{"id":71309,"date":"2025-08-27T02:32:14","date_gmt":"2025-08-27T02:32:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/71309\/"},"modified":"2025-08-27T02:32:14","modified_gmt":"2025-08-27T02:32:14","slug":"carestia-a-gaza-crolla-ogni-accusa-il-rapporto-fantasma-dellipc-e-pieno-di-dati-deboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/71309\/","title":{"rendered":"Carestia a Gaza, crolla ogni accusa. Il rapporto-fantasma dell\u2019IPC \u00e8 pieno di dati deboli"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di carestia, si immagina una realt\u00e0 brutale e inconfutabile: corpi emaciati, fame diffusa, mortalit\u00e0 alle stelle. Ma carestia \u00e8 anche \u2013 e soprattutto \u2013 una categoria tecnica, codificata da criteri precisi: consumo alimentare, stato nutrizionale, mortalit\u00e0. Ed \u00e8 qui che iniziano i problemi. Il nuovo rapporto dell\u2019IPC (<strong>Integrated Food Security Phase Classification<\/strong>) pubblicato nell\u2019agosto 2025 ha dichiarato che <strong>Gaza<\/strong> \u00e8 a \u201crischio di carestia\u201d. Un termine potente, che orienta le agende internazionali e muove l\u2019opinione pubblica. Ma cosa dice davvero quel rapporto? E come \u00e8 stato costruito?<\/p>\n<p>Carestia a Gaza, crolla ogni accusa<\/p>\n<p>La risposta inquietante \u00e8 questa: i criteri tecnici dell\u2019<strong>IPC<\/strong>, gli stessi che il report cita, smentiscono la tesi che a <strong>Gaza<\/strong> ci sia \u2013 o ci sia mai stata \u2013 una carestia vera. Secondo gli standard internazionali, per dichiarare una carestia conclamata dovrebbero esserci almeno 2 decessi per fame ogni 10mila persone al giorno. Applicati alla popolazione di Gaza, significa oltre 20mila morti in meno di un anno. Numeri abissalmente lontani dalla realt\u00e0. Persino Hamas \u2013 che da mesi gestisce il \u201cMinistero della Salute\u201d e i dati su cui si basa l\u2019allarme \u2013 ne ha dichiarati 240 in 22 mesi. E tra questi, molti erano malati terminali, poi presentati come \u201cvittime della fame\u201d.<\/p>\n<p>Il documento dell\u2019IPC lo ammette: per sostenere il livello di emergenza dichiarato, servirebbero 1.400 morti alla settimana per denutrizione acuta. Ma non ci sono. Per esempio, la lettura pi\u00f9 restrittiva non \u00e8 confermata da alcuna immagine verificata. Perch\u00e9 <strong>carestia,<\/strong> in un mondo con migliaia di telecamere, non \u00e8 solo misurabile: \u00e8 visibile. E invece, da Gaza ci arrivano le stesse immagini da mesi: bambini con fragilit\u00e0 preesistenti, madri in condizioni buone, un contesto sanitario precario ma non devastato dalla fame. Un\u2019anomalia che nessuno vuole guardare.<\/p>\n<p><strong>Due pesi, due misure: Gaza e Sudan<\/strong><\/p>\n<p>Il punto pi\u00f9 grave, per\u00f2, \u00e8 un altro. Lo stesso ente, l\u2019IPC, utilizza metodi completamente diversi a seconda del Paese. Nel <strong>Sudan,<\/strong> teatro di un conflitto devastante, il rapporto IPC copre il periodo ottobre 2024 \u2013 maggio 2025. E si basa su una mole ampia e scientificamente fondata di dati: 27 indagini SMART che misurano peso per altezza e MUAC (circonferenza del braccio), con criteri rappresentativi della popolazione; dati di mercato e prezzi alimentari forniti da organismi internazionali come il WFP; valutazioni multi-settoriali da parte di Ong indipendenti; dati di mortalit\u00e0 affidabili, triangolati da fonti come Medici Senza Frontiere e l\u2019Universit\u00e0 di Yale.<\/p>\n<p>A Gaza, invece, tutto ci\u00f2 non esiste. I dati utilizzati per l\u2019allarme IPC si basano su: poco pi\u00f9 di 1.000 interviste telefoniche (CATI); indagini \u201cdi follow-up\u201d condotte da remoto su meno di 750 famiglie; campioni non rappresentativi, spesso provenienti da programmi nutrizionali gi\u00e0 attivi; una metrica sola (il MUAC), meno precisa e potenzialmente sottostimante; nessuna indagine SMART. Nessuna misurazione diretta su scala ampia. Nessun dato solido sulla mortalit\u00e0.