{"id":72899,"date":"2025-08-27T20:54:14","date_gmt":"2025-08-27T20:54:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/72899\/"},"modified":"2025-08-27T20:54:14","modified_gmt":"2025-08-27T20:54:14","slug":"cartella-clinica-di-serena-vitale-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/72899\/","title":{"rendered":"Cartella clinica di Serena Vitale: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/donna-doppio.jpg\" alt=\"donna, doppio\" title=\"donna, doppio\"\/><\/p>\n<p>Ci sono libri capaci di raccontare mondi, ma che non li inventano, e per questa ragione sono ancor di pi\u00f9 necessari. \u00c8 il caso di <strong>Cartella clinica<\/strong><strong> di Serena Vitale<\/strong>, un romanzo breve uscito da poco per <strong>Sellerio<\/strong>, in cui l\u2019autrice scrive per dar voce a una vicenda che le appartiene e che, al contempo, <strong>serve<\/strong><strong> sapere<\/strong>. In casi come questi la letteratura si fa <strong>testimonianza<\/strong>.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 quella di Rossana Vitale, sua sorella, ricoverata nel 1960 nella <strong>Casa di cura Villa Verde di Lecce<\/strong> \u201cper esauriti mentali\u201d \u2013 (sic!) chiosa l\u2019autrice \u2013, e trasferita poi all\u2019<strong>Ospedale psichiatrico provinciale S. Maria della Piet\u00e0 a Roma<\/strong>, nella sezione femminile.<\/p>\n<p>Il racconto \u00e8 una vera e propria \u201c<strong>cartella clinica<\/strong>\u201d nella misura in cui l\u2019autrice attinge evidentemente da quella vera (riportata anche in una fotografia, insieme a fotografie d\u2019altro) e <strong>ricostruisce un\u2019esistenza<\/strong> e il suo possibile <strong>senso<\/strong> (o forse bisognerebbe meglio dire esito), attraverso le parole che altri hanno vergato <strong>per lei su di lei<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p>La forza di quelle frasi \u00e8 tanto maggiore quanto pi\u00f9 sono scarne.\u00a0<\/p>\n<p>Ha una matricola, Rossana. La 31586. Nel foglio di accettazione si legge: \u201cin volto eccitata, ostile\u201d. Ne hanno segnato la data di nascita, il luogo, il giorno dell\u2019ammissione, la diagnosi. <strong>La data del decesso.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019autrice non teme spoiler: lo racconta immediatamente cos\u2019\u00e8 successo, usando le parole della Storia, cio\u00e8 quelle dell\u2019istituzione che la avrebbe dovuta guarire (contenere?) e invece la ha vista <strong>morire \u201csenza prodromi\u201d<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cVitale Rossana, fu Alfredo \u00e8 deceduta alle ore 18.15 del 24 settembre 1961 per probabile emorragia interna in schizofrenica con stato di eccitamento\u201d.<\/p>\n<p>La narrazione \u00e8 costruita volutamente cos\u00ec: Vitale indugia in <strong>intermezzi brevi tra frase e frase\u00a0<\/strong>di chi ha trascritto la vita di Rossana con la presunzione di sapere di lei, allo scopo di rintracciarvi una consequenzialit\u00e0, o forse di scacciare <strong>un\u2019ipotesi tremenda<\/strong>. Vitale per\u00f2 <strong>nulla suggerisce<\/strong>: riporta fedelmente. Per esempio la vita, quella che si srotola dentro casa, e che trascorreva come tante in casa Vitale. Anche quel pomeriggio in cui la bella Rossana ha tagliato con le forbici per lungo un maglioncino che si era confezionata: per il medico \u00e8 per\u00f2 soltanto una ragazzata di Carnevale. Eppure Rossana non fa pace con se stessa: di s\u00e9 dice di essere una \u201cpersona storta\u201d. \u201cPer via degli occhi?\u201d chiede la sorella e continua: \u201cMa guarda che i tuoi occhi non sono affatto storti [\u2026]\u201d. \u201cNo, non \u00e8 per gli occhi\u201d spiega Rossana, che tentava di <strong>bucare gli occhi alle bambole<\/strong> perch\u00e9 non la guardassero.<\/p>\n<p>La cartella clinica (l\u2019\u201cinchiesta sociale\u201d tecnicamente) \u00e8 per\u00f2 imprecisa, <strong>forse bugiarda?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl tenore di vita della famiglia \u00e8 piuttosto elevato\u201d dice, e aggiunge l\u2019autrice: \u201cTenore piuttosto elevato\u2026 lo aveva detto mia madre o lo aveva dedotto \u2013 da cosa? \u2013 l\u2019assistente sociale De Matteis? I graziosi vestitini che si vedono nelle poche foto di Rossana e me bambine li cuciva mia mamma di notte\u201d. \u201c<strong>Coprolalica<\/strong> \u00e8 ripetuto cinque volte nella cartella clinica\u201d ma l\u2019autrice ricorda bene ogniqualvolta la sorella si era scandalizzata per aver sentito non parolacce, ma vaghe allusioni e scrive: \u201cChe cosa diceva mia sorella? [\u2026] Malgrado l\u2019evidenza non riesco ancora a crederci\u2026 So che non puoi sentirmi nel tuo nulla, Rossana, eppure te lo dico: oggi, sessantaquattro anni dopo la tua morte, parole come [quelle] <strong>non scandalizzano pi\u00f9 nessuno<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Qualcuno mente? O \u00e8 la malattia a trasfigurare? Oppure, forse, <strong>sono le cure che ammalano?