d&#8217;origine, si chiama Layla: ha subito violenza, il compagno \u00e8 rimasto nel Paese del Nord Africa e <strong>arriva con problemi di salute fisica, malnutrita, depressa; ricever\u00e0 supporto emotivo, spesa e affitti. <\/strong>Ma non c&#8217;\u00e8 nazionalit\u00e0 che tenga. Perch\u00e9 anche Valentina ha seri problemi di salute, e di fatto \u00e8 sola perch\u00e9 il compagno non partecipa alla gravidanza. <strong>I gravissimi problemi economici sono un filo rosso che collega tutte le storie.<\/strong> <strong>Irene riceve sostegno morale perch\u00e9 affetta da depressione, il marito non ha un lavoro e spesso torna dalla famiglia d&#8217;origine, ha gi\u00e0 due figli: affitto, alimentari, prodotti per l&#8217;igiene.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Francesca (nome di fantasia,ndr) \u00e8 di nuovo incinta del compagno che la picchia: buoni spesa e cestini di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":67280,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1480],"tags":[1944,43581,239,1537,90,89,240,1942,1943,1940,1941],"class_list":{"0":"post-67279","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute-femminile","8":"tag-femminile","9":"tag-giulia-ricci","10":"tag-health","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-salute","15":"tag-salute-femminile","16":"tag-salutefemminile","17":"tag-womens-health","18":"tag-womenshealth"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67279","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67279"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67279\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67279"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67279"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67279"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}