{"id":69789,"date":"2025-08-26T09:25:10","date_gmt":"2025-08-26T09:25:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/69789\/"},"modified":"2025-08-26T09:25:10","modified_gmt":"2025-08-26T09:25:10","slug":"guerra-dei-dazi-usa-cina-perche-a-pagare-e-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/69789\/","title":{"rendered":"Guerra dei dazi Usa-Cina, perch\u00e9 a pagare \u00e8 l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>disputa tra Stati Uniti e Cina<\/strong> sui <strong>dazi<\/strong> ha trovato un nuovo oggetto del contendere: i <strong>magneti<\/strong> ricavati dalle terre rare. Washington non nasconde l\u2019irritazione per la dipendenza da Pechino, che presidia quasi per intero la catena produttiva globale.<\/p>\n<p>Donald Trump ha quindi deciso di trasformare questi piccoli pezzi di metallo, fondamentali per auto, elettronica e rinnovabili, in un\u2019arma politica. I suoi proclami, che oscillano tra minacce di dazi esorbitanti e il congelamento di componenti per aerei, hanno riportato i magneti sotto i riflettori della geopolitica.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa, dove il legame con la manifattura cinese \u00e8 gi\u00e0 profondo, il discorso sui magneti non \u00e8 affatto secondario: i possibili nuovi dazi potrebbero tradursi in importazioni pi\u00f9 convenienti e in pressioni al ribasso sui prezzi, ma anche in ulteriori dipendenze da un\u2019unica fonte di approvvigionamento.\n<\/p>\n<p>La minaccia dei dazi sui magneti cinesi<\/p>\n<p>La tensione tra Washington e Pechino non si ferma ai dazi gi\u00e0 in vigore. Durante un incontro nello Studio Ovale con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, Trump ha affermato che <strong>la Cina deve continuare a fornire magneti agli Stati Uniti<\/strong>, minacciando nuove imposte fino al 200 per cento in caso contrario.<\/p>\n<p>Pechino <strong>controlla<\/strong> circa il <strong>90 per cento della produzione mondiale<\/strong> di questi componenti e domina anche la raffinazione dei minerali da cui derivano. Una cosa che l\u2019impero americano non pu\u00f2 accettare.<\/p>\n<p>Nonostante i toni minacciosi di Trump, Pechino ha ripreso a inviare magneti verso gli Stati Uniti, riportando i volumi ai livelli precedenti alle restrizioni di primavera. Gi\u00e0 a giugno, per esempio, le esportazioni sono schizzate <strong>oltre sei volte rispetto al mese prima<\/strong>, e a luglio il ritmo non si \u00e8 fermato. Washington e Pechino hanno stretto un<a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/esteri\/accordo-dazi-usa-cina-effetti-europa\/914228\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> accordo provvisorio<\/a> che allenta alcuni vincoli sulle terre rare e riduce le limitazioni americane su tecnologie sensibili. L\u2019intesa prevede un abbassamento dei dazi reciproci al 55 e al 32 per cento, ma ha una scadenza fissata a met\u00e0 novembre.<\/p>\n<p>I dazi sulla Cina potrebbero avere ripercussioni in Europa<\/p>\n<p>Washington ha imposto sovrapprezzi record sulle merci cinesi, arrivando fino al 135 per cento del valore. La mossa ha reso meno appetibili i prodotti di Pechino negli Stati Uniti e costretto i produttori a guardare altrove. Secondo la <strong>Bce<\/strong>,<strong> proprio l\u2019Europa rischia<\/strong> di diventare il terminale naturale di questa deviazione dei flussi, con una parte consistente delle esportazioni cinesi pronta a riversarsi sul mercato comunitario.<\/p>\n<p>Secondo la Banca Centrale Europea, se le esportazioni cinesi venissero deviate dall\u2019America all\u2019Europa, l\u2019impatto sarebbe immediato. Le stime parlano di un <strong>aumento delle importazioni fino al 10% gi\u00e0 nel 2026<\/strong>.<\/p>\n<p>Nulla di sorprendente per Francoforte: il legame con il made in China \u00e8 ormai radicato. Pi\u00f9 di quattro aziende europee su dieci acquistano merci prodotte in Cina, con punte elevate nei settori dell\u2019abbigliamento, delle calzature e degli elettrodomestici.<\/p>\n<p>Affinit\u00e0 di ferro tra export cinese e mercato europeo<\/p>\n<p>Gli economisti hanno notato che i prodotti cinesi destinati agli Stati Uniti non sono molto diversi da quelli inviati in Europa. Questo rende facile dirottare i container dal porto americano a quello europeo, con l\u2019Unione Europea pronta ad accogliere ci\u00f2 che non trova pi\u00f9 acquirenti oltreoceano. La svalutazione del renminbi aggiunge un altro incentivo: per gli importatori europei <strong>comprare<\/strong> dalla Cina <strong>diventa ancora pi\u00f9 conveniente<\/strong>.<\/p>\n<p>Quali conseguenze sui prezzi in area euro<\/p>\n<p>Un aumento delle forniture cinesi avrebbe effetti diretti sulla dinamica dei prezzi. Sempre la Banca Centrale Europea avverte che potrebbe <strong>rallentare<\/strong> l\u2019<strong>inflazione dell\u2019area euro di circa 0,15 punti percentuali<\/strong> nei casi pi\u00f9 estremi. Ma i consumatori non vedrebbero benefici immediati: il calo dei costi di importazione tende a filtrare lentamente nei listini, in particolare per i beni industriali non energetici.<\/p>\n<p>Dazi digitali e restrizioni sul mercato tecnologico<\/p>\n<p>La frizione non riguarda solo Pechino. Trump ha deciso di puntare il dito anche contro i Paesi che applicano tasse digitali considerate una stangata per le big tech americane. Attraverso i suoi canali ufficiali ha avvertito che, se quelle regole non verranno cancellate, scatteranno dazi aggiuntivi e restrizioni sull\u2019export di <strong>semiconduttori<\/strong>. Cos\u00ec la battaglia si allarga al settore dei chip e all\u2019intero universo digitale, con l\u2019Europa che rischia di trovarsi sulla linea del fuoco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La disputa tra Stati Uniti e Cina sui dazi ha trovato un nuovo oggetto del contendere: i magneti&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":69790,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[356,14,184,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,20932,13,11,80,84,12,81,85,410],"class_list":{"0":"post-69789","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-cina","9":"tag-cronaca","10":"tag-economia","11":"tag-headlines","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-news","16":"tag-notizie","17":"tag-notizie-di-cronaca","18":"tag-notizie-principali","19":"tag-notiziedicronaca","20":"tag-notizieprincipali","21":"tag-terre-rare","22":"tag-titoli","23":"tag-ultime-notizie","24":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","25":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","26":"tag-ultimenotizie","27":"tag-ultimenotiziedicronaca","28":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","29":"tag-usa"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69789","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69789"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69789\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69790"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}