{"id":67621,"date":"2025-08-25T07:58:15","date_gmt":"2025-08-25T07:58:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/67621\/"},"modified":"2025-08-25T07:58:15","modified_gmt":"2025-08-25T07:58:15","slug":"bene-fa-bene-ma-e-buono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/67621\/","title":{"rendered":"Bene fa bene, ma \u00e8 buono?"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019assassino <\/strong><strong>dell\u2019estate \u00e8 il guacamole. Il botulino non uccide pi\u00f9 tramite melanzane sott\u2019olio malamente confezionate e poi sversate da nient\u2019affatto malintenzionate nonne meridionali nei panini del pranzo a sacco per il mare<\/strong>: un quadro ormai pass\u00e8, sequenza neorealista di quando eravamo brutti, sporchi e cattivi. Ora siamo belli, sani e buoni, mangiamo per ritardare l\u2019invecchiamento, collocarci politicamente, prendere posizione sul mondo e salvarlo.<\/p>\n<p>\t\t\tLa scheda<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/torino\/2025\/08\/13\/news\/botulino_cosa_sapere_botulismo-15269596\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cos\u2019\u00e8 il botulismo, come prevenirlo e come riconoscerlo. In Italia 574 casi confermati dal 2001<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t13 Agosto 2025<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/torino\/2025\/08\/13\/news\/botulino_cosa_sapere_botulismo-15269596\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/154357676-426ee241-94b2-40b9-84f1-855ed82ec8bf.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"125\" height=\"125\"\/> <\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p>L\u2019<strong>avocado<\/strong>, che del guacamole \u00e8 ingrediente fondativo, e dal guacamole \u00e8 arrivato ovunque, unico migrante colonizzatore del nuovo secolo, assolve a tutte queste funzioni. Fa bene, benissimo, ha gli omega3, le proteine, sta bene su tutto giacch\u00e9 non sa di niente, \u00e8 un frutto, \u00e8 verde, quando \u00e8 crudo sembra cotto, obbedisce al cucchiaio e alla globalizzazione senza perdere esotismo. <strong>Ha propriet\u00e0 prodigiose, e noi mangiamo solo prodigi<\/strong>. Finiamo sempre seduti accanto a un nutrizionista velleitario che ce li spiega. E che naturalmente fa il magistrato, il giornalista, il prete, l\u2019ad, l\u2019au, il dc, il ct, ma di niente s\u2019intende e sa come di quello che dovresti mangiare, e quando, e quanto. <strong>Dieci anni fa eravamo circondati da pazienti di psicanalisti, ora siamo attorniati da pazienti di nutrizionisti, tutti ugualmente e accanitamente certi di dover divulgare le terapie a cui sono sottoposti<\/strong>. Le chiamano <strong>percorsi<\/strong>.  <\/p>\n<p> Un men\u00f9 bugiardino <\/p>\n<p>Tra le loro mani, <strong>il men\u00f9 diventa un bugiardino<\/strong>: ti dicono, di ogni piatto, composizione, posologia, possibili effetti collaterali, gravi ancorch\u00e9 silenti. E poi <strong>l\u2019impatto ambientale<\/strong>, soprattutto quello, poich\u00e9 i nutrizionisti velleitari sono nella maggior parte dei casi anche fini conoscitori delle quantit\u00e0 di anidride carbonica che vengono immesse nell\u2019atmosfera durante tutto il processo che porta da una podolica lucana che pascola felice nell\u2019agro di Moliterno al controfiletto che hai per uno spericolato istante pensato di poter ordinare, prima di venire istruita sull\u2019inemendabile danno che la sua preparazione ha arrecato al respiro del mondo.  <\/p>\n<p> Nutrizionista taci <\/p>\n<p><strong>Prima, quando mangiavamo bene anzich\u00e9 sano, e dei piaceri ci interessava il sapore e non il beneficio, il nutrizionista velleitario veniva indotto al silenzio da sguardi di eloquente disprezzo<\/strong>, mentre adesso \u00e8 caldamente invitato a sacramentare, insegnare, guidarci, introdurci. Gode del medesimo prestigio sociale dell\u2019astrologo, e come lui ci racconta che tutto \u00e8 nelle nostre mani, che la volont\u00e0 corregge il destino: stelle e ricette sono sensibili all\u2019evoluzione personale (dai, chiamiamolo percorso). <\/p>\n<p> Gli intolleranti <\/p>\n<p>Ultimamente, per\u00f2, capita con crescente frequenza che il nutrizionista velleitario venga interrotto, discusso, talvolta smentito da almeno due minoranze: <strong>i patenti (chiameremo cos\u00ec gli affetti da intolleranze, allergie, malattie autoimmuni) e gli ecologisti, assai pi\u00f9 esperti e radicali di loro<\/strong>.<\/p>\n<p>A cena, a pranzo, a merenda, in tutte le occasioni nelle quali si agisce l\u2019antica arte italiana di parlare di cosa si mangia mentre si mangia, il confronto dialettico pi\u00f9 serrato \u00e8 tra nutrizionisti, ecologisti e patenti, <strong>detentori di diritto dell\u2019ultima parola perch\u00e9 loro sono le vittime, le inascoltate Cassandre<\/strong>, gli inguaribili, tesi di laurea di omotossicologi e primi esemplari della specie umana del futuro, capace di respirare amianto ma non di digerire carboidrati. Loro guardano le etichette di tutto, chiedono ai camerieri con quali materiali viene cucinata ogni pietanza, se lo chef usa i guanti, se \u00e8 aggiornato sulle contaminazioni.