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDurante uno dei sempre pi\u00f9 frequenti conciliaboli famigliari intorno al grande tavolo, a casa dei nonni [\u2026] sentii parole sconosciute, nomi di farmaci evidentemente: insulina, perfenazina, reserpina, clorpromazina. E poi, senza l\u2019\u201cina\u201d finale: <strong>lobotomia<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Viene in mente il celeberrimo <strong>La campana di vetro<\/strong><strong> di Sylvia Plath<\/strong>, quando si legge di <strong>elettroshock<\/strong>, mani tese, suppliche e grida, morsi alle infermiere, elettrodi e scariche. \u201cFinora con 150 <strong>unit\u00e0 di insulina<\/strong> non ha avuto <strong>coma<\/strong>. \u00c8 sempre strana e bizzarra\u201d e ancora: \u201cCon 160 unit\u00e0 di insulina la paziente ha avuto il primo coma presentando per\u00f2 chiari segni di <strong>intolleranza alla cura<\/strong>\u201d racconta la precedente cartella clinica, quella della casa di cura, ma Vitale non commenta mai.<\/p>\n<p><strong>Questa storia si racconta per fatti.<\/strong> Tesi, asciutti. Nelle parole dei medici che hanno refertato cos\u00ec come nelle sue che, altrettanto asciutte, sono pura testimonianza. Anche quando brevemente riepiloga com\u2019\u00e8 nata la tecnica dell\u2019elettroshock, attingendo ancora una volta a quanto scrive un assistente medico, Ugo Cerletti, che ne giungeva a conoscenza: \u201cPotei constatare che [nei macelli] i <strong>maiali non venivano uccisi<\/strong> dall\u2019elettricit\u00e0\u2026 Con l\u2019aiuto di una grande pinza, si faceva loro passare attraverso la testa <strong>corrente-luce<\/strong> e i maiali cadevano, rigidi, senza coscienza, per poi entrare in convulsioni\u2026 e durante l\u2019incoscienza del coma epilettico l\u2019animale veniva sgozzato\u201d.<\/p>\n<p>Il canto di Serena Vitale \u00e8 senza aggettivi. Rintraccia senz\u2019aggiungere mai. Forse <strong>espia<\/strong>. E chiede persino scusa, nel momento in cui, sforzandosi di portare alla mente i cambiamenti della sorella nel corso della sua breve vita, in corrispondenza dell\u2019aggravarsi della \u201cmalattia\u201d, le \u00e8 parso di ritrovare una <strong>possibile ragione<\/strong> di quanto \u00e8 stato.<\/p>\n<p>\u201cPer presunzione sono caduta nella sciagurata trappola del \u201ccausa-effetto\u201d. La schizofrenia non \u00e8 un\u2019influenza: \u201cIeri ho preso freddo, oggi ho la febbre\u201d. \u00c8 un tragico addio alla realt\u00e0 di cui va rispettato il mistero. <strong>Perdonami, Rossana<\/strong>\u201d. \u00a0<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    Per presunzione sono caduta nella sciagurata trappola del \u201ccausa-effetto\u201d. La schizofrenia non \u00e8 un\u2019influenza. Perdonami, Rossana<br \/>\n<\/strong><br \/>\n                        Serena Vitale<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ci sono libri capaci di raccontare mondi, ma che non li inventano, e per questa ragione sono ancor&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":72900,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[6794,1608,55101,55103,203,204,1537,90,89,55108,50248,1609,55105,55106,55104,44171,55102,6788,55107],"class_list":{"0":"post-72899","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-autofiction","9":"tag-books","10":"tag-cartella-clinica","11":"tag-elettroshock","12":"tag-entertainment","13":"tag-intrattenimento","14":"tag-it","15":"tag-italia","16":"tag-italy","17":"tag-la-campana-di-vetro","18":"tag-letteratura-contemporanea","19":"tag-libri","20":"tag-romanzo-verita","21":"tag-schizofrenia","22":"tag-schizofreniacartella-clinica","23":"tag-sellerio","24":"tag-serena-vitale","25":"tag-sullo-scaffale","26":"tag-sylvia-plath"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72899","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72899"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72899\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/72900"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72899"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=72899"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72899"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}