<\/p>\n<p>Non solo: alcune aree cruciali come <strong>Gaza Nord<\/strong> e <strong>Rafah<\/strong> non sono nemmeno classificabili, per mancanza di campioni validi. Una domanda ulteriore: come fa IPC a fare sondaggi telefonici in un posto nel quale le comunicazioni sono al collasso? Lo studio \u00e8 randomizzato o i contatti li ha forniti qualcuno? Gli intervistatori come hanno verificato l\u2019identit\u00e0 degli intervistati?<\/p>\n<p>Il rapporto-fantasma dell\u2019IPC \u00e8 pieno di dati deboli: chi lo scrive<\/p>\n<p>Per quanto sembri autorevole la fonte, ci sono dubbi sugli autori. Gi\u00e0 a una prima verifica \u00e8 saltato fuori che uno degli autori del rapporto IPC su Gaza \u00e8<strong> Andy Seal,<\/strong> senior lecturer presso l\u2019University College di Londra. Ma anche \u2013 e questo \u00e8 verificabile \u2013 attivista apertamente anti-israeliano, che fin da ottobre 2023 parlava di \u201cgenocidio\u201d e \u201ccrimini umanitari\u201d. Secondo <strong>UN Watch,<\/strong> \u00e8 anche simpatizzante del <strong>regime iraniano<\/strong> e del movimento <strong>Houthi.<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro che emerge \u00e8 grave. Non solo i dati sono deboli, ma sono anche filtrati da una matrice ideologica. Una matrice che ignora sistematicamente le fonti israeliane (come il portale <strong>COGAT,<\/strong> che documenta ogni giorno i convogli di aiuti umanitari in ingresso a Gaza), e si affida invece al Ministero della Salute di Hamas. Proprio Hamas, che da mesi conduce una campagna informativa fondata sul binomio \u201cfame = genocidio\u201d.<\/p>\n<p><strong>La fame come arma<\/strong><\/p>\n<p>Nel frattempo, gli effetti reali di questo allarme infondato sono concreti: pressioni diplomatiche, campagne mediatiche, risoluzioni Onu, accuse alla Corte penale internazionale, sanzioni morali. L\u2019obiettivo non \u00e8 salvare vite, ma fermare <strong>Israele<\/strong> quando avanza verso le roccaforti di Hamas. Cos\u00ec la carestia non diventa un\u2019emergenza da affrontare, ma un\u2019arma politica da brandire. E <strong>Gaza,<\/strong> per la seconda volta in un anno, diventa il laboratorio perfetto per una guerra dell\u2019informazione che utilizza la fame come leva.<\/p>\n<p>E allora perch\u00e9 lo fanno? Perch\u00e9 Gaza non si misura come il <strong>Sudan.<\/strong> Perch\u00e9 l\u00ec i dati sono tecnici, e qui sono politici. Perch\u00e9 la parola <strong>\u201ccarestia\u201d<\/strong> \u00e8 come un titolo di giornale: genera reazioni, raccoglie fondi, crea indignazione. Anche quando i numeri dicono il contrario. Ed \u00e8 questo, forse, il vero scandalo. Non la fame che non c\u2019\u00e8, ma il modo in cui viene raccontata.<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756261934_606_author-default.jpg\" alt=\"Autore\"\/><\/p>\n<p class=\"copyright-notice\">\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\tRedazione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando si parla di carestia, si immagina una realt\u00e0 brutale e inconfutabile: corpi emaciati, fame diffusa, mortalit\u00e0 alle&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":71310,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[5717,14,164,165,73,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-71309","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-carestia","9":"tag-cronaca","10":"tag-dal-mondo","11":"tag-dalmondo","12":"tag-gaza","13":"tag-mondo","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-di-mondo","18":"tag-ultimenotizie","19":"tag-ultimenotiziedimondo","20":"tag-world","21":"tag-world-news","22":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71309\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71310"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71309"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}