<\/p>\n<p>Quando cerchi di sdrammatizzare, e ti dici vegetariana con tendenze vegane, e fai una cosa schifosamente cringe, racconti la reazione di tua nonna quando glielo hai comunicato, ti guardano tutti come un ventenne guarderebbe oggi il Bagaglino, con seccata accondiscendenza. Comprendi l\u2019errore. Taci. Per recuperare aspetti che il nutrizionista finisca di spiegare a un malcapitato cameriere in che modo l\u2019acqua in bottiglia provoca il cancro al cervello, a meno che la bottiglia non sia di vetro, in quel caso cambia tutto, lui ha un servizio a domicilio in sharing che ti consiglia vivamente.  <\/p>\n<p> Vino alcol free <\/p>\n<p>Proponi di scegliere il vino e scopri di <strong>quanti e quali sottoinsiemi \u00e8 composto l\u2019universo degli astemi, perch\u00e9 naturalmente nessuno beve, bere \u00e8 come fumare<\/strong>: novecentesco, inquinante e sostituibile. Ti propongono del vino alcol free e per la prima volta nella tua vita vorresti essere in Veneto, e capisci profondamente quella canzone di quel cantante che ha segnato la tua generazione (Vasco Brondi), che parla di una ragazza che da Milano torna in Veneto perch\u00e9 non sopporta pi\u00f9 i rumori, le macerie, le false speranze: come lei, hai anche tu scritto in faccia che ti vuoi ammazzare. <strong>Al vino analcolico non ti pieghi<\/strong>. E neanche alla birra analcolica. Osi persino difendere la tua posizione, sembri Gerard Depardieu. <strong>E dici: meglio l\u2019acqua. E spieghi di preferire una privazione al surrogato.<\/strong>  <\/p>\n<p>Generi cos\u00ec un <strong>dibattito ermeneutico sul valore dell\u2019abitudine<\/strong>, che punta a convincerti del fatto che il vino che hai sempre bevuto non era buono, era semplicemente il solo vino che hai bevuto, e che adesso puoi (devi?) abituarti ad altro, a un sapore nuovo, diverso, loro l\u2019altra sera hanno preso dei cioccolatini ripieni di sardine, all\u2019inizio facevano schifo poi sono diventati squisiti. <strong>Il gusto va allenato, ti dicono, mentre tu te ne stai come il persico in quella canzone di Cremonini: in fondo al fiume a immaginare l\u2019oceano<\/strong>. C\u2019\u00e8 una scena di Hook Capitan Uncino in cui i bimbi sperduti, incaricati di far tornare in s\u00e9 Peter Pan (tornato all\u2019Isola che non c\u2019\u00e8 dopo aver trascorso molti anni a Londra, da adulto, e come se non bastasse da avvocato), si siedono a cenare davanti a una tavola imbandita solo dalla loro immaginazione: i piatti sono vuoti, ma \u00e8 parlando di quello che ci vorrebbero dentro che i bambini li riempiono.  <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui parlavamo di cibo in quel modo l\u00ec: disquisivamo e litigavamo in ogni pranzo o cena o spuntino di famiglia, di lavoro, di festa, di matrimonio, di commiato, di corteggiamento. <strong>Del cibo ci interessava il gusto che dava e non l\u2019effetto che provocava<\/strong>. Si iniziava con \u00abio invece le viscere le friggo nel lardo, prova\u00bb, e si finiva con il molto dettagliato racconto di quello che si era mangiato la sera prima. <strong>L\u2019obiettivo di ciascuna di quelle conversazioni era uno, semplice e chiaro: potenziare il piacere<\/strong>. Parlare del modo migliore di rosolare l\u2019abbacchio mentre si masticavano linguine allo scoglio era come abbracciare l\u2019universo, come cantare l\u2019Odissea, metteva in circolo un amore per la vita che non aveva paura di niente, non conosceva diabete, vecchiaia, malattie cardiovascolari: <strong>era un tempo in cui ci accontentavamo di far finta di essere sani. Ora, invece, sani lo siamo. Sani e infelici.<\/strong>  <\/p>\n<p>Parliamo con cos\u00ec tanto lugubre seriosit\u00e0 di ci\u00f2 che mangiamo perch\u00e9 mangiamo con altrettanta lugubre seriosit\u00e0, posseduti da una irragionevole smania di allungarci la vita, consacrati alla salute, del tutto indisposti a considerare che l\u2019infelicit\u00e0 che arreca la pok\u00e8 sia altamente cancerogena.  <\/p>\n<p> La ciotola Pok\u00e8 <\/p>\n<p><strong>La pok\u00e8 \u00e8 una ciotola per cani in cui ammassiamo ingredienti con un unico criterio: fanno bene. \u201cFa bene\u201d \u00e8 il distico che ha sostituito \u201c\u00e8 buono\u201d, il mantra che ha decolorato, desalinizzato e disincantato le nostre esistenze<\/strong>. La bevanda dell\u2019estate pi\u00f9 noiosa di sempre, questa che per fortuna sta finendo senza neanche una canzone (tormentone, se volete), si chiama \u201c<strong>Billion dollar smoothie<\/strong>\u201d, costa 30 dollari, contiene banane, olio, latte vaccino, proteine vegetali, maca, burro di arachidi e, secondo la parrucchiera (pardon, hair stylist) che lavora dove \u00e8 stata inventata, naturalmente un locale polifunzionale di Los Angeles, \u00e8 l\u2019apripista della fine dei drink, anche perch\u00e9 costa pi\u00f9 di un drink: presto andare a bere sar\u00e0 una splendida alternativa al ricovero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019assassino dell\u2019estate \u00e8 il guacamole. 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